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La settimana finale del Tour de France: in bici tra salite e vigneti fino a Parigi

Siamo arrivati al secondo giorno di riposo, prima della settimana finale del Tour de France: ci prepariamo ad affrontare nuove salite e vigneti in direzione Parigi.

La carovana è nel cuore delle Alpi e da qui ripartirà, in direzione Champs-Élysées, con due tappe decisive: la crono Passy – Combloux di 22 km (nella storia del Tour mai così pochi chilometri contro il tempo) e l’ultimo tappone alpino con l’arrivo a Courchevel.

Le prime due settimane sono state corse a “full gas”. Attacchi e contro attacchi, fughe, volate al limite. Grande spettacolo. Là davanti a giocarsi la Maglia Gialla, come previsto alla partenza, ci sono Pogačar e Vingegaard. Non si sono mai nascosti, né risparmiati un solo metro. Il campione sloveno, ad una domanda sul duello col rivale, ha risposto con queste parole: “Ce le daremo di santa ragione. Ma è questo lo spettacolo del ciclismo no?”.

Classe, coraggio, forza e determinazione, rispetto reciproco. Questi due ragazzi sono splendidi.
Guardiamo avanti e pedaliamo in modo virtuale il percorso dell’ultima settimana.

Itinerari tra salite e vigneti: si parte dal ripido Col de la Loze

La tappa Saint-Gervais Mont-Blanc – Courchevel presenta un menu con quattro salite e quasi 5.000 metri di dislivello. È Il tappone che chiude la battaglia sulle Alpi. Il momento decisivo sarà probabilmente sul Col de la Loze che, con i suoi 2.304 metri rappresenta il punto più alto (souvenir Henri Desgrange) toccato in questa edizione. Dalla cima, una breve picchiata porterà al traguardo di Courchevel, arrivo mitico del Tour che ha visto vincere in passato nomi come Virenque, Pantani e Valverde.

Il Col de la Loze è entrato nei percorsi del Tour solo recentemente. È una striscia d’asfalto inaugurata pochi anni fa e riservata esclusivamente alle biciclette, una sorta di pista ciclabile oltre i duemila metri d’altitudine. L’ascesa vera comincia 17 km più in basso su una strada già a traffico limitato, ma dal fondovalle presenta una lunghezza complessiva di 28,1 km. La pendenza media è del 6%, con strappi tremendi al 20% nell’ultimo tratto prima della vetta.

Ciclisti sul Col de la Loze, Francia, crediti Savoie Mont Blanc-Dorol - Tour de France, ultima settimana con arrivo a Parigi
Col de la Loze ©SavoieMontBlanc-Dorol

Si trova nell’area delle Trois Vallées: Courchevel, Méribel e Val Thorens. Il Col de la Loze è il “primo passo” di un progetto più ampio che consentirà di collegare tutte e tre le vallate con un percorso asfaltato riservato in estate solo a ciclisti e pedoni. Una cosa ad oggi unica nelle Alpi.

È un posto magnifico, con panorama a 360 gradi sulle montagne circostanti, tra le quali spicca il regale massiccio del Monte Bianco. Niente auto, solo sudore e fatica. Il Col de la Loze è una scalata spettacolare, impegnativa e sicura. Quasi irreale. Non può mancare nella bacheca di un vero grimpeur.

Pedalare tra le vigne: Bourg-en-Bresse e la Borgogna

Bourg-en-Bresse, graziosa capitale dell’Ain e sede di partenza della diciottesima tappa, è situata nel nord della Regione Alvernia-Rodano Alpi ad una quarantina di chilometri dal confine con la Borgogna.

Lasciamo per un attimo la rotta del Tour dirigendo in modo simbolico la bicicletta verso i vigneti della Borgogna. La Borgogna vanta 30.000 ettari di vigneti, possiede 5 regioni vinicole e 84 denominazioni prestigiose. Vitigni emblematici come Chardonnay, Pinot Nero ma anche Gamay e Aligoté sono all’origine di tanti paesaggi, tradizioni, arte e storia.

Vigneto Francia
Tour de France: nell’ultima settimana si pedala tra salite e vigneti fino a Parigi

Il primo tratto di questo stupendo itinerario va dal centro di Bourg-en-Bresse al villaggio di Santenay. Si percorre la campagna ondulata dell’alto Ain fino a Pont de Vaux. Si attraversa il fiume Saone e si entra in Borgogna. Inizia un lungo tratto di pista ciclabile segnalata e attrezzata lungo la riva del fiume Saone, che consente di godere del contesto naturalistico della zona. Nel centro di Chalon sur Saone si abbandona il fiume e si vira verso ovest raggiungendo Santenay in circa 25 chilometri di sali e scendi.

