Islanda: pedalando con “madre natura” – Considerazioni di fine viaggio

18 Agosto 2014

CARO MAN 3950

A) Smarcando subito gli aspetti della “pecunia”, è noto che l’Islanda, al pari degli altri paesi nordici, per noi italiani, è decisamente cara. Eccetto la benzina, e forse anche il pesce, tutto costa decisamente più caro, soprattutto per il sottoscritto che mangia quasi un 1 kg di pane al giorno…  Non serve assolutamente avere contanti con sé. Basta la carta di credito con cui è possibile acquistare ovunque qualsiasi cosa anche di importi di modestissima entità. Io ho solo fatto un piccolo prelievo di circa 30 euro, peraltro avanzati più della metà, da tenere come “argent de poche”… Da (pessimo) contabile ho messo in fila tutte le spese effettuate, compreso il volo aereo con bagaglio bici, e il totale è stato di circa 1.750 euro (di cui 460 euro il volo con Icelandair senza scali da Malpensa). Realizzare un sogno non ha prezzo, a tutto il resto ci ha pensato la mia carta di credito, ma se poi, a conti fatti, bastano solo qualche migliaia di euro, realizzarlo diventa “doveroso”…

B) Ho soggiornato in alcuni ostelli, i 3 della capitale e quello sul lago Laugarvatn, mentre le altre notti ho dormito in alberghi e guesthouse di vario tipo. Per una single room, mediamente, ho pagato da 40 ai 70 euro a notte, mentre nei dormitori, da 6 a 12 persone, dai 25 ai 40 euro. Quasi tutte le sistemazioni avevano una cucina in comune dove potersi preparare i pasti, che mi hanno consentito di preparare la colazione, i panini per il viaggio e, se ne avevo voglia, anche la cena in santa pace. Davvero utili e, con qualche piccolo “sbattone”, consentono di fare consistenti “economie”. La colazione costa abbastanza cara (circa 10 euro). Per ottenere ulteriori “economie” è possibile scegliere di dormire nel proprio sacco a pelo (sleeping bag). Non bisogna però dimenticare, cosa che io ho drammaticamente fatto, di portarsi una federa del cuscino, se possibile, un lenzuolo da coprire il materasso, oltre che una benda per gli occhi e, se del caso, anche i tappi per le orecchie. Chi russa lo troverete sempre… 

C) Il supermercato più economico è senza dubbio la catena Bonus, anche considerando l’assortimento ampio delle derrate che si trovano. Per noi ciclisti sono fondamentali, per un minimo di ristoro, le stazioni di servizio che si trovano quasi sempre all’ingresso dei centro abitati lungo la Ring Road. E’ fondamentale essere autosufficienti almeno per il pasto di 1 giorno. In tutti in posti tappa ho sempre fortunatamente trovato o una stazione di servizio (soprattutto N1 ma anche Olis) o piccolissimi bar/supermercati. Se si arriva dopo le 18 i supermercati normalmente sono già chiusi, e l’unica àncora di salvezza sono proprio queste “benedette” stazioni di servizio.

D) Le distanze percorse giornaliere andavano dai 100 ai 170 km con dislivelli non mai meno di 1000 metri e mai superiori ai 2000 metri. Va da se’ che la differenza la fa il vento, nemmeno la pioggia, per quella basta avere una mantellina. Se il vento è di traverso o contro anche i tratti pianeggianti diventano faticosissimi, oltre che estremamente pericolosi. Si fa fatica ad andare a velocità superiori ai 15/18 km orari con 2 borsoni laterali (dietro) uno zainetto (dietro) ed un borsello sul manubrio (per un totale di circa 20 kg + 18 kg di bici). Mediamente partivo verso le 8 di mattina ed arrivavo verso le 17. Soprattutto i primi giorni che partivo più tardi e mi fermavo spessissimo per fotografare con il mio mini iPad qualsiasi cosa arrivavo anche verso le 21, dovendomi aggiustare per poter ingurgitare qualcosa per la cena. Il mini iPad è stato utilissimo; ottimo per fotografare, scrivere e navigare in rete, riuscendo a stare nella tasca di dietro della maglia da bici o nel giubbotto anti vento. Una vera rivelazione. Ciò che non mi è servito è stato, invece, l’iPod, nano o gigante che sia, perché, oltre a non far sentire molto bene i rumori della strada, perdendo in sicurezza, non permette di apprezzare nel modo dovuto il bellissimo paesaggio e sentire “Madre Natura” che in Islanda parla anche attraverso un licheno, un fiorellino, una pecora, un cavallo, un ruscello, un uccello, piuttosto che una pozzanghera bollente od una cascata.

