Infrastrutture

Napoli: le nuove ciclabili sono un disastro

Napoli: le nuove ciclabili sono un disastro
Luca Simeone pedala sulle nuove ciclabili di Napoli (febbraio 2026) - frame da video di Fanpage.it

A Napoli si continuano a tracciare linee sui marciapiedi chiamandole “piste ciclabili”. Ma chi la bici la usa ogni giorno sa che una ciclabile non è vernice colorata: è infrastruttura, è gerarchia dello spazio urbano, è sicurezza percepita e reale.

La testata Fanpage.it ha pubblicato una videointervista a Luca Simeone, presidente dell’Associazione Napoli Pedala e Bicycle Mayor della città, realizzata in bici lungo i nuovi tratti ciclabili di Fuorigrotta e Soccavo finanziati con fondi PNRR.

I contenuti del servizio di Fanpage – che trovate in versione integrale qui sotto – confermano punto per punto quanto raccontiamo da anni su Bikeitalia: a Napoli le ciclabili continuano a nascere male, scollegate, sottodimensionate e senza una visione sistemica.

Fuorigrotta: ciclabili sui marciapiedi e conflitto con i pedoni

Il primo tratto analizzato è quello di via Diocleziano, a Fuorigrotta. Qui la pista ciclabile non è stata ricavata dalla carreggiata automobilistica – come qualunque manuale di progettazione suggerirebbe – ma “disegnata” su un marciapiede esistente.

Il risultato? Uno spazio promiscuo in cui pedoni e ciclisti sono costretti a convivere in pochi metri, senza separazione fisica e senza chiarezza funzionale.
Simeone lo dice chiaramente nel servizio: “Si poteva realizzare su strada, redistribuendo lo spazio tra pedoni, bici e automobili, mentre si è preferito realizzarla così”.

È un punto cruciale: la mobilità sostenibile non si afferma senza sottrarre spazio alla mobilità privata motorizzata. Se non si tocca la carreggiata, non si sta facendo una ciclabile: si sta comprimendo ulteriormente chi già ha meno spazio, generando conflitto sociale invece che sicurezza.

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Via Giulio Cesare: salti, discontinuità e ciclisti costretti a scendere

Sul tratto di via Giulio Cesare la situazione non migliora. La ciclabile inizia con un segmento rialzato che rende difficile – se non impossibile per molti – l’accesso in sella.
Qui Simeone sintetizza con una frase che dovrebbe essere incisa nei capitolati tecnici: “Fare ciclabili non significa mettere una linea a terra, colorarla e dire ai ciclisti di passare di lì. Significa ripensare la mobilità di un quartiere”.

Il problema strutturale è proprio questo: manca la progettazione integrata. Non c’è continuità tra i tratti, non c’è una rete, non c’è leggibilità. Le infrastrutture ciclabili funzionano quando sono continue, intuitive, riconoscibili. Qui sembrano interventi puntuali, scollegati, privi di un disegno complessivo.

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Soccavo e via Cintia: larghezze fuori standard

Spostandosi a Soccavo, emergono altre criticità: tratti annunciati e mai completati, cantieri intermittenti e – soprattutto – sezioni ciclabili larghe poco più di un metro, in evidente contrasto con le dimensioni minime raccomandate dalla normativa tecnica.

Una ciclabile sottodimensionata non è solo scomoda: è insicura. Non consente il sorpasso, non garantisce margine laterale, non tutela dai veicoli in transito. È un’infrastruttura formalmente esistente ma funzionalmente inadeguata.

4 milioni di euro e 10 km annunciati: il nodo PNRR

Il progetto rientra nel quadro dei finanziamenti PNRR, con circa 4 milioni di euro destinati alla realizzazione di 10 chilometri di nuove piste ciclabili tra Fuorigrotta e Soccavo.

I lavori, avviati nel 2025, hanno subito una lunga fase di stop per “rimodulazione” – come avevamo raccontato su Bikeitalia – e solo nei primi mesi del 2026 si intravedono segnali di ripresa. Nel frattempo, però, ciò che è stato realizzato racconta un’altra storia: frammentazione, scarsa qualità esecutiva, assenza di confronto con le associazioni e con chi la bici la utilizza quotidianamente.

Secondo Simeone, l’errore originario è proprio la mancata interlocuzione con la cittadinanza attiva. La pianificazione della mobilità ciclabile richiede processi partecipativi, audit di sicurezza, simulazioni di flusso. Senza questi strumenti, il rischio è quello che vediamo oggi.

