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Da E.T. a Stranger Things, i ragazzini in bicicletta conquistano gli schermi

Da E.T. a Stranger Things, i ragazzini in bicicletta conquistano gli schermi
TAGS: cinema

Con l’uscita dell’ultima stagione di Stranger Things che si avvicina, torna d’attualità uno dei tropes più particolari e apprezzati del cinema americano: quello dei “Kids on Bikes”. Gli ingredienti sono semplici quanto efficaci: un gruppo di ragazzini, un mistero da risolvere, un mondo adulto assente o distratto e, soprattutto, le biciclette come simbolo di libertà, appartenenza e scoperta.

Dai voli di E.T. ai pomeriggi dei Goonies: la nascita di un sottogenere

Tutto parte nel 1982 con “E.T. – L’extra-terrestre” di Steven Spielberg. La celebre scena del volo in bici davanti alla luna non è solo un momento iconico: è la nascita di un linguaggio. La bicicletta diventa estensione dell’immaginazione infantile, un mezzo per oltrepassare i confini del quartiere e, metaforicamente, dell’infanzia stessa.

Da lì nasce un vero e proprio sottogenere cinematografico, che attraversa gli anni ’80 con titoli come I Goonies, IT e The Monster Squad: storie in cui il gruppo di amici si muove in bici verso l’avventura, per affrontare mostri, misteri o semplicemente il passaggio all’età adulta.

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Il cuore di queste storie è la bicicletta, simbolo di indipendenza. È il primo mezzo che permette ai ragazzi di allontanarsi davvero da casa, di esplorare spazi proibiti, di scegliere la propria direzione. Un modo per scoprire il mondo senza la guida degli adulti, che in queste narrazioni spariscono, ostacolano o sminuiscono le avventure di cui ragazzini invece sono protagonisti.

Attorno a questo oggetto si costruiscono storie che parlano di coraggio e amicizia, ma anche di crescita: le strade percorse in bici diventano qui un percorso di formazione.

Stranger Things Kids on Bikes ET

Dalla nostalgia al revival: il caso Stranger Things

Negli ultimi anni, il trope dei “Kids on Bikes” ha conosciuto una rinascita sorprendente, e al centro di questo revival c’è Stranger Things. La serie dei fratelli Duffer ha puntato tutto sull’effetto nostalgia, e così facendo è riuscita a riportare sullo schermo non solo le atmosfere degli anni ’80, ma anche il modo in cui quelle storie parlavano di libertà, amicizia e scoperta.

Le biciclette dei protagonisti (Mike, Dustin, Lucas, Will e Eleven) non sono semplici mezzi di trasporto: sono estensioni della loro identità, strumenti con cui sfuggire ai pericoli del laboratorio, attraversare le foreste di Hawkins e, soprattutto, restare uniti. Ogni pedalata rappresenta un atto di resistenza contro un mondo adulto che non capisce o non ascolta, e contro l’oscurità dell’Upside Down che incombe sul loro piccolo universo.

Stranger Things rielabora il mito dei “Kids on Bikes” con una sensibilità moderna. In questo contesto, le biciclette stesse diventano un elemento che sa di nostalgia, evocando un’epoca passata: quella dell’infanzia senza smartphone, dei pomeriggi in strada, delle avventure vissute sul serio.

Stranger Things Kids on Bkes

Perché ci piacciono tanto le storie di ragazzini in bicicletta

Il fascino delle storie in bicicletta esiste da sempre. È un mezzo che per sua natura riesce a trasmettere sensazioni di libertà, scoperta, indipendenza, a prescindere da tutto quello che gli sta intorno. Unire a questa formula la presenza di ragazzini intenti a risolvere un mistero, a vivere un’avventura, ad uscire vincitori davanti ai pericoli e alle difficoltà, aggiunge emozioni ancora più forti.

Per questo il trope dei Kids on Bikes resiste attraverso i decenni e i generi, perché parla di qualcosa di universale: la voglia di crescere restando uniti, di affrontare il mondo insieme, pedalando insieme verso l’ignoto.

Guardando Elliott di E.T. volare in bici sopra le strade del quartiere, i Goonies sfrecciare tra vicoli e boschi per sfuggire alla banda dei Fratelli, o i ragazzi di The Sandlot pedalare a tutta velocità verso il campo da baseball, è impossibile non sentirsi trasportati, appagati e un po’ nostalgici.

D’altronde, il lieto fine garantito di queste avventure ci riporta inevitabilmente a quel periodo in cui, in sella a una bicicletta e con gli amici accanto, tutto era possibile. E nessun Demogorgone avrebbe mai potuto farci niente.

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