Paola Gianotti, Michelin e il giro del mondo

15 Dicembre 2014

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Un paio di settimane fa mi trovavo nella bottega di uno storico telaista milanese e rimasi sorpreso nel sentirlo dire che “ciò che conta nella bicicletta sono soprattutto i tubolari: un tempo si cucivano a mano in seta, oggi è tutta gomma industriale”. Un’affermazione sicuramente esagerata, e assai sorprendente se detta da uno che non si è mai occupato di battistrada bensì ha trascorso una vita a saldare telai, ma con un fondo di verità incontrovertibile che tutti non possiamo non riconoscere, tanta è l’importanza di quelle due sottili strisce di gomma che si mettono quotidianamente tra noi e l’asfalto, chilometro dopo chilometro.
Lo sanno bene i ciclisti tutti, lo sa benissimo un’ultra-ciclista come Paola Gianotti, che di chilometri sotto ai suoi copertoni ne ha fatti scorrere ben trentamila nel suo tentativo riuscito di record femminile di giro del mondo in bicicletta.

A un pneumatico chiediamo che sia scorrevole, che abbia una spiccata aderenza al suolo anche in condizioni avverse e soprattutto che sia resistente, alle forature e all’usura. Forse quasi nessuno ha la necessità di non forare per 9000 km, come accaduto a Paola Gianotti, ma la sicurezza di uscire di casa senza la preoccupazione di uno stop obbligatorio di riparazione resta qualcosa di impagabile.

Paola Gianotti

Paola Gianotti in Malesia durante il suo giro del mondo credits foto: KeepBrave.com

E se quel vecchio artigiano milanese aveva ragione nel ricordare come ormai tramontata l’epoca della seta cucita a mano, lo sviluppo tecnico del prodotto non si è certo fermato, con i grandi produttori che continuano ogni giorno ad eseguire test di resistenza e risposta alle sollecitazioni in diversi centri di ricerca. Il più grande circuito di sperimentazione di queste tecnologie in tutta Europa è il centro di Ladoux (Francia), la casa dell’omino di gomma per definizione, la Michelin.
Ed è stata proprio l’azienda francese a fornire a Paola Gianotti gli pneumatici per il suo record mondiale. Un’intuizione vincente in un epoca di boom del ciclismo amatoriale, quando anche le stesse richieste di mercato vanno spostandosi dagli ultra-scorrevoli copertoni da corsa a battistrada più larghi, resistenti e versatili, tanto che la casa francese ha pensato bene di ampliare la sua linea “top”, i Pro4 Endrance, aggiungendone una versione da 28mm.

  Ed è proprio per presentare queste novità che Michelin ha riunito a Milano un variegato gruppetto di giornalisti della stampa specializzata, facendoli sedere a tavola con Nicolas Cret (responsabile dello sviluppo del prodotto) e proprio Paola Gianotti, un testimonial lontano dai campioni del Tour de France ma probabilmente più vicino alle esigenze quotidiane dei ciclisti che girano sulle nostre strade. Un incontro che non poteva che avvenire al tavolo di un ristorante di qualità, fedele a quella classica visione di Michelin che vede la mobilità composta sia dagli spostamenti che dalle sue paese, descritte tra i ristoranti di decenni di guide turistiche.

E così è tra un umeboshi e una cipolla caramellata, tra una finta cozza vegetariana e un sigaro di cioccolato che si scoprono le più frequenti richieste dei ciclisti e gli accurati test cui viene sottoposto ogni singolo copertone, anche se inevitabilmente le attenzioni si spostano in fretta verso le storie, le sfortune e le fortune del giro del mondo di Paola Gianotti. Un’impresa che ha avuto bisogno di tanta forza di gambe e di testa, ma pure della resistenza di quel sottile strato di gomma che divide una bicicletta dal duro asfalto.

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test di laboratorio in casa Michelin

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