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Freni a disco su strada, un’accoppiata possibile

Bikelife, Freni a disco, Meccanica • di

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Have what pros can’t have” (utilizzate ciò che i professionisti non possono usare) è stato un claim molto famoso di una nota marca di componenti per bicicletta che ha lanciato i freni a disco idraulici per bici da corsa. Attualmente l’idea di rendere disponibili i freni a disco per le bici da corsa sta dividendo gli appassionati tra i sostenitori del progresso e i contrari tout-court. In questo articolo analizzaremo i pro e i contro dell’utilizzo su strada degli impianti freno a disco idraulici, valutando anche i possibili comportamenti reali che questa tecnologia avrebbe una volta messa a disposizione di tutti gli amatori.

Freni a disco e bici da corsa: perché sì

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I sostenitori dell’applicazione dei freni a disco idraulici su strada vedono in questa tecnologia un sicuro salto di qualità. I freni di questo tipo sono ormai uno standard acquisito nel mondo della mtb, dove anche le biciclette entry level sono equipaggiate con questi impianti e non è ormai immaginabile vedere un biker affrontare una discesa con dei freni cantilever, come si faceva vent’anni fa. Quali sono dunque i pro dell’applicazione dei freni a disco su strada? Vediamoli qui di seguito:

Potenza frenante: mettendo a confronto un impianto freno tradizionale al cerchio e uno a disco, la potenza frenante sprigionata dal secondo è più elevata. Questo significa che a parità di velocità in discesa, l’impianto con freno a disco permette di frenare in meno tempo, percorrendo un tratto di strada più breve durante la fase di rallentamento. Ciò eleva sicuramente la sicurezza del ciclista, che si sente più sicuro alla guida e che può affrontare con più tranquillità anche le discese ripide;
Uniformità di comportamento: i freni a pattino soffrono molto la pioggia, poiché la pista frenante si bagna e il pattino non riesce a creare il medesimo attrito. I freni a disco invece si comportano in modo pressoché identico sia in condizioni di asciutto che di bagnato, offrendo quindi un livello di sicurezza maggiore;
Tecnologia evoluta: come dicevamo prima, i freni a disco idraulici sono da anni una tecnologia utilizzata in ambito mtb, dove si sono potuti osservare problemi, risolvere difetti e migliorarne alcuni aspetti, sempre attraverso il test sul campo. Non si tratta quindi di un qualcosa di futuristico o poco conosciuto, di una tecnologia fantascientifica senza riscontro nella realtà, bensì l’esperienza e la letteratura riguardo agli impianti freno a disco sono a disposizione di tutti i produttori di biciclette;
Modularità: i freni a pattino tendono a lavorare in “on-off”, ovvero hanno un basso livello di modulabilità. I freni a disco idraulici invece, poiché gestiti dalla pressione dell’olio, sono più reattivi e anche con pochi millimetri di corsa della leva riescono a realizzare un minimo rallentamento. Questo aspetto eleva notevolmente le possibilità di gestione della frenata da parte del ciclista, che può quindi aumentare la confidenza anche in tratti più tecnici;
Maneggevolezza della bici: una teoria afferma che, abbassando le pinze dei freni dalla parte alta a quella bassa del telaio, ovvero portando i corpi freno quasi a livello del movimento centrale, si ha un notevole miglioramento del baricentro della bici, che si traduce in una maneggevolezza e in una guidabilità superiori. Rimane però il fatto che i corpi freno passano dall’essere in asse con la ruota a trovarsi sulla parte sinistra della bici, con conseguente spostamento dei pesi e quindi questa teoria mi sembra la più debole tra quelle finora esposte;

In sostanza i sostenitori dei freni a disco affermano “questa tecnologia è già stata ampiamente sviluppata e testata in altri ambiti ciclistici e offre un notevole miglioramento della sicurezza del ciclista. Cosa aspettiamo a usarla su strada?”

Freni a disco e bici da corsa: perché no

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Le frecce all’arco dei contrari dei freni a disco idraulici sulle bici da corsa sono numerose e comunque valide. Vediamole insieme:

Surriscaldamento: i rotori vengono rallentati attraverso l’attrito generato dal contatto con il ferodo delle pastiglie e questo si traduce in un aumento della temperatura del rotore stesso. Immaginiamo un gruppo di inseguitori durante il giro D’Italia: avviene una caduta, alcuni corridori pinzano per non finire per terra, i dischi dei loro impianti si surriscaldano per via della frenata “cattiva”. Se per caso la bicicletta dovesse cadere sopra a un corridore a terra e il disco entrare a contatto con una parte del corpo esposta, si potrebbe provocare un’ustione;
Raggiatura: i freni a disco necessitano di una raggiatura particolare, che è differente da quella per i freni a pattino, poiché le forze in gioco sono diverse. I contrari all’uso dei freni a disco sostengono che i raggi delle ruote per freni a disco sono molto più pericolose di quelle tradizionali, poiché dato l’elevato numero di giri, se durante una caduta un ciclista dovesse finire con la mano o con il piede dentro la ruota potrebbe infortunarsi;
Peso: i freni a disco sono più pesanti di quelli tradizionali e in un mondo “grammomaniaco” come quello della bici da corsa, questo aspetto è davvero importante. Se in effetti mettiamo a confronto un Gruppo Shimano Dura Ace 11v tradizionale, il peso è di 683gr. Solo le leve, i corpi freno e i dischi dello stesso gruppo Dura Ace ne pesano 739gr. In sostanza tra un gruppo tradizionale e uno a disco “ballano” 500gr. E non sono pochi;
Manutenzione più complessa: “quello che non c’è non si rompe”, afferma la prima legge della meccanica. Ciò si può tradurre col fatto che i freni a pattino possono necessitare di una regolazione, della sostituzione della guaina, del cavo o del pattino e al massimo della revisione del corpo freno. Nei freni a disco invece si deve tenere sotto controllo l’usura dei dischi e delle pastiglie, effettuare lo spurgo se entra aria nel sistema, il montaggio è più complicato, il disco può piegarsi o “scottarsi”. Riassumendo, i freni a disco necessitano di una manutenzione più complessa e qualificata;
Fluid fade: lo spauracchio di tutti i biker, ovvero quel momento in cui il calore generato dal contatto tra pastiglie e rotore non viene più evacuato e quindi si trasmette all’olio all’interno del tubo, che comincia a bollire, formando bolle d’aria e rendendo pari a zero l’efficacia frenante. Il fluid fade è una situazione pericolosa, che si genera quando si tiene premuta la leva del freno per troppo tempo e questo, su discese tipiche del ciclismo come il Tourmalet (18km), può accadere molto facilmente;
Telaio: per montare i freni a disco servono telai appositamente realizzati e progettati, rendendo di fatto inutilizzabili i vecchi telai per freni a pattino;

Riassumendo, i contrari all’uso dei freni a disco su strada affermano che “I vantaggi della tecnologia non sono superiori alle problematiche e la loro applicazione non può considerarsi uno step evolutivo”

Il responso della strada

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Chi ha ragione? Sembra che entrambe le fazioni abbiano dalla loro delle ragioni solide e verificabili. Su You Tube c’è un video molto interessante, girato da quei matti di GCN, nel quale si mettono a confronto una bici con freni a pattino e una equipaggiata con freni a disco su una delle salite più epiche del Tour de France: il Tourmalet. I risultati di questo test sono stati i seguenti:
Riscaldamento: effettivamente dopo una discesa così lunga, i dischi erano bollenti e potevano ustionare la pelle;
Salita: nonostante l’aggravio di peso procurato dai freni a disco, su 18km di salita impervia la differenza di percorrenza è stata di 20 secondi in più per la bici con freni a disco;
Discesa: nonostante il problema del riscaldamento, il fatto di avere i freni a disco infonde una notevole sicurezza, che ha permesso alla bici con freni a disco di spingere di più.

In sostanza si assiste a un pareggio: i pro si equivalgono ai contro, lasciando quindi aperta la possibilità di vedere biciclette da corsa con impianti frenanti a disco. E l’UCI che dice? Per ora continua a mantenere il bando degli impianti freno idraulici su tutte le corse su strada. Una piccola apertura si è vista alla Parigi-Roubaix di quest’anno, dove a ogni squadra è stato concesso di usare una sola bici dotata di dischi. Si vocifera che il 2016 sarà un anno test e dal 2017 il bando dovrebbe essere tolto, dando nel frattempo a tutte le case ciclistiche la possibilità di realizzare modelli da corsa con impianti a disco. Per ora, noi che di sicuro pro riders non siamo, possiamo decidere se usare i dischi sulle nostre biciclette senza alcun veto. In sostanza possiamo davvero avere ciò che i pro non possono e per una volta i privilegiati siamo noi esseri comuni e mortali. Ditemi la vostra: usate già i freni a disco sulla vostra bicicletta da corsa? Come vi trovate?


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10 Risposte a Freni a disco su strada, un’accoppiata possibile

  1. edoardo ha detto:

    Però l’avvento dei freni a disco ha eliminato dal mercato ruote e mozzi mtb di buona qualità. Rimangono solo ruote da trekking di qualità decente.
    Non ha senso.

    • Alberto ha detto:

      Penso che i miglioramenti in frenata sul bagnato siano veri ma quanti di noi escono con la pioggia! ! Io non so se le mtb arrivano a 70-80 kh ma frenare a quelle velocità con entrambi i dischi a sx !!! Infine andiamo giro su telai da 700g di sicuro non appesantisco la bici di 500g e come portarsi un telaio di scorta dietro le spalle . diciamo la verità c è crisi nel comparto bdc bisogna cambiare il parco bici e l unica idea è questa

  2. Gian ha detto:

    Io uso i freni a disco. Sicuramente in discesa sono molto utili e divertenti rispetto a freni normali. In salita paghi dazio per il peso. In pratica ritengo che sia un modo per i costruttori di bici da corsa di fare businnes. Se partira’ la loro vendita su larga scala non vedo l’ora di comprarmi una bella bici con freni normali sottocosto in saldo.

  3. Fausto ha detto:

    Ho due bdc gemelleTrek Domane 4.5disc Frenano benissimo, modulabili e potenti L’aggravio di 500gr è ininfluente. In disesa godria … semmai bisogna stare attenti che le gomme, copertoncino da 25, su frenate al limite in discesa, non tengono perché troppo strette quindi bisogna modulare con accortezza

  4. marco ha detto:

    nessuno ha fatto calcoli di cosa accade con la potenza frenante del disco applicata alla ridotta superficie di contatto dei copertoni con l’asfalto? io ho usato per anni MTB con cantilever e adesso usa la MTB con i dischi (203 ant e 180 post) ogni volta che riprendo la vecchia MTB mi chiedo come avessi fatto ad andare in giro con quei freni…la risposta è semplice: frenavo prima e frenavo più a lungo…. :-)

  5. Marco ha detto:

    Non si sono presi in considerazione i freni a disco meccanici. In questi, nonostante il tiro alla leva decisamente meno gradevole degli idraulici, non subisco i problemi idraulici di riscaldamento dell’olio, bolle d’aria, spurgi vari, guaine particolari. Frenano molto bene , come gli idraulici (ma la sensazione alle dita è diversa..).
    La manutenzione è pari ai normali freni v-brake, caliper, cantilever..

    Il neo è che non sono aggiornati nei pesi, nei materiali e nell’estetica… i meccanici sono lo stesso modello da diversi anni (questioni di mercato), eppure su una bici da strada sarebbero un utile e semplice componente! ;-)

  6. Alberto Ferrari ha detto:

    Penso che il vantaggio maggiore dei freni a disco sia la modulabilità; a mano a mano che si aumenta la pressione sulla leva la frenata risponde di conseguenza, e questo dà una sicurezza, soprattutto in discesa, impossibile da provare con i freni convenzionali che sono molto “ruvidi”

  7. Alessandro ha detto:

    Venti secondi su una salita di 18 km? E su un tappone dolomitico? Parliamo di minuti…..
    E poi non mi sembra che il ciclista con i dischi del video abbia staccato quello con i freni tradizionali in discesa! Per poi parlare di aerodinamica, complessità di gestione,…. e il cambio ruote? Mi sembra che vengano liquidati come obsoleti i freni tradizionali, senza considerare che invece sono stati sviluppati con esperienza e molta tecnologia applicata. E a che serve tanta potenza frenante, se le ruote le inchiodo anche con i freni a pattino? Pure sul bagnato.
    Insomma, a me sembra una trovata di marketing e basta. Almeno per il mondo professionistico, non è ancora il momento.

  8. Ivano58 ha detto:

    Sono più gli svantaggi , peso mozzi dedicati, leve con una estetica brutta surriscaldamento dell’olio in medie discese , con conseguente perdita quasi totale di frenata utilizzo di diametri copertoncino da 25 mm in sù. Le moderne ruote in carbonio sono sempre più performanti anche in frenata, per esempio io utilizzo da diversi anni le Campagnolo Bora con i pattini rossi e la frenata é a dir poco impresa. Se pinzo un po’ di più blocca la ruota , quindi non ha assolutamente senso almeno per mè , un freno a disco. Questo è solo un modo per vendere nuovi telai e costringere il pubblico a cambiare bici.

  9. paolo ha detto:

    da quel che ho letto sono state ben rappresentate le varie motivazioni pro e contro. Usando sia la mtb che la bdc, in linea di massima trovo personalmente che i freni a disco siano nettamente migliori, sia sul piano prestazionale che sul piano di sensibilità e modulabilità…Tuttavia sulla bdc ritengo che vi siano ancora oggi alcune caratteristiche che in certo modo “obbligano” alla conservazione dei sistemi a pattini. Come già citato, il rapporto tra potere frenante di un impianto a disco, probabilmente mal si combina con una superficie del pneumatico -bdc- davvero risicata e poco soggetta -viste le pressioni di gonfiaggio- a deformarsi in fase di frenata, ampliando la superficie d’appoggio. In sostanza, penso che si arriverebbe troppo facilmente al blocco ruota…con risultati immaginabili! In competizione, il cambio ruota sarebbe più complesso: centrare la ruota posteriore non è delle operazioni più semplici, per lo meno, non come centrare ruote con freni a pattini! Personalmente non presto particolare attenzione al peso, ma so che chi usa la bdc è più facilmente attento al grammo in più o in meno e, oggi come oggi, un sistema frenante a pattini è nettamente più leggero di uno a dischi. Sul tema “fading” e “overheating” legato all’uso intenso dei freni in discesa, non sono così sicuro che il problema surriscaldamento sia solo limitato agli impianti a dischi e, secondo me risulta molto più facile da risolvere rispetto invece al surriscaldamento di un impianto tradizionale. Detto questo, sono curioso come voi di vedere dove i costruttori orienteranno il mercato!

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