Piemonte

Il Canavese in gravel: tanti itinerari spettacolari tra laghi e castelli

Il Canavese in gravel: tanti itinerari spettacolari tra laghi e castelli

Il Canavese è una fetta di Piemonte con montagne, colline e pianura, ma pure campanili che svettano da suggestivi paesini e vigneti arroccati con vista sulla Dora Baltea: una terra che si scopre meglio a ritmo lento, magari proprio dal sellino di una bici gravel. 

Dall’era glaciale

A nord di Torino, tra la Dora Baltea, le colline moreniche e i laghi glaciali, si estende una rete ciclabile ricchissima e in continua crescita, perfetta per chi ama il gravel, la mountain bike e l’e-Mtb. Un mosaico di paesaggi diversi, dove ogni pedalata offre un cambio di scenario: borghi medievali, boschi fitti, vigneti, specchi d’acqua e montagne all’orizzonte.

La grande protagonista del Canavese è la Serra d’Ivrea, la più lunga morena laterale d’Europa. Un corridoio naturale che dà forma a colline, declivi sterrati, saliscendi divertenti e sentieri che sembrano costruiti apposta per il gravel. Sotto la Serra si apre l’Anfiteatro Morenico: laghi alpini, torbiere, corsi d’acqua e pianori coltivati che si susseguono senza soluzione di continuità. È qui che la bici diventa il mezzo ideale per spostarsi rapidamente da un ambiente all’altro.

gravel nel canavese

Percorsi per tutti i gusti

Pedalando nel Canavese ci si accorge subito di quanto questo territorio sia un intreccio di storie, acque e boschi, cuciti insieme da una fitta rete di strade bianche. La Via Francigena Canavesana, ad esempio, scorre lenta tra campi e pievi romaniche, attraversando i vigneti di Caluso e le campagne di Mazzè fino a lambire le prime montagne verso la Valle d’Aosta: un viaggio facile, quasi meditativo, che porta con sé il respiro dei viandanti di un tempo.

Più a nord, l’Anello dei Cinque Laghi d’Ivrea invita a un pedalare continuo tra acqua e foreste: gli sterrati compatti conducono prima lungo il blu profondo del lago Sirio, poi tra i canneti del Pistono e le sponde selvatiche del Nero, fino ai più piccoli Campagna e San Michele, incastonati come gemme nell’anfiteatro morenico.

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Lungo la Dora Baltea, invece, i percorsi delle riserve naturali si snodano tra salici, ghiaioni e boschi umidi, regalando passaggi sorprendenti tra Montalto, Pavone e Baio Dora, dove capita spesso di vedere aironi e rapaci volteggiare sulle rapide del fiume. Per chi ama la montagna vera, la Valchiusella è un invito irresistibile: si sale su sentieri antichi di pietra e castagni, passando accanto a borgate silenziose come Lugnacco, Pecco e Vico, con scorci improvvisi sulle cime ancora innevate.

Più morbide e luminose sono invece le colline del Canavese meridionale, dove strade bianche e facili sterrati serpeggiano tra i filari dell’Erbaluce, toccando borghi come Barone, Candia o Orio, sempre accompagnati dal profumo dell’uva e dalla vista ampia sulla pianura. È proprio questa varietà – acqua, morene, vigne e montagne – che rende il Canavese un piccolo universo ciclabile, perfetto da esplorare al ritmo della propria pedalata.

Una rete ciclabile in crescita

Negli ultimi anni il Canavese ha investito molto nella mobilità lenta: nuove ciclabili urbane, percorsi segnalati, anelli gravel e servizi dedicati a chi viaggia in bici. Le ebike consentono a tutti di affrontare i dislivelli della Serra, mentre molte strutture ricettive si stanno attrezzando come bike-friendly con ricariche, officine e mappe dedicate.

La destinazione si sta affermando come uno dei poli piemontesi più interessanti per chi ama l’avventura “offroad”, grazie a un mix perfetto di natura, cultura e piccole eccellenze enogastronomiche. Chi pedala in Canavese scopre un territorio autentico, non costruito per il turismo ma per la vita quotidiana, dove l’accoglienza è semplice e sincera. I percorsi sono tanti, diversi, compatibili con ogni livello di allenamento e con ogni tipo di bici. Basta scegliere un punto sulla carta e iniziare a pedalare: l’estesa rete di sterrate farà il resto.