Da qui inizia il secondo tratto che percorre per intero la stupenda Route des Grands Crus fino a Digione. Creata nel 1937 è la più antica strada del vino in Francia. Seguendo questo itinerario si attraversano 37 villaggi e 2 città (Dijon e Beaune) in poco più di 60 chilometri. Tutti i vigneti di questo percorso fanno parte del patrimonio mondiale dell’UNESCO. Formano i “Climats”, un mosaico di piccoli appezzamenti, ognuno unico nel suo rilievo, esposizione, geologia e know-how locale.

Bici e vigneti, Francia, crediti BECKER-JURATOURISME
Itinerari legati ai vigneti attraversati nell’ultima settimana del Tour de France con arrivo a Parigi

Nei primi venti chilometri il percorso attraversa i vigneti più prestigiosi della Côte de Beaune (Pommard, Volnay, Meursault, Puligny-Montrachet, Chassagne-Montrachet).
Pensando al vino rosso, Pommard è un nome mitico, evocativo di un villaggio e di un vigneto iconico della Borgogna dove il Pinot Nero regna sovrano. Stupendo è il castello con i suoi magnifici giardini alla francese, le cantine a volta e la magnifica galleria d’arte dove convivono annate eccezionali e opere di Dalì e Picasso.

Lungo la strada campanili e castelli annunciano l’arrivo nel centro di Beaune, capitale dei vini della Borgogna, conosciuta per il suo famoso Hôtel-Dieu, luogo simbolo da visitare per ammirarne l’originale architettura. Altra sosta per sapere tutto sul terroir dei vigneti della regione è la Maison des Climats.

Hôtel-Dieu Beaune Francia
Hôtel-Dieu

Proseguendo verso nord si arriva al Clos de Vougeot, un maestoso castello con un tetto di tegole vetrate, simile ad un’isola piantata in mezzo ai vigneti. È la tana dei cavalieri di Tastevin, confraternita di 12.000 cavalieri, ambasciatori della Borgogna in tutto il mondo. I vecchi torchi e la grande cantina impostano la scena come nel XII secolo con il motto: “Mai invano, sempre nel vino“.


Château du Clos de Vougeot Francia crediti BIVB  www.armellephotographe.com
Château du Clos de Vougeot, crediti BIVB www.armellephotographe.com

Da qui in circa venti chilometri si arriva nel centro di Digione al cospetto del meraviglioso Palazzo Ducale (Palais des Ducs et des États de Bourgogne). Non abbiamo paura di esagerare nel dire che questo è uno dei percorsi più belli in terra francese da percorrere in sella ad una bicicletta. L’abbiamo fatto a vendemmia ultimata qualche anno fa sul finire del mese di settembre. I primi colori dell’autunno esaltano lo splendore della natura e dei villaggi. La stagione autunnale consente inoltre di abbinare ai famosi calici di vino anche altri due prodotti pregiati del territorio, i funghi e i tartufi, in un vero e proprio trionfo per il palato. Cosa aspettate a partire?

Ancora montagne, ancora vigneti: i Vosgi e l’Alsazia

La tappa che attraversa i Vosgi è l’ultima chiamata per chi vuole dare battaglia o fare distacchi per scalare posizioni in classifica. Percorso nervoso, senza un metro di pianura con ben 6 gran premi della montagna, tre di seconda categoria, uno di terza e due di prima in vista del finale.

Siamo nella terra dei Ballons, sulla sponda sinistra del Reno che divide Francia e Germania. Anche qui la bicicletta è un culto e numerosi sono gli itinerari e gli eventi legati al mondo bici, sia su strada che off road.

Per chi ama natura e avventura, magari in sella ad una gravel, è assolutamente da non perdere la Route des Cretes, un percorso panoramico che, attraversando in quota la catena montuosa dei Vosgi, collega Sainte-Marie-aux-Mines con Uffholtz. I 90 chilometri di strada attraversano il Parco Naturale Regionale dei Ballons des Vosges (3000 kmq uno dei più grandi di Francia) e danno accesso a svariati laghi, foreste e vette.

Alsazia, Francia

L’arrivo di tappa a Le Markstein è a soli 20 chilometri dal villaggio di Thann, dove si trova il Rangen, il vigneto più meridionale d’Alsazia. Da qui inizia la mitica Strada dei Vini d’Alsazia che dispiega il suo affascinante itinerario su 170 km da sud a nord della regione.

Da Thann si entra prima a Guebwiller (unico comune d’Alsazia a contare 4 Grands Crus classificati sul proprio territorio) poi a Soultzmatt, che ospita un music-hall nel cuore delle vigne, quindi Rouffach.
Colmar, chiamata la Petite Venise, è un piccolo gioiello con le sue case a graticcio colorate, i suoi canali romantici e le stradine fiorite del centro storico.

