Troppa bici fa male? Il paradosso dell’allenamento a tutti i costi

Troppa bici fa male? È possibile che effettuare troppa attività fisica in bici possa procurare danni?

Partiamo da un concetto basilare della fisiologia dell’esercizio fisico: la supercompensazione.

In parole povere funziona così: io stresso il mio corpo con l’esercizio fisico e quest’ultimo, durante la fase di recupero post attività migliorerà le proprie capacità (compensando lo stress) per riuscire a resistere meglio agli sforzi successivi.

L’allenamento è quindi una sorta di altalena tra esercizio e recupero, dove spostare l’ago della bilancia verso una delle due variabili produce degli scompensi adattativi. Se i recuperi sono troppo lunghi finiamo nel cosiddetto deallenamento, se invece i recuperi sono insufficienti finiamo in una situazione molto comune ai ciclisti: il sovrallenamento (già descritto ampiamente in questo articolo).

Oltre al pericolo (reale e ben presente nel mondo del ciclismo) dell’overtraining, c’è anche un fattore che può farci dire che troppa bici fa male. Per capirlo dobbiamo partire dalle basi, ovvero da come ci siamo evoluti.

Secondo il professor Liebermann, autore di un monumentale saggio sull’evoluzione del corpo umano, gli esseri umani si sono evoluti per essere dei camminatori di resistenza, alternando fasi di corsa a intensità elevata e fasi di pausa e recupero.

I nostri antenati, nella savana africana, cacciavano le antilopi inseguendole camminando, portandole a scappare sotto il sole africano del mezzogiorno. Per resistere al caldo gli esseri umani hanno perso il pelo da scimmie e hanno sviluppato moltissime ghiandole sudoripare che gestiscono la termoregolazione. Gli animali questi adattamenti evolutivi non li hanno, per cui collassavano dal caldo e i nostri antenati potevano ucciderli in maniera rapida e poi fermarsi a riposare e mangiare.

Partendo dal concetto che siamo esseri progettati per la resistenza, dobbiamo capire che questa nostra evoluzione produce degli aggiustamenti acuti che sono molto utili nell’immediato ma che risultano dannosi nel lungo periodo.

Quando ci alleniamo in bici stiamo utilizzando gli apparati energetici del nostro corpo esattamente come facevamo nella savana preistorica e per questo il nostro organismo “spegne” alcuni sistemi, preferendone altri.

Fino all’80% del nostro sangue viene inviato ai muscoli per ossigenarli e per il ricambio di metaboliti. Questo fa sì che alcuni sistemi, come quelli digestivi o escretore, vengano momentaneamente messi in silenzio e il flusso di sangue a questi organi diminuisca.

Il problema è che il sangue trasporta nutrienti e lasciare per troppo tempo questi apparati privi di un adeguato ricambio di sostanze nutritizie produce delle carenze, che possono sfogare poi in vere e proprie patologie.

Troppa bici fa male

Quindi davvero troppa bici può fare male? Sì ma solo a dosi molto elevate, in termini di prestazioni di ultraendurance prolungate per molto tempo e con recuperi insufficienti tra una prestazione e l’altra.

I danni da ultraendurance in bici sono più facili da riscontrare rispetto a quelli silenti e invalidanti della sedentarietà, per cui in ogni caso è meglio fare attività fisica ed esagerare leggermente (ho scritto leggermente) anziché non farla per paura di farsi male, perché non fare attività fisica è un biglietto di sola andata per la malattia.

Come diceva Paracelso, medico medioevale, “tutto è veleno, dipende solo dalla dose”. E questo vale anche per la bici.

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