Perché dovremmo sospendere tutti i nuovi progetti stradali

25 Giugno 2021

Progetti (auto)stradali, che fare? Sperpero di denaro pubblico, consumo di suolo, aumento dell’inquinamento e incentivo a muoversi in auto. Ecco i principali motivi per cui il Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, di concerto con il Ministero per la Transizione Ecologica, dovrebbe sospendere e avviare una revisione puntuale su tutti i progetti stradali e autostradali del Paese.

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Per qualcuno uno stop a nuove infrastrutture stradali potrebbe sembrare assurdo, ma per altri una vera manna dal cielo, ragioniamoci un attimo con calma.

Quanti sono i territori italiani che vivono situazioni di disagio legati al sistema di mobilità? Quanti sono i piccoli/grandi cantieri stradali che negli anni vengono sventolati da una o dall’altra parte politica per risolvere il problema del traffico? E quanti i comitati di cittadini contrari a queste opere che puntualmente nascono per tentare di fermare inutili progetti viabilistici?

La risposta è una sola: tantissimi.

Nuove strade = nuovo traffico

Proprio perché dovremmo aver ormai chiaro che nuove strade generano solo nuovo traffico, se vogliamo davvero raggiungere gli obiettivi fissati dagli accordi di Parigi, dobbiamo contrastare la diffusione del trasporto su gomma. E tutto ciò che ne consegue: diffusione insediativa, suburbanizzazione dei territori, dipendenza dall’auto, perdita di ecosistemi, consumo di suolo, impoverimento del paesaggio e così via. Dovremmo tutti fermarci un attimo e riflettere su quali progetti stiamo spendendo i soldi degli italiani.

I costi enormi della reste stradale in provincia di Bergamo

Un diverso approccio al tema

La cosa migliore da fare è prendersi una pausa di riflessione, fare dei veri studi di fattibilità che non si limitino a considerare quale soluzione viabilistica sia meglio per il territorio in oggetto, ma che riconsiderino a livello globale tutte le infrastrutture del territorio, in modo da ripensare completamente come si vivono e attraversano certe aree del paese, puntando alla creazione di nuovi sistemi di trasporto pubblico, siano essi urbani o di scala vasta, supportati da efficienti reti di ciclabilità extraurbana, le famose superclabili ad esempio.

Questo significa che tutti i progetti stradali ipotizzati o che si apriranno nel prossimo futuro non sono necessari? No assolutamente, ma è indubbio che negli anni una politica miope e anacronistica, troppo spesso è stata capace di individuare solo soluzioni che sono esse stesse parte del problema.

superpista ciclabile
Una superciclabile in Danimarca

Circonvallazioni, tangenzialine, superstrade e mini autostrade vengono ancora oggi identificate come l’unica soluzione al problema del traffico. Quando invece la vera soluzione sta nel cambiare il modo in cui ci spostiamo.

Questa cosa in Galles l’hanno già capita, per questo il viceministro con delega ai cambiamenti climatici Lee Waters ha deciso di rivedere tutti i progetti di viabilità stradale, ponderare i costi e valutare alternative che finanzino nuove reti di trasporto pubblico e di ciclabilità diffusa.Abbiamo bisogno di passare dallo spendere soldi in progetti che incoraggiano più persone a guidare a spendere di più per mantenere le nostre strade e investire in soluzioni che diano alle persone una alternative reali all’uso dell’auto” ha detto Waters alle pagine del The Guardian.

Il rischio è che parte dei fondi provenienti dal Next Generation EU o Recovery Fund finiscano buttati in progetti insostenibili. Da tutti i punti di vista: economico, ambientale e sociale.

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