2.000 posti di lavoro nascosti tra VENezia e TOrino

17 Aprile 2014

Le cifre sull’occupazione che leggiamo nel rapporto OMS confermano ancora una volta che la mobilità ciclabile è una proposta serissima per migliorare la qualità dei nostri spostamenti e anche per generare nuove economie e nuovi posti di lavoro.

Questo è importante che sia chiarissimo tanto ai cittadini, quanto alla politica che ancora guarda alla ciclabilità come a una nicchia a cui destinare le briciole per accontentare pochi affezionati. Ma si sbaglia e spieghiamo il perché con un esempio concreto.

vento

Da un paio di anni noi del Politecnico di Milano stiamo promuovendo il progetto VENTO, una dorsale cicloturistica di 679 km che vorremmo si realizzasse lungo il fiume Po collegando VENezia a TOrino. Il progetto è ambizioso, ma è anche una importantissima opportunità occupazionale che si basa su un’idea di cicloturismo come quello che troviamo a nord delle Alpi o in qualche raro caso in Italia.

Il cicloturismo ha potenzialità ancor più enormi grazie al clima italiano perché sarebbe una pratica destagionalizzata ovvero capace di attrarre turisti per 10 mesi su 12.

Fantastico!

Fantastici sono anche i numeri che sostengono il successo di queste infrastrutture. Se andiamo a vedere una ciclabile famosissima come la Vienna-Passau lungo il Danubio (320km) scopriamo che i turisti in bicicletta ogni anno alimentano un indotto economico di oltre 110 milioni di euro.

Lungo il fiume Elba (840km) di 92 milioni/anno. E così lungo altre ciclabili lunghe, dedicate e continue in Europa. A conti fatti ogni chilometro di ciclabile turistica genera un indotto annuo tra i 110 e i 350.000 euro/km. Sono denari che vanno in tantissime tasche (il 60% circa vanno per vitto e alloggio) alimentando svariate piccole e medie attività di servizio del turismo e dislocate su un territorio ampio.

In Germania, dove le statistiche sono precise, ogni anno genera 16 miliardi di euro e occupa a tempo indeterminato circa 300.000 addetti. 4 miliardi sono solo per il cicloturismo. In Europa l’indotto annuo del cicloturismo è stimato in 44 miliardi di euro. Sono cifre importantissime che probabilmente si sommano a quelle OMS concentrate sulla città. A noi sfuggono e, colpevomente, le ignoriamo.

Se prendiamo a riferimento il modello infrastrutturale ciclabile tedesco, fatto al 70% di ciclabili e ciclopedonabili non condivise con le auto, e lo applichiamo al progetto VENTO come abbiamo fatto noi, scopriamo che lungo il Po ogni anno si potrebbe alimentare un indotto di circa 100 milioni di euro generando oltre 2000 nuovi posti di lavoro oltre a stabilizzare quelli che già ci sono e che stiamo perdendo perché nessuno propone nulla per quei territori. Tutto ciò al costo di poco più di 80 milioni di euro, pari a un paio di km di autostrada.

Cosa stiamo dicendo? Stiamo spiegando da anni che se imparassimo a guardare il cicloturismo come una opportunità di infrastrutturazione a impatto zero e ideale per mettere in rete i nostri paesaggi, le nostre culture enogastronomiche e i nostri patrimoni artistici e culturali, le nostre bellezze urbane e rurali capendo che il cicloturismo è per tutti e non per gli esperti, immediatamente dovremmo investire in opere come VENTO gli ultimi soldi che abbiamo e non in altro.

Non c’è opera pubblica meno impattante e più proficua in termini di occupazione e nuove economie di una ciclabile, sia essa urbana o turistica. E non mancano neppure i soldi per tutto ciò, visto che la EU ha stanziato oltre 6 miliardi di euro per il 2014-2020 per realizzare ciclabili come VENTO, come quelle di EUROVELO, come quelle urbane. Sono tutte queste, a nostro avviso, le opere grandi (e non le grandi opere) che il nostro Paese deve realizzare per il bene di tutti. E le cifre lo dimostrano.

Trovate tutto questo su www.progetto.vento.polimi.it

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