Auto a guida automatica: Venti anni passano in fretta

3 Marzo 2014

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Come cambieranno il nostro modo di muoverci, l’economia, le città, la nostra vita quando, tra solo 20 anni, l’auto_mobile sarà auto_matica?

Perchè se l’auto ha condizionato profondamente la nostra civiltà, altrettanto profondamente una così grande rivoluzione è destinata, a sua volta, a modificarla.

Quanto prima riusciremo ad approfondire questi aspetti, tanto prima quella attesa rivoluzione potrà finalmente compiersi, dato che ad essa ormai si frappongono principalmente ostacoli di natura affatto differente da quella meramente tecnica.

Non solo, quanto prima riusciremo a decifrare le linee di quella evoluzione, tanto più eviteremo di realizzare progetti costosi e duraturi ancora condizionati dall’attuale paleotecnologia.

Si tratta dunque di iniziare ragionare sul mondo dei trasporti, dell’urbanistica, dell’economia, dei rapporti sociali, sapendo di non poter racchiudere la riflessione in pochi pensieri superficiali ma di essere all’inizio di una ricerca lunga e complessa.

Anche solo provando a porre alcune prime questioni ci si può rendere conto di quanto profonda sia tale complessità.

Guida automatica significa che non sarà più necessaria alcuna abilità da parte del conducente, che potrà pertanto essere di qualunque età e condizione fisica. Quale impatto questo avrà sui livelli di motorizzazione e sui sistemi di trasporto collettivo? E senza conducente, come evolverà la distribuzione delle merci? Non vi sarà una tendenza a ridurre i carichi e ad aumentare i veicoli in circolazione?

Significa poi totale perdita della differenziabilità del prodotto-automobile rispetto all’aspetto delle prestazioni velocistiche (velocità, potenza, tenuta di strada ecc.); ci saranno altre caratteristiche capaci di differenziare il prodotto, o questo si ripiegherà ad essere uno strumento di pura utilità? Quale impatto a sua volta questo avrà sulla motorizzazione privata? E sulle forme di propulsione?

Significa ancora grande facilità ed economicità nell’organizzare il car sharing, con conseguente forte differenziazione nei costi di uso dei mezzi condivisi rispetto a quelli personali. Con quali ulteriori effetti sulla motorizzazione? Quali nuovi soggetti gestori entreranno nel mercato? Quali ne dovranno uscire?

Occorre poi parlare delle infrastrutture: la certezza del controllo delle velocità, la sostituzione della visibilità con la comunicazione tra veicoli modificherà profondamente le tecniche di progettazione delle strade, mentre l’aggancio virtuale tra le vetture in convogli omotachici ne raddoppierà la capacità. E che pensare poi dei parcheggi? Quanti ne serviranno? Come organizzati? Potremo finalmente liberare le strade dalle auto in sosta?

E se la propulsione sarà come probabile elettrica e l’auto perfettamente sicura, come potrà tornare a configurarsi lo spazio urbano? ed i rapporti tra strada ed edifici? Sarà possibile ‘bonificare’ le città dalle distorsioni imposte dall’automobile?

Ed infine: come saranno i rapporti tra mezzi automatici e biciclette? Perchè queste ultime, di certo, resterranno quelle che sono.

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