Islanda: pedalando con “madre natura” – Parte 2

11 Agosto 2014

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4 tappa – Akureyri – Lago Myvatn 100 km e 1500 m di dislivello. La definirei la tappa dei laghi e dei moscerini. Sono partito da Akureyri, la cd. capitale del nord, dove ho dormito in una camerata con altre 6 persone, tra cui 3 tedesche e un giapponese “italianizzato”; mi sembrava di essere ritornato alle camerate di quando frequentavo le residenze universitarie… Akureyri, piuttosto che essere, come si potrebbe immaginare, un freddo avamposto del vicino Circolo polare artico, è davvero un bel posto, decisamente bucolico e verde rispetto a quanto visto finora, con belle case di legno, e sullo sfondo una corona di montagne innevate che ricordano alcuni paesaggi alpini. Nulla di comparabile, in quanto a verde, non certo a bellezza, con la meta del mio arrivo, ossia il famoso Lago Myvatn, dall’inquietante paesaggio lunare. Dopo una prima e dura salita, circa 6 km, con pendenza dell’8%, dopo 50 km sono giunto ad una delle più belle cascate dell’Islanda, ossia Godafoss (la cascata degli dei).

Infatti, si narra che, nell’anno 1000, il cd legislatore dovette decidere quale religione adottare in Islanda. Dopo una giornata di meditazione decise che, da quel momento, gli islandesi avrebbero bandito gli dei pagani, e sposato la fede cristiana. Tornando a casa, gettò proprio in questa cascata i simulacri delle divinità pagane norrene, dando quindi alla cascata il nome attuale. Ripreso il viaggio, dopo tanta estesi, ho pedalato in tranquillità fino all’arrivo. Oggi niente vento, che sollievo! Alcuni cenni e sensazioni sul lago Myvatn.

Certamente questo è un posto dove ancora si percepisce il mistero della creazione, visto che si tratta di una terra molto viva, a pochi km c’è’ il vulcano attivo Krafla, vi sono pozze maleodoranti, solfatare e crateri e lava dappertutto. Myvatn in islandese significa “lago del moscerino” ed io negli ultimi 20 km l’ho capito anche senza traduzione. Moscerini dappertutto, poi con il sudore, andavano a nozze, angeli custodi che mi accompagneranno in questi 2 giorni.

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Comunque le larve dei moscerini sono fondamentali nella ricchezza faunistica dell’area, protetta da 40 anni, essendo cibo per migliaia di uccelli. Tantissime specie di anatre vengono qui a nidificare. Tra l’altro l’Islanda è famosa anche per il birdwatching e questo è un posto privilegiato. Domani, come da programma, dormo nuovamente dove dormirò stasera, un camping con strutture prefabbricate e stanze quadruple situate proprio sui campi di lava e davanti al lago. Mi sembra di essere sbarcato sulla luna.

Circa il lago Myvatn, circondato da un anello di strada di più di 30 km, la leggenda narra che sia opera del diavolo, in quanto, invidioso per la bellezza del cosmo che Dio aveva appena creato, cercò di pisciare sul sole per spegnerlo, senza naturalmente riuscirci, lasciando quindi una pozza che formò il lago, apparendo a tutti brutto e inospitale (invece è bellissimo). Circa la tappa odierna alcune considerazioni, anzi solo una, ho già scritto troppo, che sintetizza tutte le altre che non scriverò’…

1) l’Islanda, terra di acqua, ghiaccio, fumo e fuoco. I Vichinghi credevano che fosse la porta degli inferi. Macché, qui è il PARADISO…, ed oggi ne ho avuto una prima conferma e domani, spero, tempo permettendo, la riconferma…;)

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5 tappa – Lago Myvatn-Krafla-Lago Myvatn (Reykjalid) zero km in bici ma circa 40 km a piedi. Una giornata che si potrebbe definire “a spasso su altri pianeti”…. Doveva essere un giorno di riposo programmato, ma la bellezza e il fascino di questi posti non ti permettono di stare fermi. Always on the move! Visto la bella giornata, le alternative erano, o andare ancora più a nord, ad Husavik, posto rinomato per il whale-watching, o fare un giretto per il lago, ammirando l’abbondante avifauna nonché le bellezze del lago.

