Bikemeron #23 | Ottimismo, gioia e libertà di vivere

10 Aprile 2020

Bikemeron è una raccolta di racconti di storie belle e all’insegna dell’ottimismo che stiamo raccogliendo per offrire un po’ di sollievo ai fruitori di internet che in questi giorni sono assediati dalla paura del contagio da un nuovo virus. Pubblicheremo un racconto al giorno per tutta la durata dell’emergenza. Se vuoi contribuire alla raccolta, invia il tuo racconto su come la bicicletta ti ha salvato o cambiato la vita a info@bikeitalia.it

Ottimismo, gioia e libertà di vivere

di Valerio Pala

Cosa ha fatto per me la bicicletta? Cosa è per me la bicicletta?

Se mi date la possibilità vi racconto una storia di amicizia.

Sicuramente non diventerò mai il perfetto ciclista da strada, tutto bello con il completino, oppure non avrò mai la mia bicicletta in carbonio pagata un occhio della testa, “oramai” sono alla soglia dei 29 anni, e di certo non sono vecchio ma sicuramente non mi sento quel tipo di ciclista da copertina e mai lo sarò.

Per me la bicicletta è altro, per me il ciclista modello non esiste, il ciclista è quello che sei dentro, è quello che hai dentro. Ragazzi la bici la devi per forza amare, pensateci il ciclismo è uno degli sport peggiori che possano esistere!

Sì ragazzi senza rancore lo dico, non prendiamoci in giro: il ciclismo è una merda. Pensateci per un attimo, siamo i più odiati negli sport, diamo “fastidio” nelle strade, per allenarti ad una gara o ad un semplice obbiettivo personale serve tempo, serve stare ore e ore sulle strade a volte (la maggior parte) da soli, prendiamo pioggia, freddo, caldo, ore e ore sul sellino, la schiena a pezzi, la paura di farsi del male e che qualcuno faccia del male a te.

Se osserviamo il tutto con distacco, come il miglior regista possa fare, il dado è tratto. Ma per fortuna non siamo quel tipo di persone, non siamo registi, per me è vita andare in bici, è respirare, è ossigeno per la mia anima.

Io ci parlo con la mia “cucciola” abbiamo affrontato viaggi, peripezie, nottate romane con le lacrime agli occhi, ci siamo ubriacati insieme e a volte abbiamo conosciuto anche persone eccezionali. Scusate il prolisso preambolo, ma non so chi leggerà tutto ciò e se mai si leggerà ma a me già parlare delle mie due ruote mi fa stare bene, vi spiego il perché.

All’ospedale  “Gaetano Pini” di Milano

Nel 2014 a soli 23 anni ho avuto una brutta malattia alle ossa, ho passato un anno tra sedie a rotelle stampelle e molte operazioni. Mi sono ritrovato dopo quasi un anno a “muovere” i primi passi su una cyclette di un ospedale vedendo fuori da una finestra, molte notti la sogno ancora.

Primo giro in bici post-riabilitazione

Pensavo spesso “ma ce la farò?”, pensavo spesso “quanto sarebbe bello ritornare a correre!”. Da quella finestra sognavo, sognavo molto e speravo. Col tempo sono guarito, non potrò più correre con le mie gambe, non ho una deambulazione perfetta, ma andando in bici mi sento libero.

Proprio questo è il punto, la libertà che ho muovendo quelle gambe è unica, mi sento me stesso, sento la fatica, mi sento normale.

È stato difficile ragazzi, forse sicuramente ho conosciuto col tempo persone che stanno messe peggio di me e comunque non mollano anzi, ho stima di loro, perché posso capire quanto mentalmente possa essere difficile, quanto possa essere più facile piangersi addosso.

Io non l’ho fatto, ora faccio gare in montagna (con pessimi risultati), faccio viaggi per l’Italia, vado a lavoro, faccio la spesa e passo serate romane in bicicletta. Mi diverto e a volte sento lei la mia unica amica.

Follonica, all’arrivo della mia prima gara agonistica in Mtb “Maremma Bike trophy” 

Non dimenticherò mai quante lacrime di gioia ho versato su quella canna della bicicletta, lei sa.

Il prossimo anno sarò sul cammino e scriverò una delle pagine più belle della NOSTRA vita.

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