La bici fa male al cuore?

22 Dicembre 2020

Pedalare fa male al cuore?

Periodicamente esce qualche notizia in merito a nuovi studi che dimostrano che l’attività fisica di resistenza aerobica (come correre e pedalare) provochi danni alle arterie o all’apparato cardiocircolatorio. I comunicati sui social che mostrano immagini di atleti vittime di infarto nel mezzo di una maratona diventano presto virali e sollevano una domanda: ma fare troppa attività fisica fa davvero male al cuore?

bici fa male al cuore

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Bici e cuore: i segni che non si vedono

Questa domanda se la sono posta numerosi studiosi e cardiologi in tutto il mondo. Nello studio “Prevalence of subclinical coronary artery disease in
masters endurance athletes with a low atherosclerotic risk profile”
(Merghani, Circulation, 2017) 152 ciclisti e runner e 152 sedentari sono stati sottoposti a un esame ed è emerso come il 60% di entrambi i gruppi non presentasse calcificazioni arteriose. Le calcificazioni sono degli inspessimenti delle pareti delle arterie che ne riducono l’elasticità e possono provocare sia ipertensione arteriosa che, nel caso si stacchino, ischemie. Da questo studio è però emerso che negli sportivi di resistenza le placche di calcio (più rigide) erano maggiori rispetto a quelle dei sedentari.

In un altro studio dal titolo “Relationship between lifelong exercise volume and coronary atherosclerosis in athletes” (Andreeren, Circulation, 2017), le placche erano più frequenti in sportivi che avevano un volume settimanale di allenamento maggiore. In sostanza più tempo passavano allenandosi di corsa o in bici e maggiore era l’incidenza delle placche di calcio all’interno delle arterie.

La bici fa dunque male al cuore?

Da questi studi appare come l’attività aerobica di resistenza provochi delle “cicatrici” nell’apparato cardiocircolatorio. La bici fa dunque male al cuore? Nello studio “Coronary Artery Calcification Among Endurance Athletes” (Bagghis, circulation 2017) gli autori hanno cercato di dare una spiegazione a questo fenomeno:

  • È vero, gli sportivi di resistenza mostrano delle calcificazioni arteriose con un’incidenza maggiore dei sedentari ma sono in generale privi di tutti gli altri fattori predisponenti a problemi cardiaci (pressione alta, livelli di colesterolo e trigliceridi nel sangue, glicemia, sovrappeso);
  • Le placche arteriose sono create da residui di calcio e appaiono molto più dure e resistenti di quelli che di solito si trovano nelle arterie di pazienti cardiopatici;
  • Le stesse placche mostrano un’adesione molto elevata alle pareti delle arterie, il che le rende meno propense a staccarsi ed entrare nel torrente ematico.

Nel libro “Exercised” l’antropologo evoluzionista Daniel Liebermann sostiene che questo tipo di calcificazioni siano in realtà un processo naturale di riparazione delle arterie in seguito allo stress dell’attività fisica di resistenza, poiché situazioni simili sono state riscontrate anche in popolazioni di cacciatori africani, che vivono nella natura e sono fisicamente attivi fino alla vecchiaia e non soffrono di patologie cardiache.

La bici è amica del cuore

La pratica di attività fisica di resistenza aerobica, come correre e pedalare, è in realtà amica del cuore. Ovviamente, come sosteneva Paracelso, “tutto è veleno, dipende dalla dose“, per cui è importante che l’atleta (ma anche lo sportivo ricreativo) si sottoponga a visite specialistiche superati i 40 anni, in modo da tenere sotto controllo l’evoluzione di eventuali problemi. In generale l’attività fisica di resistenza aerobica ha dei benefici sull’apparato cardiovascolare: aumenta il calibro delle arterie, produce ipertrofia cardiaca, abbassa i battiti a riposo e aumenta la capillarizzazione dei muscoli.

Per cui, se non abbiamo patologie specifiche (in questo caso meglio rivolgersi a un cardiologo), la bici è uno strumento perfetto per mantenere in forma il nostro cuore e il fatto che qualche sportivo soffra di problemi cardiaci è da ascrivere a casi singoli, che però non hanno una grande valenza statistica all’interno della popolazione di praticanti. Se volete tenere sotto controllo comunque l’impatto dell’allenamento in bici sul vostro cuore, potete usare un sistema non invasivo: l’HRV o Variabilità della frequenza cardiaca.

Nel 2019 l’autore britannico Adharanadan Finn, nel suo libro “L’ascesa degli ultra runner”, ha posto a 100 ultramaratoneti questa domanda: “Se scoprissi che correre lunghe distanze fosse negativo per il tuo cuore, smetteresti di correre?”.

86 su 100 hanno risposto “No”.

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