Bikemeron #15 | Biciclette a Sud-Est

31 Marzo 2020

Bikemeron è una raccolta di racconti di storie belle e all’insegna dell’ottimismo che stiamo raccogliendo per offrire un po’ di sollievo ai fruitori di internet che in questi giorni sono assediati dalla paura del contagio da un nuovo virus. Pubblicheremo un racconto al giorno per tutta la durata dell’emergenza. Se vuoi contribuire alla raccolta, invia il tuo racconto su come la bicicletta ti ha salvato o cambiato la vita a info@bikeitalia.it

Biciclette a Sud-Est

di Giovanni Pugliese

L’altro giorno ero sull’home banking per fare un bonifico e ho notato per la prima volta la sezione mutui, da cui posso, a seconda dell’umore, gioire per quanto già versato o deprimermi per quel che ancora resta da scucire. Di mutui ne ho due: uno cointestato coi miei genitori, grazie al quale da meno di un anno ho finito di sistemare la casa in cui vivo con mia moglie; l’altro cointestato con Fuad, che sta inviando denaro a Kumasi per costruirsi un villone per sé, sua moglie, il figlioletto Majid e poi dice che farà una stanza da tenere apposta per me quando andrò a trovarlo.

Una decina di anni fa Fuad era su un barcone in mezzo al Mediterraneo perché il posto dove aveva scelto di vivere, la Libia, era improvvisamente precipitato in una guerra che metteva in discussione non solo progetti e prospettive ma anche la stessa vita. Le cose, prima che esplodesse il conflitto, andavano decisamente bene: lavorava in un’azienda di scaffalature metalliche e la moglie gestiva un ristorante. Dal Ghana lui, dalla Nigeria lei: via di casa per andare a lavorare al Nord. Tutto il mondo è paese. Poi, in un attimo, la decisione di scappare (ancora) e di riprovarci, e sopravvivere, dall’altro lato del Mediterraneo.

I tragici giorni in mare, il lungo bivacco nel centro di prima accoglienza di Manduria, il ricollocamento a Gioia del Colle prima in un vecchio hotel requisito nei pressi della stazione, poi in un appartamento, con il lento primo ritorno alla normalità grazie ai programmi della Regione Puglia per i migranti. Qualche mese, appena a tempo ad imparare qualcosa della lingua, e il programma termina e nuovamente le prospettive si chiudono: nessun tetto, nessun lavoro, nessun permesso di soggiorno.

Nel frattempo, per una somma di ragioni piccole, imperfette ed imprecisate (ma poi col tempo avremmo maturato la spocchia per considerarle prove di innato e ripetuto avanguardismo), facevamo nascere a pochi km da Gioia del Colle, fra Putignano e Noci, l’associazione “La Ciclofficina – Biciclette a Sud-Est”.

Il nostro primo progetto, figlio di un’iniziativa di Guglielmo Minervini, prevedeva di recuperare da soffitte o discariche un centinaio di telai, in qualsiasi condizioni, sabbiarli, riverniciarli, montarci su ruote, cambio, freni, sellino e rimetterle in circolo. O in ciclo…

A Gioia del Colle, Claudio del Leo aveva da poco fondato uno studio di interior design (sarà presto fra i più apprezzati in Puglia) e nel mentre collabora coi ragazzi che si occupano dei migranti appena arrivati dopo gli sbarchi. Ha notato che Fuad ha delle grandi abilità manuali e meccaniche. E ha notato pure che in paese sono da poco scomparsi gli ultimi “biciclettisti”. Allora, per scongiurare l’evenienza (incerta, fermiamoci qui..) del rimpatrio, inizia a cercare con il lanternino qualcuno in zona che si occupi di biciclette e che possa abbozzare con/per Fuad qualcosa che somigli ad un impiego.

Prime ricerche a vuoto e poi incrocia noi, che in effetti avevamo bisogno di chi ci desse una mano a sistemare questi telai e poi eravamo abbastanza pazzi e scalcagnati da avvertire un adrenalinico senso di esattezza in questo incontro.

Da allora sono successe un bel po’ di cose. Provo a metterne in fila alcune.

Fuad frequenta i corsi di ciclomeccanica base e avanzato a Milano e Bergamo, presso l’Accademia Nazionale di MTB, e poi fa due settimane a Torino ospite dei meravigliosi ragazzi della Cicloffina Artigiana.

Apriamo la prima attività aperta al pubblico nella piazza centrale del borgo antico, che oggi pullula di gente e di locali (beh, non proprio oggi in senso stretto, ma facciamo passare questa peste e vedrete..), ma allora era un parcheggio per auto.

Iniziamo una sequenza di decine e decine di ciclopasseggiate per tutto il territorio, mettendo e rimettendo in sella centinaia di persone, di ogni età ed ogni razza (in tutti i sensi).