E) Circa la bici, io ho utilizzato una Mtb, comprata da decathlon (129 euro), a cui ho montato i pedali con gli agganci e un sellino su cui avevo fatto già un po’ di km, oltre il portapacchi. Freni V-brake, rapporti (42/34/24 di guarnitura e 7 rapporti nel pacco pignone, l’ultimo il 28). Di salite lunghe e con pendenze proibitive (superiori al 12 %) ne ho incontrate pochissime; la conformazione del territorio fa sì che le strade siano tutte “ up e down”, soprattutto sui fiordi, e le discese sono assolutamente pedalabili o comunque non a gomito. Senza dubbio, pedalare in Islanda è comunque più’ impegnativo di quanto possa a prima vista apparire guardando le altimetrie delle piantine.

F) Se la bici si rompe e non si è capaci a ripararla o servono dei pezzi che non si hanno a disposizione, allora la situazione diventa problematica. Da quest’anno hanno pubblicato una brochure per coloro che voglio percorrere l’Islanda in bici, segnalando i posti dove mangiare, campeggiare e l’afflusso di traffico veicolare, oltre i negozi che riparano le bici nelle varie zone dell’isola (non so se sia scaricabile da internet, ma averla con se è molto utile). Visto l’inconveniente successomi dopo circa 1000 km (usura completa dei bordi del copertone posteriore) è importante montare copertoni di ottima qualità e, se si riesce, portarne uno di scorta (quelli magari che si piegano). Io avevo dei copertoni da 1,75 tassellati, abbastanza scorrevoli, ma di pessima qualità. Insomma, su ruote e cambi (che fortunatamente non si è rotto) non bisogna lesinare. Portare qualche kg in più costa fatica, la cui soluzione è fermarsi e riposare. Non montare una bici performante non sarà il massimo ma, almeno, si riesce ad andare avanti. Ma se dovessero usurarsi, in breve tempo, soprattutto i copertoni o si rompesse il cambio, visto i repentini “up and down” che tagliano le gambe, il rischio vero è di non poter più continuare il giro ed essere costretti a trovare qualche negozio di bici, che come già detto, eccetto nella capitale e zone limitrofe, scarseggiano decisamente. Avendo rotto il copertone, dopo 20km da Hofn, ho dovuto rientrare nella capitale per essere certo di poterlo riparare (ossia farmi 400 km in pullman, cambiandone 4 e sono stato già fortunato).

G) Ho avuto la percezione, ma anche la “prova provata (…ahimé…)”, che gli automobilisti, ossia i turisti, viaggiando mediamente a coppia, siano disponibili a caricare un ciclista in panne. Evidentemente ce ne sono talmente pochi di ciclisti che tutti nutrono una certa compassione… . Peraltro, molti automobilisti, andando anche in zone non asfaltate, ossia nelle piste interne, noleggiano fuoristrada o comunque autovetture voluminose che possono tranquillamente contenere una bici e 3 passeggeri. Ho visto anche tanti ragazzi fare l’autostop; non saprei dire però i tempi di attesa. Io nelle 2 volte che “sono stato caricato”, ho aspettato, la prima volta, solo alcuni minuti (la seconda macchina che è passata), mentre, la seconda volta, sono stati addirittura gli automobilisti a chiedermi se avessi bisogno di aiuto. L’autostop, in condizioni climatiche proibitive in cui è alto il rischio di farsi investire per strada, bisogna metterlo in conto, senza ostinarsi a proseguire, se si vuole raggiungere il posto tappa.