Da Colmar a Ribeauvillé (villaggio medievale che ospita ogni anno la festa dei Menestrelli) è tutta una collezione di perle da scoprire tra i vigneti. Hunawihr, uno dei “più bei villaggi di Francia”, Riquewihr dalla case pittoresche con la facciate colorate, o ancora Mittelwihr e Kaysersberg. Noi ci siamo fermati a Ribeauville, abbagliati da tanta bellezza. Abbiamo appoggiato le nostre biciclette al muro e ci siamo seduti nel giardino di un bar a vin. Abbiamo ordinato una tarte flambe e un bicchiere di Gewurztraminer. Era un pomeriggio di Luglio, la Tv trasmetteva la tappa del Tour. Ci siamo sentiti parte del paesaggio francese.

Il gran finale del Tour de France: Parigi

Dopo tre settimane di fatica Parigi abbraccia la carovana del Tour e i suoi corridori. In 120 edizioni di corsa non c’è mai stato un epilogo diverso da Parigi. L’arrivo sugli Champs Élysées con l’Arc de Triomphe a far da sfondo al traguardo rappresenta uno dei circuiti più iconici del ciclismo mondiale. Vincere l’ultima volata qui o vestire una maglia sul podio vale una vita, vale l’immortalità nei racconti e nelle storie del Tour de France. Assistere dal vivo sui Campi Elisi alla festa finale del Tour è da pelle d’oca. Un’esperienza indimenticabile.

Domenica 23 luglio sapremo quindi se la maglia gialla prenderà la strada della Slovenia o della Danimarca.

Tour de France, Parigi, crediti A.S.O./Pauline Ballet
Arc de Triomphe, l’arrivo del Tour de France a Parigi, crediti A.S.O./Pauline Ballet

La conclusione della corsa nella capitale francese ci consente di parlare di un binomio che funziona molto bene: Parigi e la bicicletta. A dispetto delle dimensioni e del traffico, Parigi è infatti una città “bike-friendly”, una tra quelle più a misura di bici di tutta Europa.

Da agosto 2021 è diventata Città 30 e l’Amministrazione locale ha avviato tutta una serie di politiche volte a privilegiare la mobilità sostenibile a discapito dell’auto. Spostarsi in città a piedi, in bicicletta o in metro, questo è l’obiettivo finale.

In vista delle Olimpiadi del 2024 sarà realizzata una rete di 60 chilometri di piste ciclabili per collegare e rendere accessibili in bici tutti i luoghi di gara dei Giochi Olimpici. Saranno inoltre realizzati diecimila parcheggi per biciclette e messe in servizio altre 3.000 bici in condivisione di Vélib. Queste nuove realizzazioni non saranno smantellate al termine dei Giochi ma diventeranno permanenti e potranno essere utilizzate dai parigini e dai turisti.

Parigi nuove ciclabili 2023

Già oggi un tratto del lungo Senna è stato riconvertito a pista ciclabile in sede propria, consentendo di pedalare in riva al fiume ammirando la Ville Lumiere. È in fase di ultimazione il percorso ciclabile di 400 km che in riva alla Senna porta da Parigi alla foce del fiume a Le Havre.

In sella ad una bicicletta si possono seguire i luoghi tracciati da due grandi scrittori nei loro romanzi: il Gioco del Mondo di Cortazar e Strade di Notte di Gazdanov. Tra le loro pagine si sente profumo di Parigi.

Insolita Parigi in bicicletta

Vi diamo un’idea per un itinerario insolito, un po’ defilato rispetto ai “soliti noti” della Capitale. Abbiamo pedalato nella zona nord est della città, attraverso i popolari quartieri degli Arrondissement 18 e 19.
Percorriamo il Canal Saint Martin fino a Le Buttes-Chaumont, un’antica cava trasformata nel 1867 dal barone Haussmann in un parco.

Marcel Proust, che riposa nel vicino cimitero di Père-Lachaise, vi muove Albertine ne Il tempo Ritrovato. Saliamo a Menilmontant, poi entriamo nel quartiere di Belleville per risalire fino alla sommità dell’omonimo parco. In sella alla nostra bici ammiriamo la città dall’alto. Si vede la Torre Eiffel.

Parigi insolita

Laggiù ci sono gli Champs-Élysées, lo striscione d’arrivo, il gruppo, la maglia gialla. La corsa è finita. Ci siamo nutriti del suo mito per tre settimane, ne abbiamo guardato i volti e ascoltato le voci. Il Tour de France è un circo e noi restiamo a bocca aperta come bambini.
Lunga vita al Tour e alla bicicletta.

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