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Alpe d’Huez, 21 tornanti ma non solo 

Alpe d’Huez, 21 tornanti ma non solo 
Chadam Communication

La prima volta che il Tour de France ha proposto un traguardo in salita è stato il 4 luglio 1952, quando Fausto Coppi ha primeggiato ai 1850 metri dell’Alpe d’Huez. All’epoca, gli organizzatori Jacques Goddet e Félix Lévitan avevano capito che i traguardi in quota avrebbero potuto valorizzare le qualità degli scalatori e diventare un eccezionale veicolo promozionale per le stazioni sciistiche. Nelle 73 successive edizioni della Grande Boucle, l’Alpe d’Huez ha ospitato ben 30 arrivi di tappa. 

Per compensare l’anomalia di un’assenza durata quattro anni, nel 2026 l’A.S.O ha deciso di proporre una spettacolare due giorni sulla salita dell’Oisans: venerdì 24 luglioil gruppo affronterà i 21 iconici lacets che hanno fatto di questa salita uno stadio per i tifosi e un palcoscenico per i campioni del ciclismo, sabato 25 luglio, invece, si salirà dal Col de Sarenne ripercorrendo soltanto negli ultimi chilometri di gara l’ascesa classica. Le due frazioni alpine metteranno la parola fine alla lotta per la vittoria finale, visto che anticiperanno l’epilogo parigino degli Champs-Élysées. Chi avrà la meglio fra Tadej Pogačar, Jonas Vingegaard, Remco Evenepoel e Paul Seixas? 

Laurent Salino per Office de Tourisme Alpe d’Huez

La “montagna degli olandesi” e i successi italiani

Nell’ultimo quarto del XX secolo, la costanza con la quale gli organizzatori francesi hanno proposto questo traguardo, ha trasformato la frazione dell’Alpe d’Huez in una sorta di Campionato mondiale degli scalatori. Fra gli anni Settanta e gli anni Ottanta, le doppiette di Joop Zoetemelk, Hennie Kuiper e Peter Winnen e i successi dei “gemelli” Steven Rooks e Gert-Jan Theunisse (ben otto vittorie dei Paesi Bassi in tredici anni) hanno fatto dell’arrivo di Avenue du Rif Nel il culmine della “montagna degli olandesi”. Se si sale nei mesi estivi la quantità di nederlandesi che si misura con le sue impegnative pendenze è misurabile in centinaia al giorno. Sprovvisti di montagne in patria, raggiungono l’Oisans per fare scorta di quei dislivelli desiderati per tutto l’anno. 

Dopo il dominio dei tulipani – interrotto soltanto dai successi di nomi altisonanti come Bernard Hinault, Joaquim Agostinho, Beat Breu, Luis Herrera e Federico Echave – il decennio dei Novanta è stato monopolizzato dagli italiani con le doppiette di Gianni Bugno e Marco Pantani e i colpi a sorpresa di Roberto Conti e Giuseppe Guerini. Nel nuovo secolo i francesi si sono presi la scena con Pierre Roland, Christophe Riblon e Thibaut Pinot, mentre nei gli ultimi due arrivi ad alzare le braccia sono stati i britannici Geraint Thomas e Thomas Pidcock. Va detto che nell’albo d’oro della salita tenuta a battesimo dal successo coppiano del 1952, ci sono i due buchi neri rappresentati dalle vittorie del 2001 e del 2004 revocate per doping a Lance Armstrong. 

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Davide Mazzocco

I 21 tornanti della leggenda 

L’ascesa classica inizia ai 720 metri di Le Bourg-d’Oisans. L’economia di questo villaggio di fondovalle è imperniata sul culto quasi religioso che gli appassionati hanno dei 21 tornanti che conducono all’Alpe d’Huez; il fornitissimo Cycles e Sport di Rue du Général de Gaulle 27 è il punto di riferimento per chi ha bisogno di assistenza meccanica e accessori. I golosi che, come il sottoscritto, non sanno che farsene delle barrette energetiche troveranno un’ampia scelta di viennoiserie da Pain Bologne, in Avenue de la République 13. D’altronde, la strada per espiare le trasgressioni gastronomiche non manca. 

L’inizio della salita è molto impegnativo: i primi due tornanti hanno una pendenza media dell’11% ed evidenziano quasi sempre la forza e l’esperienza dei ciclisti che l’affrontano. La popolazione estiva di ciclisti è estremamente eterogenea in termini anagrafici, geografici e di equipaggiamento tecnico: mi è capitato di soccorrere un signore olandese che affrontava la salita senza saper utilizzare il cambio della bicicletta presa a noleggio, ma anche di salire conversando con uno statunitense che poche ore dopo sarebbe tornato a casa dopo avere fatto collezione di ascese sulle Alpi. Una salita di 14 km con un dislivello di 1130 metri e una pendenza media dell’8,1% va affrontata con il dovuto rispetto. Io l’ho scalata per la prima volta ventunenne, una trentina d’anni fa. Ci sono tornato altre volte: per lavoro, all’interno della Randonnée Marmotte e nel corso dei miei viaggi in bikepacking. 

