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La pagliacciata della legge “Salvaciclisti”

News, Rubriche e opinioni • di 24 Aprile 2017

La recente morte di Michele Scarponi ha portato un profluvio di parole sversate sui giornali, alla radio e in TV sulle scarse condizioni di sicurezza di chi si muove in bicicletta nel nostro paese.
Michele_Scarponi
Per far fronte a questa ondata di indignazione, la politica sta quindi cercando in fretta e furia di dare una risposta ai segnali che la morte di un campione dello sport richiede e la risposta che sembra più quotata in questo momento è la cosiddetta legge “salvaciclisti” presentata poche settimane fa dal Senatore piemontese Michelino Davico che prevede l’obbligo di mantenere una distanza di sicurezza di 150 cm per tutti coloro che si trovano a sorpassare un ciclista.

Si tratta, quindi, di una piccolissima modifica al codice della strada che dovrebbe garantire più sicurezza a chi si sposta in bicicletta, come se la sola presenza di un cavillo legale in un tomo già denso di leggi inattese fosse in grado di modificare le abitudini di chi guida un veicolo a motore.

Cosa cambierebbe, infatti, se venisse approvata questa leggina? Ve le immaginate le forze dell’ordine circolare con il metro per misurare la distanza lasciata dal sorpasso e sanzionare chi non rispetta la regola?

Fare un collegamento con altre regole previste dal Codice della Strada ma non sanzionabili è fin troppo facile: quante volte avete visto un vigile, un poliziotto o un carabiniere multare un automobilista per non aver dato la precedenza a un pedone sulle strisce pedonali?

La legge “salvaciclisti” è quindi soltanto un’inutile pagliacciata portata avanti da chi, incapace di qualsivoglia attività di programmazione, preferisce fare campagna elettorale sulla pelle di noi cittadini per contenere l’indignazione dell’opinione pubblica senza cambiare nulla nei fatti e lasciare che la mattanza di ciclisti (un morto ogni 35 ore) e dei pedoni (un morto ogni 14 ore) prosegua perché, qualunque cosa succeda, non bisogna disturbare i conducenti dei veicoli a motore.

Se i nostri rappresentanti all’interno delle istituzioni fossero persone serie, invece che inventarsi fantasiosi provvedimenti legislativi che portano via soltanto tempo al Parlamento, troverebbero il modo di calendarizzare la discussione al Senato della legge delega al governo sulle modifiche al codice della strada (ferma da due anni in chissà quale cassetto), oppure, per velocizzarne l’iter (poiché siamo a fine legislatura), accoglierne i punti salienti in un decreto legge.

Tutto il resto sono solo chiacchiere che gettano discredito sulle istituzioni la cui principale funzione, lo ricordo, è tutelare la vita dei propri cittadini.







8 Risposte a La pagliacciata della legge “Salvaciclisti”

  1. lallo ha detto:

    L’unico, reale, provvediment salvaciclisti è l’obbligo di autopilot (autobraking) sulle auto (camion etc) come sussidio, interazione (non sostituzione almeno per ora) alla guida. I radar posson anticipare e moderare un enorme quantità di impatti. Non noto però un movimento d’opinione in tal senso….

    • Laska ha detto:

      D’accordo. Solo l’autopilot salverà VERAMENTE moltissime vite umane. Peccato se ne parli poco. La tecnologia c’è. Seppur costosa, lo stato dovrebbe incentivarla subito.

  2. Andrea ha detto:

    DDL S. 2658-tutela della sicurezza dei ciclisti
    me lo sono letto e sono rimasto molto perplesso… concordo a pieno con il Sign. Paolo che ha scritto l’articolo. A mio parere, un modo per cambiare lo stato delle cose è cambiare la distribuzione della superficie: strade (tutte, anche quelle extraurbane), parcheggi, piazze e marciapiedi; tra mezzi a motore, bici e pedoni. Ma non sono a conoscenza di pubbliche amministrazioni che abbiano fatto scelte coraggiose in tal senso.

  3. Davide ha detto:

    Credo che il problema sia innanzitutto culturale. Io non metto le cinture o rispetto i limiti perché c’è un vigile che mi controlla, ma perché penso che sia giusto. Mettere un limite di 1,5 m non è certo la soluzione, vero, ma credo che sia comunque un segnale che contribuisca ad andare nella direzione di una consapevolezza maggiore e incrementi il dibattito sulla sicurezza stradale. Poi ci vuole la serietà e la lungimiranza per pensare dei sistemi nuovi di mobilità, ma è una strada fatta da tanti piccoli passi e conquiste. Definire la proposta come una pagliacciata, mi sembra un po’ riduttivo e ci tenevo a dirtelo visto che di solito apprezzo sempre ciò che scrivi. Buona bici a tutti!

    • Marco ha detto:

      Io credo che il problema sia solo il buon senso. Non rispettare i limiti di velocità non sempre è IMHO eticamente scorretto. Da me c’è una strada con il limite dei 30: è bella (l’hanno rifatta da poco), non ci sono immissioni, doppia corsia con guard rail centrale. Non c’è motivo per andare a 30 (e nessuno lo fa infatti).
      Poi c’è sempre un’altra strada con i limite dei 90 che sale in montagna. A volte vado anche a 40 in alcune parti sebbene il limite sia dei 90. Qualcuno va oltre i 90 ed infatti la strada ad ogni curva è piena di croci.
      Un limite di un metro e mezzo per il sorpasso? A che serve? (E ripeto io quando incontro un ciclista se posso lo sorpasso come se fosse un’automobile) A che serve se quando i ciclisti girano in branco e arriva un’auto non si spostano di mezzo metro e sono in fila a 4 o a 6 occupando tutta la strada? A che serve se non si fermano al rosso? Ovvio non tutti per carità.
      Quello che serve è un ripensamento da 0 delle infrastrutture stradali, ma costano quindi il problema non si risolverà mai :(
      Quello che realmente serve è umiltà da parte di tutti. Dei ciclisti perché quello che c’è in gioco è la loro vita e soprattutto da parte degli automobilisti che sono i mezzi più forti nel caso.

  4. Gianni ha detto:

    Sono d’accordo ma solo in parte. La norma del metro e mezzo è utile in ogni caso: ha una forte portata simbolica; può determinare molti contenziosi in caso di incidente; è in vigore da anni in diversi paesi europei fra cui Francia e Spagna.

  5. Paolo samogin ha detto:

    Paolo Pinzuti : in Gran Bretagna ci sono poliziotti stradali che in borghese e in sella ad una bicicletta dotata di camera e rilevatore di velocità, filmano gli automobilisti incivili. Ma noi non possiamo imparare dalla Gran Bretagna vero Paolo Pinzuti?

  6. Pierpaolo ha detto:

    Secondo me l’unico modo sarebbe quello di autorizzare a montare delle telecamere sulle bici e consegnare i video alle forze dell’ordine come prova dei reati commessi dagli automobilisti (distanze, mancate precedenze, ecc.). In questo modo, forse, con gli anni, si comincerá a fare piú attenzione ai ciclisti in strada.

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