Disturbi alimentari e ciclismo: un legame a volte troppo stretto e poco trattato. Il ciclismo è uno sport dove spesso il peso dell’atleta (ma anche della bici) diventa un’ossessione. Se uniamo questo aspetto a una notevole ignoranza dei processi fisiologici e biochimici dell’allenamento tra gli addetti ai lavori, soprattutto nel settore giovanile, ci ritroviamo di fronte a una situazione davvero importante. In questo articolo andiamo a dettagliare il rapporto tra disturbi alimentari e ciclismo.
Disturbi alimentari: cosa sono e come s’innescano
I disturbi alimentari, come l’anoressia nervosa, la bulimia nervosa o il binge eating, sono caratterizzati come gravi disturbi psichiatrici che causano una perturbazione persistente dei comportamenti alimentari e della percezione dell’immagine corporea, con conseguenti gravi compromissioni della salute fisiologica e del funzionamento psicosociale. Alla base vi è una dismorfia, ovvero la persona si percepisce molto diversa da ciò che è e attua quindi dei comportamenti alimentari che, nella propria strategia, dovrebbero aiutarla a raggiungere la fisionomia desiderata.

I comportamenti alimentari disordinati, come saltare pasti, restrizione dell’apporto energetico complessivo o di specifici macronutrienti e purghe, possono variare nella gravità e possono predire l’insorgenza dello sviluppo clinico dei disturbi alimentari. A livello globale, gli ED rappresentano un grosso problema di salute pubblica con un’alta prevalenza lungo tutto l’arco della vita. Secondo il sito del Ministero della Salute, sono 3 milioni gli italiani che soffrono di disturbi alimentari, L’individuo può sperimentare comorbilità con altre condizioni di salute mentale, deterioramento fisiologico che porta a disturbi come l’osteoporosi, la cachessia e le malattie renali, e un aumento del rischio di mortalità, mentre aumenta il carico aggiuntivo sui sistemi sanitari.
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Disturbi alimentari e ciclismo
Che relazione vi è tra disturbi alimentari e ciclismo?
I disturbi alimentari negli atleti
Partiamo analizzando i risultati emersi dallo studio “Eating disorders in athletes: Overview of prevalence, risk factors and recommendations for prevention and treatment” (European Journal of Sport Science, 2013).
Dallo studio emerge che i disturbi alimentari sono comuni tra gli atleti, con pratiche come la restrizione energetica e di macronutrienti possono variare dall’ottimizzazione per la competizione o l’adattamento a essere dannose per la salute. I fattori di rischio specifici per lo sport includono la partecipazione a sport estetici, sport in cui un basso peso corporeo o una bassa massa grassa è vantaggioso, la pressione delle prestazioni e il coinvolgimento in pesate di squadra. Inoltre, le segnalazioni suggeriscono che la prevalenza di disturbi alimentari potrebbe essere più alta negli atleti rispetto alla popolazione generale. Questo punto viene sottolineato anche nello studio ” Prevalence of eating disorders in elite athletes is higher than in the general population” (Clinical Journal of Sport Medicine, 2004).
Disturbi alimentari e ciclismo: il lato oscuro del rapporto peso/potenza?
Uno studio del 2022, dal titolo “Eating Disorders and Disordered Eating in Competitive Cycling: A Scoping Review” (Behavioural Science, 2022), ha analizzato il rapporto tra disturbi alimentari e ciclismo. Le preoccupazioni per i disturbi alimentari sono state sollevate in tutte le discipline del ciclismo, e specificamente nelle discipline su strada. Il ciclismo su strada è uno sport estremo basato sull’endurance con una media di chilometri coperti dai ciclisti professionisti su strada all’anno in allenamento e competizione compresa tra 25.000 e 35.000 km. Inoltre, per gli scalatori, il desiderio di mantenere un alto rapporto potenza-peso potrebbe ulteriormente contribuire a disturbi alimentari. I grandi volumi di allenamento e le esigenze di competizione associate a molte discipline del ciclismo comportano un notevole dispendio energetico che spesso è difficile compensare tramite l’apporto dietetico, il che potrebbe portare a una bassa disponibilità energetica.

