Il 3 giugno scorso si è celebrata la Giornata Mondiale della Bicicletta, e come ogni anno i social si riempiono di cuoricini, foto bucoliche, citazioni sulla sostenibilità e inni all’ambiente. Anche Turismo Roma, la pagina ufficiale del turismo della Capitale, non ha voluto essere da meno. Ha postato una bella foto di biciclette sull’Appia Antica con questa didascalia: “Una giornata per celebrare la bicicletta in tutte le sue forme: mezzo di trasporto, compagna di viaggio, scelta quotidiana di benessere e rispetto per l’ambiente”.
Tutto molto Instagrammabile, tutto molto green (forse troppo, osservando il discutibile filtro ipersaturato utilizzato nella foto, ndr). Ma appena sotto, tra i commenti, qualcuno ha osato rovinare la festa con un pizzico di realtà. Quel qualcuno, perdonerete l’autocitazione, sono io: cittadino romano, ciclista urbano e anche direttore responsabile di Bikeitalia.it. Che cosa ho scritto?
“Peccato che per arrivare sul quel tratto di Appia Antica in bici si debba pedalare in mezzo al traffico dove le auto sfrecciano veloci in assenza di controlli: troppo comodo fare un post celebrativo nella Giornata Mondiale della Bicicletta e basta 👎”.
Critica – a mio avviso – legittima, fondata e civile. Forse, ripensandoci a mente fredda, il pollice verso finale avrei potuto evitarlo. Ma, magia dei social gestiti da enti pubblici, poco dopo il mio commento (seguito da un’altra manciata sullo stesso tono, ndr) Turismo Roma ha inopinatamente chiuso i commenti al post in questione. Me ne sono accorto stamattina per caso perché un’attività di noleggio bici aveva risposto al mio commento suggerendomi una scorciatoia meno trafficata per arrivare su quel tratto dell’Appia Antica: ma non ho potuto rispondere perché “Turismo Roma ha limitato chi può commentare questo post”, come si legge in calce.

Niente più repliche, niente più confronto. Silenzio social. Alla faccia del dialogo democratico.
Un comportamento che ricorda un grande classico del cinema: “Mi dispiace, ma io so’ io e voi non siete…” – il Marchese del Grillo, romano doc (interpretato magistralmente dal grande Alberto Sordi), antesignano della comunicazione 2.0 istituzionale.
Un ente pubblico – e sottolineo pubblico – che si occupa di promuovere l’immagine di Roma dovrebbe essere il primo a dialogare con chi vive e racconta la città in modo attivo, non a mettere il bavaglio a chi evidenzia un problema reale.
Perché il punto non è la foto in sé, ma l’ipocrisia di festeggiare la bicicletta mentre Roma continua a essere una città ostile a chi la usa. Basta leggere le cronache recenti: un turista tedesco di 27 anni è stato ucciso in bici da un coetaneo italiano alla guida di un’auto. Il secondo dall’inizio dell’anno a Roma (dati Asaps*), senza contare i feriti. Intanto i pedoni investiti e uccisi dall’inizio dell’anno nella Città Eterna sono 17 (dati Asaps**), l’ultimo di cui si ha notizia proprio a pochi passi da Via Appia Antica, in quell’autostrada urbana che è Via Cilicia.
Altro che “mezzo di trasporto, compagna di viaggio, scelta di benessere”… A Roma – e lo so bene perché da residente uso la bici da più di 10 anni come principale mezzo per muovermi in città – pedalare è diventato uno sport estremo. E chi lo fa davvero, tutti i giorni, non ha davvero bisogno di pacche sulle spalle, belle parole di circostanza e immagini artefatte con filtri social.
Ha bisogno di strade realmente sicure, dove il traffico motorizzato viene moderato, ridotto e messo in condizione di non nuocere. Con più controlli, a cominciare dalla piaga dei parcheggi in doppia fila.
