2020: inizia il decennio della bicicletta

1 Gennaio 2020

Gli Anni ’10 del XXI secolo si sono conclusi con una ragazzina di 16 anni nominata personaggio dell’anno dal TIME e che adesso comparirà negli annali accanto a Bill Clinton, Jeff Bezos, Mark Zuckerberg, Barack Obama e altri giganti della storia.

Il suo “unico” merito è aver lanciato uno sciopero della scuola per il clima che presto si è trasformata in un’ondata di consapevolezza che ha coinvolto tutto il globo, a partire dai più giovani.

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Nel corso degli ultimi 12 mesi Greta Thunberg ha ricevuto sonore pacche sulle spalle dai politici di tutto il mondo che non hanno perso occasione di sedersi dal lato della popolarità, salvo poi non riuscire a portare a casa un accordo alla COP25 di Madrid, dove si sono riuniti per arginare l’emergenza climatica in corso.

Scrivo queste righe a fine dicembre, con i riscaldamenti spenti e 20 confortevolissimi gradi in casa, mentre in Australia si sono registrate le temperature più alte della storia, Venezia è di nuovo sott’acqua e sui giornali si inizia a dire che il Mediterraneo si è alzato di 20 cm.

Il 2019 è stato l’anno in cui la comunità internazionale degli scienziati ci ha fatto sapere che il genere umano ha 11 anni di tempo per contenere entro la soglia di 1,5° l’innalzamento della temperatura terrestre. E non serve essere dei geni della matematica per ritenere che i prossimi 10 anni saranno quelli in cui si giocherà la partita più difficile che il genere umano abbia mai affrontato: quella della riduzione delle emissioni di gas climalteranti, della mitigazione e dell’adattamento all’emergenza climatica in corso.

Gli anni ’20 sono arrivati a coronamento di un ventennio di lotte dal basso per una società più equa, iniziato con il “popolo di Seattle” che si opponeva alla globalizzazione, è passato per le primavere arabe, i movimenti di occupy, e adesso è il turno dei Fridays For Future e di Extinction Rebellion che hanno creato la più grande mobilitazione dal basso degli ultimi 50 anni se non della storia.

La differenza rispetto agli altri movimenti di lotta è che questa volta la richiesta di cambiamento sembra essere stata accolta dai leader delle istituzioni: città, regioni e paesi hanno dichiarato lo stato di emergenza climatica e ambientale. L’Unione Europea ha annunciato che entro il 2030 sarà dimezzato l’impatto carbonico del nostro continente per arrivare a bilancio zero entro il 2050.

L’unica cosa certa in tutto questo è che il cambiamento non potrà avvenire su base individuale e volontaria, ma serviranno politiche che portino i cittadini/consumatori a scegliere il meglio, impedendo comportamenti dannosi per l’ecosistema.

Dovremo rimodellare i valori della nostra società mettendo al bando i comportamenti antisociali per sostituirli con modelli virtuosi che andranno affermati non con la mera forza, ma con il design e le politiche dedicate, rendendo impossibili le scelte scorrette.

In questo processo di cambiamento ci saranno luoghi che avranno la meglio (quelli meno colpiti dai cambiamenti climatici e quelli che si saranno preparati al cambiamento) e luoghi che non ce la faranno (quelli che vedranno il proprio territorio sgretolato dagli agenti atmosferici sfavorevoli e quelli che si saranno fatti trovare impreparati al cambiamento).

Questi luoghi sono principalmente le città perché è dove abita l’uomo.

Ci saranno città che ce la faranno e città che non ce la faranno. Non ce la faranno le città che hanno impermeabilizzato il proprio suolo, non ce la faranno le città senza alberi perché troppo calde e invivibili, non ce la faranno le città con un sistema di mobilità rigido e pesante, non ce la faranno le città senza politiche dedicate.

Nel corso del decennio che si è appena aperto dovremo togliere asfalto per rimettere la terra e togliere auto parcheggiate a bordo strada per rimettere gli alberi. Dovremo adattare la nostra mobilità a queste condizioni differenti, cioè quello che si sta facendo con successo in tutta Europa.

Negli anni ’20 le città cercheranno di ricalcare con sempre maggiore impegno il solco tracciato da città come Copenaghen e Amsterdam che da decenni sono all’opera per cambiare la propria forma e che hanno rappresentato il modello seguito da altre città come Londra, Parigi, New York e Berlino.

