Islanda: pedalando con “madre natura” – Parte 1

8 Agosto 2014

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Aeroporto di Kefavlik, a 50 km dalla capitale. Arrivo alle 2,30 di notte, piena luce e supermercato dell’aereoporto affollatissimo… Preso 2 autobus per arrivare finalmente alle 4,30 al mio ostello nella capitale (Downtown Hostel). Durante il viaggio, i primi scorci di paesaggio mi hanno fatto venire in mente che effettivamente siamo in una terra primordiale dove gli astronauti americani si allenavano per andare sulla luna. Finalmente alle 5 ho appoggiato la mia testa sul mio sacco a pelo in uno stanzone con 10 letti a castello al modico prezzo di 50 euro…

Stamattina al risveglio (per modo di dire, non ho chiuso occhio…) ho capito che l’unica cosa gratis sarà’ l’acqua sia quella dei rubinetti dei bagni sia quella che copiosamente scenderà’ dal cielo.. A proposito di tempo, le previsioni davano niente pioggia, ma la realtà è che sta piovigginando e l’idea di rimontare la bici ed iniziare, dopo tante chiacchiere, a pedalare mi sta facendo passare ogni stanchezza…

1 tappa – Reykjavik-Borgarnes circa 160 km e 1500 m di dislivello. In realtà Borgarnes dalla capitale dista solo una settantina di km, ma chi va in bici non può fare il tunnel sottomarino di 5 km, il che comporta che bisogna farsi tutti i fiordi e la zuppa aumenta di 50 km. Se poi sei un masochista, come il sottoscritto, e decidi di fare una capatina nella penisola di Akranes, ecco che si superano i 150 km.

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Alcune considerazioni emerse dalla tappa odierna.

1) l’Islanda è favolosa (se lo affermo io che sono un fazioso non credetemi…) ma quanta fatica;
2) mai scoraggiarsi, mai esultare, le sorprese belle o brutte sono sempre dietro l’angolo (rectius, dietro un fiordo o una nuvola). Partito stamattina con la pioggia, imprecando, dopo un’oretta sole a palla e strada meravigliosa, non la prima parte della Ring Road (strada n.1 che fa il periplo dell’isola per circa 1400km) bensì la n. 47 che costeggia i fiordi fino all’imbocco di Akranes;
3) mai fidarsi dei fiordi. Non appena fai una curva, ed il vento gira contro, sembra di scalare lo Zoncolan… Oggi a bizzeffe di gran premi della montagna;
4) non fermarsi a scattare sempre foto. Il rischio è di arrivare come stasera alle 21 con tutti i supermercati chiusi;
5) non saltare una panetteria (in islandese “Bakari”). Se non mangi pane, la tua droga, sei finito e rischi di tornare a casa come il tuo iPod nano che, tra parantesi, non serve assolutamente, perché’ distrae dal cicaleccio degli uccelli e dai colori e sfumature del cielo;
6) piantala di dire continuamente che ogni cosa che vedi è bellissima tanto i licheni lo sanno già’, non è’ un caso che hanno deciso di invadere l’isola;
7) ripassa il tuo pessimo inglese, altrimenti rischi di mangiare pizza per 15 giorni di fila…

2 tappa – Borgarnes-Blonduos (sempre più a nord…) più di 170 km con oltre 1200 m di dislivello. Volendo utilizzare un linguaggio hot, la definirei una tappa “petting” in attesa della gran goduria delle prossime tappe. Infatti si è trattata di una “sgambatella” necessaria per poter “buscar el Sur para el Norte…

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Alcune considerazioni:

