Andare in bicicletta è una scelta di salute, sostenibilità e libertà. Ma sulle strade italiane la sicurezza di chi pedala è ancora fragile: ogni giorno i ciclisti devono fare i conti con traffico intenso e automobilisti che non sempre rispettano le distanze di sicurezza. Un problema ben documentato dai dati ufficiali e, purtroppo, dalle cronache
Per questo motivo, come aveva promesso il presidente della Federciclismo Cordiano Dagnoni all’indomani dell’ennesimo episodio eclatante, è stata presentata una proposta di legge che contiene una serie di misure concrete per migliorare la sicurezza stradale di chi pedala, in quanto utente vulnerabile della strada.
I numeri che spiegano l’urgenza
La proposta è stata presentata il 19 settembre 2025 scorso in Puglia, in occasione del convegno “Una bicicletta per spostarsi in sicurezza: creare economia e vivere meglio le nostre città” presso la Fiera del Levante di Bari. In Puglia, nel solo 2024, si sono registrati 11.026 incidenti stradali con un bilancio drammatico: 241 vittime e oltre 17 mila feriti. Tra questi episodi, 372 hanno coinvolto biciclette e hanno causato la morte di 11 persone. Numeri che raccontano una realtà preoccupante, soprattutto perché più dell’80% dei ciclisti perde la vita sulle strade extraurbane, dove la velocità elevata e la mancanza di infrastrutture rendono gli spostamenti in bici maggiormente soggetti a rischio.
È da questi dati che nasce la proposta di legge presentata dalla Federciclismo Puglia, con l’obiettivo di rendere le strade italiane più sicure non solo per chi pedala, ma per tutti gli utenti.
Le nuove regole per chi sorpassa e per chi pedala
Tra le misure più significative spiccano due cambiamenti destinati a incidere profondamente sulla convivenza tra chi guida un’auto e chi pedala una bici:
- La prima riguarda il sorpasso dei ciclisti: diventa obbligatorio mantenere almeno un metro e mezzo di distanza laterale in ogni circostanza, eliminando l’espressione “ove le condizioni della strada lo consentano“. Non più una raccomandazione generica, ma una regola chiara, pensata per salvare vite.
- La seconda modifica è l’eliminazione dell’obbligo di procedere in fila indiana sulle strade extraurbane. La possibilità di pedalare affiancati aumenterà la visibilità dei ciclisti e renderà i sorpassi più sicuri, costringendo gli automobilisti a considerare il gruppo come un’unica entità compatta.
Educazione e cultura della sicurezza
La proposta non si limita agli aspetti normativi. C’è anche un forte richiamo al tema dell’educazione stradale, con l’idea di ampliare i programmi scolastici per insegnare il rispetto delle regole fin dall’infanzia. E c’è un dettaglio linguistico che può sembrare piccolo, ma ha un valore culturale: sostituire il termine “incidente stradale” con “scontro stradale”, per sottolineare che molti eventi non sono fatalità inevitabili, ma conseguenze di comportamenti sbagliati e quindi evitabili.
La voce della Fondazione Michele Scarponi
Tra i soggetti coinvolti nella stesura della proposta di legge spicca la Fondazione Michele Scarponi, nata per onorare la memoria del campione marchigiano travolto e ucciso (dalla persona alla guida di un camion, ndr) mentre si allenava in bicicletta. La sua presenza nel processo di elaborazione di queste proposte della Federciclismo dà ancora più forza e significato a un’iniziativa che evidentemente mette la tutela dei ciclisti al centro.
Infrastrutture e tecnologia
Accanto alle regole, la Federciclismo chiede anche interventi concreti sulle strade: manutenzione e pulizia delle vie secondarie, installazione di segnaletica specifica a favore dei ciclisti, corsie ciclabili / bike lane da realizzare nei tratti più pericolosi, oltre a banchine libere da vegetazione per non costringere chi pedala a invadere la carreggiata.
Un ruolo importante lo avranno anche le nuove tecnologie: sistemi digitali e piattaforme basate su intelligenza artificiale potranno monitorare i flussi di traffico, prevedere situazioni di rischio e fornire alle autorità dati affidabili per prendere decisioni rapide ed efficaci.
Meglio tardi che mai
L’iniziativa della Federciclismo rappresenta senza dubbio un pacchetto di misure che vanno nella giusta direzione. Arriva però nel mese di settembre 2025, ben 9 mesi dopo che il nuovo Codice della Strada ha già completato il suo lungo iter di approvazione. Un tempismo che lascia un po’ l’amaro in bocca: sarebbe stato utile che la Federciclismo avesse portato queste idee sul tavolo prima, per incidere subito sulle nuove norme e perorare la causa della sicurezza dei ciclisti.