Ma il mio animo da podista, nonché la mia preferenza per la terra piuttosto che per il mare, mi ha indicato la retta via e così, di buon mattino, zaino in spalla, le mie gambe hanno smesso di pedalare ed hanno iniziato ad inerpicarsi. La meta è stata la regione vulcanica del Krafla (il vulcano è ancora attivo, ultima eruzione nel 1984), passando dalla zona (puzzolente) di Namafjall/Hverir e pranzando sul cratere (piena di acqua turchese) di Viti. La caratteristica di questa zona vulcanica del Krafla è che, al posto del classico monte a forma di cono, ci sono delle spaccature nelle viscere del terreno dove si trova e ogni tanto esce magma attraverso fessurazioni. Dicono che potrebbe a breve sputare altro magma visto che ci sono evidenti rigonfiamenti.

Insomma, oggi ho camminato per circa 10 ore in un sentiero, non incontrando mai un’anima viva, sia all’andata che al ritorno (dove mi sono anche perso…). I turisti, quelli veri, vengono caricati su autobus da fuoristrada e scaricati, con tempi contingentati, nei vari siti di interesse. Il sentiero fatto dal sottoscritto nemmeno i moscerini lo contemplano. Oggi mi è parso proprio di aver fatto una “capatina” dapprima sulla Luna e poi sul pianeta Marte. Le foto che cercherò di postare (oggi non riesco, in questo camping non c’è’ wifi free, e il mio cell non gna’ fa) non renderanno mai l’idea vera della particolarità di questi posti. Un vero geologo, qui, godrebbe come un mandrillo!

Qui la terra è decisamente viva, sbuffa continuamente, fa effetto vedere coni vulcanici, pseudocrateri, enormi colate di magna solidificato, sbuffi sulfurei, pozzi maleodoranti di fango ribollenti (puzza di uova marce…), fumarole e soffioni di ogni tipo. Un paesaggio surreale quasi apocalittico (per me in senso positivo…). Sembra proprio di assistere ad una fase della creazione, alle origini del mondo. Geologicamente parlando, l’Islanda è una terra molto giovane, meno di 20 milioni di anni fa, e continua a cambiare ancora oggi. Magari negli ultimi giorni che visiterò la zona di Pingvellir proverò a scrivere qualcosa sul perché è così viva.

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Domani, di buon ora, rinforco la bici (l’unica ad aver riposato oggi), bella spalmata di crema Fissan, e 170km di pane e fantasia? Mi duole, ma purtroppo domani non riuscirò ad andare a vedere la cascata di Dettifoss (allungherei altri 70 km la tappa). Dettiffoss è la più poderosa cascata d’Europa. Dicono davvero impressionante. Ma si sa, dalla vita non si può’ avere tutto, a qualcosa bisogna pur rinunciare…;) A proposito di cibi autoctoni e di pane. Leggendo la guida ho scoperto che sul lago fanno un tipo di pane di segale nero (hverabraud), cotto sottoterra, sfruttando il calore geotermale. L’ho provato ed ho scelto che è tanto buono quanto carissimo…;). Ma io resisto a tutto eccetto che al pane, e che pane quello di Myvatn!

P.s. Mi dicono inoltre che dalle mie parti (Piemonte e Liguria) imperversa già’ da qualche giorno (ossia da quando sono partito) il maltempo. Qui, dopo 5 giorni, solo qualche benevola gocciolina. Lo so che non vedete l’ora che ritorni…;)

6 tappa – Lago Myvatn-Egilsstadir: 170 km e 1400 m di dislivello. Una giornata dal titolo “Una sgambettata in beata solitudine”. Partito da un lago bellissimo (Myvatn) sono arrivato ad Egilsstadir, che si affaccia su un lago decisamente grazioso, ma in un paese bruttino ed anonimo. Sono arrivato ormai nell’Islanda c.d. orientale, dopo aver percorso più’ di 700 km. Egilstaddir, circa 2 mila anime, si affaccia su un lago, Lagarfljot, che è il terzo lago più grande dell’Islanda. E’ una città, per così dire, industriale (nei pressi c’è’ anche un impianto di alluminio dell’Alcoa) ed un importante punto nevralgico per i trasporti. E’ davvero una città’ bruttina, ha le piste dell’aeroporto praticamente nel centro città’ (4 case in croce…). Non potevo però non passare da queste parti e tanto meno non fermarmi, visto che è praticamente l’unico centro abitato nel raggio di più di 200km.

