Islanda: pedalando con “madre natura” – Parte 4

13 Agosto 2014

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10 giorno – Reykjavik. Pedalando con la pioggia sui marciapiedi. Nell’arco di una settimana siamo passati dal bellissimo sole di mezzanotte di Borgarnes e Blonduos alla pioggia di mezzogiorno della capitale. “It’s Iceland”….., è la frase che ieri, sul mezzo anfibio sulla laguna glaciale, mi ha detto la guida turistica mentre io mugugnavo sulle condizioni atmosferiche. E’ proprio così. Temperatura odierna 9 gradi. Tempeste di acqua, vento fortissimo e la gente che passeggia tranquillamente come se nulla fosse. Non c’è traccia di ombrelli. Ce l’hanno solo alcuni sprovveduti turisti. Qui non serve, anche perché tira vento forte.

Ieri notte, dopo aver preso tutti i pullman possibili e immaginabili, ed essermi fatto a piedi qualche centinaio di metri per arrivare all’ostello, trascinando 3 borsoni da 30 kg e una bici rotta, il caso ha voluto che l’unico letto rimasto fosse lo stesso in cui mi ero coricato la prima notte. Proprio il gioco dell’oca! Stamattina, ansioso di sistemare la bici, alle 7 ero già sveglio per capire dove andare a ripararla e come arrivarci.

Ho scelto, per l’occasione, il posto più modaiolo della capitale, ossia il negozio Kria. Un negozio davvero trendy. Infatti, oltre all’officina, tenuta come un’oreficeria, c’è una caffetteria e i ragazzi sono gentilissimi. Una vera boutique della bici con tante scritte e poster di campioni passati. Ho scattato tante belle foto. Una bellissima scoperta per un appassionato di ciclismo. La cosa sconvolgente, però, è stata quando il ragazzo mi ha detto con nonchalance che non aveva i copertoni da 26 per la mia bici. Per un momento sono rimasto interdetto. Poi, il ragazzo, con modi gentili, mi ha anche detto che, se volevo, potevo andarli a comprare io in un negozio che mi indicava lui e che poi li avrebbe montati.

E così sono andato da un simil decatlhon islandese ed ho fatto la doverosa spesa. Capite ora perché ieri ho dovuto fare 400 km per trovare un banale copertone? Se non ce l’aveva il posto più’ figo di Reykjavik, figuriamoci se avrei potuto mai reperirlo tra qualche sparuto pescatore e contadino lungo la costa desertica…  Per l’occasione non ho badato a spese….erano gli unici che aveva…e li ho cambiati tutti e due, anche quelli d’avanti (…non si sa mai…). A questo punto speriamo che i raggi non facciano altri brutti scherzi! Ma ormai conosco, tutti gli autobus che portano nella capitale…

La contentezza, quando mi ha ridato la bici, era indescrivibile. Visto che avevo a disposizione molte ore, e una bici quasi nuova, mi sono dedicato al cazzeggio più assoluto, girovagando in bici per tutte le vie possibili e immaginabili della città. Le attrattive di Reykjavik non sono tante, anzi pochissime (per un ciclista turista). Ha una popolazione di circa 120 mila abitanti (un terzo della popolazione islandese vive qui) e le attrattive che le guide segnalano sono decisamente “non attrattive per me”. Non avevo tempo per visitare ne’ i musei, ne’ farmi un bagno nelle numerose piscine (…non fanno entrare le bici…). Sono andato a visitare la chiesa più famosa, alta più di 70 metri, dal nome impronunciabile (Hallgrimskirkja), il lago (Tjornin), un edificio davvero senza pretese (il Perlan), l’edificio del Parlamento (Alpingi, le cui sedute sono aperte al pubblico) e la zona del vecchio porto, oltre a qualche via commerciale. La capitale è piena di caffetterie e di tantissimi giovani. Sembra davvero una città cosmospolita.