Inoltre, è stato riportato che i ciclisti spesso percepiscono la magrezza come importante per il successo e possono quindi manipolare di conseguenza la composizione corporea. Di conseguenza, i ciclisti competitivi potrebbero essere particolarmente vulnerabili , soprattutto i giovani. L’ambiente sociale del ciclismo competitivo potrebbe ulteriormente a esacerbare i disturbi alimentari, con il desiderio di prestazioni ottimali e l’accento sulla magrezza che incoraggia gli atleti a impegnarsi in comportamenti alimentari potenzialmente dannosi che possono alla fine portare a fatica, infortuni o malattie.
Molto spesso i ciclisti amatoriali e i ragazzi si allenano utilizzando strategie e metodologie ormai sorpassate, utilizzando come unico metro di giudizio il numero di chilometri percorsi, la stanchezza accumulata e tendono a mostrare veri e propri segni di disturbi alimentari. Non è raro, nei ragazzi juniores e under 23 che si rivolgono a noi per una visita biomeccanica, incappare in atleti con indice di massa corporea al di sotto dei 18,5 kg/m2.
Il contrasto dei disturbi alimentari nel ciclismo
Il ciclismo sta attraversando una grande rivoluzione, soprattutto a livello delle metodologie di allenamento e di nutrizione. Aspetti come 120 grammi di carboidrati ogni ora erano impensabili anche solo 20 anni fa. Anche le tecniche di allenamento stanno virando verso un approccio più scientifico. Come possiamo evitare che i disturbi alimentari colpiscano i ciclisti?
Alcuni spunti utili
- No alla demonizzazione del peso: il peso corporeo non può essere interpretato come il miglior parametro per la performance. La leggerezza di un atleta è un fattore chiave per la prestazione ma ciò non significa che si debba mettere a repentaglio la sua salute.
- Strategie alimentari evidence-based: noi di Bikeitalia, lavorando con atleti sia per la parte di allenamento che di posizionamento in sella, ci rendiamo spesso conto di quante leggende metropolitane sull’alimentazione circolino ancora nel mondo del ciclismo. Ci è capitato di leggere i messaggi di un direttore sportivo che diceva ai propri atleti di fare allenamenti di 6 ore mangiando solo un panino con marmellata per (cito testualmente) “non ingolfare la tiroide”. E’ importante iniziare ad approcciare l’alimentazione come una scienza, integrandola all’interno della preparazione dell’atleta.
- Mantenimento di un’adeguata massa muscolare: su Bikeitalia l’avrò scritto milioni di volte. Il mantenimento di una massa muscolare sana e forte è un presupposto fondamentale per la performance e la salute dell’atleta. E’ inutile essere magri e poi non avere muscolo, perché il volume di allenamento catabolizza la massa magra, trasformando l’atleta in uno skinny fat con un indice di massa corporea molto basso e una composizione corporea allarmante.
- Allenamento globale: dobbiamo iniziare a pensare ai ciclisti come a degli esseri umani e non solo polmoni con le gambe. E’ necessario iniziare a pensare a una preparazione atletica globale, che integri sia gli aspetti prettamente del ciclismo con altre componenti (leggasi allenamento della forza o del core) che permettano all’atleta di migliorare e di mantenere elevata la propria salute fisica e soprattutto mentale.
- Non usare sempre i professionisti come modello: un ciclista professionista deve vincere, è pagato per quello. Ciò lo può portare a volte ad attuare strategie poco “pulite”, come il doping o come sviluppare disturbi alimentari. Dobbiamo usare i ciclisti professionisti come simboli di dedizione e impegno ma non possiamo trasportare tout court le strategie usate dei ciclisti professionisti su atleti o persone che non hanno gli stessi obiettivi, le stesse capacità o che presentano fragilità emotive.
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