Business

L’uomo che voleva perfezionare la bicicletta

L’uomo che voleva perfezionare la bicicletta

Immaginate di essere nati abbastanza ricchi da non aver bisogno di lavorare.

Come avreste impostato la vostra vita?

Questo è il dilemma davanti al quale si è trovato Antonio Colombo, figlio di Angelo Luigi Colombo che nel 1919 fondò una delle più grandi e importanti aziende italiane di tubi in acciaio. Se a questo punto inizia a balenarvi nella mente il marchio Columbus, state iniziando a capire di chi stiamo parlando.

È da qualche settimana disponibile in libreria la sua biografia edita da Ediciclo e che inizia proprio con una scena surreale per tutti noi: il viaggio in macchina con papà per andare a visitare le miniere di famiglia. È il 1957 e il piccolo Antonio ha il mal d’auto.

Crescendo, il giovane Antonio fa quello che ciascuno di noi avrebbe fatto al suo posto e trascorre gli anni ’60 e ’70 tra una Milano sempre più ribelle e l’effervescenza internazionale di Londra e New York alla ricerca di bellezza, musica e arte.

Nel 1978, poco dopo la morte del padre, Antonio Colombo convince il vecchio Cino Cinelli a vendergli il marchio omonimo e inizia così la sua carriera da imprenditore visionario. “Non ho ancora 30 anni e ho già il mio brand di ciclismo con un nome storico”, dice Colombo. “ora posso sbizzarrirmi davvero” e infatti fa quello che ogni libro di imprenditoria ti dice di non fare: affida a Italo Lupi il rifacimento del logo e nasce così la “C” alata di Cinelli che ancora oggi non assomiglia a nient’altro.

Colombo si butta a capofitto nella nuova impresa ma l’obiettivo, neanche a dirlo, non sono i soldi. È più il tentativo di trovare il punto di congiunzione tra l’arte, il design e la bicicletta che con la sua geometria fatta di cerchi e triangoli è l’oggetto più semplice che esista.

Ha dietro le spalle il marchio Columbus.

Per capirci, negli anni ’70 Columbus stava ai telai di bicicletta come oggi Tetra Pak sta alle confezioni del latte. Chi correva in bici, se voleva vincere, doveva per forza avere un telaio fatto con tubi Columbus, manubri Cinelli e gruppo Campagnolo. Come Merckx e il suo record dell’ora del 1972 e di nuovo Moser nel 1984. “In quegli anni mettiamo al mondo centinaia di tipologie di tubi che richiedono svariate tonnellate di acciaio e abbiamo trentadue squadre professionistiche da servire” scrive nella biografia.

E con un paracadute così grande sulle spalle, Colombo inizia a fare cose che a prima vista sembrano totalmente prive di senso.

Poco dopo aver acquistato Cinelli, famoso per i manubri da corsa, pedali a sgancio rapido e telai supercorsaioli, Colombo cosa fa? Lancia la CMX, la BMX più leggera al mondo. Che non va esattamente benissimo.

Poi arriva la Laser, una bicicletta così assurda da vincere 28 medaglie d’oro tra Olimpiadi e Campionati del mondo e, come se non bastasse, il Compasso d’Oro.

Oggi esposta al Museo di Arte Contemporanea di Chicago.

Talmente priva di senso che addirittura Keith Haring l’ha trasformata in un’opera d’arte.

E tutto ha una logica: “Finché dirigo Cinelli, ogni collezione prevede la collaborazione con qualche artista. Se non riguarda la bici in sé, sono le componenti o gli accessori”.

E mentre la Laser conquista tutto, Colombo cosa fa?

Porta in Europa la mountain bike, una stramberia inventata nella westcoast degli USA che decide di chiamare Rampichino che non solo ha dato il nome a un’intera categoria, ma offre un’interpretazione differente rispetto alla variante americana. Il Rampichino ha un passo più lungo ed è fatto più per le lunghe pedalate che per il downhill d’oltreoceano.

Il Rampichino è talmente fuori dagli schemi che Antonio diventa lo zimbello dei competitor.

“Il Colombo ha inventato la bici da panettiere”, dicono.

Invece ha inventato la bici da cicloturismo.

