Bikemeron #8 | Pigafetta

14 Marzo 2020

Bikemeron è una raccolta di racconti di storie belle e all’insegna dell’ottimismo che stiamo raccogliendo per offrire un po’ di sollievo ai fruitori di internet che in questi giorni sono assediati dalla paura del contagio da un nuovo virus. Pubblicheremo un racconto al giorno per tutta la durata dell’emergenza. Se vuoi contribuire alla raccolta, invia il tuo racconto su come la bicicletta ti ha salvato o cambiato la vita a info@bikeitalia.it

Pigafetta

di Paolo Vallini

Sono tornato alla bicicletta un filo tardi: il 29 novembre 2013, a cinquantadue anni.

Sino ad allora il mio tragitto casa-lavoro si svolgeva in autobus, per il quale pagavo l’abbonamento mensile e mi costringevo come tutti, a quotidiane sessioni di agorafobia.

Poi in quei giorni qualcosa è successo. L’AMT genovese ha dichiarato uno sciopero ad oltranza, forzando le normali procedure che assicurano orari e fasce protette, e la città è impazzita. Ecco, in quel momento ho realizzato: non ero io ad aver ritrovato l’idea della bicicletta, ma era la bicicletta che aveva ritrovato me.

Ricordando la mia vecchia Ondina del 1970, non ho avuto dubbi e ho acquistato una dignitosa City Bike Olmo con cambio a 21 rapporti, che ho subito chiamato “Pigafetta”.

Ora dovete sapere che Genova è sì una meravigliosa città, ma si presta poco al ciclismo; infatti è tutta in salita, o in discesa, a seconda dei punti di vista. Nel mio caso, abito in collina, e se la mattina sfreccio in discesa e arrivo in un lampo in ufficio, il ritorno non è altrettanto epico.

La prima volta, addirittura catastrofico. Ben cinque soste e quasi quarantacinque minuti di improba fatica, hanno caratterizzato il mio rientro a casa. Una parte della strada che percorro si chiama “salita della Provvidenza” e ne ho capito perfettamente il motivo. Ho varcato il portone di casa ansimando come un lupo siberiano e pensando: “Ma cosa caspita mi è girato…”.

Tuttavia, un po’ per l’orgoglio, un po’ per i denari già spesi (la genovesità è un marchio di fabbrica), ho deciso di continuare e non darmi per vinto. La cosa buffa è che addirittura, in qualche occasione, qualche pensionato mi incitava negli ultimi metri di percorrenza, quasi fossi sullo Stelvio. Mi aspettavo da un momento all’altro anche una secchiata d’acqua in faccia! Pian piano, settimana dopo settimana, le soste nella fase di rientro diminuivano, il fiato si faceva più regolare, la pancetta è un po’ scesa; persino le analisi periodiche davano valori migliori.

Insomma, quello che si legge dei benefici della bici, risponde al vero, l’ho provato sul campo. In più mi diverto e arrivo al lavoro con maggiori energie. Poi ho trovato degli amici, la comunità FIAB genovese ed ho cominciato ad intuire le potenzialità del mezzo anche per scopi turistici.

Pensate che un giorno, con un paio di borse sul portapacchi mi son sparato 110 Km di Aurelia di Levante anche quella, non propriamente pianeggiante. Insomma, appena finisce questa quarantena, aspetto l’evento della prima Fiera del Cicloturismo. E poi, chissà: una “Pigafetta II”, magari Gravel.

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