Ha bisogno di infrastrutture ciclabili fatte come si deve e non “piste ciclabili giocattolo” – sul marciapiede – come sottolinea proprio oggi su il Manifesto Rotafixa.
E magari avrebbe bisogno anche di essere ascoltato, invece che silenziato sui social come un troll qualsiasi.
Ma, forse, per chi gestisce la comunicazione turistica della Capitale, la bici – e chi la pedala – sono solo uno sfondo green da cartolina: a patto che restino al loro posto, zitti, decorativi e senza mai disturbare il traffico.





















Sono guida cicloturistica ed uso la bici sia per passione che per esigenza, porto i ragazzini sull’Appia antica che dista da Ciampino km1.5, be … ci divide un’autostrada e non c’è verso di fare una sorta di marciapiede con attraversamento anche nel rispetto dei pedoni. Tanti per quel km sono costretti ad usare la macchina.
Quindi pienamente d’accordo, hai fatto bene, menzionano la ciclabilità di questa strada ma la via Appia con il suo basolato damò che sta lì … non si sono inventati mica niente di più!
Grazie per il tuo commento, Simona.
Buona lettura e buone pedalate,
Manuel Massimo – Direttore responsabile di Bikeitalia.it
Sono d’ accordo mi piacerebbe portare i bambini in bici a scuola ma vivo sull’ Appia…. È un rischio enorme!
Questa indole celebrativa e la conseguente intransigenza verso opinioni discordanti o semplicemente puntuali è una caratteristica assodata del caro nostro Comune e di altre pagine istituzionali. Scelgo la mia bici ogni giorno per il tragitto casa-lavoro e vari ed eventuali, la situazione è molto meno positiva di quanto si pensi. Tra ciclabili mutilate o malpensate, traffico selvaggio e scarsa cura del prossimo. Non ultima, la sparizione delle canaline per l’accesso alla ciclabile del banchine del Tevere, ora ostaggio di stands, muletti, furgoni etc etc. Per la serie “non usare la logica” ma anche “di voi chissenefrega”, perché da tutto questo Ambaradan è quello che emerge. Un abbraccio.
Ho passato 4 giorni a Roma per vacanze. Da ciclista quotidiano a Parigi, mi sono detto che in Italia non c’è stato nessun progresso: le auto sono ovunque (e sempre più enormi), i comportamenti sono sempre aggressivi nei confronti degli altri utenti (ci siamo fatti insultare da una conduttrice di ncc per averle segnalato che un passaggio pedonale si lascia libero anche nel traffico), e il giorno più bello è stato quello del giro, una domenica con tante strade chiuse in cui si vede come il posto riservato ai pedoni / bici sia troppo limitato. Ho tanta ammirazione per i pochi ciclisti che ho visto in settimana, ma devo dire che tra il traffico e lo stato delle infrastrutture non avrei il coraggio di farlo.
Non sapevo che abiti a Roma, io a Monterotondo. Alcune volte, molto rare in verità, vengo a Roma in bicicletta, magari di domenica, ma per fare da Monterotondo a Roma è davvero difficile, visto che la via Salaria verso Roma la ritengo molto pericolosa, preferisco fare la bretella Salaria che mi porta sulla via Tiberina, proseguo fino a Prima Porta, Labaro e poi prendo la Regina Ciclarum che fino San Pietro devo dire che non è per nulla male, poi occorre scendere giù alle banchine del Tevere e li è davvero messa male piena di interruzioni dove occorre risalire su e poi nuovamente riscendere alle banchine…. comunque in quel giro sono arrivato al Vecchio Faro di Fiumicino! Quanto sarebbe bella un unica ciclabile ben fatta che da Monterotondo arrivi fino al mare! Anzi sarebbe bello l’intero Tevere con una ciclabile!
Non abito a Roma abito a Ceccano Fr e vengo a Roma con la bicicletta con il treno e hai pienamente ragione ,saluti.