Ma, come si dice, meglio tardi che mai: ora l’auspicio è che queste nuove misure proposte dalla Federciclismo possano essere recepite quanto prima nel Codice della Strada, per contribuire a migliorare la sicurezza per chi pedala sulle strade italiane.
[Fonte]


















Mi permetto di aggiungere il mio commento di disappunto alla proposta e mi spiego premettendo che sono escursionista, ciclista, motociclista per passsione e automobilista con circa 50.000 km all’anno per lavoro:
– nuove regole servono (almeno nel belpaese) a quasi nulla se ad alcune amministrazioni a “far cassa” in mancanza di educazione (che parola desueta …) o almeno controlli e sanzioni (sulla cui utilità si potrebbe a lungo discutere)
– l’educazione (e prudenza) sarebbe necessaria da parte di TUTTI gli utenti, sicuramente automobilisti che hanno gravi (a volte gravissime) responsabilità, ma anche molti “utenti deboli” tra cui i ciclisti non sono esempi di specchiata civiltà (e coscienza del pericolo): circolano con auricolari indossati, o a causa del manto stradale pessimo circolano in centro strada su strade a traffico veloce, … e non considerano che pagano loro le peggiori conseguenze (purtroppo)
Con questo voglio dire che battaglie da fare ce ne sono tante (chiusura al traffico veicolare dei centri storici, trasporto pubblico efficiente e magari (magariiiiii) gratuito , piste ciclabili) ma congestionare ulteriormente il traffico che già non gode di una situazione “felice” non mi sembra -personalmente – un’idea degna di essere sostenuta .
Tante belle parole, sarebbe sufficiente rispettare e FAO rispettare il codice stradale a tutti, aumentare controlli per prevenire ed eventualmente “punire”. Oltre il sorpasso del ciclista, fila Indiana, a coppie o 1mt,5 di distanza c’è da preoccuparsi dei sorpassi frontali con invasione della corsia. Sarebbe ora di punire chi guida auto, bici e qualsiasi mezzo al cellulare come si deve. Tanto siamo un popolo che capisce solo se viene colpito nel portafoglio. Chiedo scusa ma non sono ottimista, penso che la tolleranza e regole buttate li per fare bella figura politicamente non risolvono nessun problema.
Concordo con molti dei commenti. Il problema è la mancanza di una qualsiasi educazione, e per rispondere ad un commento, io faccio il 90% dei percorsi fuori dalle grande vie di comunicazione, che dalle mie parti sono le ex Provinciali, tralasciando naturalmente le Statali, improponibile. Ebbene noto con disappunto che in molti, ancora, c’è quel senso di frustrazione verso chi va in bici. Devono sorpassarti ad ogni costo, proprio oggi ne ho avuto un esempio, l’auto ci ha sorpassati come dovesse partire per la luna, rischiando un frontale con l’altra vettura che proveniva in senso contrario. Cos’abbia guadagnato in termini di tempo, non lo so, ma certamente ha rischiato grosso con quella manovra azzardata. E purtroppo come anche in questo caso già portato a conoscenza da altri, in parecchi paesi europei, tralasciando i nordici, che per me sono un altro pianeta, seppur con alcuni casi critici, anche la Spagna e Portogallo, che mea culpa ho sempre ritenuto un pelino sotto di noi, sono avanti anni luce. Forse iniziare dalla scuola a ripoortare in auge la vecchia Educazione Civica di lontana memoria, potrebbe servire a qualcosa. Ma con questo governo non vedo spiragli in quel senso. Benchè i precedenti non abbiano fatto niente in proposito, ma sarà un problema di DNA italico. Saluti
Sono d’accordo. Le file indiane sono una pessima idea 1 rendono più difficile il sorpasso; se sei ciclisti sono in fila sono lunghi in gruppo come tre macchine invece in tre è come sorpassare poco più di un’auto. 2 si è meno visibili anche da strade laterali oltre che da auto che arrivano da dietro.
Molti hanno l’assicurazione personale ma paragonando il pericolo reale della bici rispetto ad un’auto la tariffa dovrebbe essere un centesimo di quello che paga l’automobilista. Assurda l’dea della targa: con il numero di furti di bici e la facilità di alterarle fare una denuncia porterebbe ad un intasamento del sistema.
Federazioni (tutte) sono per decorazione. Mai una volta si oppongono allo strapotere della lobby delle auto. L’Italia è un paese anomalo per la tutela del ciclista
Io vorrei dire che la strada è anche dei ciclisti, e il fatto di ingombrarne meno non li rende subalterni ad altri veicoli.
Dovrebbero casomai essere i veicoli (inutilmente) ingombranti, lenti e pericolosi a procedere con la massima prudenza e a cedere strada quando possibile. Tipo in città.
Sono ciclista, automobilista e utente di mezzi pubblici.
Vivo tra italia e svizzera.
Uso spesso la bici per spostamenti intra urbani, combinata col treno.