1) che culo, dopo 2 giorni, eccetto ieri al via nella capitale, non ho ancora preso acqua.
Stamattina, giornata nuvolosa nella prima parte, molto ventosa nella seconda, e gran finale grazie al tepore del sole che, puntualmente, mi aspetta all’arrivo, mi consente di docciarmi e poi si mette a disposizione per le foto di rito ed in gran tiro per la mezzanotte…
2) qui, i negozi alimentari chiudono alle 18 ed io continuo puntualmente ad arrivare alle 21, dopo 11 ore di pellegrinaggio. A quell’ora è tutto chiuso per mangiare. Grazie alla catena N1, una sorta di autogrill in miniatura, sono riuscito anche stasera a mangiare la mia seconda pizza con annessa Coca-Cola, ma almeno questa volta ho cambiato condimento (stasera pollo e cipolle che devo ancora smaltire, lo farò domani durante i 150 km che mi aspettano…)
3) che culo, fino ad oggi tutti i posti dove ho dormito ( o almeno ci ho provato) sono situati in posizioni davvero belle e sono confortevoli, eccetto il fatto che le tende sono finte ed entra la luce dappertutto. E per me, che sono abituato a dormire al buio pesto, è una disgrazia…. Se continuo ad andare a dormire a mezzanotte e mi sveglio, mio malgrado, alle 6, rischio di addormentarmi primo o poi sulla bici, come mi stava succedendo oggi pomeriggio, con il vento contrario che mi cullava…
4) incrocio le dita ma qui gli automobilisti, di cui molti saranno anche italiani che noleggiano le auto, non ti fanno la “rasetta” come in Italia. Quando ti superano lo fanno lasciando qualche metro di distanza, andando nell’altra corsia e, se arriva la macchina in senso contrario, aspettano che passi la macchina e poi ti superano. La strada principale (Ring Road), che è quella che percorrerò, ai bordi della strada è davvero malmessa, tanto pietrisco, motivo per cui sono costretto a rimanere all’interno della riga bianca…
5) ho fatto l’errore di non portarmi gel ed integratori. Le barrette non bastano, per simili sforzi di durata occorre ingurgitare qualcosa di più’ forte… E il finto pane, che qui scarseggia, non basta per sopportare tanta fatica. E poi mi mancano i miei 200 grammi di pasta quotidiana.. 6
) domani sono indeciso se, e dove, vedere la partita della nazionale. La bandiera l’ho portata, ma alle ore 16 (ora locale) io sono ancora in gironzolo, e per essere ad Akureyri a quell’ora dovrei partire alle 6, cioè’ non andare a dormire… Ne varrà la pena? Boh…..

3 tappa – Blonduos – Akureyri 150 km e circa 1500 m di dislivello. Una tappa che denominerei “mari e monti” con due passi da superare. Infatti, partendo da Blonduos, considerata la mecca della pesca alla mosca, si inizia ad ascendere con un paesaggio sempre più montuoso e con rigagnoli e fiumi dappertutto. Superata la prima salita si scende a Varmahlio da cui parte una lunga vallata, bellissima , da cui si attacca il secondo passo (per modo di dire, circa 550 m, ma sembrava di stare sulle dolomiti) per poi ridiscendere in una stretta valle, Oxnadalur, nella quale, per 30km, si stagliano delle montagne incantevoli e spettacolari con sottili picchi rocciosi. Terminata la discesa, si arriva ad Akureyri, la seconda città’ dell’Islanda, con solo 16 mila abitanti, situata alla testa del maggior fiordo islandese, da cui è possibile scorgere, a breve distanza, delle montagne ancora innevate (uno spettacolo…). Alcune considerazioni odierne:

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1) il sole mi ha ormai abbandonato. Oggi giornata molto nuvolosa ed estremamente ventosa (nelle prime 4 ore andavo a 10 all’ora con il vento contro….poi il vento mi ha dato un po’ di tregua altrimenti starei a quest’ora ancora in bici). Domani prevista pioggia
2) sarebbe stato meglio, così mi dicono, ma l’ho capito sulla mia pelle, fare il giro dell’isola in senso antiorario (solitamente il vento è meno ostico).
3) finalmente, dopo 3 giorni, oggi ho incontrato altre 2 coppie di ciclisti. Pensavo di incontrarne molti di più ma mi sa tanto che questa splendida idea è venuta al sottoscritto e a pochi altri. Chissà perché! ;)
4) in questi giorni ho visto più ovini, bovini e cavalli che persone. E’ davvero notevole la quantità di cavalli allevati. Ma la cosa che mi diverte di più sono le pecore a bordo strada che, mentre brucano l’erba, ti guardano come per dire ma ” chi te la fa fare”…. Pecore ovunque, ma non ho ancora visto un pastore o un cane al seguito. Saranno mica videosorvegliate?
5) circa la partita, visto il percorso era impossibile vederla. Qui per decine e decine di km non c’è un’anima viva, ma, visto il risultato e i commenti che ho letto, meglio così. Peraltro, non vorrei passare per uno iellatore, ma il presagio che finisse male l’ho avuto circa un’ora prima che iniziasse. Infatti, mentre scalavo un passo montano, la bandiera per il troppo vento è finita nella ruota posteriore dentro il pacco pignoni. C’è voluta mezz’ora per tirarla via a brandelli ed inzuppata di grasso… e lì ho compreso che qualche elfo e/o troll volevano darmi una soffiata sull’esito finale.. Meno male che non ci ha pensato qualche vulcano ad avvertirmi…;)

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