Infatti, partendo da Myvatn, alle ore 7 (sveglia alle 5,30), per circa 120 km, non ho incontrato praticamente nulla che potesse far pensare che ci fosse una presenza di umani in loco. Nemmeno una casetta, una fattoria, niente pecore e tanto meno cavalli. Nemmeno i moscerini. Nada de nada. Il paesaggio decisamente brullo, faceva tanto freddo, anche se sono riuscito, anche oggi, per poco, a scansare la pioggia. Ma mi sta girando intorno, prima o poi mi becca e mi fa pagare anche gli interessi. Per circa 1 ora, alla partenza, nonostante stessi viaggiando sull’unica strada principale non ho incontrato nessuna auto in ambo i sensi. La cosa non è che mi sia dispiaciuta troppa, anzi, ma mi chiedevo dove fossero andati a finire gli altri…:) Visto che non avevo nulla da fotografare, quindi, ho pestato abbastanza sui pedali e dopo (solo) 9 ore (alle 16 sono arrivato). Per la prima volta, quindi, sono riuscito a trovare i supermercati aperti ed ho finalmente avuto il piacere di lasciare qualche migliaia di corone al famoso discount, qui è una celebrità’ (è quello più economico, per modo di dire), BONUS.

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Stasera quindi un bel pranzetto a base di carne e fagioli tanto sono in una single room….  A proposito di dormire, a dispetto del posto bruttarello, la casa dove sto alloggiando (che si trova nel paesino di Fellabaer, a 2 km da Egilstaddir) è davvero favolosa, vista lago, cucina in comune, salone con tv, e nessuno che rompe le palle (le altre stanze sono vuote…). 70 euro spesi ne sono valsi proprio la pena dopo 2 notti passate insonni, condividendo un dormitorio con altri 3 soggetti che a mezzanotte continuavano ancora a non spegnere la luce…..(come se non bastasse la luce di fuori….). Ma stamattina alle 5,30 ho reso loro pan per focaccia…

A proposito del lago su cui si affaccia la mia stanza, le saghe del posto “dicunt” che viva un mostro. E questi del posto stanno facendo talmente tanta gazzarra sulla presenza del mostro, così sperano che arrivi qualche turista… L’ultimo avvistamento, ad opera di un contadino, risale al 2012; se andate su youtube trovate qualcosa, visto che l’ha filmato. Visto che oggi non ho visitato posti interessantissimi, e visto che durante il tragitto ho incontrato due importanti deviazioni, di cui la prima a sinistra, andando verso est, porta alla cascata Dettifoss (di cui ho accennato ieri) e la seconda, un po’ più avanti, verso destra, porta, dopo 103 km di pista sterrata, ad Askja, vi racconto sinteticamente cosa dicono le guide della caldera dell’Askja.

Praticamente questo (zona di Askja) è uno dei posti più battuti dai turisti che fanno escursioni organizzate all’interno dell’Islanda. Si tratta di una caldera davvero imponente (50km quadrati) e che si è formata soltanto verso la fine del 1800, a seguito di un’eruzione che provocò enormi disastri all’ecosistema, e le cui ceneri avvelenarono molti capi di bestiame nell’Irlanda del Nord, originando un forte flusso emigratorio verso l’America. Va da se’ che questi cataclismi, prima o poi, si ripeteranno nuovamente con effetti anche in altri paesi… Vi ricordate ciò che è successo nel 2010? Bè, gli islandesi ne sono pienamente consapevoli ma non se ne preoccupano… Circa la tappa odierna una sola considerazione per noi ciclisti molto importante. Ossia, l’Islanda è la terra dell’acqua.

Fiumi, rigagnoli, ruscelli, dappertutto. La sera quando mi lavo i denti non mi preoccupo, come a casa mia, di lasciare il rubinetto aperto, tanto di acqua ne scorre fin troppo, sia sopra che sotto… Ma è mai possibile, però, che dopo 700 km non ho ancora trovato una fontanella (…ufficiale e certificata…) dove riempire le mie borracce? Meno male che la diligenza del buon padre di famiglia mi ha consigliato di portarmi dall’Italia 3 borracce sempre con me (nonostante pesino 1,5 kg), altrimenti, a quest’ora, specialmente oggi, sarei morto di sete. Niente male come causa di morte nella terra dei ghiacci…; Già me lo prefiguro il mio epitaffio….:)

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