Fuad, insieme ad Angelo e ad un neo-diciottenne iracheno fondano Bicintegrazione e vincono un progetto regionale per il bike sharing in Valle d’Itria. Durante la conferenza stampa in cui presentavamo l’iniziativa, nella sede della ProLoco, ci accorgiamo di essere stati tutto il tempo di fianco ad un pannello di una mostra sugli antichi mestieri. In questo pannello c’era una grande foto, un bellissimo primo piano, di Mest Pepp. Papà di uno dei giornalisti presenti, nonno di un ragazzo che avrebbe aperto di lì a poco una birreria nel mezzo dei pochi metri fra la nostra sede da quella della mostra e che collaboravo col bicibus appena nato e con RadioBici. Mest Pepp aveva fatto la guerra in Libia. Poi, rientrato in Italia, aveva messo -nel centro storico- su una bottega di riparazione di biciclette. L’ultima bottega; e la prima da cui io mi sia recato da bambino. Ed evidentemente era necessario che a quella conferenza stampa presenziasse anche lui.

Insieme ai ragazzi del Centro Salute Mentale di Martina Franca abbiamo saldato ruote, telai, forcelle non più recuperabili per costruire la recinzione del primo orto urbano in Valle d’Itria

Nel Ghetto di Rignano (nella stagione dei pomodori, una baraccopoli africana di 2000 persone, alle porte di Foggia) abbiamo fatto lezioni di ciclomeccanica e aiutato i ragazzi a metter su una ciclofficina per sistemare i loro unici mezzi di locomozione.

Abbiamo organizzato a Putignano l’evento regionale per la Settimana della Mobilità Sostenibile e pedalato per dare energia al palco dei Tete de Bois. Lo stesso anno, dato l’impulso per il primo “carro a pedali” del Carnevale di Putignano. Qualche decina delle biciclette utilizzate, in seguito, è finita nuovamente a Rignano.

Abbiamo riparato un sacco di biciclette raccolte in Italia e caricate in un container dall’associazione S.OL.CO per offrire mezzi di locomozione ai villaggi della Guinea-Bissau.

Poi, mentre Fuad continuava a riparare biciclette a costi minimi per tutti, e praticamente sempre gratis per i bambini, nella piazza dov’era la nostra sede sono andate via le auto e sono aperti ristoranti, bar, pizzerie, sale da thè.

A Fuad è nato un bambino, che sarebbe dovuto nascere in Germania, ma evidentemente si trovava bene qui e ha deciso di anticipare di un paio di mesi, in modo da nascere in Puglia.

È stato assunto in una splendida azienda di meccatronica, nell’area officina dove non inserivano nuovi addetti da moltissimi anni, prima con tirocinio, poi contratti di apprendistato, ora a tempo pieno e indeterminato.

Dopo permessi di soggiorno con pratiche ogni volta più difficili da ottenere e più lunghe di un parto, qualche mese fa arriva quello a tempo indeterminato.

A Putignano, fra qualche settimana, verranno conclusi i lavori di una delle prime velostazioni del Sud e Fuad ha già promesso di essere lì davanti tutte le domeniche a riparare bici ai bambini.

Di fianco al piccolo locale in piazza c’era la sede di un Tour Operator di nostri amici. Da qui Fuad prendeva la connessione per guardare la Premier League (lui millanta presenze nella serie B ghanese) durante il giorno, e durante la notte con la stessa connessione sua moglie infilava cataste di episodi di telenovelas nigeriane che a confronto Milagros o Acapulco, cuerpo y alma sembrano roba diretta da Guy Ritchie. Con gli amici e vicini apriamo assieme anche un tour operator che si occupa di cicloturismo, e naturalmente Fuad ci dà una gran mano all’inizio, è il nostro ciclomeccanico. Poi lui inizia ad essere troppo impegnato col nuovo lavoro, noi col tour operator ci ingrandiamo troppo e cambiamo sede (dopo aver già requisito ad uso ufficio l’adiacente locale de La Ciclofficina) e adesso quelle stanze sono un altro bel locale affacciato sulla piazza mentre Fuad passa spesso a trovarci per ritirare pacchi che si fa spedire lì o per prendere una copia delle chiavi di casa, visto che ha una certa propensione a chiudersi fuori.

Abbiamo fatto molte altre cose, un po’ come quando fai una lunga uscita in bici. Inizia a raccontarla e ti ricordi la partenza e l’arrivo, magari una bella salita scollinata col fiatone, magari un bel tratto panoramico, magari il bar del caffè di metà giro. Poi man mano che racconti ti ritorna tutto, la risata, il salto di pedale, l’automobilista stronzo e quello gentile, il bivio preso nella direzione sbagliata, il freddo o il caldo, il giro che avresti voluto fare, quello che stai facendo, quello che farai.

Poi torni a casa, doccia, e tutto torna semplice e sintetico nel gran gusto che ti dà una bella e lunga pedalata con un amico.

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