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Anche qui, però, come ad Irsina (o Montepeloso) e nel resto del mondo, è costume, nel fine settimana, fare il giro in macchina nella città per cazzeggiare. Il cosiddetto struscio automobilistico lo chiamano “runtur” o “drammid”. Fa decisamente figo! Visto il grigiore che caratterizza il cielo, gli abitanti hanno pensato bene, per dare un po’ di vivacità e di brio alle vie, di pitturare alcune case dai colori più improbabili e meno azzeccati. Ecco, oggi pomeriggio, oltre a fare la spesa, mi sono dilettato proprio a fotografare insegne di caffetterie e case colorate… Insomma, Reykjavik è un agglomerato di case, come tante altre città, nulla di più e nulla a che spartire con la vera Islanda che inizia non appena la tangenziale sfocia nella Ring Road…. Domani si riprende a pedalare e le previsioni meteorologiche sono davvero pessime, a voler essere ottimista…

11 tappa – Reykjavik – Reykholt. Circa 100 km e 1000 m di dislivello. Un giorno che definirei “…nuovamente turista e ciclista di natura…” Qualche tempo fa avevo letto un articolo circa la fenomenologia del viaggiatore che, in modo molto semplificato, sottolineava che esistono 2 tipi essenzialmente di viaggiatori. Gli esploratori di cultura e gli esploratori di natura. Intuitivo coglierne le differenze essenziali. Io non ho alcun dubbio a considerarmi un “viaggiatore (alias cazzeggiatore) di natura”. E, ieri, nella capitale, ne ho avuto la conferma. Sono insofferente alle code, come un giapponese, davanti ai musei, a spuntare con l’evidenziatore sulla guida le cose da vedere. La capitale offre molti musei, come quello delle saghe, quello marittimo, quello d’arte, persino il museo fallologico. Si avete letto bene, qualche buontempone ha pensato bene di esporre una variegata gamma di peni (circa 300) di mammiferi islandesi, e ce n’è anche uno di una persona che l’ha donato nel 2011…, con tutte le didascalie tradotte in esperanto. Si accettano donazioni. Se qualcuno vuol farsi avanti….

Nonostante, quindi, tutto sto ben di dio di musei, e nonostante diluviasse, non ne ho visto manco uno. Non c’è la faccio proprio, non me ne vogliate voi esploratori di cultura. Divento claustrofobico. Oggi, invece, dopo essermi tolto dal traffico della capitale, dopo una quarantina di km, mi sono di nuovo sentito a mio agio, perché stavo ritornando ad essere un viaggiatore di natura (…e che natura….qui il Signore prosegue nella creazione, altro che fermarsi al settimo giorno…).

Ritornando alla tappa odierna, sono partito un po’ tardi, verso le 8,30, sperando che smettesse di piovere (pia illusione visto i comunicati di allerta comunicati in tutta l’Islanda), e poi anche perché, con mia grande gioia, ho fatto una video tramite Skipe con i miei due “cattivoni”, recalcitranti sempre a parlarmi al telefono la sera. In video è tutta un’altra cosa. Questi 5 minuti di estrema familiarità mi hanno dato l’energia di iniziare tutto daccapo. Da quel momento in poi la pioggia era un giovamento più che un problema…

Alla ripartenza, come la scorsa volta, sono passato davanti alla chiesa impronunciabile simile ad una montagna di lava basaltica, simbolo ed edificio più alto della capitale. Decisamente “esperenziato” (gli errori della scorsa volta per prendere la tangenziale non li ho ripetuti), ho preso il via. I primi km per uscire dalla capitale, nonostante fossi diretto a sud, questa volta, e non più a nord, sono identici sulla Ring Road. Arrivato al bivio, invece, ho avuto un attimo di emozione, pensando a soli 10 giorni prima e cosa aveva comportato imboccare il lato sinistro della Ring Road. Questa volta, invece, il fato o le fate, gli elfi o i trolls, avevano deciso che avrei dovuto provare anche l’ebbrezza del lato destro. Devo dire che tutti i 44 km che ho percorso verso sud sulla Ring Road sono stati davvero una grande rottura di palle. Macchine, camion, autotreni, ovunque.

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A nord non ci va nessuno, vanno tutti a sud, perché è li che si concentra la maggiore densità di popolazione e di turisti. Mi sembrava di stare su corso Allamano di Torino, anzi peggio. Passate queste 2 ore di agonia, cercando di non farmi stiracchiare anzitempo, sono arrivato ad Hveragerdi, certamente una bella realtà, molto conosciuta perché ha delle sorgenti geotermali proprio nel paese. Niente male poterla visitare e mettere i piedi nell’acqua calda senza tanti sbattoni. Credo che siano poche le città al mondo che vantano sorgenti geotermali dietro casa.

Hveragerdi è anche conosciuta perché nel 2008 c’è stato un forte terremoto e, da allora, nuove sorgenti di acqua calda sono comparse in città. Tra l’altro, nel punto informazioni c’è una mostra su questo terremoto e si può’ provare anche l’ebbrezza, pagando qualche centinaio di corone, di entrare dentro il simulatore di terremoti, cosa che io mi sono ben guardato dal fare. Il terremoto (cosiddetto dell’Irpinia) del 1980, proprio il giorno prima del mio compleanno, è ancora terribilmente scolpito nella mia mente. È grazie propria a queste sorgenti che gli Islandesi riscaldano le loro case e ricavano tutta l’energia di cui necessitano.

