Se per usare la bici devi fermarti otto volte in meno di un chilometro quella non è una ciclabile: è un percorso a ostacoli. La ciclabile lungo la statale Briantea, nel tratto che attraversa il comune di Curno, nasceva con un obiettivo chiaro: offrire un’alternativa sicura alla strada più trafficata dell’hinterland bergamasco. Un’infrastruttura pensata per collegare Bergamo, i comuni limitrofi e l’ospedale, incentivando la mobilità quotidiana in bicicletta.
Ma nella realtà dei fatti la pista ciclopedonale in questione è tutto fuorché bike friendly. Archetti metallici creano interruzioni continue e restringimenti, rendendo il tracciato difficile, scomodo e in alcuni casi impraticabile, soprattutto per chi usa la bici come mezzo di trasporto quotidiano.
Una ciclabile che scoraggia l’uso della bici
Il tratto realizzato, lungo circa 400 metri sul lato opposto all’Esselunga, presenta una serie di transenne/parapedonali posizionate in corrispondenza di ogni accesso carrabile alle attività commerciali che affacciano sulla Briantea.Il risultato è un vero e proprio percorso a ostacoli: otto coppie di transenne in meno di un chilometro, collocate di traverso, che costringono a rallentare, scendere dalla bici o deviare.
Non sorprende quindi che molti ciclisti preferiscano pedalare direttamente sulla statale, nonostante il traffico intenso, piuttosto che utilizzare una ciclabile che interrompe di continuo la marcia.
Una contraddizione evidente: l’infrastruttura pensata per aumentare la sicurezza finisce per spingere le persone a esporsi a maggiori rischi.
Le segnalazioni dei ciclisti e la posizione di Aribi
A raccogliere le segnalazioni è stata anche Aribi – l’Associazione per il rilancio della bicicletta – che ha definito senza mezzi termini la ciclabile della Briantea un’opera “inagibile” [➡️approfondisci qui].
Come spiegato dalla presidente Claudia Ratti, il problema non è la presenza degli accessi carrabili, ma il modo in cui sono stati gestiti: “Una ciclabile non può essere una corsa a ostacoli. Non può costringere a continue interruzioni, deviazioni e rallentamenti che scoraggiano l’uso quotidiano della bici e aumentano i rischi”.
Il punto centrale è la continuità. Una ciclabile funziona se consente di pedalare in modo fluido, prevedibile, senza obbligare chi la usa a fermarsi ogni pochi metri. Altrimenti non è un’alternativa credibile all’auto.
Quando la ciclabile non è pensata per chi pedala
A rendere ancora più evidente l’inadeguatezza della ciclabile lungo la Briantea è la lettera aperta pubblicata da Bergamonews e inviata da un residente del comune di Mozzo, pendolare quotidiano in bicicletta. Non un ciclista “sportivo”, ma una famiglia che usa la bici ogni giorno per vivere: andare al lavoro, accompagnare i figli all’asilo, muoversi in città.
Lui utilizza una e-cargo bike, la moglie una ebike con carrellino al traino. Una scelta dettata dalla praticità, non da ideologia ambientalista: sei chilometri che in auto – a causa del traffico sostenuto – possono richiedere anche un’ora, mentre in bicicletta diventano un tragitto di 15–20 minuti, tutto l’anno, con qualsiasi meteo. Meno stress, meno traffico, più sicurezza per i bambini.
Proprio per questo, racconta, la realizzazione della ciclabile lungo la Briantea era stata accolta con entusiasmo: finalmente un collegamento protetto lungo uno degli assi più trafficati dell’hinterland bergamasco. Un’infrastruttura che avrebbe potuto fare la differenza per chi, come loro, usa la bici come mezzo di trasporto quotidiano.
L’entusiasmo, però, si è spento subito davanti alla realtà dei fatti.
Otto coppie di transenne/parapedonali in meno di un chilometro
Nel tratto realizzato a Curno, la ciclabile presenta otto coppie di transenne/parapedonali in meno di un chilometro, posizionate di traverso in corrispondenza degli accessi alle attività commerciali. Una scelta progettuale che trasforma il percorso in una vera e propria corsa a ostacoli: con una bici normale è necessario rallentare e spesso scendere; con una cargo bike o una bici con carrellino, in molti punti non si riesce semplicemente a passare.
