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Ciclismo e diabete: perché la malattia non è un limite

Ciclismo e diabete: perché la malattia non è un limite

Ogni due anni il Camp Ciclismo e Diabete* riunisce atleti diabetici di tipo 1 da tutta Italia. Quest’anno eravamo circa trenta: agonisti, amatori, chi si allena per salute e chi ha scoperto il diabete da poco. Io ero lì in doppio ruolo: partecipante con diabete di tipo 1, preparatore atletico per Bikeitalia e titolare del Bikeitalia Lab Marche. Tre giorni intensi, tra fatica, scienza e condivisione.

Ciclismo e diabete: resoconto del camp 2025

Giovedì pomeriggio abbiamo iniziato con il check-in, la consegna del materiale e il briefing. La cena con carbocounting è stata il primo momento per confrontarsi sulle strategie alimentari e prepararsi alle giornate successive. L’atmosfera era leggera, fatta di curiosità e sorrisi, ma anche della voglia di condividere esperienze quotidiane: ogni episodio di ipo o iper diventava occasione di confronto.

Ciclismo e diabete


Venerdì mattina ciclisti e podisti hanno affrontato le prime sessioni atletiche. Su strada e MTB, ogni pedalata era una piccola sfida, ma anche un momento di confronto e supporto reciproco. La gestione della glicemia in tempo reale ha stimolato discussioni e consigli pratici tra i partecipanti.

Nel pomeriggio, il dottor Maurizio Sudano ha approfondito la fisiologia dell’allenamento nel diabete di tipo 1: effetti dell’insulina, risposta glicemica all’esercizio aerobico e anaerobico e strategie per mantenere valori stabili durante l’attività. La dottoressa Roberta Assaloni ha mostrato come microinfusori e penne possano diventare strumenti di performance, presentando casi studio iniziali di atleti diabetici con gestione differente della glicemia e integrazione mirata.

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La dottoressa Silvana Cum ha completato la sessione parlando di nutrizione sportiva: carboidrati, integrazione e tempi di assunzione, strumenti pratici per prevenire cali glicemici e ottimizzare il recupero. La serata è stata dedicata alla parte pratica: ho mostrato ai partecipanti come funziona una visita biomeccanica, spiegando come postura, assetto e movimento in bici influenzino efficienza metabolica, performance e prevenzione degli infortuni. Ho visto curiosità e interesse: per noi con diabete, ogni dettaglio può fare la differenza.

ciclismo e diabete

Sabato è stato il giorno della lunga uscita dei partecipanti al camp di Ciclismo e Diabete. Ore su strada, MTB e corse per i podisti. La fatica si mescolava a risate, foto e momenti di pausa al bar. Nel pomeriggio, il dottore Sudano ha approfondito fisiologia e strategie per allenamenti prolungati.

La dottoressa Assaloni ha presentato casi studio di diversi atleti diabetici, mostrando come ogni scelta terapeutica e alimentare influisca direttamente sulla gara. La dottoressa Cum ha chiuso la sessione con consigli generali sulla nutrizione, schemi alimentari e integrazione, trasformando concetti complessi in strumenti concreti per tutti noi. Domenica mattina, l’uscita di scarico ha chiuso il ciclo di allenamenti. Fatica leggera, risate e chiacchiere tra amici. Il pranzo finale è stato l’occasione per abbracci e saluti, con la promessa di ritrovarci al prossimo camp.

Tre giorni che hanno confermato una verità semplice: il diabete non deve essere un limite. Tra pedalate condivise, risate sotto il sole, confronti sinceri sulle strategie e consigli pratici dei medici, lo sport si è trasformato in un’occasione di crescita e amicizia. Mentre riponevamo i caschi e smontavamo le bici, la sensazione era chiara: non eravamo solo atleti con diabete, eravamo un gruppo unito, capace di sfidare la fatica e imparare insieme. Con conoscenza, strategie personalizzate e supporto reciproco, ogni allenamento diventa sicuro, efficace e persino gioioso.

In poche parole: la fatica si condivide, la scienza si applica, la solitudine scompare. E la voglia di ritrovarsi al prossimo camp è già nell’aria.

[Alessandro Rampello]

*https://www.ciclismoediabete.it/