Visitata e pranzato (un misero panino) in questa bella, solforosa e fumante cittadina, ho proseguito, imboccando – qualche km dopo, prima di arrivare a Selfoss – la strada n.35 che porta nel famoso “anello/circolo d’oro (golden circle), ossia nei 3 posti più visitati dai turisti (Geysir, Gulfoss e Pingvellir). L’essermi tolto finalmente dal frastuono della Ring Road mi ha riconciliato con me stesso; solo da qual momento ho ripreso idealmente il viaggio che avevo interrotto. Pochissime macchine, tanto verde ed acqua a go, go….e sono così ritornato finalmente ad essere il viaggiatore di natura. Questo tratto di strada che porta alle 3 più’ famose attrattive è decisamente uno dei posti più agricoli e produttivi di tutta l’isola. Ci sono tante serre (è l’unico modo qui di produrre qualche vegetale, frutto o fiore) e tantissimi allevamenti.

Rivedere tanti cavalli mi ha fatto riprendere il filo perduto. Lungo la strada che mi ha condotto a Reykholt (un agglomerato di belle casette sparse qua’ e la’, i cui abitanti non superano le 200 anime) mi sono fermato a visitare una bocca di vulcano piena ormai di acqua (il cratere Kerid formato 6500 anni fa). Davvero un posto molto bello e dal quale ho sottratto, pur non dovendo, qualche prezioso e gratuito ricordo lavico per i miei pargoli (visto che qui tutto è carissimo almeno qualche pietra, e ce ne sono in abbondanza, potrò portarmela come ricordo o no???). Oggi era una giornata di trasferimento. L’arrivo a Reykholt è il posto dove avevo già’ prenotato e programmato prima del “fattaccio”. Delle 3 attrattive non ne ho ancora visitata una. Domani inizio con le prime 2, mentre Pingvellir è programmato per dopo domani. Alcune considerazioni circa la tappa odierna:

1) non c’è cosa peggiore (e lo dice un sedicente ciclista) che riprendere la bici, dopo una salutare doccia, e 100 km percorso, per andarsi a procacciare il cibo. Stasera all’arrivo, verso le 17, vedendo queste 4 case in croce, ho subito capito che se volevo mettere qualcosa sotto i denti avrei dovuto riprendere la bici e andare sulla Ring Road, sperando nell’ennesima stazione di servizio N1. E così è stato. Queste stazioni di servizio per i ciclisti sono l’unica vera oasi. Senza la N1, qui in Islanda, sarei già M1 (cioè morto il primo giorno per la fame…). Quando torno in Italia scrivo una lettera di encomio all’AD.
2) oggi ho pedalato, oltre che in eterna compagnia di sorella pioggia, anche con il vento in poppa. Un vento forte, decisamente favorevole, che mi ha dato un grande aiuto. E me ne sono accorto dal fatto che non avevo fame. Normalmente con il vento contrario mangio 50 panini, oggi nemmeno la metà….Viaggiare con il vento a favore è come se una bella fanciulla posasse la sua delicata mano sul tuo fondoschiena, vai che è una meraviglia. Viaggiare con il vento contro è come se il ragazzo della stessa bella fanciulla posasse il suo dito medio nello stesso posto…. . E’ chiara la differenza?
3) sono sempre più convinto che i freni in Islanda non servono o servono pochissimo. Le discese, eccetto qualcuna, non sono mai a gomito, sono decisamente scorrevoli, plani a fondo valle senza nemmeno pinzare una volta. Sono delle discese che ti consentono di pensare ai cavoli tuoi in tutta tranquillità’….fino a prova contraria…  Al contrario, quando sali, non pensi che la strada sia pendenzosa, invece ti sbagli e te ne accorgi in cima quando, ormai, il non aver cambiato a tempo debito i rapporti, ti fa rischiare di cadere dalla bici perché l’eccessivo sforzo…
4) sono sempre più convinto che ho scelto l’Islanda perché volevo pedalare nel nulla, pensando al nulla, ma godendo di tutto…
5) sono sempre più convinto che la mia permanenza in Islanda mi stia facendo diventare, come direbbero le mie amiche iberiche, Isabel e Rocio, sempre più un “…niño…” ..visto le mie frasi ed i miei racconti sempre più puerili…

12 tappa – Reykholt – Gulfoss – Geysir – lago Laugarvatn. Circa 70 km. Questa giornata la definirei…”aspettando lo spruzzo…”. Oggi davvero una giornata relax, sia nei km pedalati che nel post-pedalata. In programma c’erano 2 delle 3 principali attrattive turistiche del Circolo d’Oro, ossia Geysir e le cascate di Gulfoss. (2 super stars del turismo islandese). Inoltre, nessun km da percorrere sulla Ring Road, ma solo su strade un po’ più marginali, come la n. 35 e n. 37. Meno male, ieri la Ring Road l’ho odiata.