La bicicletta è lo strumento magico che i cittadini e le amministrazioni hanno a disposizione per rispondere alle sfide del nuovo millennio perché riesce a coniugare velocità di spostamento, adattabilità, efficienza energetica, infrastrutture leggere e costi di manutenzione contenuti in un solo mezzo di trasporto. Non è certo l’unico strumento a disposizione, ma è il simbolo di quel cambiamento necessario e che dovrà essere accompagnato da altre politiche dedicate.

In tutto questo le città dovranno essere incentivate e costrette a cambiare: l’Unione Europea ha tracciato una linea che dovrà essere raccolta anche dai governi nazionali e questo è forse il punto su cui ci sarà più da lavorare, soprattutto per noi Italiani che siamo indietro di 50 anni rispetto ad altri paesi europei.

Gli anni ’20 che si aprono oggi non potranno che essere il decennio della bicicletta in cui i nostri spazi, le nostre vite cambieranno, proprio come i nostri spazi e le nostre vite sono cambiati nell’era dell’automobile.

Ed è per questo che guardo al decennio che si apre oggi con estrema fiducia ed ottimismo: perché esistono i migliori presupposti per il cambiamento epocale in cui molti di noi sperano da molto tempo.

Nel corso dei prossimi dieci anni ci renderemo conto che non ha senso continuare a rattoppare tutte le infrastrutture di un modello di mobilità che mostra ormai la corda ed è destinato al tramonto, che non ha senso mantenere in vita industrie obsolete e dannose che servono solo a far girare il PIL e a staccare cedole miliardarie ai loro azionisti.

La parte difficile sarà far rendere conto di questo i nostri decisori politici che, in nome della popolarità e del “buon governo”, continuano a rimandare a data da destinarsi gli interventi radicali che servono al nostro paese, alla nostra società e al nostro pianeta.

I soliti cinici italioti (aggettivo che quest’ultimi amano particolarmente) diranno che questo cambiamento avverrà ovunque, ma non in Italia per mille motivi. Ma io sono sicuro che, sulla scorta di quanto sta avvenendo nel resto d’Europa, anche i più miopi politici nostrani invertiranno la propria corsa riconoscendo che il sistema economico basato sul consumo di risorse non rinnovabili non ha futuro.

Si riformerà il settore energetico e quello dei trasporti seguirà a ruota perché si riconoscerà che non ha senso consumare risorse preziose per spostare un mezzo di due tonnellate che serve a trasportare una persona di 80 kg, soprattutto quando c’è un’alternativa molto più economica, efficiente, a impatto zero e che sarà il simbolo della riconversione economica ed energetica.

Si riformerà il sistema dei trasporti perché si riconoscerà che non ha più senso investire in infrastrutture che si ripagheranno forse (in termini economici ed energetici) dopo decenni di cui non conosciamo né la forma, né la sostanza.

adesivi-bikeitalia.it

Noi, che dal giorno della fondazione di questa testata, lottiamo e facciamo pressione per trasformare l’Italia in un Paese ciclabile, continueremo a essere in prima linea per ottenere questa riconversione: offrendo consigli a chi pedala tutti i giorni e a chi vuole iniziare, presentando buone pratiche alle pubbliche amministrazioni e pungolando quelle che si ostinano a vivere radicate in un mondo fossile e deleterio per tutti.

Il decennio che si apre oggi ci vedrà sempre più impegnati e ogni giorno più forti per il raggiungimento di questi obiettivi perché ci impegneremo a fare rete con tutti coloro che desiderano lo stesso futuro.

Buon anno, quindi, a tutti voi che sognate strade, città e un paese a misura di persona, a voi che pedalate ogni giorno per essere quel cambiamento che volete vedere nel mondo. A voi che non avete paura di essere fragili in un mondo che si nutre di rabbia e aggressività.

Buon anno e buon decennio a voi che con ogni pedalata dichiarate pubblicamente di non aver bisogno delle multinazionali del petrolio e delle loro guerre, delle banche, delle assicurazioni e delle agenzie di marketing che vogliono farvi credere che per essere felici avete bisogno di nuova robaccia.

Abbiamo di fronte una battaglia epocale e l’emozione è davvero tanta.

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