La bici va oltre la bici

8 Novembre 2012

quattro-postiPaese curioso, il nostro. Le facce più gettonate sono stirate da chili di botox, montate su grossi seni e sodi glutei, innalzate sui troni televisivi dell’insipienza. Son lì che ancora cercano le ricevute delle vacanze, promettono investimenti in Italia in conference call dagli Usa, si dedicano alle rottamazioni dei ruderi e affrontano i postumi dei baccanali lungotevere. Sono queste le facce che fanno notizia, che più o meno abusivamente occupano il frontespizio di questa povera penisola, arrivata alla resa di conti non più procrastinabili.

Eppure… eppure ci siamo assuefatti anche a questo. L’indignazione popolare non tiene il passo con tutti gli scandali e sotto sotto serpeggiano noia e rassegnazione. In questo moto ipnotico del male che perpetra se stesso, all’inizio di ottobre si è inserito un bug. A Reggio Emilia, in occasione degli Stati generali della bicicletta e della mobilità nuova, abbiamo assistito al trionfo dell’insolito. Si sono viste altre facce. E hanno fatto notizia, altroché! Perché nel Belpaese che ha fatto la resistenza ma mai una rivoluzione il semplice esercizio di cittadinanza può balzare all’onore delle cronache. Esperti di progettazione, di battaglie, di vita, di mobilità si sono dati appuntamento nella città più ciclabile d’Italia per tentare di dare forma al proprio futuro, prima che (non) ci pensasse qualcun altro senza arte né parte.

Qualcuno si è sforzato di darne una definizione sensazionalistica – “democrazia partecipativa”, “spinta dal basso”, “cittadinanza attiva”, “movimenti”, “spontaneismo” – senza coglierne l’essenza più vera ed elementare: il senso di cittadinanza. Quella cittadinanza che ti fa lavorare a qualcosa che porta benefici per tutti, senza tornaconti personali. Che ti rende responsabile dello spazio che vivi, creatore e fruitore al tempo stesso. Quella cittadinanza arcistufa di demandare ad altri ciò che può benissimo farsi da sé, perché ha voglia, competenze e motivazioni.

Al di là dei tecnici, del comitato scientifico, dei politici e degli amministratori, a Reggio si è vista quell’Italia che pretende di decidere del proprio destino, che non si affida al primo che si presenta con una soluzione preconfezionata. Un segnale confortante, non per il futuro della mobilità ma per il presente di questo paese.

Si è parlato di bici, certo. Si è lavorato ininterrottamente per produrre visioni e proposte operative e nell’aria aleggiava una consapevolezza nuova, finalmente discesa sui più come una benedizione: la bici non è un gioco, non è un attrezzo sportivo e neanche un mezzo di trasporto. Non è passione meccanica, né feticcio alla moda. La bici è un piede di porco. Un grimaldello per scardinare un vecchio, inefficiente, liberticida, irrazionale paradigma di vita. Una soluzione semplice ad alcuni dei problemi più complessi delle nostre società. La bici va oltre la bici. È stato bello constatare che questa idea fosse la base di partenza delle discussioni, e non la conclusione. Siamo pronti per guardare oltre.

Arrivederci all’anno prossimo, agli Stati generali della mobilità nuova.

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