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Partito, come sempre, verso le 8, temperatura 7 gradi, decisamente freddino, con la pioggiarellina mia eterna compagna di viaggio. Credo che il mio uccello custode gli abbia ceduto il testimone. Devo farmene ormai una ragione. Ale’. Sono arrivato a Geysir dopo un’oretta, circa 20 km dal posto tappa di ieri. Visto l’orario molto mattutino non c’era ancora il pienone dei turisti, i quali sono arrivati qualche ora dopo a quintalate, soprattutto tanti pullman di giapponesi (al nord dell’isola non ne avevo incontrato di occhi a mandorla). Geysir è un posto dove si ha proprio la percezione che sottoterra bolla un pentolone, da tempi immortali, e che prima o poi….

All’interno di questa area/parco geotermico si trovano, oltre al grande Geysir, che ha dato il nome all’area, inattivo dagli anni ’50, anche lo “spruzzatore” più’ potente, ossia lo Strokkur, che erutta regolarmente circa ogni 6 minuti. Geysir è proprio la sorgente d’acqua calda per antonomasia, quella, insomma, che ha dato il nome, poi, a tutti gli altri geyser (…come la nutella…). Sembra che Geyser abbia smesso di sbuffare perché molti turisti, più peste del sottoscritto, tiravano pietre all’interno del pentolone, spronandolo a spruzzare. Cosa, invece, ancora più deleteria, in quanto ne ha ostruito il pertugio.

Però, sembra che, a seguito di alcuni terremoti recenti (2000), l’ostruzione possa essere stata parzialmente rimossa, visto che di tanto in tanto sbuffa. Magari fra qualche anno ci riserva delle belle sorprese e così il fatturato dell’Isola si impenna come l’inflazione degli anni della crisi economica iniziata nel 2008…. Circa lo spruzzatore regolarmente funzionante, ossia lo Strokkur, questo eruttare puntualmente ti frega e di fa aspettare ore pur di fare la foto più bella del secolo. Ogni spruzzo è una sorpresa, a volte decisamente deludente, altre volte aitante, (dai 15 ai 30 metri), e tu sei lì che speri di assistere allo spruzzo del secolo con il tuo iPad che, intanto, si è bagnato, visto che piove a dirotto.

Insomma se fotografavo al posto dell’originale una cartolina, da buon parsimonioso… (…le cartoline costano molto…) perdevo meno tempo, con una qualità delle foto decisamente superiore. Sembrava di assistere all’ultimo rigore della finale dei mondiali. Tutti i giapponesi avevano il loro teleobiettivo puntato, le mogli che cronometravano l’attesa, insomma, clima da suspence per poi di nuovo ripartire daccapo. E che palle!! Per un’oretta anch’io, a dire il vero, ho partecipato, mio malgrado, a questa “cummedia” nel giudicare se lo spruzzo era abbastanza alto o basso e se accontentarmi o meno.

Poi, alla quindicesima delusione ho mollato l’ipad e dritto dritto meno sono andato a Gulfoss, che dista circa 10 km dagli “spruzzatori di vapore”, ad ammirare una delle più belle cascate, dicono, del mondo, addirittura qualcuno dice che è più bella di quella del Niagara. Arrivato al parcheggio della cascata, ho capito subito di essere arrivato nel “sancta sanctorum” del turismo islandese. Fiumi di turisti, ognuno con il proprio numero di appartenenza. Facevano a gara per arrivare per primi a scattare le prime foto. Tanti pullman di giapponesi, ma anche tanti pullman di italiani. L’unico posto, finora, dove li ho incontrati in massa.

