Trenord vieta il trasporto delle biciclette sui propri treni

5 Giugno 2020

Sembrava una bufala confezionata da hoc, ma la notizia è stata confermata da diverse circolari interne e da un articolo de “il Giorno“: a partire dal 3 giugno (Giornata Mondiale della Bicicletta) e fino a nuova comunicazione è vietato il trasporto delle biciclette su tutti i treni di Trenord.

Un estratto della circolare interna a firma Trenord

Mentre la città di Milano annuncia il trasporto libero e gratuito delle biciclette su tutti i mezzi pubblici cittadini e Trenitalia rimuove le limitazioni al trasporto delle biciclette sui treni regionali, Trenord, l’operatore ferroviario controllato da Regione Lombardia, decide di andare in direzione contraria vietando il trasporto di biciclette tradizionali su tutti i convogli che non sono dotati di appositi portabiciclette.

Un’altre versione della stessa circolare

Al momento manca ancora una comunicazione ufficiale sul sito di Trenord, ma le circolari interne diffuse sui social non lasciano spazio a interpretazioni e lasciano invece totale discrezionalità agli operatori sui treni per decidere quando le biciclette sono ammesse e quando no.

Il motivo del provvedimento sarebbero la sicurezza e il distanziamento fisico richiesto dal Covid, ma qualcosa non torna: mentre la capacità di trasporto nei convogli di Trenord è ridotta al 50%, lo spazio guadagnato sui treni potrebbe essere destinato al trasporto di biciclette che garantirebbero ulteriormente il distanziamento fisico, ma il management di Piazza Cadorna decide di andare controcorrente. E anche sul tema sicurezza, al momento non si registrano incidenti a bordo dei treni di persone rimaste offese o ferite dalle biciclette trasportate sui convogli.

Restano ancora ammesse le biciclette pieghevoli e i monopattini, ma non le biciclette tradizionali, con buona pace dei cicloescursionisti del fine settimana e, soprattutto, dei rider che ogni giorno si riversano a centinaia sulla città di Milano per consegnare cibo a domicilio.

Ogni giorno, infatti, le stazioni capolinea di Centrale, Garibaldi e Cadorna registrano l’arrivo dei ciclofattorini del cibo, rigorosamente durante l’ora di punta, ma altrettanto rigorosamente in controflusso rispetto ai pendolari che lavorano nella city.

‼️ PASQUA 2020 – UNA VIA CRUCIS DI RIDER Milano, un esercito di rider torna dopo una giornata di lavoro. Sono centinaia di ragazzi, migliaia, la maggior parte migranti, che tutti i giorni prendono un treno suburbano per venire a lavorare in città, per poi fare ritorno nelle loro case, dopo il turno serale. Vengono dall'hinterland milanese per lo più, ma anche dalle province limitrofe di Bergamo, Monza e Brianza, Varese, Sondrio, Lecco. Queste immagini parlano da sole: molti di loro non hanno nemmeno i dispositivi di protezione individuale, costretti a lavorare spesso al limite, al di sotto di ogni standard di salute e sicurezza, senza tutele e senza diritti.E' proprio in un momento come questo di emergenza sanitaria nazionale e di allarme sociale generalizzato che decidiamo in che tipo di società intendiamo vivere: una società che lascia indietro gli ultimi scambiando sushi, pizza e patatine come un servizio essenziale, una coccola che qualcuno può concedersi a danno di qualcun'altro (una società malata evidentemente) o una società in cui le istituzioni sono in grado di garantire il benessere collettivo e la salvaguardia della salute pubblica? Nessuno deve esser lasciato indietro, dicevamo, ma è passato un mese e niente è cambiato. Servono risposte immediate e concrete da parte delle società di food delivery che non offrono soluzioni puntuali ai lavoratori, benché la fase sia così delicata. Abbiamo chiesto un incontro tra le parti sociali. Chiediamo che Assodelivery, Prefettura e le amministrazioni territoriali (Regione Lombardia e Comune di Milano) assicurino l'applicazione dei protocolli e che le nostre richieste, espresse nel documento "10 punti per un delivery al sicuro", non cadano inascoltate. Ne va della vita di tutt*, c'è in gioco il nostro futuro.Deliverance Milano

Gepostet von Deliverance Milano am Montag, 13. April 2020

E, poiché le ragioni di sicurezza e di contenimento della diffusione del Covid fanno acqua da tutte le parti, non resta che pensare che il vero motivo del divieto sia proprio scoraggiare l’utilizzo dei treni da parte di quei lavoratori della gig economy che si guadagnano da vivere in sella alla propria bicicletta.

E sarà un caso, ma molto spesso i rider sono di nazionalità straniera e dalla pelle scura, ovvero proprio quelli che non sono particolarmente graditi alla parte politica che guida la regione lombardia. Sarà un caso, certo, ma c’è da dire che se si toglie la possibilità a persone con difficoltà di accesso all’occupazione di guadagnarsi da vivere in modo onesto e legale, si costringeranno queste persone a operare nell’illegalità.

Ma forse questi sono ragionamenti troppo raffinati e l’unica cosa che rileva realmente è l’incapacità di gestire il sistema dei trasporti lombardo (creando divieti invece che adeguare l’offerta alla domanda), oltre che, come già abbiamo avuto modo di vedere, della sanità.

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