Il risultato è paradossale: la ciclabile – dal costo complessivo di 230 mila euro – è quasi sempre vuota, utilizzata al massimo da qualche pedone, mentre i ciclisti – anche quelli con bambini al seguito – sono costretti a tornare sulla statale Briantea, condividendo la carreggiata con auto e mezzi pesanti, spesso a velocità sostenuta.
Nella sua lettera, il residente parla di un’infrastruttura “impraticabile” e sottolinea come questa soluzione dimostri l’assenza di una visione realistica della mobilità ciclabile. Non basta tracciare una linea o posare qualche metro di asfalto per poter dire di aver incentivato la mobilità dolce: se una ciclabile non è pensata per chi pedala davvero, ogni giorno, con bambini, carichi e necessità reali, non è una ciclabile.
Ancora più amara la constatazione finale: Curno è stato capofila della Ciclovia dei Colli e del Brembo, ma lungo la Briantea sembra prevalere ancora una progettazione autocentrica, in cui la sicurezza e la continuità del percorso ciclabile vengono sacrificate per non “disturbare” gli accessi carrabili. Con il risultato opposto a quello dichiarato: invece di proteggere gli utenti più vulnerabili della strada, li si costringe a scegliere l’opzione più pericolosa.
Intanto – stando al computo metrico dell’opera – gli archetti parapedonali installati sulla ciclabile sono costati oltre 2.000 euro.
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La replica del Comune di Curno: “Arriveranno dei correttivi”
Dal Comune di Curno arriva l’ammissione del problema. Il sindaco Andrea Saccogna ha riconosciuto che gli archetti installati sono troppo stretti e poco funzionali, spiegando che erano stati pensati per ridurre i rischi in prossimità dei numerosi accessi commerciali.
Una motivazione comprensibile, ma che conferma un approccio ancora autocentrico: si proteggono i flussi di auto frammentando la ciclabile, invece di progettare lo spazio stradale mettendo davvero al centro gli utenti più vulnerabili.
L’amministrazione ha annunciato che, con il completamento del secondo lotto verso Longuelo, verranno introdotti correttivi: paletti meno invasivi o maggiormente distanziati. Un passo nella direzione giusta, ma che non risolve il problema alla radice: è mai possibile che al giorno d’oggi le infrastrutture ciclabili vengano progettate in questo modo?
Cosa dice la normativa: le ciclabili devono essere continue e accessibili
La situazione di Curno non è un caso isolato. E non è nemmeno solo una questione di “buonsenso”: esistono precisi riferimenti normativi.
Il Decreto Ministeriale 557/1999, che definisce le caratteristiche tecniche delle infrastrutture ciclabili, stabilisce che le piste devono garantire:
- continuità del tracciato
- sicurezza e regolarità della percorrenza
- assenza di ostacoli fissi non necessari
Inoltre, le Linee guida per la progettazione delle infrastrutture ciclabili del Ministero delle Infrastrutture ribadiscono che dissuasori, paletti e barriere devono essere evitati o utilizzati solo in casi eccezionali, perché rappresentano un pericolo e una limitazione per molti utenti.
Il precedente di Faenza che fa giurisprudenza

Un precedente significativo arriva da Faenza, come abbiamo raccontato su Bikeitalia. Qui un’associazione locale ha presentato ricorso al Ministero dei Trasporti contro la presenza di paletti e barriere lungo alcune ciclabili cittadine, ritenute barriere architettoniche e incompatibili con una reale mobilità ciclabile. Il ricorso è stato accolto: il Ministero ha dato ragione ai ciclisti e il Comune è stato costretto a fare marcia indietro, rimuovendo gli ostacoli che interrompevano la continuità delle piste. E ha fatto giurisprudenza, tanto che anche altre Amministrazioni hanno dovuto rimuovere le barriere architettoniche presenti su alcune ciclabili (emblematico il caso di via Giuseppe Berto a Roma).

Un passaggio chiave, perché dimostra che paletti, archetti e transenne non sono solo una cattiva pratica progettuale, ma possono anche essere illegittimi quando compromettono la percorribilità e l’accessibilità delle ciclabili. Un esempio concreto che mostra come la sicurezza non si ottenga trasformando le piste in percorsi a slalom, ma garantendo continuità, visibilità e rispetto delle regole.
Non basta “fare una ciclabile”
La ciclabile lungo la Briantea è l’esempio perfetto di un errore ancora molto diffuso in Italia: considerare la ciclabile come un elemento accessorio, da inserire senza disturbare troppo il traffico motorizzato.
Ma una vera infrastruttura ciclabile non si misura in metri realizzati. Si misura in persone che la usano davvero, ogni giorno, per andare al lavoro, a scuola, a fare la spesa.
Finché una ciclabile obbliga a fermarsi di continuo, esclude le cargo bike e (re)spinge chi pedala costringendolo a tornare su una strada ad alto scorrimento densamente trafficata non sta svolgendo la sua funzione.
Una correzione necessaria, non opzionale
I correttivi annunciati dal Comune sono un segnale positivo, ma devono essere strutturali, non cosmetici. Eliminare o ridurre gli ostacoli non è un favore fatto ai ciclisti: è un atto dovuto per rendere l’opera conforme alla normativa e agli obiettivi dichiarati di mobilità sostenibile.
La Briantea è un asse strategico. Una ciclabile davvero continua e sicura potrebbe cambiare le abitudini di centinaia di persone. Ma solo se smette di essere una corsa a ostacoli e diventa, finalmente, un’infrastruttura per la bici.
Speriamo che anche questa – una volta liberata dagli archetti – lo diventi presto.
[Fonte]





















Beh a Brescia citta’ hanno fatto si le ciclabili ma come? semplicemente x la maggior parte disegnando sui marciapiedi il logo classico di una bicicletta.Per fortuna io essendo un biker faccio per quasi la totalita’ dell’uscita strade sterrate.
Va detto pero’ che ci sono ( parlo delle zone che frequento ) specialmente sul lago d’Iseo delle belle e ampie ciclabili,spero che chi di dovere risolva gli sbagli fatti
la 1500 a ostacoli in bicicletta nuova gara olimpica
Le amministrazioni comunali non riescono ancora a concepire le ciclabili come elemento di viabilità. Rimane ancora vivo il concetto di bicicletta come mezzo di svago e divertimento. Ciclabile = elemento ludico (con tutte le conseguenze del caso). Finché non cambierà il pensiero non avremo neppure la possibilità di discuterne.
Nel tratto di ciclabile che percorro per andare al lavoro i semafori rappresentano un punto che puó penalizzare il tragitto: per le auto sono verdi minuti su minuti e per le bici 15 secondi. Il risultato é che negli orari di punta tra studenti addormentati, lunghe e pesanti bici cargo, bimbi alle prime armi, monopattini e circo di ogni tipo ti becchi anche 2-3 semafori. A meno di fare gli incivili passando OVUNQUE possibile (marciapiedi, aiule, etc). Stop&Go di continuo
io abito lì dietro e quella ciclabile non la faccio e non la farò mai. è un’insulto all’intelligenza. purtroppo abito in un comune diverso e il mio voto non influirà sul prossimo sindaco
Purtroppo se ne trovano ovunque di genialate simili.
Oltre a complicare la vita ai ciclisti “semplici” rendono di fatto la pista NON percorribile a tandem, bici con trolley e passeggini e cargo bike.
Utile sapere che si puo` fare qualcosa per chiedere modifiche, grazie
Devo ammettere, mio malgrado di cominciare ad odiare i ciclisti, o almeno una categoria di ciclisti e conduttori di monopattini, io lavoro in giro per Torino, la maggior parte di questi individui non rispetta la segnaletica e d ancora meno i semafori.
Qui a Torino parecchi anni fa avevano disegnato la ciclabile sui marciapiedi, dopo che gli utenti che uscivano dai portoni si sono lamentati dei ciclisti, allora non esistevano ancora i monopattini hanno dovuto mettere delle transenne a protezione dei pedoni…
Ora invece si sono inventati il parcheggio in mezzo alla strada per fare la ciclabile, va bene i ciclisti sono protetti, ma è molto pericoloso per le auto e d ancora di pi per i furgoni svoltare a destra, i ciclisti,almeno quelli che usano la ciclabile arrivano a velocità folli ed i geni che hanno studiato la ciclabile non hanno previsto il posizionamento di specchi per vedere se arriva qualcuno…
Sicuramente questi urbanisti non sono mai andati né in auto né in bici!
