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Care aziende di bici, avete un problema

L’industria della bicicletta è un settore bellissimo: è fatta principalmente di persone che lavorano per far divertire e spostare le persone. Le persone che ci lavorano sono veramente appassionate: voglio dire, non so se chi lavora nel mondo delle assicurazioni può metterci la stessa passione.

Il mondo delle aziende di bici ha una cultura propria fatta di feste ed eventi in cui ci si incontra tutti e di quella tipicità del ciclismo: l’unico sport di squadra in cui vince solo uno e tutti gli altri perdono.

Competizione vs. cooperazione care aziende di bici avete un problema

Qualche anno fa mi capitò di essere invitato a visitare un hotel nel trevigiano che voleva diventare un Bike Hotel. La proprietà dell’hotel era la stessa di una nota azienda del mondo bici. Quando feci presente alla proprietà che per ottenere ottimi risultati serviva un itinerario per valorizzarne la posizione e che questo poteva essere un progetto di diverse aziende di bici della provincia di Treviso, la risposta fu “io con quello non ci parlo”.

Il circuito cicloturistico alla fine non si è fatto e l’hotel non è diventato un Bike Hotel, perché lui non parla con gli altri.

E in un settore composto da aziende che non si parlano, l’unica cosa su cui sembrano andare d’accordo è l’antidumping, cioè la necessità di proteggersi dai prezzi troppo bassi della concorrenza sleale straniera.

È che quest’anno i magazzini sono molto più pieni di quanto dovrebbero e i registratori di cassa meno pieni di quanto dovrebbero e questo è un male che sta colpendo (quasi) tutti. Ma non è questo il problema delle aziende di bici: questo è solo il sintomo.

Il problema delle aziende di bici è che in circolazione ci sono troppe biciclette invendute e troppi pochi ciclisti che le possono acquistare: se non aumentano i ciclisti, quelle biciclette invendute resteranno nei magazzini per molto tempo. Questo è il problema.

Qualcuno farà spallucce perché tanto esporta tutto a nababbi in giro per il pianeta (che tanto non mancano mai), ma tutti gli altri – dalla bottega di quartiere alla multinazionale ben impiantata in Italia – hanno di fronte questo scenario.

Vedete, care aziende di bici, i ciclisti nel nostro Paese non aumenteranno con l’ennesima granfondo e neppure per opera dello spirito santo. Perché lo spirito santo non scrive il Codice della Strada e neppure la Legge di Bilancio dello Stato. Perché sì, i ciclisti aumenteranno solamente quando nel Codice della Strada e nella Legge di Bilancio dello Stato ci saranno provvedimenti che ne stimolino e ne incentivino la crescita. Magari già da bambini, per “fidelizzarli” al prodotto da subito.

Se mi avete seguito fin qua vi prego di continuare: il 27 novembre è stato pubblicato l’ultimo rapporto ISFORT (la parte dell’ISTAT che si occupa di mobilità) che dice che in Italia ci si muove sempre di più in macchina e non in bicicletta. Quasi il 30% degli spostamenti sono sotto i 2 km, il 50% è sotto i 10 km, distanze che in molti casi potrebbero essere percorse in bicicletta [➡️qui una sintesi del documento].

E quelli che scelgono la macchina per fare 2 o 3 km invece che la bicicletta sono tutti clienti che mancano all’appello e sono tanti. Tantissimi.

Nel frattempo il governo, caso mai non lo sapeste, ha cancellato gli investimenti previsti dal PNRR (400 milioni di euro).

Le aziende di bici dovrebbero iniziare a chiedersi se davvero valga la pena questa strategia del non parlarsi e magari provare a cooperare invece che a competere e basta. Perché è vero che in bici vince solo uno, ma anche non vincere e starsene lì in mezzo al gruppo e risparmiare fatica scambiando quattro chiacchiere non è male. E anche questa è la cultura del ciclismo.

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Commenti

  1. Avatar PIERINA SEGATO ha detto:

    I 400 milioni del PNRR che il Governo ha deciso di cancellare dove sono andati a finire? In quale Commissione parlamentare è stata presa la decisione? Magari se ci date delle email di qualche onorevole che si è impegnato ad azzerrarne il Capitolo, possiamo iniziare a scrivere noi? Grazie.
    Pierina

  2. Avatar frrancesco ha detto:

    La cosa più triste è vedere i ciclisti che il sabato e la domenica scorazzano felici per i monti e le strade, in tutti gli altri giorni della settimana in macchina, al massimo motorini vari. Sportivi solo nel fine settimana.

  3. Avatar itoando ha detto:

    aggiungo a quanto scritto da Giorgio il 5 dicembre:
    il comune di ValBrembilla non solo ha vietato i sentieri ma, dopo poco meno di 80 anni!!!!, non ha ancora cancellato le scritte del ventennio sul muro dell’acquedotto civico (situato sulla strada da Gerosa a Blello).
    Quindi cosa possiamo aspettarci da costoro?

  4. Avatar Daniele ha detto:

    Nel 1974,avevo 20 anni, mio padre venendo la mia passione per la bici, mi regalò una Colnago da corsa da ben 500 mila lire! Dopo quasi 50 anni, spenderei almeno 18 milioni (in lire!). Qualcosa non mi torna!
    N. B. Colnago non c’entra…

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