Bikemeron #5 | La bici salva la vita

11 Marzo 2020

Bikemeron è una raccolta di racconti di storie belle e all’insegna dell’ottimismo che stiamo raccogliendo per offrire un po’ di sollievo ai fruitori di internet che in questi giorni sono assediati dalla paura del contagio da un nuovo virus. Pubblicheremo un racconto al giorno per tutta la durata dell’emergenza. Se vuoi contribuire alla raccolta, invia il tuo racconto su come la bicicletta ti ha salvato o cambiato la vita a info@bikeitalia.it

La bici salva la vita

di Alessandro Betti

La bici salva la vita, davvero.

A 38 anni e con un figlio di 3 e mezzo, al ritorno dalle vacanze al mare faccio le analisi del sangue e mi trovo catapultato in isolamento in ematologia per 30 giorni abbondanti: leucemia linfoblastica acuta.

Prendo atto e mi affido al team di medici specializzati e di fama, da giugno 2010 a marzo 2011 sostengo 9 cicli pesantissimi di chemio con degenze in isolamento di almeno una settimana alternate a cicli fatti in isolamento domestico, quindi niente baci abbracci col bimbo che a quell’età è un ricettacolo di contagi potenzialmente letali. A marzo 2011 autotrapianto di staminali, non avendo trovato un donatore compatibile di midollo.

Botta durissima ma in 3 settimane riesco ad uscirne vivo, con qualche acciacco. Dopo 6 mesi ho bisogno di ossigenarmi e mia moglie mi regala una city bike bianchi spillo con la quale comincio a girare le strade meno frequentate delle campagne attorno a Desenzano, e mi innamoro della libertà di pedalare nella natura respirando a pieni polmoni e ascoltando gli uccelli e il vento, col blu del cielo e i colori della natura fantastici e diversi ogni giorno dell’anno. I giri si allungano sempre più e scopro che voglio stare lontano dalle strade asfaltate il più possibile, le auto mi spaventano e appestano l’aria, non è un piacere pedalare tra gas e gente che guarda tutto tranne la strada, nessun rispetto che siano ciclisti, pedoni, bambini o anziani, tutti nemici dell’automobilista frettoloso.

Nell’estate 2014 la mia prima mtb, Specialized rockhopper front 29″, 3 corone che non so usare al meglio ma ruote grasse che mi spingono tra mulattiere e sentieri fino ai capanni dei cacciatori davvero difficili da raggiungere. I giri e la gioia si allungano ancora e percepisco il benessere che ne deriva per corpo e spirito; sempre più spesso prendo quell’oretta di permesso dal lavoro di impiegato che mi permette di uscire anche nel tardo pomeriggio e la felicità è tanta.  Dopo quasi un anno di libidine, però la recidiva, stavolta più seria e due cicli di chemio atomici non bastano per la remissione completa.

Unica speranza un trapianto alla cieca con donatrice madre quasi 70enne al limite dell’idoneità.

L’amore materno e la voglia di farcela mi fanno superare le chemio e radio preparatorie, i 46 giorni di isolamento con polmonite bilaterale e altre complicazioni, nel giro di qualche mese mi ripiglio tanto da sperare di rimettermi in sella, ma nel frattempo mi han rubato la bici dal garage, nonostante valesse poco per me era tutto.

I medici mi autorizzano a riprovarci con molta calma e visto lo straccio post 2° trapianto scelgo una e-bike qualità prezzo assai conveniente per l’estate 2016, un Whistle  front con motore Bosch cx con la quale in poche uscite ritrovo confidenza, voglia e stimoli per rinascere, il tutto sempre con crema solare protezione 100 e bardato come Messner sul k2 per evitare colpi d’aria che, come quasi tutto il resto, sono ormai potenzialmente letali.

Dopo 2 anni di ripresa su e giù tra boschi e vigne del basso garda voglio faticare sul serio e mi prendo una Giant Talon 1 29’er, front sempre entry level ma per me perfetta: ci sparo i banger perché odio fermarmi a cambiare camere d’aria per strada, non sono capace e fatico rimontare la ruota dietro, meglio ovviare.

Per farla breve, da quando ho cominciato a pedalare nel 2011 ho fatto, stando a sports tracker, 7.000 km in citybike e 17.000 in mtb tra muscolare ed e-bike.

La gioia, la soddisfazione di arrivare in punti che non avrei immaginato di raggiungere a piedi, la simbiosi con la natura, il sole, il vento, le persone incontrate e i tratti condivisi, la voglia di dimostrare a chi sta ancora lottando senza certezze che si può vivere ancora e fare cose mai pensate prima, la stretta di mano vera, forte, con il fuoco dell’inferno che ancora brucia dentro e il calore del sole che ti nutre…

Tutto questo è la bicicletta per me, scoperta purtroppo a 40 anni ma che da allora è il mezzo e la compagna per mettermi in gioco solo, libero, con la voglia di mettermi alla prova e vedere quanto avanti ancora posso andare e sentirmi, in quei momenti, col cuore che batte forte, gli occhi attenti ad ogni pietra che potrebbe farmi cadere ma anche ai panorami meravigliosi che attraverso, al canto degli uccelli, i cani che abbaiano a a volte mi inseguono, gli anziani per i quali spesso vale la pena di scendere di sella e fare un po’ di strada assieme per ascoltare e condividere, la loro preziosa memoria e il mio istinto vitale, tornare a casa morto ma fiero e raccontare ai miei la fatica è l’incanto provati…

Questa è la bici, questa è la vita, tutto il resto ha contorni sfumati e meno incalzanti, questo adesso sono IO.

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