Nel video pubblicato dalla Polizia Locale del Comune di Milano all’interno della campagna social per la sicurezza stradale “Sicuri si diventa” – 8 consigli su come guidare la bicicletta in modo sicuro, un’agente elenca una serie di raccomandazioni rivolte a chi si sposta in bicicletta. L’intento è lodevole: promuovere comportamenti prudenti e aumentare la sicurezza di chi pedala sulle strade. Tuttavia, il risultato finale appare contraddittorio, confuso nei contenuti e, cosa ancora più grave, carico di victim blaming nei confronti di chi pedala.
Quando il consiglio si confonde con l’obbligo
Uno degli aspetti più problematici del video è la sovrapposizione tra consigli utili e norme del Codice della Strada, senza distinguere chiaramente cosa sia prescrizione legale e cosa sia raccomandazione personale. Ad esempio, viene detto: “Il casco non è obbligatorio ma è consigliato per limitare la possibilità di danni fisici gravi in caso di incidenti o cadute”.
Fin qui tutto chiaro. Ma poco dopo si afferma: “Non utilizzate auricolari per ascoltare musica o fare telefonate, perché questo significa non essere padroni al 100% della strada”. Senza specificare che l’uso di un auricolare è consentito dal Codice della Strada (art. 173 comma 2 – Fonte: Gazzetta Ufficiale), se non compromette la percezione dell’ambiente circostante. Il messaggio trasmesso con fare perentorio, invece, è che chi usa l’auricolare in bici sta facendo qualcosa di sbagliato e pericoloso, alimentando la confusione normativa.
La retorica della responsabilità individuale
Il tono paternalistico del video sposta l’intera responsabilità della sicurezza sulle spalle dei ciclisti: freni, luci, traiettorie, uso delle braccia come frecce, perfino la collocazione delle borse nel cestello viene citata come potenziale invito ai borseggiatori. In tutto questo, non una parola sulla responsabilità degli automobilisti, sull’infrastruttura carente, sulle piste ciclabili interrotte o mal segnalate.
Anche il passaggio in cui si invita a non “correre in curva” perché l’asfalto potrebbe essere scivoloso sembra suggerire che l’incidente in agguato dietro l’angolo sia invariabilmente colpa di chi guida la bici e non, ad esempio, della mancata manutenzione stradale.
Il pericolo nascosto del “mantenersi sul margine destro”
Il consiglio dato nel video – “mantenetevi sul margine destro della carreggiata” – appare sensato a prima vista, ma è in realtà potenzialmente pericoloso. Chi va in bici sa bene che il margine destro della strada è spesso occupato da buche, tombini disallineati, detriti, vetri rotti e rifiuti che rendono difficile e insicura la percorrenza.
Ancora più grave è il rischio legato al “dooring”, ovvero l’apertura improvvisa di una portiera da parte di chi scende da un’auto parcheggiata a lato strada, proprio verso il margine dove il ciclista si dovrebbe trovare. Un impatto con una portiera aperta all’improvviso può causare cadute gravi, spesso anche mortali.
Il Codice della Strada (art. 182, comma 9) dice che i ciclisti devono circolare su una sola fila e in prossimità del margine destro della carreggiata, ma sempre compatibilmente con le condizioni di sicurezza. In altre parole, il ciclista ha il diritto – e il dovere – di occupare la parte della corsia che ritiene più sicura, anche se questo significa “stare più al centro”.
Ignorare questo aspetto e continuare a ripetere il mantra del “restare a destra” rischia di esporre i ciclisti a pericoli reali, e alimenta l’idea – errata – che il loro posto sia relegato a un angolo della strada, anziché considerati parte legittima del traffico urbano.
Prendersela con chi è vulnerabile: il victim blaming è servito
Il vero scivolone, però, sta nell’atteggiamento implicitamente colpevolizzante nei confronti di chi si muove in bici. Invece di mettere al centro il diritto delle persone a circolare in sicurezza, si punta il dito su possibili comportamenti “imperfetti” dei ciclisti, come se fossero loro la causa principale degli incidenti.
Questo tipo di narrazione è pericolosa, perché distoglie l’attenzione dai veri problemi: la mancanza di tutela sistemica, le infrastrutture inadeguate, l’assenza di controlli sui veicoli motorizzati che spesso non rispettano le distanze di sorpasso o invadono gli spazi riservati alle bici.
Educare non significa colpevolizzare
Una comunicazione pubblica efficace sulla sicurezza stradale dovrebbe partire dal principio di responsabilità condivisa, in cui tutte le categorie di utenti – automobilisti, ciclisti, pedoni – sono chiamate a comportarsi correttamente, ma nel rispetto delle reciproche vulnerabilità. Quando invece si caricano le vittime potenziali (i ciclisti, in questo caso) di un peso eccessivo, il messaggio si trasforma in una forma sottile di biasimo.
Una confusa campagna per la sicurezza stradale dei ciclisti
In definitiva la campagna “Sicuri si diventa” per la sicurezza dei ciclisti veicolata sui social dalla Polizia Locale di Milano ha un obiettivo giusto, ma il tono e i contenuti rischiano di ottenere l’effetto opposto. Serve più chiarezza normativa, più attenzione al contesto urbano reale e, soprattutto, una narrazione che tuteli chi sceglie la bici, invece di farlo sentire costantemente in errore.











Tutti giusti gli aspetti “negativi” della campagna di sicurezza evidenziati nell’articolo.
Al posto di Bikeitalia chiederei magari di rettificare quel video ma soprattutto di farne uno rivolto agli automobilisti al fine di educare costoro al rispetto dei ciclisti e degli altri utenti della strada.