Il Canavese è, prima di tutto, una terra di castelli. In bici si raggiungono facilmente il castello d’Ivrea, quello di Montalto Dora, il maestoso castello di Masino e il ricco centro storico di Agliè, con il suo castello sabaudo. Lungo i percorsi compaiono anche chiese romaniche, torri medioevali e tracce archeologiche preistoriche. Per chi ama la natura, non mancano boschi fitti di querce e castagni, panorami sulla pianura torinese e, nei giorni limpidi, la corona delle Alpi che accompagna il viaggio come un orizzonte di vette.

Nel 2025 il Canavese ha ospitato alcuni importanti eventi, come il Sutalatur Bike Festival a Salassa (6-7 settembre), che comprende eventi di ciclismo, gravel, enduro e cicloturismo, l’evento bikepacking Erratico e la 100×100 Donne, un evento cicloturistico a carattere benefico tenutosi con grande successo lo scorso mese di ottobre. Inoltre, la terza tappa della Vuelta 2025 ha attraversato il Canavese il 25 agosto, partendo da San Maurizio Canavese e passando per Ceres e altre località. 

Gli anelli gravel del Canavese meridionale

La zona di Candia Canavese è uno di quei posti in cui, appena lasci l’asfalto, hai l’impressione che la bicicletta respiri meglio. Qui la morena glaciale si distende verso la pianura e disegna un territorio fatto di colline morbide, vigneti ordinati e sterrati che si intrecciano come un reticolo antico. Gli anelli gravel nascono proprio da questa trama naturale: percorsi scorrevoli, mai troppo tecnici, che permettono di viaggiare leggeri immersi nel paesaggio.

Il primo anello ideale per chi vuole assaporare lo spirito del luogo è quello attorno al Lago di Candia. Si comincia spesso dal paese e si imbocca subito una strada bianca che costeggia i campi; poi il sentiero diventa più ombreggiato e si avvicina alla riva, entrando nella zona della palude. Qui l’atmosfera cambia: canneti, passerelle in legno, un silenzio interrotto solo dai richiami degli uccelli. È il tipo di sterrato che piace al gravel: compatto, naturale, con qualche curva morbida che invita a pedalare senza fretta mentre lo specchio d’acqua appare e scompare tra gli alberi.

Un altro anello molto amato è quello che sale tra le colline dell’Erbaluce. È un percorso luminoso, fatto di strade bianche tra i filari, che si arrampicano con pendenze gentili verso Barone, poi scendono di nuovo verso Candia attraversando piccoli pianori coltivati. Qui il viaggio è una successione di prospettive: i vigneti che cambiano orientamento a ogni svolta, i muretti a secco, le cascine storiche, e sullo sfondo —quando il cielo è limpido— un accenno di Alpi che incornicia il panorama. È il classico anello “da domenica mattina”: mai duro, sempre appagante.

Più a sud, verso Mazzè e Villareggia, il paesaggio si apre del tutto. Le colline lasciano spazio alla pianura e la rete di strade bianche si fa fitta come un labirinto. Qui il gravel diventa quasi un gioco: puoi combinare gli sterrati come tessere di un puzzle e costruire anelli più lunghi o più brevi a seconda della giornata. I tratti scorrono tra campi coltivati, filari di pioppi e argini erbosi che accompagnano il ciclista per chilometri, sempre con quella sensazione di grande respiro che ha la campagna canavesana. Sono percorsi perfetti per chi ama pedalare “di ritmo”, senza strappi ma con la soddisfazione di macinare distanza.

Gli anelli gravel del Canavese meridionale sono così: puri, semplici, autentici. Permettono di vedere il territorio per quello che è davvero – una terra fatta di lavoro, natura e luce – e lo fanno in modo spontaneo, senza spettacolarizzazioni. Basta seguire una strada bianca qualunque, e inevitabilmente se ne troverà un’altra, e poi un’altra ancora: è questa continuità, questa libertà di combinazione, che rende Candia e dintorni uno dei luoghi più accoglienti per chi viaggia su una gravel.

canavese gravel

Zero scuse per non cimentarsi

Ogni anno, in primavera, ha inizio una nuova edizione del Cimento Canavesano, un modo perfetto per esplorare il territorio, affrontare circa 20 salite sfidanti al proprio ritmo e lanciarsi in una sfida amichevole da soli o in compagnia.

