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Nuovi sindaci e mobilità: il coraggio di cambiare

News, Rubriche e opinioni • di 20 Giugno 2016

PITTOGRAMMA_BICI
Commentare a caldo il risultato dei ballottaggi presenta sempre alcune criticità, perché è proprio nel momento dell’elezione dei nuovi sindaci che comincia la corsa a salire sul carro del vincitore e partono le campagne di “riposizionamento”: un momento delicato in cui, dopo il calo di tensione post-elettorale, il grado di attenzione dev’essere massimo e l’analisi della vittoria (e della sconfitta) netta e senza possibilità di appello.

Quella di Virginia Raggi a Roma è stata la cronaca di una vittoria annunciata, ma non per questo meno sofferta: il nuovo sindaco del Movimento 5 Stelle, prima donna a ricoprire questa carica nella Capitale, che avevo intervistato in tempi non sospetti sul tema della mobilità in piena campagna elettorale, nelle ultime settimane ha dovuto rispondere colpo su colpo a attacchi mediatici, sgambetti e colpi bassi orchestrati da gruppi di potere preoccupati di perdere i propri referenti in Campidoglio, venendo addirittura dileggiata per aver proposto una soluzione come la funivia urbana, che è realtà in tante città estere molto più avanzate sul fronte dei trasporti rispetto all’Italia ancora troppo autocentrica. La Raggi ha surclassato il candidato del Pd Roberto Giachetti, che ha preso meno della metà dei suoi voti.

Un’altra donna del M5S ha compiuto un’impresa che a molti, dopo il primo turno, sembrava ardua: Chiara Appendino, neosindaco di Torino, ha sconfitto il primo cittadino uscente Piero Fassino senza avere il placet della Fiat e soprattutto avendo una netta posizione “no tav”, segnando una forte discontinuità rispetto al passato e al corpaccione del potere sabaudo che negli ultimi decenni ha perpetuato programmi e schemi di intervento che non hanno messo mai in discussione la presenza pervasiva dell’automobile come principale mezzo di trasporto e la Tav come strumento di sviluppo sul territorio.

A Milano la vittoria di misura del candidato del Pd Giuseppe Sala consegna ai milanesi un sindaco che sul fronte della mobilità ha detto di voler proseguire il lavoro intrapreso dall’amministrazione uscente di Giuliano Pisapia, come l’Area C e il bike sharing, mentre invece il suo avversario Stefano Parisi aveva manifestato insofferenza verso la congestion charge e la chiusura del centro della città ai motori. Ora la capitale economica del Paese ha l’occasione di poter dimostrare che può continuare a produrre ricchezza e far muovere i mercati puntando sulla mobilità non motorizzata: non come esercizio di stile ma come misura strutturale, come avviene nelle principali città europee (una a caso la trovate qui, ndr).

Infine, due conferme arrivano da Bologna e Napoli: nella città delle Due Torri Virginio Merola (Pd) proseguirà per il secondo mandato il suo lavoro, che sul fronte della mobilità è stato caratterizzato da tanti interventi a favore della bicicletta e della progressiva demotorizzazione di ampie zone della città con azioni portate avanti dall’assessore Andrea Colombo. Per quanto riguarda Napoli, invece, Luigi De Magistris ha doppiato il suo avversario Gianni Lettieri (66,85 vs. 33,15 per cento) e come misura di mobilità nuova porta in dote il lungomare liberato dalle auto che ha fatto parlare di sé anche fuori dai confini nazionali.

Oggi, al di là degli schieramenti politici, i nuovi primi cittadini si trovano accomunati da una sfida e devono avere il coraggio di affrontarla: gli spostamenti a motore in ambito urbano devono progressivamente diventare l’eccezione e non la regola, il sistema del trasporto pubblico va reso più efficiente e bisogna investire per ammodernare il parco-mezzi circolante e le infrastrutture dedicate (in primis le corsie preferenziali). Ma, soprattutto, la bicicletta deve diventare la chiave di volta della mobilità cittadina: un mezzo strategico per decongestionare le città e renderle più sicure per tutti gli abitanti, a partire dai più piccoli.

Sul fronte trasporti/mobilità una concreta prova tecnica di “futuro” e “visione” verrà illustrata dal 14 al 16 settembre a Verona nell’ambito di CosmoBike Mobility, il Salone del Ciclismo Urbano: un appuntamento che i nuovi sindaci dovrebbero segnarsi in agenda e, magari, riuscire a farci un salto per confrontarsi con i maggiori esperti mondiali del settore e dimostrare che hanno il coraggio di cambiare.

Perché la mobilità nuova va costruita giorno per giorno e praticata sulle strade: perché le città possano diventare spazi sociali inclusivi e non parcheggi a cielo aperto.







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