Nell’extraurbano evito strade ad alta velocità o pericolose.
Non credo che la proposta risolva il problema.
Mi sembra che in Italia i ciclisti sportivi, quelli in bici di corsa, siano quelli più esposti.
E anche quelli più indisciplinati.
Il ciclista della domenica, insomma.
Ma se vai in bici per fare sport, come capita anche a me, perché scegliere delle strade trafficate?
Se vai a 20 km/h perché usi una extra-urbana limitata a 90 km/h ?
Non è meglio utilizzare strade di campagna meno pericolose e più gradevoli ?
Tra l’altro, in Italia di km da fare in campagna / montagna ce ne sono milioni.
Se invece vai in bici per andare al lavoro o per riprendere i figli a scuola tendi ad essere prudente ed attrezzato: per esempio con le luci accese anche di giorno ed evitando le grandi arterie cittadine.
Io manterrei l’obbligo di fila indiana sull’extraurbano ad alta densità/velocita.
Obbligherei le amministrazioni, piuttosto che gli automobilisti, ad adottare misure precauzionali quali le piste ciclabili e la manutenzione del manto stradale.
Ai lettori abituati all’italianissimo “posto di blocco”: nei paesi “nordici”non si controlla la gente a caso, solo per fare vedere che “la Polizia c’è”.
Perché non è efficace.
Io percorro l’Italia e la Svizzera in lungo e in largo da sempre, e in 30 anni di patente sarò stato fermato in macchina…3 volte. In bici: mai.
Ed é giusto così.
Vanno sanzionati i comportamenti illegali.
Non incentivati i campionamenti per comminare multe “casuali”.
E sopratutto: vanno educati gli utenti della stradale.
La Svizzera è tappezzata di cartelli educativi… Non di autovelox e di pattuglie.
Il problema non siamo noi “italiani”.
Ma chi amministra gli italiani, che in bici non ci va, va in auto blu con l’autista.
Quando il ministro dei trasporti andrà in bicicletta, si renderà conto da solo. Ammesso che ci arrivi…ma ho qualche dubbio.
Andrà in bici al lavoro Salvini?
Chi vive o passa periodi all’estero per vacanza o per lavoro e ha la passione della bicicletta non può non notare come una delle grandi differenze (ce ne sono anche tante altre) tra le abitudini italiane e quelle di altri paesi è il comportamento degli automobilisti in fase di sorpasso di un ciclista. In Germania, in Danimarca, nei Paesi Bassi, in Spagna, in Croazia, ecc., la maggioranza degli automobilisti aspetta di avere piena visibilità della corsia opposta prima di sorpassare un ciclista ad almeno un metro e mezzo di distanza, anche in strade di montagna dove questo può comportare un’attesa da parte dell’automobilista di alcuni minuti prima del sorpasso (cosa incredibile per molti italiani!).
Pensare di cambiare la nostra mentalità e le nostre abitudini modificando le regole è continuare a fallire. Le regole sono applicabili solo a fronte di un sistema di controlli efficace, e sappiamo bene come ormai in Italia, per varie ragioni, ciò che manca è proprio quest’ultimo – chi ha una certa età ricorderà la quotidiana presenza di pattuglie a controllare le strade fuori e dentro le città, e un giovane non poteva passare più di qualche settimana senza essere fermato “per controlli”.
Poiché le risorce umane per garantire un tale sistema di controlli non sono più disponibili, rimane solo la tecnologia. Le tecnologie che potrebbero cambiare le nostre cattive abitudini da automobilista esistono già: obbligo di ‘scatola nera’ nelle automobili e di dashcams (sono stati resi obbligatori strumenti di protezione ben più sofisticati e costosi come gli airbag). E, quasi inconcepibile per la nostra immaginazione, limitatori di velocità: i navigatori satellitari già conoscono i limiti di velocità sulle diverse strade, non si capisce perché la nostra automobile non dovrebbe essere costretta a rispettarli in automatico.
Sono iscritto alla Fondazione Michele Scarponi, che fa un lavoro infaticabile soprattutto per l’educazione stradale nelle scuole. Ma l’educazione stradale e l’aggiornamento delle regole sono condizioni necessarie ma non sufficienti: bisogna ‘obbligare’ gli automobilisti italiani a un diverso modo di stare sulla strada, salutare sia per il prossimo (ciclisti, pedoni, ecc) che per se stessi: una volta che ci si abitua a non avere troppa fretta negli spostamenti, ci si accorge di quanto sia piacevole “andare senza fretta”.
L’obbligo di dispositivi per il controllo dei nostri comportamenti al volante potrebbe rivelarsi decisivo.
Sottoscrivo quanto affermato da Fabio T.; a me queste proposte ricordano tanto le “gride” di manzoniana memoria: tante belle affermazioni di principio ma risultati pochi. Sono contrario all’affiancamento, anche perchè chi stabilisce a quale distanza debbano stare i ciclisti fra loro? dieci centimetri, mezzo metro, un metro?
