“Raddoppiare i trasporti metropolitani”, l’appello del medico contro la diffusione del Coronavirus

7 Ottobre 2020

Le prime due/tre settimane dopo la riapertura delle scuole e la ripresa di molte attività, avvenute tra il 14 e il 24 settembre scorso, sono state un banco di prova importante per testare la tenuta del sistema al contenimento del contagio da Coronavirus. I casi sono in aumento in tutta Italia e proprio in questi giorni il direttore sanitario dell’Istituto Spallanzani di Roma, Dottor Francesco Vaia ai microfoni di SkyTg24, ha lanciato un allarme che riguarda i mezzi del trasporto pubblico come veicolo del contagio.

Persone sull’autobus con mascherina (foto di Odissea Quotidiana)

Si tratta di una questione che attiene non solo la sicurezza delle scuole e dei luoghi di lavoro, dove va garantito il giusto distanziamento fisico e l’osservanza delle regole, ma soprattutto i mezzi pubblici che al momento costituiscono “l’anello debole” in cui le distanze diminuiscono e il rischio di contagio aumenta:

Coronavirus, Vaia: "Problema non sono scuole, ma trasporti"

Preoccupano i trasporti metropolitani per le occasioni di contagio, al punto che dovrebbero essere raddoppiati a Roma e nelle altre città italiane. Il direttore sanitario dell'Istituto Spallanzani, Francesco Vaia, intervistato da Sky TG24, esterna le sue preoccupazioni relative ai recenti contagi in Lazio e nel resto del Paese ⬇️ http://sky.tg/6vsk6

Gepostet von Sky TG24 am Sonntag, 4. Oktober 2020

Come sottolinea il Dottor Vaia: “Nelle scuole possiamo fare tanto e stiamo facendo tanto, ma quello che ci preoccupa sono i trasporti. Abbiamo fatto tantissimo nei porti e negli aeroporti e siamo diventati un riferimento europeo e internazionale, ma i trasporti metropolitani sono un elemento di grande preoccupazione. Bisogna raddoppiare i trasporti a Roma e in tutte le città italiane”.

D’altra parte, quello della mobilità è il tema centrale per quanto riguarda il contenimento della pandemia: la richiesta di raddoppiare i mezzi pubblici per garantire il necessario distanziamento e ridurre le possibilità di contagiarsi rappresenta una parte della soluzione. Dall’altra, come avevamo suggerito su Bikeitalia.it all’inizio dell’emergenza, vanno anche date valide alternative a piedi e in bicicletta alle persone che devono spostarsi per raggiungere la scuola o il posto di lavoro in un raggio 1-5-10 chilometri.

Molte amministrazioni hanno annunciato provvedimenti per realizzare una Rete di Mobilità di Emergenza/Transizione, creando corsie ciclabili provvisorie per dare una valida alternativa di spostamento urbano a una fetta di utenti del trasporto pubblico che vogliono muoversi in autonomia, senza prendere l’auto.

Fatto sta che – come stiamo documentando riportando le azioni concrete della Mobilità post-Covid in diverse città come Roma, Torino, Bologna, Bergamo, Brescia – permane uno scollamento tra i chilometri annunciati all’inizio dell’emergenza e quelli realizzati alla ripresa delle attività.

In Italia, insomma, la situazione dei trasporti resta critica e le alternative a piedi e in bicicletta non sufficienti a garantire percorsi sicuri casa-scuola e casa-lavoro senz’auto.

Per questo i lavori annunciati vanno completati e, anzi, sarebbe opportuno pianificarne di nuovi: come ha recentemente fatto Parigi, che già rappresentava uno degli esempi più avanzati per lo sviluppo della ciclabilità, con l’annuncio di 7 nuove “coronapistes” per ulteriori 60 chilometri rispetto a un piano di 50 chilometri già realizzato al 90%.

Bisogna continuare a realizzare queste infrastrutture provvisorie ma preziose e promuovere pedonalizzazioni e strade scolastiche, come fatto da Parma e Reggio Emilia anche attraverso campagne di comunicazione mirate e innovative, realizzate con il supporto di Bikenomist che – oltre a essere editore di questa testata giornalistica – lavora ogni giorno per rendere l’Italia un Paese Ciclabile.

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