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Gulfoss (tradotto…”cascata d’oro”/golden fall) è davvero una bellissima cascata, con un’imponente portata d’acqua (circa 109 metri cubi di media al secondo ma può cambiare repentinamente fino a raggiungere i 2000). La cascata offre, ai più fortunati, anche l’ulteriore omaggio extra di vedere nelle giornate di sole dei bellissimi arcobaleni, creati dagli spruzzi d’acqua. A me ha riservato soltanto una tregua dalla pioggia. Questa maestosa cascata è accessibile per chiunque, anche dai disabili. Infatti, c’è una passerella apposita che conduce praticamente sopra uno dei due salti. Infatti, la cascata fa due salti, uno di 11 metri e l’altro di 20 metri. Per un totale di 31 metri. La cascata è alimentata dal fiume glaciale Hvita che scorre all’interno di un kanyon, formatosi durante l’era glaciale.

Molto interessante, e particolare, è la storia/leggenda che sta dietro a questo cascata. Si racconta di una ragazza, la prima vera ecologista islandese, che negli anni ’20 per non far sbarrare il fiume che origina la cascata sia andata a piedi nella capitale a protestare. Sta di fatto che la diga per fare la centrale idroelettrica per motivi di convenienza economica non fu più realizzata, e questo “non fare” ha fatto la fortuna dell’Islanda. E poi dicono delle grandi opere! Questa area del Circolo d’Oro è estremamente verde, tante fattorie, cavalli, serre. In questo momento i contadini, dopo aver tagliato e imballato il fieno, stanno raccogliendo le balle disseminate per i campi. Essendo uno dei pochi posti fighi e con tanto verde hanno pensato bene le dieci famiglie più’ ricche dell’Islanda, sono queste famiglie che di fatto governano l’economia dell’isola, di fare dei bei campi da golf. Insomma, per certi verso non sembra nemmeno di stare in Islanda quanto in Irlanda.

Dopo aver scattato la millesima foto, ho alzato bandiera bianca e mi sono diretto al posto tappa di stasera, ossia il bellissimo lago Laugarvatn (tradotto…lago dalle sorgenti calde…). Davvero un bel posto, anche l’ostello in cui alloggio, non fosse altro perché, anche qui, fortunatamente, c’è una stazione di servizio N1. E anche stasera sono stato un fedele ed assiduo cliente. Non la tradirei per nessun motivo al momento. E dove li trovo, altrimenti, i miei preferiti yogurt Skir ai mirtilli? Alcune considerazioni sulla giornata odierna.

1) Dal punto di vista ciclistico, pur avendo la “ragazza” preso altri impegni, nessun problema, visto i pochi km da pedalare. E’ stata, invece, la variabilità delle condizioni del tempo oggi a farmi impazzire. Si alternavano piogge a sprazzi di sole, e, quindi, ogni 5 minuti dovevo cambiare abbigliamento, ossia indossare mantellina, pantaloni antipioggia, per poi ritogliermeli dopo 5 minuti per non fare una sauna gratis. Perso più tempo nei vari spogliarelli lungo la strada che a pedalare.
2) E’ assolutamente vero che i posti visitati oggi sono molto belli ma nel mio cuore alcune strade tortuose lungo i fiordi hanno lasciato il segno per sempre.
3) Mi sono dimenticato di dire una “cosa” che ho fatto dopo l’arrivo alle 15 all’ostello. Più che dimenticarmela, è che non volevo scriverla. Me ne vergogno. Non è da me fare certe cose, ma, oggi, all’entrata di Laugarvatn, galeotto è stato un cartello e chi l’ha messo. In questo cartello pubblicitario compariva una scritta del tipo…”Fontana. Geothermal Baths. Completing the Golden Circle”.

Ed io, a mò del ragazzino che nel film “C’era una volta in America” non resiste all’attesa e si mangia il dolce, ho fatto lo stesso. Infatti, avevo messo in programma sabato prossimo, se i tempi fossero stati compatibili, di fare un salto alla famosa “Laguna Blu”, ad una quarantina di km dalla capitale, regno di turisti e simbolo indiscusso dell’Islanda (a detta di tutti una SPA con i fiocchi, non c’è brochure, infatti, che non metta qualche immagine suggestiva di questo centro benessere geotermale). Sono stato a trastullarmi un paio d’ore. Un posto fantastico, direttamente sul lago (se andate su internet potrete approfondire), con pochissima gente e tra l’altro gente del posto, nonostante sia abbastanza pubblicizzata nelle guide. Non dirò se mi è piaciuta o meno, è un segreto! Dico soltanto che dopo 12 giorni ho fatto il primo sbadiglio, nonostante dorma 5 ore a notte. Sarà stata noia o rilassatezza??? So soltanto che ho deciso che non andrò alla Laguna Blu. Chissà’ perché …

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