Mobilità

Perché i pericoli legati all’automobile sono culturalmente più accettabili?

Perché i pericoli legati all’automobile sono culturalmente più accettabili?

Una recente ricerca britannica (“Motornomativity: How Social Norms Hide a Major Public Health Hazard”, di Walker, Tapp, Davis) ci rivela quanto sia ancora diffusa la rassegnazione ad accettare passivamente tutti i rischi e i pericoli correlati all’automobile e alla motorizzazione di massa, vivendo in città inquinate e con strade pericolose.

Questa volta a denunciarlo non sono (solo) dei ciclisti urbani o visionari ambientalisti, ma psicologi ed esperti di scienze comportamentali, che ci invitano a riflettere sulle nostre capacità di giudicare l’ambiente in cui siamo immersi [qui il link allo studio]

Incidente stradale auto pericoli automobile

I rischi delle automobili sono culturalmente sono più accettabili

A oltre 2.000 cittadini britannici è stato chiesto se sia culturalmente accettabile fumare in aree fortemente popolate, obbligando gli altri a respirare il fumo di sigaretta. Il 75% ha risposto che non è accettabile. Cambiando una sola parola, e radicalmente il contesto, alla domanda se sia culturalmente accettabile “guidare un’auto” in aree fortemente popolate e far respirare agli altri i fumi inquinanti, solo il 17% ha risposto di no.

pericoli legati all'automobile

Così come solo il 37% è d’accordo nel fare intervenire la polizia nel caso di furto di qualche effetto personale lasciato per strada dalle persone (un divano, nda). Percentuale che balza all’87% se al posto del divano inseriamo la parola “macchina”.

pericoli automobile

La “normalizzazione” degli incidenti stradali

Per quanto riguarda invece la percezione della pericolosità, ben il 61% considera il rischio di incidenti “alla guida” come una cosa naturale, mentre si scende al 31% inserendo la parola “al lavoro”. Ecco, emerge quindi fortemente un’innata accettazione dei rischi e dei danni causati dal traffico motorizzato, che invece non si accetterebbero mai in altri aspetti della vita. Non ha proprio senso dire, sostiene Walker, che far respirare alle persone un’aria tossica sia un problema solo quando arrivi dalle sigarette, ma che vada invece bene se arriva da un’automobile. Il problema è il medesimo, di diverso c’è solo il peso con cui le persone usano giudicano i due eventi.

Una distorsione della realtà

E questa totale distorsione della realtà si ribalta facilmente e quotidianamente anche sulle decisioni politiche, in merito ad azioni concrete sulla riduzione in città del traffico inquinante. Perché siamo cresciuti sin dall’infanzia con schemi mentali e preconcetti che all’auto tutto è dovuto, tutto è concesso: abbiamo guardato la pubblicità in tv con auto su strade vuote, osservato i genitori sempre in auto, che ci scaricavano come un pacco davanti a scuola, in doppia fila, e li abbiamo presi da esempio, portandoceli dentro, fino a diventare giovani adulti e poi professionisti, magari pure assessori, sindaci, ministri. Forse è per questo che quando si tratta di limitare l’inquinamento urbano, si tentenni ancora così tanto a prendere decisioni drastiche sul traffico motorizzato, proprio per quell’impostazione mentale che ci ha accompagnato per decenni. Ma sarebbe da fare domani.

Agire sulle cause

Preferiamo dire ai nostri bambini e bambine che è loro responsabilità difendersi dagli automobilisti pericolosi, con caschi e giubbottini catarifrangenti, piuttosto che intervenire davvero sulle cause dell’incidentalità e mortalità stradale. ‘Please use responsibly’ è un’espressione usata spesso per l’alcool e il gioco d’azzardo, ma non la vediamo ancora scritta sulle portiere delle auto.

Anzi, il mercato viene inondato di nuovi ecoincentivi, un fondo automotive da 8 miliardi fino al 2030. Si continua a far parcheggiare la propria auto su suolo pubblico per lo più gratuitamente: vorresti avere il parcheggio auto gratis sotto casa, sotto l’ufficio, davanti a scuola, sotto casa dei suoceri. Che poi gratis non è, perché te lo paga la cittadinanza intera: rinunciando a una panchina, a del verde, a una ciclabile, a un quartiere più gradevole, più fresco d’estate e fiorito in primavera.

Il paradigma autocentrico

Tutti costi nascosti ed esternalità negative, dovute a decenni di politiche autocentriche. Del resto, l’incidentalità stradale rappresenta la prima causa di morte tra i ragazzi tra i 15 e i 29 anni. “Non distruggete la vita per imprudenza”, ce l’ha ricordato persino il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, durante il discorso di fine anno. Ma nel frattempo continuiamo a sostenere un costo di circa 20 mld di euro, solo in merito all’incidentalità stradale, pari a circa 1% del PIL. Un danno economico che sosteniamo tutti insieme, soldi sottratti al nostro benessere.

I danni collaterali della motorizzazione di massa

Bloccati nel traffico, perdiamo decine e decine di ore all’anno, alcuni persino centinaia, come ci ricorda il report dell’Inrix Global Traffic Scorecard 2022: ore perse, bruciate, mancata produttività e mancato tempo per fare qualsiasi altra cosa ci piaccia. Per non parlare dei costi sanitari e degli effetti sulla salute che gravano sul sistema Sanitario Nazionale, con la crescita di problematiche relative all’inattività fisica, al diabete e malattie cardiovascolari, che potrebbero essere limitate se cambiassimo abitudini di spostamento e abbracciassimo la mobilità attiva e sostenibile, nei limiti e nelle capacità di ciascuno.

Anche adottando la chiave di lettura della Swansea University, per molti inusuale e spiazzante, sarà la nostra abilità nel raccontare e descrivere correttamente questi comportamenti che ci permetterà di determinare la futura abilità di tutti nel giudicarli in maniera oggettiva.

Meccanica di Emergenza per Biciclette

Corso Online

Scopri di più

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *