Impunità per gli automobilisti: la pericolosa richiesta dell’ACI

13 Settembre 2020

Esiste una categoria in Italia che non muore mai e che sono convinto che sia la vera rovina del Paese. È quella degli svergognati. Gli svergognati sono coloro che infrangono la legge senza vergogna perché ritengono di poterlo fare. Sono quelli che quando gli presenti il conto ti chiedono “e senza fattura quanto fa”? Sono quelli che saltano la coda perché devono solamente fare una cosa e tu fesso sei lì che aspetti. Sono quelli che si accendono una sigaretta dove è vietato fumare. Sono quelli che conoscono le regole, ma ritengono che queste non vadano applicate o, se vanno applicate, bisogna essere pronti a chiudere un occhio, soprattutto verso di loro. Per questo li definisco “svergognati“.

Il problema è che in Italia gli svergognati non sono solo parte del popolino smargiasso e un po’ cafone, ma in molti casi finiscono per scalare la piramide sociale e ritrovarsi al vertice di questa o quella istituzione e, dall’alto del proprio potere, continuano a invocare il proprio diritto a essere al di sopra delle regole.

Sono certo che ciascuno di noi a questo punto avrà in mente una certa sequela di soggetti che rispondono a queste caratteristiche. Perché gli svergognati sono ovunque: sono nella nostra famiglia, nel nostro condominio, nelle istituzioni e sono sempre pronti a chiedere all’autorità di chiudere un occhio.

E diventa veramente disdicevole quando a chiedere di chiudere un occhio sono coloro che ricoprono ruoli di prestigio nei pubblici uffici, invece, dovrebbero dare massima dimostrazione di rettitudine morale. L’ultima gravissima dimostrazione in tal senso è arrivata dal presidente dell’ACI, Angelo Sticchi Damiani, che ha speso parola sulla recente riforma al codice della strada, in particolare sugli autovelox in ambito urbano.

Per il Presidente dell’ACI è ingiusto multare qualcuno che va a 40 km/h laddove il limite è di 30 km/h perché “in certi tratti è facile sforare i limiti senza particolari pericoli”. L’ha detto davvero, in un’intervista al Sole 24 Ore. Senza vergogna.

Chi decide se quel tratto è pericoloso? Evidentemente per il settantacinquenne presidente dell’ACI non spetta al Comune (e neppure al prefetto – come stabilito dalla recente riforma), ma a un’autorità superiore che probabilmente corrisponde a quella del libero arbitrio individuale di cui ciascuno di noi è dotato.

Il presidente dell’ACI chiede che resti immutata la principale regola vigente sulle strade italiane: faccio come mi pare.

10 km/h in più non sono nulla eppure il Consiglio Europeo per la Sicurezza nei Trasporti sostiene che abbassando di 1 km/h i limiti di velocità si salverebbe la vita a 2.100 persone/anno.

Una scena in centro a Milano: per qualche km/h in più

Ma al Presidente dell’ACI la sicurezza stradale non interessa. Interessa continuare a schiacciare sull’acceleratore come faceva quando era pilota di rally e si giostrava tra curve a gomito.

Solo che la strada non è una pista e può capitare che un bambino attraversi la strada all’improvviso o che uno metta fuori un po’ troppo il muso da uno stop.

L’Italia è il paese in cui muore un pedone ogni 15 ore (soprattutto in ambito urbano) e in cui il presidente di un ente pubblico che costa 200 milioni di euro/anno all’erario si permette di invocare l’impunità rispetto a delle regole che sono in vigore in tutta Europa e a cui solo oggi l’Italia si sta uniformando salvando vite umane.

Con queste dichiarazioni in un colpo solo Sticchi Damiani ha gettato discredito sul Parlamento che ha approvato la norma, sui Comuni che la faranno applicare e sulle Prefetture che dovranno autorizzare l’installazione dei detti autovelox.

Una tale mancanza di rispetto nei confronti delle Istituzioni e un tale disprezzo nei confronti delle regole potrebbe essere comprensibile se portata avanti da un barista di periferia, ma diventa inaccettabile se avanzata da un alto funzionario di un ente pubblico.

Credo che sia inutile chiedere al settantacinquenne presidente di rivedere le proprie posizioni, ma forse il governo in carica potrebbe iniziare a considerare l’ipotesi di portare a termine il lavoro tentato dai governi precedenti (2008, 2012 e 2016): smantellare un carrozzone che oltre a essere costoso e inutile adesso è diventato anche pericoloso ed eversivo e consentire al presidente di godersi la meritata pensione.

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