Il picco di pendenza lo si raggiunge con il quinto tornante al 12% che conduce a La Garde, mentre nei chilometri che precedono Huez si resta al di sotto della doppia cifra. I tornanti (battezzati sui cartelli con i nomi dei vincitori) sono ampi, pianeggianti e danno modo di rifiatare a chi li prende nella parte più larga. Nei primi 10 chilometri, l’ascesa si snoda in un vallone esposto a sud privo di aerazione. Questa particolarità rende l’ascesa particolarmente calda nei mesi estivi e amplia lo spettro dei mesi in cui è possibile la scalata alla primavera e all’autunno, neve e ghiaccio permettendo ovviamente. 

Superato il borgo di Huez ed esauritasi la vegetazione, a 4 km dalla sommità ci si ritrova allo scoperto. Il penultimo virage ha una pendenza del 10%. Quando si entra nel centro abitato, la salita si fa meno impegnativa, nel tratto che precede il larghissimo rettilineo di Avenue du Rif Nel si può andare addirittura a ruota libera per qualche centinaio di metri. L’epilogo è al 6%. Chi non è pago e vuole spingersi ben oltre il traguardo del Tour de France, può proseguire per altri 4,2 km al 6% fino ai 2081 metri del Lac Besson. 

Laurent Salino per Office de Tourisme Alpe d’Huez

L’alternativa del Col de Sarenne 

Il Tour de France scala per la prima volta il versante orientale del Col de Sarenne già affrontato – ma in discesa – nell’edizione 2013 della Grande Boucle. I 12,9 km che conducono ai 1999 metri dello scollinamento superano un dislivello di 943 metri e hanno una pendenza media del 7,3%. L’ascesa inizia al bivio fra la D1091 e la D25, in prossimità di uno dei due ingressi del Grand Tunnel du Chambon. Il tratto più impegnativo dell’ascesa è la rampa al 15% che precede il centro abitato di Mizoën. Superata la fontana del paese, si procede per un chilometro su di un falsopiano che fa da preludio a un tratto boscoso dove le pendenze tornano in doppia cifra. Arrivati a Clavans-le-Bas, la strada spiana per un chilometro e mezzo fino a Clavans-le-Haut. Nei primi 6,5 km la pendenza media è del 6,2%, nulla di trascendentale. 

Nella seconda metà, però, le pendenze s’inaspriscono: gli ultimi 6,4 km sono all’8,4%. La sede stradale è stretta e, con il diradarsi della vegetazione, l’ascesa diventa l’opportunità per ammirare le cime più alte  del Massif des Écrins. Per chi ama i tornanti, gli ultimi 5 chilometri sono un vero e proprio banchetto: ce ne sono ben tredici. Scattata la foto di rito al cartello che indica la quota vagamente beffarda di 1999 metri, per raggiungere l’Alpe d’Huez bisogna proseguire per 8 chilometri misti, nei quali la discesa è intervallata da brevi tratti in contropendenza. 

Chadam Communication

La variante occidentale del Pas de la Confession 

Il versante occidentale dell’Alpe d’Huez è poco conosciuto e frequentato dai ciclisti che gli preferiscono le pendenze più sfidanti delle due ascese che verranno affrontate dal Tour de France di quest’anno. La salita inizia al bivio fra la strada di servizio D526 e la D44C, a una quota di 780 metri. Siamo sulle rive del Lac du Vernay, in prossimità dell’attacco del Col du Sabot e del Col de la Croix-de-Fer. Il primo tratto dell’ascesa è quello che conduce a Villard-Reculas: 10 km ombreggiati caratterizzati da lunghi tornanti, un’ampia sede stradale e una pendenza media del 6,8%.

Superato questo borgo alpino, si continua a salire per un paio di chilometri fino ai 1540 metri del Pas de la Confession. In quello che è il tratto più panoramico dell’intera ascesa, con una spettacolare veduta sulla valle dell’Oisans, bisogna superare una breve rampa al 17% che rappresenta la pendenza massima della variante occidentale. 

La discesa del Pas de la Confession è lunga 2 km ed erode un’ottantina di metri di dislivello. Giunti a Huez, si ricomincia a salire lungo i 5,8 km terminali dell’ascesa classica contraddistinti da una pendenza media del 6,5%. 

Chadam Communication

La Voie Verte de l’Oisans

Ai piedi dell’iconica salita del Tour de France, non mancano gli itinerari per le famiglie. La Voie Verte de l’Oisans che congiunge Le Bourg-d’Oisans ad Allemond si sviluppa sugli arenili della Romanche e dell’Eau d’Olle consentendo ai ciclisti di pedalare in sicurezza lontano dal traffico intenso della D1091. 

Per maggiori informazioni sugli itinerari si può consultare la sezione ciclismo del sito dell’Alpe d’Huez.

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