Soli o con gli amici, di giorno o di notte, non importa. L’obiettivo è percorrere le venti tappe segnate sul roadbook creato dal Team Fuori Onda Bike di Albiano d’Ivrea: il quaderno viene consegnato dagli organizzatori a ogni iscritto, costa cinque euro (cui si aggiungono le quote simboliche per la validazione di ogni tappa fatta), e fa da vademecum e da diario di un’avventura divertente, come recita lo slogan “quando vuoi, con chi vuoi e come vuoi”.

Ogni tappa parte dalla pianura per raggiungere punti precisi in quota. Ma, soprattutto, si percorrono strade molto poco conosciute, con pendenze più o meno complesse, passando attraverso check-point precisi. Il bello di usare bici differenti sta proprio nel giocare con i percorsi, magari aggiungendo una discesa su una variante per mountain bike, o godendosi al 100% gli sterrati in quota con una gravel, proprio come abbiamo fatto noi lungo lo spettacolare Sentiero del Tracciolino, inserito nella tappa di Oropa, o andando un po’ oltre Alpe Maletto, sopra Carema.

in gravel nel canavese

Un altro aspetto importante è che la maggior parte delle strade scelte sono a basso traffico veicolare, per garantire la sicurezza e quindi anche il divertimento. Il percorso è tappezzato di cartelli con la scritta “Io rispetto il ciclista, un progetto iniziato anni fa grazie alla collaborazione con la celebre ultracycler piemontese Paola Gianotti, che è proprio da Ivrea, città definibile come “capitale” del Canavese.

Le salite mitiche da non perdere

Delle venti salite da conquistare ogni anno entro la metà dell’autunno, la maggior parte si trova sempre in Canavese, solo alcune “sforano” in Valle d’Aosta o nel Biellese. Nella lista delle salite più toste, non può mancare il Colle del Nivolet (da noi affrontato da Locana), Pian del Lupo (1.319 metri di dislivello positivo) e Santa Maria Maddalena ai Piani (dove il dislivello sale a 1.400 metri). Per gli instancabili, c’è una frazione extra di più di 100 km chiamata ”tappa prestige”, non a caso detta anche “ottovolante”, per via di quattro valli e altrettante salite con dislivelli impegnativi da fare in sequenza collezionando migliaia di metri di dislivello.

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Commenti

  1. Francesco Felarte ha detto:

    Salve, io c’ero stato ormai tanti anni fa, da adolescente. Sarei curioso di sapere se la situazione del sistema viario è ancora la stessa o è radicalmente migliorata. Che il Canavese meriti ne sono sicuro, ma la mia domanda è:

    quante ciclabili o sterrati e sentieri si ricollegano strutturalmente a strade e vie dove circolano veicoli motorizzati (prevalentemente auto)che si è OBBLIGATI a percorrere per rientrare nel paese più vicino dove successivamente alloggiare/pernottare? Quanti si possono pedalare INTEGRALMENTE senza incrociare alcun traffico (niente auto, moto, furgoni,ecc) ? Quanti sono solo ed ESCLUSIVAMENTE ciclabili (o eventualmente ciclopedonali) ?

    Ecco questo per me sarebbe importante sapere prima di intraprendere una nuova visita approfondita della zona.

    Un cordiale saluto

  2. Anselmo ha detto:

    Ho una casa in una frazione di San Martino Canavese e tre anni fa, con una Mtb a pedalata assistita, ho fatto questo percorso:
    San Martino Canavese lago di Candia,poi lago di Viverone, lago San Michele, lago di Campagna, lago Sirio, lago Pistono, lago Nero.
    Ritorno passando per Lessolo, Fiorano, Loranze’ basso.
    Circa 90 km di pura goduria. Impegnativa ma non difficile.
    Consiglio il percorso in primavera inoltrata…vi rimarrà nel cuore.

  3. Piero Conti ha detto:

    Un vero spettacolo il Canavese. Davvero consigliabile da girare in lungo e in largo,a piedi o in bicicletta. Scenari unici nel loro genere, offrono a tutti gli appassionati della natura un ricordo che stupisce in tutte le stagionii.

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