In vista della partenza del Tour de France abbiamo incontrato Luca Gregorio, la voce narrante del ciclismo su Eurosport e nuova firma delle pagine sportive di Bikeitalia, che anche quest’anno sarà al seguito della corsa e accompagnerà migliaia di telespettatori all’interno delle emozioni della Grande Boucle da Lille a Parigi. Gli abbiamo rivolto 21 domande (come le tappe, ma senza “riposo”). Pronostici e aspettative sulla corsa, osservazioni tecniche, ma anche aneddoti, ricordi ed emozioni personali, il tutto tenuto insieme da quel grande romanzo di strada che è il Tour de France.

1) Prima di entrare nell’analisi tecnica del Tour 2025, mi piacerebbe conoscere qualche tuo aneddoto personale. Quali sono i tuoi primi ricordi di bambino/ragazzo legati al Tour de France?
I primi ricordi veri e intensi sono quelli legati a Marco Pantani al Tour del 1998. Tornavo su dalla spiaggia (ero a Pesaro al mare) e mi mettevo davanti alla tv per vedere le imprese di Marco. Ho pianto, ho urlato, mi sono commosso e ho capito grazie al Pirata quanto mi piacesse la salita. Da telecronista sono molto affezionato invece al primo Tour de France vinto da Tadej Pogačar nel 2020. La sua rimonta nella crono finale a La Planche des Belles Filles è stata un’emozione indescrivibile, che ancora oggi mi fa palpitare il cuore.

2) Quale impresa a cui hai assistito (sulle strade del Tour) ti ha emozionato di più?
Il Tour de France di Julian Alaphilippe del 2019 e quello di Wout Van Aert del 2022 sono stati qualcosa di clamoroso. Non hanno vinto, ma per me hanno fatto qualcosa di incredibile sotto il profilo tecnico ed emotivo. Io sono un tifoso sfegatato di Julian e quel Tour chiuso al quinto posto, fra vittorie di tappa e giorni in maglia gialla, è stato fuori da ogni logica. Così come quello di Van Aert nel 2022. Mai visto qualcosa di simile. All’attacco tutti i giorni, successi di tappa (fra cui quello indimenticabile nella tappa con doppia scalata del Mont Ventoux), gregariato di lusso per Vingegaard. Pazzesco. Wout è stato semplicemente spaziale.
3) Professionalmente invece da quanti anni lo segui? Ricordi giorno, tappa e vincitore della tua prima telecronaca al TdF?
Quello di quest’anno sarà l’ottavo Tour de France al microfono. Non mi ricordo assolutamente la prima tappa del primo Tour, ma ti dico che è la corsa che ho sempre sognato di commentare. Al Tour sono avanti anni luce e io amo la Francia. Non capisco perché non riusciamo a copiare un po’ dai nostri cugini d’Oltralpe. Commentare il Tour è toccare il cielo con un dito. Ogni anno.
4) Hai a disposizione solo una foto/immagine di un volto del Tour da mettere nel tuo diario di viaggio. Chi scegli e perché?

Julian Alaphilippe che vince la crono in maglia gialla nel 2019 a Pau. Assurda, inaspettata, pazzesca. “Loulou”, per me, è l’essenza del ciclismo. Sana follia, sorriso, capacità di infiammare i cuori. Il mio amore per Julian non ha confini, quindi, è una scelta di cuore. Semplice.
5) Entriamo nel Tour 2025. Ti piace il percorso? Cosa ti convince e cosa invece secondo te manca.
Sulla carta, onestamente, non manca nulla. Non ci sono troppi chilometri a crono. Ci sono tante tante tappe nervose e imprevedibili. Le tappe su Pirenei e Alpi sono toste e decisive. Si passa dal Mont Ventoux che è la mia salita del cuore. Non potevo chiedere di più. Poi ogni corsa dipende dall’atteggiamento dei corridori. Ma non ci sono pecche. In Francia, purtroppo o per fortuna, sono più bravi di noi.

6) Pochi (solo 44) chilometri contro il tempo, montagne a non finire, pericolo ventagli al Nord e numerose tappe nervose adatte a chi ha gambe e fantasia. Dove ti aspetti i momenti più caldi della corsa?
La crono di Caen alla quinta tappa ci darà già qualche indicazione, ma ci sono tante salite e tante trappole. La cronoscalata sui Pirenei, il Ventoux e il Col de la Loze saranno probabilmente i momenti chiave del Tour. Nel mio sogno perfetto, però, Pogačar e Vingegaard sono vicinissimi fino all’ultima tappa e allora anche il triplo passaggio su Montmartre potrebbe essere determinante. Chi non vorrebbe un epilogo così?
7) Passiamo ora ai protagonisti della corsa. Ti lancio subito il dubbio amletico di questo Tour: Vingegaard o Pogačar, Pogačar o Vingegaard? Chi dei due sarà in giallo a Parigi e perché?