E infatti insieme alla bicicletta lancia anche una linea di borse da bici.

Il lancio non lo fa con una rivista di bici ma con una rivista per naturalisti: Airone. Perché il Rampichino non è un articolo sportivo, è uno strumento di esplorazione.

Il successo è assolutamente travolgente e non c’è brand che non metta sul mercato la propria versione.

Non contento, Colombo rilancia. Dopo il Rampichino nel 1989 lancia una bicicletta con il telaio da MTB, le ruote da 28″ e il manubrio da corsa. Si chiama Passatore ed è la prima bici gravel.

Se il Rampichino ha intercettato il momento giusto, il Passatore è troppo avanti rispetto ai tempi, non viene capita, ma Colombo non si cura troppo di questo aspetto ed è già oltre.

Negli anni successivi si dedica agli accessori tra cappellini, nastri manubrio e abbigliamento da bici. Nel 1995 lancia gli Spinaci, delle appendici da montare sul manubrio per aggiungere un punto di appoggio sulle bici da corsa. È l’uovo di Colombo e infatti vanno a ruba: le cronache parlano di 20.000 pezzi venduti ogni mese. Tutti i pro li usano e la storia va avanti finché l’UCI non decide di vietarli perché ritenuti pericolosi.

Colombo non ci sta e lancia una campagna stampa mondiale contro l’UCI con il claim “Legalize Spinaci” giocando con l’iconografia militante degli anni settanta. L’UCI non torna sui propri passi e gli Spinaci sono ormai solo un ricordo per chi conosce abbastanza la storia della bici.

Siamo alla metà degli anni ’90 ma la storia è ancora lunga e i progetti che lancerà sono ancora molti, alcuni di successo, altri meno, fino alla vendita dell’azienda nel 2020.

E mentre i competitor succhiano la ruota ai suoi prodotti e danno la caccia ai grandi corridori del momento, Colombo colleziona foto e amicizie con i grandi.

Cosa avevano in comune Eric Clapton, Steve Jobs, Fidel Castro, Robin Williams? Esatto, una bicicletta Cinelli.

Perché?

Perché Cinelli non era un marchio di bici, era un modo di vivere il ciclismo e la vita, intriso di italianità, stile, eleganza e pensiero innovativo.

E qui torniamo alla domanda iniziale: come avreste impostato la vostra vita se non aveste avuto bisogno di lavorare?

Antonio Colombo ha scelto di fare una cosa inutile e necessaria (proprio come l’arte): perfezionare ciò che era già perfetto. La bicicletta.

I riconoscimenti, come sempre, arriveranno troppo tardi.

Se volete approfondire la sua storia, andate in libreria e chiedete “A.C. Confidential” di Ediciclo Editore, scritto da Giacomo Pellizzari e Antonio Colombo, 22 euro. Oppure su Amazon, cliccando su questo link.

Commenti

  1. baghero ha detto:

    Negli anni 80 acquistai una Cinelli Rampichino. E’ ancora nel mio garage. Anche se ora utilizzo prevalentemente una mtb ammortizzata monocorona, col Rampichino ci giro ancora (non tanto tempo fa ho visitato Assisi e Spoleto). In migliaia di chilometri ho cambiato (varie volte) solo i copertoni. Mai una rottura, tutta originale e bellissima nella sua livrea verde.

  2. Alexos ha detto:

    Bellissima la rampichino, un mito dei bellissimi anni ottanta.

    Utile articolo, ora sappiamo che oltre all’ iconico “comunista col rolex” si può dire “con la cinelli”.
    Ma così per curiosità, che bici avevano ceausescu e stalin?

  3. Alessandro ha detto:

    Alla fine degli anni 90 c’era la Bootleg, che era il mio mito. La bici nata per il contesto urbano, ma cattivissima e selvatica, che ha raggiunto livelli astronomici di meraviglia nei primi anni 2000.
    Poi, vent’anni dopo, sono arrivate le gravel.

I commenti non vanno online in automatico ma vengono prima letti e moderati dalla redazione: la loro pubblicazione di norma avviene nei giorni feriali tra le 9 e le 18.
I commenti che non rispettano queste linee guida potranno non essere pubblicati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *