Stare fermo è forse la cosa peggiore che può capitare a un ultraciclista, e Sofiane Sehili è in prigione da ormai sei settimane. Vista la situazione, però, la mancanza di sviluppi è un buon segno: il suo caso avrebbe potuto – e può ancora – diventare una questione di politica internazionale dalle proporzioni ben peggiori. Perciò, se gli sviluppi della vicenda sono quelli normali delle istituzioni russe, non c’è che da essere sollevati.
L’avventura di Sofiane Sehili
Ricordiamo brevemente cosa è successo: a inizio luglio Sofiane Sehili, uno degli ultraciclisti di maggior successo dell’ultimo decennio, è partito da Lisbona per tentare di battere il record della traversata eurasiatica, fino a Vladivostok: record risalente al 2017 e detenuto da Jonas Deichmann, che impiegò 64 giorni per pedalare da un oceano all’altro. Tra l’Atlantico e il Pacifico il percorso è libero, e ovviamente su una traversata così complessa dipende molto dalle condizioni geopolitiche del momento. Per questo Sofiane aveva deciso di passare dalla Turchia, dalla Georgia e dall’Uzbekistan, evitando sia la rotta del nord attraverso la Russia sia quella del Sud in Iran. La traccia era di circa 16000km.
Per Sofiane, vincitore di tre Silk Road Mountain Race, il 2025 è stato un ritorno all’ultraciclismo dopo un periodo più tranquillo. Nella prima metà dell’anno aveva partecipato all’Atlas Mountain Race, alla TransBalkan e alla GravelBirds, vincendo quest’ultima. Ma questa sfida era diversa invece di gareggiare in eventi organizzati aveva preferito questa impresa più solitaria, quasi cicloturistica; praticamente un ritorno alle origini del suo rapporto con la bicicletta.
Infatti quando l’abbiamo incontrato – o meglio inseguito – nei pressi di Alessandria, dopo circa una settimana di pedalata, era sereno e molto contento di pedalare da solo, senza dover competere su un percorso prestabilito. Un’avventura bella e buona.
Certo il ritmo non era tanto da avventura cicloturistica, dato che macinava circa 320 km al giorno con una regolarità impressionante: tutti chilometri “buoni” da mettere in saccoccia in previsione di un attraversamento più lento man mano che procedeva verso est, dove le strade sono più dissestate e la logistica un pochino più complessa. Non vedeva l’ora di attraversare i due paesi in cui ancora non era stato: la Mongolia, “me la immagino come il Kirghizistan, ma ancora più selvaggio”; e la Russia, la meta finale.


Il record sfiorato
Proprio in Russia, alle porte del traguardo, il fattaccio: munito di regolare visto elettronico (E-visa) Sofiane ha provato ad attraversare la frontiera sino-russa, l’ultima di tutto il percorso, da cui avrebbe pedalato gli ultimi 180 km fino a Vladivostok. In quel momento, il primo settembre, aveva un vantaggio consistente sul record precedente – circa due giorni.
Però, alla frontiera cinese di Sanchakou, si è scoperto che quel checkpoint è riservato a cittadini russi e cinesi, e così è stato respinto.
Determinato a completare il tragitto, Sofiane ha pedalato verso un altro checkpoint 60 km a nord, allontanandosi così dalla sua traccia che invece scendeva verso sud-est. Qui il problema era un altro: per entrare in territorio russo avrebbe dovuto attraversare una no man’s land di circa 20 km in treno, ma questo avrebbe invalidato il tentativo di record. Nel frattempo, il vantaggio si era ridotto a poche ore.
La sua ultima storia è stata un semplice testo, ben diverso dai video in cui cantava a squarciagola per farsi compagnia durante la traversata: “To fail so close to the goal is heartbreaking. Now I have ten months to decide whether I want to try again… or if this will forever remain a failure.” / «Fallire così vicino all’obiettivo è straziante. Ora ho dieci mesi per decidere se voglio riprovarci… o se questo resterà per sempre un fallimento».
Poi il silenzio; dopo alcuni giorni si è scoperto che aveva pedalato di nuovo verso sud e aveva attraversato la frontiera passando da un sentiero di montagna, consegnandosi poi alla prima occasione alle istituzioni russe per regolarizzare la sua posizione. In quel momento però è stato arrestato – era il 2 settembre – e da allora è in prigione, aspettando di essere giudicato.

Gli sviluppi
Dalla data del suo arresto la situazione è pressoché immutata: è stato trasferito dalla regione di Pograchiny al centro di detenzione di Ussuriysk a un’altra, sempre nella regione di Vladivostok, ed è in cella con altre due persone in attesa di un processo. L’accusa è di aver passato illegalmente il confine. La diplomazia si è mossa, e Sofiane è assistito da un team di legali.
Parlare di sviluppi sembra persino fuori luogo: c’è solo attesa. Non ci sono comunicazioni dirette, gli avvocati lo hanno visto alcune volte e hanno trasmesso lettere da e per la sua compagna, Fanny. Non gli è permesso uscire, e malgrado le condizioni che sono quelle che immaginiamo in una prigione russa, pare stia bene.
Dopo più di sei settimane che è in cella, l’investigazione sembra finalmente giunta al termine, quindi il processo non dovrebbe essere lontano. La pena più grave prevista è due anni di carcere, ma riguarda fattispecie in cui ci sono aggravanti specifiche; non sembra questo il caso, dato che Sofiane si è consegnato volontariamente alle autorità.

Le iniziative
Il mondo dell’ultraciclismo ha mostrato subito la sua solidarietà. Malgrado l’abitudine agli imprevisti e all’avventura, questa è tutta un’altra storia; di conseguenza ha avuto un impatto globale profondo nella comunità di appassionati e di atleti. Data la difficoltà di aiutare Sofiane, la sua compagna Fanny Bensussan ha lanciato intanto questo indirizzo e-mail a cui inviare messaggi di supporto. Facciamoci sotto!
Ecco qui la sua dichiarazione in inglese e in francese:
This email address has been created for you to share words of support with Sofiane. I’ll try to get the most of them to him when I can. These messages will reach him directly when this is all over. They are also for me, for Sofiane’s family, to give us strength. That is what we need: you, showing hope, sharing love, with us and for Sofiane.
Vous pouvez maintenant envoyer tous vos messages de soutien à Sofiane sur cette adresse mail. J’essaierai de lui en faire parvenir le maximum dès que j’en ai l’opportunité. Ces messages lui parviendront directement quand tout cela sera terminé. Ils sont aussi pour moi, pour la famille de Sofiane, pour nous donner du courage. C’est ce dont nous avons besoin : savoir que vous êtes derrière nous, avec lui.
Non resta che seguire l’evoluzione della situazione e, nel frattempo, mostrare il supporto a Sofiane Sehili.





















I commenti che non rispettano queste linee guida potranno non essere pubblicati