Vince Pogačar perché la sua superiorità è al limite dell’imbarazzante. Da un anno e mezzo non sbaglia praticamente nessun appuntamento. Al Delfinato ha scherzato con gli avversari e non sembra avere punti deboli. Un anno fa ha vinto a mani basse. Spero vinca Vingegaard perché i monopoli stufano, soprattutto se non c’è battaglia. Jonas ha dalla sua una squadra forse un filo più forte, ma dovranno dimostrarlo. Tadej è imprevedibilità e onnipotenza. Jonas calcolo e meticolosità. Per gli altri, se questi due non avranno intoppi, non ci sono chance.
8) Immagina simbolicamente di attaccarti il numero UNO sulla schiena. Se fossi nel campione sloveno quale tattica di gara adotteresti?
Starei calmo nella prima settimana, anche perché probabilmente perderò qualcosa da Evenepoel e forse da Vingegaard nella crono. Poi però farei capire che in salita non ce n’è per nessuno e già sui Pirenei ipotecherei il Tour. Senza sconti.
9) Ora indossa la maglia giallo-nera della Visma. Come correresti nei panni del danese?

Jonas dovrà fare una corsa più tattica e paziente. Potrebbe guadagnare qualche secondo a crono, poi perdere qualcosa sui Pirenei e infine fare fuoco e fiamme fra Ventoux e Alpi per mettere sotto scacco la Uae. Non sarà facile, ma se la squadra dovesse girare al top la Visma potrebbe fare il colpaccio.
10) Al Tour del 2023 salendo al Col de la Loze, Pogačar sbuffò le parole “sono finito, sono morto”, arrivando al traguardo con quasi sei minuti da Vingegaard. Sarà ancora lì il testa a testa decisivo tra i due?
Da un lato lo spero, ma non credo. Quel giorno il Tour sarà già mezzo deciso, e probabilmente a favore di Pogačar. Ribadisco, io tifo Vingegaard, ma la storia recente va solo e soltanto in un’unica direzione.
11) VISMA vs UAE, due corazzate al servizio dei loro capitani. Chi vedi più attrezzata e completa?
La Visma con Van Aert, Jorgenson e Kuss al top non ha eguali quindi il loro rendimento sarà determinante. Pogi ha dalla sua un Almeida in forma stellare, ma nel complesso gli UAE credo siano un filo più deboli, ponendo che tutti gli effettivi, da una parte e dall’altra, siano al cento per cento. Sarà una sfida titanica.
12) Ti chiedo di Remco Evenepoel. Il suo obiettivo massimo è il terzo gradino del podio (Tour 2024) o può inserirsi nella lotta per la maglia gialla?
Se ai due favoriti non capiterà nessun imprevisto, Remco potrà correre solo per il terzo posto. In salita è ancora nettamente più debole dei primi due e non vedo come possa provare a far saltare il banco. Peraltro, con al fianco una squadra molto “tenera” che non lo può supportare adeguatamente.
13) Chi può essere la sorpresa da alta classifica (primi cinque posti) di questo Tour? Un nome secco e perché.
Skjelmose. Che, peraltro, sarebbe una sorpresa relativa. È giovane, ha potenziale ed è il capitano della terza squadra più forte del World Tour, ovvero la Lidl-Trek. Faccio anche un altro nome: Florian Lipowitz della RedBull-Bora.
14) Oltre alla maglia gialla, il Tour assegna la maglia verde e quella a pois. Chi sono i favoriti per la vittoria finale di queste due iconiche maglie? Se ti dovessi sbilanciare a dire chi sono nel ciclismo moderno i re dei velocisti e degli scalatori che due nomi faresti?

