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Sicilia in bici lungo la Via dei Tramonti

Sicilia in bici lungo la Via dei Tramonti

“Questo clima che c’infligge sei mesi di febbre a quaranta gradi; li conti, Chevalley, li conti: maggio, giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre; sei volte trenta giorni di sole a strapiombo sulle teste; questa nostra estate lunga e tetra quanto l’inverno russo e contro la quale si lotta con minor successo; lei non lo sa ancora, ma da noi si può dire che nevica fuoco come sulle città maledette della Bibbia; in ognuno di quei mesi se un siciliano lavorasse sul serio spenderebbe l’energia che dovrebbe essere sufficiente per tre”.

Sicilia in bici Via dei Tramonti Sergio Borroni

Con queste parole l’immaginario personaggio del Principe, inventato da Tomasi di Lampedusa, dialoga
con l’emissario dello neoformato Stato Italiano.

È bene tenere a mente le parole del Principe. Perché se da una parte è assolutamente vero che la Sicilia ha
davvero tanto da offrire per chi decide di pedalare sulle sue strade , la scelta della stagione può fare davvero la differenza. Soprattutto per quelli che intendono affrontare l’interno della regione, dove la brezza di mare manca e l’afa può essere una insopportabile compagna di viaggio.

Un preambolo che non intende scoraggiare chi vuol fare del cicloturismo in Sicilia , basta scegliere i periodi giusti che va da sé sono la Primavera e l’Autunno.

Scegliere un percorso in bici è sicuramente più difficile che scegliere la stagione giusta, diciamo anzi a dirla tutta la faccenda può essere decisamente complicata. Infatti la scelta di un tragitto può risultare una piccola impresa. L’offerta è davvero notevole e spazia da percorsi che possono essere portati a termine facilmente in giornata fino a percorsi da svariati giorni per finire con tragitti con dislivelli davvero importanti e della durata di più settimane.

Per quanto riguarda la nostra scelta ci siano orientati per la “Via dei Tramonti“ una rotta ciclistica che partendo da Palermo, seguendo la linea costiera, porta fino ad Agrigento e la “Magna Via Francigena“ ovvero il tratto che da Agrigento, attraversando l’entroterra siciliano ci ha riportati al punto di partenza: Palermo.

Per noi è stata una scelta dettata dal tempo a disposizione e dal chilometraggio non particolarmente severo. Nel mio caso poi era anche un test di cui avevo davvero necessità per capire le mie reali condizioni fisiche in seguito ad un noioso intervento chirurgico che mi ha tenuto lontano dalla sella per svariati mesi.

È pressoché impossibile rimanere delusi da un giro turistico in terra di Trinacria. Regione in cui si sono alternate nei secoli presenze storiche di enorme rilevanza. Fenici, Greci, Romani, Normanni, Arabi, Spagnoli hanno segnato la storia dell’isola lasciando ciascuno storiche ed affascinanti tracce della loro presenza.

Sicilia in bici Palermo punto di partenza della Via dei Tramonti

E infatti il giro da noi scelto è stato un susseguirsi di piacevoli conferme alcune sorprese e qualche scoperta.

Partendo quindi da Palermo, città che vanta uno dei centri storici piu grandi d’Europa e che da sola richiederebbe giorni e giorni di permanenza, il giro abbraccia tutta la costa nord Ovest dell’isola.

L’elenco delle cose che portano ad apprezzare il percorso rischia di essere lungo quanto un elenco telefonico cominciando, ad esempio, dalla lunga serie di tonnare che si incrociano disseminate lungo il percorso, alcune abbandonate, altre trasformate in resort e che sono la testimonianza di una attività che ha lungamente caratterizzato l’economia dell’isola.

Per continuare poi con le saline tra Trapani e Marsala , in funzione fin dai tempi dei fenici. Nel giro in senso antiorario ci si imbatte nello Stagnone, una grande laguna con al centro l’isola di Motzia, un fondamentale centro storico e commerciale risalente all’epoca dei fenici.

E poi Marsala , con le imperdibili cantine della famiglia Florio, Mazara del Vallo con una casbah millenaria fondata dai pescatori tunisini e dove si può gustare il piatto ormai tipico della città, il cous cous.

Imperdibili i due parchi archeologici più importanti dell’isola come quello di Selinunte e quello della Valle dei Templi di Agrigento. MI raccomando, sostate fino alle ultime ore del giorno quando i colori del tramonto sembrano accendere le colonne dei templi di un colore rossastro di rara bellezza.

Da non perdere anche parchi archeologici meno appariscenti, ma non per questo meno affascinanti, come quello di Eraclea Minoia messo quasi a ridosso di una scogliera impressionante per verticalità sul mare e dal panorama davvero mozzafiato.

Ma la vera sorpresa è l’attraversamento della Sicilia dalla costa Sud occidentale fino a quella Nord, quando abbandonata la strada costiera si imbocca un percorso che attraversando l’entroterra taglia in due l’isola. È qui che trovi la Sicilia che non ti aspetti, con paesaggi collinari di una bellezza mozzafiato dove ci si imbatte in piccoli centri abitati abbarbicati alle rocce delle colline come quelli di Cammarata e Corleone o quello ancor più piccolo di Ficuzza.

Veniamo quindi alla parte più tecnica , quella che interessa maggiormente chi pedala. Percorsi facili? Non proprio o per lo meno non del tutto. Se nel tratto da Palermo ad Agrigento il dislivello che si percorre giornalmente non è severo , fatta eccezione il tratto da Castellamare del Golfo fino a Bonagia , le cose cambiano decisamente quando si attraversa l’entroterra sulla Magna Via Francigena dove già solo imboccarle il percorso uscendo da Agrigento può mettere a dura prova gambe men che allenate. Fatica ampiamente ripagata dai panorami unici che scortano il ciclo viaggiatore per tutto il tratto che porta fino a Palermo.

Peccato solo che la Sicilia, o quanto meno la parte da noi attraversata, abbia ancora da fare qualche passo importante per potersi definire veramente bike friendly.

È stata una sgradevole sorpresa vedere che in quasi tutte le strutture scelte per la notte ci sia stato chiesto un supplemento per la custodia delle bici. Per quanto non cifre particolarmente importanti la cosa ci ha quantomeno stupito in modo negativo.

Anche sulle strade principali, per lo meno per ciò che riguarda la sicurezza del ciclista, c’è ancora del lavoro da fare. La frequente mancanza di una corsia di emergenza su carreggiate non proprio larghissime costringe le auto a passaggi troppo ravvicinati per cui è bene prestare grande attenzione al traffico locale e cercare, ove possibile, percorsi alternativi su stradine secondarie.

Sul mangiare in Sicilia non credo valga nemmeno la pena fermarsi a discutere, piuttosto fate attenzione e non stupitevi se, alla fine del giro, avete messo su in paio di chili per qualche arancina di troppo. E non pensiate che sia un errore di battitura. L’arancina è femmina! Sapevatelo!

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Sicilia in bicicletta, arte e cultura
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