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“Negozi di bici sempre meno punto di riferimento”

“Negozi di bici sempre meno punto di riferimento”
Simone Radice al lavoro nel suo negozio di riparazione bici - Free Ride - a Valgreghentino

Vita da cicloriparatore: un mestiere che piace, che dà un senso di libertà. Ma il momento non è facile. Dall’esperienza, ancora iniziale, di un neoimprenditore, qualche indicazione per incrementare il business: elasticità nel rapporto con il cliente e competenze tecniche diversificate per rispondere ai bisogni locali.

La bici, la meccanica sono passioni, per lui. Pratica sport in modo amatoriale: enduro, downhill, oggi anche il ciclismo su strada. Sulla bici Simone Radice, 48 anni, perito meccanico, ha puntato anche per dare una svolta alla sua vita.

Alla fine di una precedente parabola lavorativa, come educatore in un centro disabili, nel 2023 decide di professionalizzare la sua preparazione tecnica sulle due ruote. Segue il Masterclass in Meccanica Ciclistica con Bikeitalia e avvia la sua attività di riparazione di bici, nel Lecchese, a Valgreghentino, non lontano dalla ciclabile dell’Adda, prima del lago di Garlate e del lago di Como, ramo di Lecco.

“Il mio negozio di riparazione bici, Free Ride, non è proprio a fianco della ciclabile. Questo mi ha permesso di trovare uno spazio in affitto a prezzi ragionevoli”, spiega Radice.

Oggi però, a due anni dall’inizio dell’attività, l’imprenditore fa i suoi primi bilanci. E non sono del tutto positivi: “Non è per il tipo di lavoro, quello mi piace molto, anche per la libertà con cui posso organizzarmi e per il rapporto con i clienti, soprattutto quelli che reputano validi i miei consigli. È che i riparatori si trovano in un momento socioeconomico complesso. Le persone fanno scelte, riguardo agli acquisti: comprare una bici nuova o anche ripararla può non essere una priorità”.

Riparazione bici su cavalletto negozi di bici

Radice ha sentito il bisogno di scrivere alla redazione di Bikeitalia, ecco il suo messaggio: “C’è una crisi economica spaventosa, le bici sono un di più nella stragrande maggioranza della testa delle persone. Mi ritrovo a riparare ormai quasi più bici degli anni 90 che moderne. I pezzi di ricambio e gomme ormai vengono acquistati con l’e-commerce, officine e negozi sono sempre meno punto di riferimento. I costi per le attività sono schizzati alle stelle. In Europa le condizioni sono sempre meno favorevoli alle attività di piccole dimensioni”.

Cerchiamo di capire meglio.

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Che aspettative aveva?

«Ho pensato di offrire un servizio di cui c’è bisogno. Ho aperto qui, nella mia zona, perché c’era spazio per chi offre riparazioni di base. C’erano servizi di riparazione, ma per ciclisti di alto livello. Io lavoro per clienti di ogni tipo, da chi ha bisogno di manutenzioni per tutti i giorni, a chi ha esigenze tecniche più sofisticate».

Da dove arriva la percezione di crisi?

«Dall’esperienza diretta e dal confronto con altri colleghi. Le ciclofficine non sono più un punto di riferimento. Le persone acquistano pezzi di ricambio on line, si arrangiano con i tutorial per le riparazioni. I piccoli lavori li fanno in autonomia. E le bici più avanzate, tecnologicamente, si gestiscono anche con il cellulare. Devo fare compromessi: i clienti comprano i pezzi on line e li portano a me, per il montaggio. Così, però, il mio guadagno cala sensibilmente».

Simone Radice cicloriparatore negozi di bici in crisi e come uscirne
Alternative? Servizi a domicilio? Un furgone al posto del negozi?

«Sarebbe una possibilità per ridurre i costi. Ma i clienti qui non sono ancora pronti, hanno bisogno di vedere un negozio fisico. La vendita delle bici l’ho esclusa: non posso competere con i prezzi che si trovano sul web, se applico un ricarico sufficiente. E il conto vendita non esiste. Io non voglio fare debiti, per acquistare merce. In zona, poi, esistono già tante realtà consolidate, che vendono biciclette. Quasi tutte, tra l’altro, hanno un’officina interna, necessaria per dare ai clienti servizi postvendita».

Il Covid ha determinato un picco di vendite?

«Sì, ma è stata una bolla, seguita da un crollo. C’è stato un rinnovo del parco bici, molti hanno scoperto le bici con la pedalata assistita. E quelle da corsa con cambi elettronici, trasmissione elettronica e cavistica integrata. Bici di ultima generazione che hanno bisogno di pochissima manutenzione. Il meccanico è sempre meno necessario».

I ciclisti di alto livello sono la maggioranza, tra i clienti?

«No. L’80% sono ciclisti tradizionali, il 20% sono più evoluti. Tra questi, solo il 10% sono davvero tecnologici. Comunque, la mia realtà è nuova e io sto cercando di inserirmi in un mercato già consolidato».

Il cicloturismo in crescita aiuta le attività di cicloriparazione?

«La mia è un’ottima zona, con ciclabili diffuse tra tutti i paesi, turisticamente molto frequentata. La gente mi trova, anche se non faccio promozione sui social. Lascio che sia la qualità del mio lavoro a farmi conoscere. In modo spontaneo parlano di me, con recensioni positive. L’aumento di ciclabili è sicuramente un vantaggio, di cui godono maggiormente le attività prossime alle piste. Ma lì gli affitti sono più onerosi».

Puntare sul noleggio è una possibilità?

«Sì, ma la gestione del parco bici è molto impegnativa, richiede investimenti per gli acquisti. Una vita da schiavo. Non me la sento».

Consigli per chi vuole diventare cicloriparatore?

«Partire da zero è un bagno di sangue. Meglio iniziare lavorando in un’attività consolidata. Per chi ha già avviato un’officina, un modo per farsi conoscere e aumentare la clientela è seguire una squadra corse».

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Commenti

  1. accaso ha detto:

    preferisco supportare la ciclofficina di quartiere
    c’è da dire però che i prezzi delle biciclette sono diventati insostenibili

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