Questa è una domanda troppo difficile, soprattutto per quello che riguarda la maglia a pois. Questa maglia non la vince lo scalatore più forte, ma chi spesso va fuori classifica (per scelta o perché prende una bambola non indifferente) e poi si dedica a questo traguardo. Siccome ci sono tanti arrivi in salita, alla fine la vincerà Pogačar. Per la maglia verde quest’anno è difficile, ma non mi dispiacerebbe una lotta fra Milan e Philipsen.
15) Epilogo a Parigi. Volatona classica su Avenue des Champs-Élysées o la novità della tripla scalata a Montmartre può dare coraggio e speranza a qualche finisseur?
Assolutamente! Genialata degli organizzatori, che renderanno anche la tappa finale qualcosa di gustoso. Mi piacerebbe che se le giocassero Van Aert e Van der Poel. Ma dovranno avere ancora energie nel serbatoio…
16) Sono ben 5 edizioni e 106 tappe senza una vittoria italiana al Tour (ultimo Nibali a Val Thorens nel 2019). Vedi avanzare qualche giovane promessa che in un futuro non troppo lontano possa ridarci il sorriso nelle grandi corse a tappe?
No. Giulio Pellizzari e Lorenzo Finn sono i nomi più interessanti, ma vincere un Grande Giro, oggi, è difficilissimo. Non sono ottimista a breve-medio termine quindi mettetevi il cuore in pace.
17) Chi tra i nostri portacolori in gara può spezzare questo digiuno? Ti faccio due nomi: Jonathan Milan tappa e maglia gialla il primo giorno a Lille e Filippo Ganna che trionfa nella crono di Caen, solo un sogno o si può fare?
Si può fare. Assolutamente. Milan può vincere la prima tappa e Pippo la crono di Caen. In assoluto sono abbastanza convinto che spezzeremo questo lungo digiuno. Dove avverrà, poco ci importa.
18) Se gli italiani piangono, i francesi non ridono di certo. Sono passati esattamente quarant’anni dall’ultimo successo transalpino al Tour (Hinault 1985). A parte con le rime della canzone di Paolo Conte, come te lo spieghi?
Non c’è mai una spiegazione univoca e razionale. Oggi per vincere il Tour devi andare forte a crono e in salita, avere una squadra solida e sperare che nulla ti vada mai storto. La Francia non ha avuto fuoriclasse negli ultimi decenni, ma tanti buoni corridori. Che spesso potevano anche andare benino in salita. Ma poi prendevano gli schiaffoni a crono. La pazienza è la virtù dei forti.
19) Il ciclismo è cambiato tanto negli ultimi anni ma il fascino e l’attesa per le grandi montagne è rimasta intatta. In questo Tour una su tutte è il Mont Ventoux. Il 13 luglio 2000 Pantani si stacca, soffre, rientra e attacca. Vince davanti ad Armstrong conquistando quella mitica montagna fatta di afa, vento e sassi bianchi. Cosa ricordi di quel giorno?
Esultanza, lacrime e godimento. Marco, come ho già detto, è stato il mio mito. Il Mont Ventoux è leggenda e quella vittoria ha un posto speciale nel mio cuore. In quella tappa c’è stato tutto Marco. La sua fragilità quando si stacca. La sua tenacia quando rientra. La sua classe e il suo orgoglio quando batte Armstrong. Epico.
20) Sappiamo che pedali e sei un amante della bicicletta. Hai mai scalato il Mont Ventoux? O qualche altra salita mitica del Tour?

Il Ventoux l’ho fatto da tutti e tre i versanti. È magico e unico, perché gli ultimi 5,5km nella pietraia, in un paesaggio ai limiti del lunare, non ha eguali al mondo. Ricordo che un giorno sono arrivato su alle 7.58 del mattino. C’ero solo io. Un momento di spiritualità pazzesca. Poi sono innamorato delle grandi salite francesi. Ho fatto Galibier, Izoard, Granon, Croix de Fer, Glandon, Madeleine, Alpe d’Huez, Iseran. Fare una classifica è difficile. Il Galibier mi richiama sempre Pantani. Il Granon è il più duro. L’Iseran probabilmente il più incredibile come panorama. Quando sono lassù mi sento più vicino a Dio.
21) Un’ultima cosa, a cui terrebbe molto l’indimenticato Gianni Mura, il “Suiveur” per eccellenza del Tour de France: sei più un tipo da rossi fermi di Borgogna e Bordeaux o da bollicine della Champagne?
Risposta facilissima. Non bevo rosso (tranne un po’ di Lambrusco ogni tanto in onore di Ligabue) ma sempre e solo bollicine. Quindi lo Champagne tutta la vita. Anche se, e qui so di bestemmiare, preferisco il Prosecco!
In ogni caso, lunga vita al Tour!

















Un vero peccato non potervi seguire su Eurosport, mi avete tolto un pò il piacere di seguire il ciclismo attraverso le vs telecronache. Mi mancherete.
Domande interessantissime, risposte più che interessanti, date da un vero esperto BRAVO.
una sola parola insuperabile
una sola parola bravissimo!
Buon articolo, domande interessanti e consiglio a Luca :bollicine alta langa !