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Due salite mitiche del Tour: scalata a Croix-de-Fer e Mollard

Due salite mitiche del Tour: scalata a Croix-de-Fer e Mollard

Saint-Jean-de-Maurienne è il capoluogo dell’omonima valle e si trova  alla confluenza fra i fiumi Arc ed Arvan. Facilmente raggiungibile in treno, la località transalpina è uno dei più straordinari campi base delle Alpi vista l’enorme quantità di colli fattibili in giornata partendo dal suo centro storico. Se per arrivare ai piedi dei colli Télégraphe, Galibier, Glandon, Madeleine, Sapey, Beau Plan e Albanne bisogna spostarsi di alcuni chilometri, Croix-de-Fer e Mollard nascono a ridosso del centro più importante della Maurienne.

Il primo colle è il più noto in virtù dei 21 passaggi del Tour de France a partire dal 1947. Fra i ciclisti che hanno scollinato per primi ai 2068 metri del Col de la Croix-de-Fer vi sono Gino Bartali, Fausto Coppi, Bernard Hinault, Gert-Jan Theunisse, Thomas De Gendt, Steven Kruijswijk e Giulio Ciccone. Il Col du Mollard, la cui sommità è posta a 1634 metri, è un valico intermedio che rappresenta un’alternativa all’ascesa diretta della Croix-de-Fer. 

Col du Mollard: una scorpacciata di tornanti nel verde   

Il Col du Mollard è la salita ideale per chi ama le ascese ricche di tornanti. Da Saint-Jean-de-Maurienne si raggiunge in pochi minuti la vicina Villargondran e da qui si imbocca la D80. Il primo chilometro di ascesa ha una pendenza media del 5% e si sviluppa all’interno del centro abitato, con la possibilità di rabboccare la borraccia alla fontana del paese. Messe alle spalle le ultime abitazioni di Villargondran, si entra in un bosco piuttosto fitto. 

I dieci chilometri all’interno della foresta hanno una pendenza media del 7% e sono caratterizzati da una serie di tornanti ravvicinati e da un’ombreggiatura pressoché totale, assolutamente priva di aperture nelle quali ammirare la valle sottostante. Questa prima parte di ascesa culmina ai 1366 metri del Col de la Confrérie. Dopo 46 tornanti di salita piuttosto regolare, la pendenza si addolcisce e la strada prosegue rettilinea fino al borgo alpino di Albiez-le-Jeune. Da questa località l’ascesa prosegue per 4 chilometri al 3% fino ad Albiez-le-Vieux. Nella parte conclusiva la salita s’inerpica al 7%, fino a raggiungere i 1634 metri della sommità. Nei 17,7 km della salita la pendenza media è del 5,8%, la massima è del 13%. 

Col de la Croix-de-Fer: una balconata sulla Valle dell’Arvan

Superato il valico, inizia una discesa con alcuni tratti molto tecnici che in 6 chilometri porta al ponte sull’Arvan di Belleville, a quota 1243 metri. Siamo nella valle dove è stato girato uno dei film più belli del decennio in corso: Anatomia di una caduta di Justine Triet. A questo punto ci si immette sulla strada proveniente da  Saint-Jean-de-Maurienne. Chi sceglie di non valicare il Mollard e di scalare il Col de la Croix-de-Fer dal lato più breve deve affrontare 28 km di ascesa al 5,5% di pendenza media. In questo caso, la salita è piuttosto irregolare: tre “gradoni” ascendenti interrotti da due discese di 1 e 3 chilometri. Giunti al ponte di Belleville, i due percorsi confluiscono nella strada che in 14 km conduce ai 2067 metri della sommità. 

Dopo poco più di un chilometro, una piccola deviazione conduce al piccolo borgo di Eintragues. Fateci una sosta per bere l’acqua della sua prodigiosa fontana e per ammirare la meridiana realizzata dal biellese Giuseppe Gibello, un vero e proprio mistero nell’arte gnomonica: oltre a indicare l’ora locale, questo quadrante solare del XIX secolo segnala il mezzogiorno solare di 37 luoghi sparsi per il globo, dal Cairo a Berlino, da Agra a Mosca, da Costantinopoli ad Aleppo.

Da questo villaggio, la salita prosegue con pendenze piuttosto blande per 6 km, fino a Saint-Sorlin-d’Arves. Nella parte terminale del villaggio le pendenze aumentano in doppia cifra. Alla Chapelle de Saint-Jean-Baptiste inizia la sequenza di otto tornanti che si susseguono per 4 km. In quest’ultima parte la salita è priva di vegetazione, c’è persino una panchina, ideale per contemplare la Valle dell’Arvan e le cime che si trovano al crocevia fra i dipartimenti dell’Isère, della Savoia e delle Alte Alpi. In questa fase le pendenze oscillano fra il 7% e il 9%, per poi scendere al 5% nell’ultimo chilometro, quello nel quale si costeggia un piccolo lago di montagna per poi raggiungere l’eponima croce di ferro. 

Il lato meridionale della Croix-de-Fer

L’ascesa meridionale al Col de la Croix-de-Fer inizia ad Allemond e in 29 km supera un dislivello di 1519 metri, con una pendenza media del 5,2%. Si comincia a salire sui tornanti della diga del Lac de Verney, per poi costeggiarne la riva orientale. Giunti a Le Verney, località nella quale inizia la salita che conduce al Col du Sabot, le pendenze iniziano a farsi consistenti. Lunghi e ombreggiati rettilinei con pendenze comprese fra l’8% e il 10% conducono sino all’abitato de Le Rivier d’Allemond. La strada spiana, per poi scendere per un chilometro e mezzo e riprendere a salire con pendenze in doppia cifra, fino a una punta del 13%. 

Sparita la vegetazione, la salita diventa particolarmente faticosa nelle giornate di grande caldo. Messa alle spalle la parte più ardua dell’ascesa si arriva all’Eau d’Olle, il lago artificiale generato dalla Diga EDF di Grand Maison. I 4 km che costeggiano il lato occidentale del lago sono un falsopiano che culmina in una veloce discesa.

Negli ultimi 5 km le pendenze tornano a farsi consistenti, con una media del 6,6% e una punta del 12%. A due chilometri e mezzo dalla sommità si incontra la deviazione per il Col du Glandon. Fra il lato meridionale e quello settentrionale del Col de la Croix-de-Fer, vince il secondo ma con la combo del Col du Mollard, un’esperienza ciclistica più completa sia dal punto di vista tecnico che paesaggistico

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