H) Ho incontrato pochi ciclisti, la maggior parte in compagnia (coppie), non più, comunque, di una ventina in tutto. Eccetto negli ostelli, mai nessuno mi ha chiesto un documento e non ho mai visto le forze dell’ordine se non nella capitale. Non ho mai visto un posto di blocco lungo la Ring Road. Ho lasciato la bici, carica anche delle borse, in tantissimi posti, compreso davanti ai supermercati, senza che nessuno toccasse alcunché. Si ha proprio la percezione, anche nella capitale, di estrema sicurezza sia personale che dei propri oggetti personali.

I) Circa l’abbigliamento, bisogna avere indumenti adatti ad ogni evenienza. Il tempo cambia repentinamente, mai sottovalutarlo, e si perde tantissimo tempo a cambiare e svestirsi se non si vuole rimanere bagnati, per tutto il giorno. Bisogna avere abbigliamento tecnico di qualità (es. gorotex), vale a dire materiali che permettono un’ottima areazione in modo da non sudare troppo. Molto utile è stato portare 3 borracce (1,5 litri). Pedalare, a volte anche 10 ore, richiede di bere molta acqua e se non ci vuole fermare alle stazioni di servizio (non è detto che ci siano in alcune zone) è l’unica soluzione. Non esistono fontane dove riempire le borracce. Almeno io non le ho viste. E questo sembra proprio un bel paradosso in un’isola che gronda d’acqua dappertutto.

L) La Ring Road, ossia la strada n.1 che fa il periplo dell’isola, di circa 1350 km, è quasi tutta asfaltata. Solo circa 30 km nel tratto dopo Egilsstadir è sterrata. La parte di Ring Road che non rifarei è la tangenziale che parte dalla capitale fino a Selfoss. 50 km da evitare visto il forte traffico. Da valutare se prendere addirittura un autobus. In molti tratti le corsie sono molto strette e, quasi sempre, non è consigliabile pedalare oltre la riga bianca in quanto l’asfalto è pietroso e ci sono molti detriti, con il rischio di forare. Pertanto, se non si vuole pedalare nello “sporco”, bisogna stare abbastanza dentro la corsia della carreggiata. Ho apprezzato il fatto che i turisti, di fatto i veri automobilisti dell’Islanda, non strombazzino quasi mai (non più di una decina di strombazzamenti e anche i camionisti sono molto rispettosi dei ciclisti) e che non facciano “ la rasetta” come da noi in Italia, ma superano a qualche metro di distanza. Come già’ accennato, è importante montare copertoni resistenti perché l’asfalto è decisamente pietroso e ci sono dei tratti di sterrato. Si perde in velocità, ma si acquista in sicurezza, stabilità e tranquillità nel viaggio.

M) Varie Generalmente l’Islanda viene etichettato come il Paese dei forti contrasti. Bella e dannata, acqua e fuoco, ghiaccio e lava. In realtà, a pensarci bene, è un tutt’uno. Nessun contrasto, solo tante tonalità’ che la natura si permette di offrire ai nostri occhi. Ho patito tantissimo l’assenza del buio notturno. Ero troppo eccitato per dormire. Peraltro, le tende delle finestre non coprono abbastanza da oscurare completamente la stanza, anzi in alcuni posti non ci sono nemmeno. Ti rendi conto che stai in un’isola che bolle anche quando apri il rubinetto dell’acqua calda. Arrivi e non vedi l’ora di farti una rigenerante e profumata doccia, ed ecco che, per i primi minuti, l’acqua scorre e ti devi turare il naso per non sorbirti l’odore di zolfo (…alias odore di uova marce…). Quando entri in casa, come nei paesi arabi, ti devi togliere subito le scarpe. “Please, Take off the shoes”, c’è scritto in molti posti. Infine, voglio dire grazie agli islandesi, popolo molto cordiale e disponibile, che, in molte circostanze, mi hanno, nel senso vero della parola, dato una grande “mano” d’aiuto…

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