Bikemeron #1: Quando la bici mi ha risolto la vita

7 Marzo 2020

Bikemeron è una raccolta di racconti di storie belle e positive che stiamo raccogliendo per offrire un po’ di sollievo ai fruitori di internet che in questi giorni sono assediati dalla paura del contagio da un nuovo virus. Pubblicheremo un racconto al giorno per tutta la durata dell’emergenza. Se vuoi contribuire alla raccolta, invia il tuo racconto su come la bicicletta ti ha salvato o cambiato la vita a info@bikeitalia.it


Era il 2011 ed ero infelice: avevo seguito alla lettera il manuale di istruzioni della vita (diploma di maturità superiore, laurea, master e lavoro da manager con auto aziendale e contratto a tempo indeterminato), ma non ero soddisfatto. Ogni mattina mi svegliavo con un forte senso di nausea all’idea di andare al lavoro e, guardandomi allo specchio, non facevo che ripetermi lo stesso mantra “ma è questa la vita che vuoi fare per il resto della tua vita?”.

Mia moglie, dal canto suo, condivideva con me questo senso di frustrazione, perché essere semplicemente un ingranaggio di un sistema non era esattamente l’aspirazione della nostra vita. Finché un giorno abbiamo preso la decisione di mandare tutto al diavolo e ricominciare: abbiamo mandato una lettera al padrone di casa con disdetta del contratto di affitto e abbiamo iniziato a vendere qualunque cosa avessimo in casa.

Poi è stata la volta del lavoro: consegnata la lettera di dimissioni, mentre effettuavamo il passaggio di consegne nelle rispettive aziende, abbiamo aperto un blog per raccontare la nuova vita che ci aspettava.

Il 28 aprile 2011 abbiamo preso un volo Milano-Santiago del Cile per vivere l’avventura della nostra vita: 4 mesi in bicicletta per attraversare il Cile, l’Argentina, la Bolivia e il Perù e ripensare a tutto quanto.

Perché da quando nasci, ogni giorno della tua vita sei costretto a seguire un copione prestabilito: studia, impegnati, diplòmati, cerca un lavoro e tientelo stretto, aspetta la pensione e poi potrai finalmente goderti la vita. E il punto è che in tutto questo non hai mai un minuto per fermarti e riflettere su chi sei davvero, su cosa vuoi fare nella vita, su cosa ti piace e cosa non ti piace.

E questo è quanto abbiamo fatto: per quattro mesi abbiamo viaggiato in bicicletta, dormendo in tenda e mangiando quello che trovavamo nei mercati locali e nelle botteghe lungo la strada per farci bastare i soldi della la liquidazione. Abbiamo attraversato tre volte le Ande e abbiamo dormito in tenda a -20°, abbiamo attraversato deserti e visitato i resti delle civiltà pre-colombiane, i luoghi della barbarie colonizzatrice, ci siamo immersi nella giungla amazzonica, siamo finiti in comunità di hippy e abbiamo conosciuto altri viaggiatori strambi e improbabili, alla ricerca di sè stessi o di un ricordo unico e irripetibile.

In questo viaggio ho scoperto che il mondo là fuori non è così brutto come ce lo raccontano, che le persone sono spesso disposte a darti una mano quando hai bisogno e che la leggerezza è il vero lusso di questi tempi frenetici. La leggerezza di sedersi un attimo, a guardare il tramonto o un punto qualsiasi all’orizzonte e perdersi nei propri pensieri.

In questo viaggio ho capito cosa volevo fare e la bicicletta da una passione è diventato il mio lavoro. Il mio blog è diventato Bikeitalia.it, lo strumento con cui voglio trasformare l’Italia in un Paese ciclabile e contagiare tutta l’Italia con il germe della leggerezza.

Ed è così che la bicicletta mi ha salvato la vita.

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