Napoli e la mobilità ciclistica: nessun passo avanti

Non è la prima volta che su Bikeitalia affrontiamo il tema delle ciclabili partenopee. Negli anni abbiamo documentato:

  • tratti privi di continuità funzionale;
  • intersezioni non protette;
  • piste ciclabili “a ostacoli”;
  • infrastrutture promiscue senza separazione reale.

Il nuovo intervento a Fuorigrotta e Soccavo sembra purtroppo inserirsi nella stessa traiettoria. Invece di consolidare una rete urbana efficiente, si procede per segmenti disconnessi.

Il risultato è che, come sottolinea il servizio di Fanpage, la bicicletta a Napoli resta un’opzione per “amatori e coraggiosi”. Con il risultato che chi vuole utilizzarla per andare al lavoro e per spostarsi quotidianamente deve accettare il disservizio come condizione strutturale.

Non è solo un problema tecnico, ma culturale

La questione non riguarda solo misure, cordoli o segnaletica. Riguarda la visione politica della mobilità urbana.

Una città che investe davvero nella mobilità sostenibile:

  • riduce lo spazio alle auto private;
  • protegge gli utenti vulnerabili;
  • crea reti continue e leggibili;
  • integra bici, trasporto pubblico e pedonalità.

A Napoli, come dimostra il video girato sulle nuove ciclabili, sembra avvenire l’opposto: si evita di toccare l’assetto automobilistico e si comprimono pedoni e ciclisti nello stesso spazio residuale. Questo non è un avanzamento: è una regressione progettuale.

Cronaca di un disastro sotto gli occhi di tutti

L’ottimo servizio di Fanpage, che abbiamo voluto riprendere e approfondire in questo articolo, non fa che ribadire una criticità sistemica: senza progettazione di qualità e senza una redistribuzione reale dello spazio stradale, le ciclabili restano operazioni cosmetiche.

Napoli – come sottolinea Simeone – avrebbe bisogno di una rete ciclabile urbana continua, sicura, conforme agli standard tecnici e integrata con il trasporto pubblico.

Fino a quando le ciclabili saranno “disegnate” sui marciapiedi o costruite senza criterio e sotto misura, continueremo a raccontare – dati alla mano – perché non basta una striscia di vernice per terra per cambiare la mobilità di una città.

E perché le ciclabili di Napoli sono – e continuano a essere – un disastro.

[Fonte]

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Commenti

  1. Alexh ha detto:

    Sono d’accordo, ma bisognerebbe anche rispettare il codice della strada, e semplicemente rispettare gli altri, fermandosi alle strisce quando un pedone cerca di attraversare (verso 4’35).

    Sono belga, vivo in Italia da 15 anni. Di certo in Belgio i problemi non mancano, ma la maleducazione e il menefreghismo stradali degli italiani è qualcosa di sconvolgente.

  2. Pietro Di Nocera ha detto:

    “Il problema non è solo tecnico: l’amministrazione dovrebbe collaborare con le associazioni di categoria, invitarle ai tavoli di progettazione delle piste ciclabili e ascoltarne i consigli. Ma se le associazioni non riescono a farsi rispettare, criticano e fanno bene il loro lavoro, alla fine il risultato è il nulla. La responsabilità è condivisa, ma l’amministrazione resta troppo poco collaborativa.”
    Pietro Di Nocera

  3. Maxx ha detto:

    [Questo commento non è stato pubblicato > https://www.bikeitalia.it/linea-guida-moderazione-commenti-su-bikeitalia-it/ – Bikeitalia.it]

  4. Marcello Anglana ha detto:

    Purtroppo anche a Lecce!

  5. Gigi ha detto:

    E non pensiate che solo a Napoli sia così.
    Guardiamo le ciclabili realizzate in città a Varese, proprio nel “profondissimo” nord.
    Mal pensate e progettate, trascurate, con manutenzione carente (anche in quella peraltro molto bella che contorna il lago). Mai una multa a chi vi parcheggia sopra.

  6. Felice Pedalo ha detto:

    purtroppo penso che non sia un problema limitato a Napoli; anche qui a Torino la maggior parte delle “ciclabili” sono linee tracciate per terra, sui marciapiedi, discontinue e salvo rare eccezioni mai totalmente distinte dal traffico veicolare.

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