Strage dei ciclisti sulle strade: l’ACCPI farà causa allo Stato Italiano

23 Aprile 2021

Ieri, 22 aprile 2021, ricorreva il quarto anniversario della morte di Michele Scarponi: ciclista professionista dell’Astana e della Nazionale Italiana investito e ucciso mentre si allenava in bicicletta. E proprio ieri la giovane promessa del ciclismo femminile Silvia Piccini, appena diciassettenne, è morta dopo due giorni di agonia: era stata travolta dalla persona alla guida di un’auto mentre si allenava in sella alla sua bicicletta, nei dintorni di San Daniele del Friuli. E in questi mesi la strage stradale dei ciclisti – come ci raccontano le cronache – non accenna a diminuire, anzi è in aumento.

Silvia Piccini e Michele Scarponi (fonte immagine: Il Messaggero Veneto)
Silvia Piccini e Michele Scarponi (fonte immagine: Il Messaggero Veneto)

Per queste ragioni l’ACCPI (Associazione Corridori Ciclisti Professionisti Italiani), che da sempre si batte per la sicurezza dei ciclisti sulle strade, ha annunciato un’azione eclatante: farà causa allo Stato Italiano “per inadempienza e mancanza della tutela dei propri cittadini” appellandosi alla Corte Europea. Lo conferma in una nota Cristian Salvato, presidente dell’ACCPI: “Ci siamo rivolti alle massime autorità del nostro Paese, abbiamo svolto a nostre spese campagne informative, promosso iniziative per favorire l’educazione stradale ma a quanto pare non basta. L’ennesima tragedia ci spinge a non demordere e a perseguire il nostro obiettivo, ad ogni costo. Noi le promesse le manteniamo. Vogliamo infrangere il muro di accettazione, di abitudini, di omertà e di silenzi colpevoli. Continueremo a combattere la violenza con la forza del diritto e della legge contro chi odia e disprezza la vita altrui anche solo per ignoranza. Per Tommaso, Nicola, Thomas, Michele, Lorenzo, Simone, Andrea, Giovanni, Edoardo, Niccolò, Rosario, Luca, Sara, Elisa, Silvia…”.

Un annuncio che arriva all’indomani del ricordo di Michele Scarponi e a pochi giorni dall’iniziativa “Metro e Mezzo Day” capitanata da Paola Gianotti, la battaglia di civiltà per i sorpassi in sicurezza dei ciclisti da parte di chi guida un mezzo a motore che in questi anni è stata portata avanti dall’Associazione: “Chiediamo ‘un metro e mezzo di vita’ non la luna. Chiediamo rispetto per la vita umana. Chiediamo che una studentessa possa andare a scuola o praticare il suo sport senza finire sotto le ruote di un’auto, che in un attimo infrange i suoi sogni e costringe a un dolore infinito i suoi genitori e chiunque la conoscesse”, scrive l’ACCPI in una nota ricordando Silvia.

D’altra parte il clima di violenza verbale e fisica contro i soggetti della strada più fragili – come i ciclisti urbani e sportivi, ma anche i pedoni, gli anziani e i disabili – costituisce una costante sulle nostre strade che oggi sono diventate un’arena di scontro dove chi pedala è facile bersaglio della violenza stradale: su carreggiate realizzate a uso e consumo delle quattro ruote e con conducenti di mezzi a motore che non tengono in adeguata considerazione l’incolumità dei soggetti più fragili, facendo sorpassi azzardati e costituendo un pericolo costante per sé ma soprattutto per gli (incolpevoli) altri che incontrano lungo la strada.

Il commento del presidente dell’ACCPI Cristian Salvato è senza appello: “Oltre che triste oggi sono infuriato. Ricordo le promesse delle autorità fatte sulla tomba di Scarpa [soprannome di Michele Scarponi, ndr], che non si sono tramutate in azioni concrete per fermare la strage quotidiana sulle strade del nostro paese. Chi ha sprecato parole per racimolare consenso senza poi muovere nemmeno un dito per cambiare questo inaccettabile status quo è un delinquente. I politici che continuano a ignorare i nostri appelli sono complici delle morti che ogni giorno si verificano in strada. A chi toccherà domani?“.

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