Questa sarà anche la peggiore del mondo (in realtà a Milano ne ho viste di peggio), ma è proprio il concetto di pista ciclabile che è sbagliato. Le piste ciclabili vanno bene al massimo per i bambini di 8 anni che fanno i giretti in bici. Chi deve spostarsi in bici ha bisogno di strade sicure, che è un’ altra cosa.
Le uniche piste ciclabili sensate non attraversano alcuna strada, e quindi non sono compatibili con le città, salvo percorsi lungo ferrovie o argini dei fiumi.
Le altre piste ciclabili, con tortuosi attraversamenti e reimmissione pericolosissime nel traffico servono solo a qualche assessore per farsi bello. Assessore che tipicamente non ha mai pedalato in vita sua
oltre a tutte queste problematiche evidenziate nell’articolo ci sta il fatto che per realizzare la ciclabile molto spesso restringono le carreggiate,e non di poco, così i ciclisti non le usano perché,come detto sopra sono impraticabili,e con carreggiate ristrette i ciclisti sono esposti a pericoli di molto maggiori ,che progresso verso il Green
Forse… nel caso in cui debbano essere rimossi paletti lo si facesse fare fisicamente al progettista delle ciclabili…. Se fisicamente non c’è la fa basta che contribuisca economicamente.
PS qui a Bologna e dintorni abbiamo progettisti di ciclabili che han fatto la stessa scuola
I motivi di queste genialate sono due.
Il primo è la furbizia di raggiungere obiettivi “politici”.
Il secondo è avere tecnici burloni o con seri problemi mentali.
Non solo ci sono e parecchie Piste ciclabili palettate, ma anche sul lato opposto al senso di marcia che di fatto dopo qualche centinaio di metri di ciclabile devi riattraversare la strada con tutti i rischi connessi se è ad alto traffico. Inoltre dulcis in fundo e questo è capitato a mè , di essere reguardito da automobilisti perchè non entravo in quella ciclabile e li ostacolavo. Io sono del 1948, e sono circa 40 anni che vado in bici, fino a 4 anni fa con la muscolare ora con la E-Bike per cui ne ho fatto di strada ” In Bici ” e fortunatamente senza mai essere come si dice in gergo ” Tirato Sotto ” Il Mio commento è un giudizio positivo, nel senso che anche se con molti difetti almeno le piste ciclabili si incomincia a farle, però l’indole non è la difesa del Ciclista e renderlo più sicuro, ma rendere la strada più fluida agli automobilsti togliendoli dalle strade.
Ponte della Priula, Nervesa della Battaglia/Susegana (TV) Ponte ristrutturato con pista ciclopedonale ambo i sensi con tanto di tabella. Percorso ciclabile Monaco-Venezia. Sul ponte non ci sono accessi carrabili, solo il fiume Piave che passa sotto il ponte!
Da un paio d’anni installata nuova tabella ambo i sensi: “Cicli a mano” adesso tutti i ciclisti, sportivi e non, passano sulla strada “Pontebbana” (TV-BL-UD) trafficatissima!
Attraversamento ponte con tanto di concerto clacson di camion e auto visto che gli automobilisti non sono a conoscenza della modifica.
Venite a Zogno, in provincia di Bergamo, stanno realizzando un tratto di ciclabile che collega due tratti già esistenti esattamente come a Curno. Avrebbero come inizialmente pensato, dovuto farla passare sul lato del fiume Brembo (lo spazio c’era), ma quei geni dei burocrati hanno pensato che sarebbe stato meglio restringere la carreggiata della provinciale e rendere la ciclabile una corsa ad ostacoli pericolosa, piena di fermate per incroci e per passaggi carrali. Non oso pensare quanto stia costando quel obbrobrio…
Non è l’unico caso, venite a Padova e Cadoneghe.
Piste ciclabili progettate da chi una bicicletta non sa nemmeno quante ruote abbia…. L’importante è spendere i soldi “regalati” con il PNRR. Io obbligherei chi la progetta a doverne usufruirne giornalmente almeno per tutta la durata della carica pubblica che occupava all’atto della progettazione.