Per rendersi visibili ci sono abbigliamento, catarifrangenti, luci… e non è una cattiva idea la palina laterale rifrangente, quella che in Francia si chiama “écarteur de danger”. E uno specchietto, per tener d’occhio chi sta sopraggiungendo alle spalle, può fare la differenza. Tutte cose che i turisti stranieri usano normalmente, anche se vengono da paesi dove il rispetto del ciclista è maggiore che in Italia. Qualcosa vorrà dire…
Purtroppo la realtà di certe strade stronca sul nascere tutti i buoni propositi: su una strada stretta con file ininterrotte di automobili nei due sensi (e dove vivo io sul Garda questa è la regola) l’unico mezzo che può sorpassare una bici con un metro e mezzo di margine è una moto. E le auto che fanno, restano in coda a 30 km/h o anche meno per chilometri? Realisticamente, no. Dobbiamo prenderne atto, purtroppo.
Bisognerebbe cambiare la testa della grande maggioranza degli italiani. Basterebbe andare in Francia e ancor più in Spagna per vedere come insegnano alle scuole guida, e come la polizia “bastona” chi non rispetta le regole.
Siamo il paesello delle tante regole, male applicate, poco controllate, frequentemente non rispettate e infrazioni quasi mai sanzionate.
Salve, sono ciclista, autista ed autista di bus. A mio avviso la proposta non ha assolutamente senso. Soprattutto nelle zone di montagna dove vivo, molto trafficate da noi ciclisti inoltre, regole simili bloccherebbero totalmente la viabilità e creerebbe maggiore stress agli autisti portando poi a fare manovre pericolose. Complimenti al genio che ha fatto la pensata…
Concordo pienamente coi critici della doppia fila: sarà che sono un solitario ma non accetto la doppia fila (e talora la tripla) con invasione della carreggiata stradale. D’accordo su luci e catarifrangenti, secondo me il problema sta altrove, come da altri indicato: 1) scarsa/nulla cultura e attenzione da parte di troppi automobilisti verso i ciclisti (ma sugli automobilisti si potrebbero indicare tanti altre disattenzioni e menefreghismi); 2) l’assenza/scarsità non tanto di ciclabili quanto di banchine transitabili atte a ospitare chi va in bici e la loro scarsa/nulla manutenzione ove presenti; 3) l’allestimento di ciclabili deliranti, fatte male e senza manutenzione (abito in una zona dove c’è una ciclabile verso Sestriere che grida vendetta e, temo, sperpero di soldi) e, ahimè, infestate da gente che corre, madame con carrozzine, coppiette a piedi o affiancate in bici, anziani vari fermi o deambulanti e via di questo passo.
Il problema, pertanto, è complesso e investe – direi – ogni categoria sociale e amministrativa, ciclisti compresi, che talora in auto incontro lungo vie ad alta percorrenza, prive o quasi di banchina e talora con strade alternative interne che permetterebbero di respirare meno emissioni, pedalare in maggiore sicurezza e rilassatezza e costituire minor pericolo per gli stessi automobilisti.
La strada deve essere di tutti, nell’assoluto rispetto reciproco ma le proposte o le leggi non devono diventare una crociata di stampo totalitario e assolutista: se a scuola si insegnassero oltre ai diritti anche i doveri, in questo caso “on the road” forse sarebbe meglio, così come l’obbligo dell’uso degli indicatori direzionali nelle rotonde o l’obbligo dell’uso del casco…
Sono pedone, ciclista ed automobilista. Di fondo manca in tanti l’educazione, non solo stradale, e il rispetto per gli altri e manca spesso anche il buonsenso. Ho 66 anni, ho riscoperto la bici e la voglia di avventura da 5 (ho una e-mtb front); quando esco in bici mi vesto quasi esclusivamente di giallo fluo (casco, maglia, calze e scarpe), luci lampeggianti anteriori e posteriori sempre funzionanti; piccolo retrovisore; sfrutto le ciclabili e sentieri sterrati più possibile per evitare le strade condivise con i mezzi a motore o utilizzo quelle a bassa intensità di traffico; quando il meteo lo permette, vado al lavoro in bici: sono a 5 km dall’ufficio e ho la fortuna di avere una ciclabile quasi per l’intero percorso; rispetto il codice della strada. Anche da pedone seguo le regole: cammino tenendo la sinistra; attraverso sulle strisce, se ci sono; di notte tengo accesa la luce del cellulare per farmi vedere, anche se c’è la pubblica illuminazione.
Da automobilista rispetto tutti quelli che incontro, ma rimprovero quelli che non seguono le regole o non usano il buon senso: per esempio, il ciclista non può andare per strada in total black (bici, abbigliamento e casco) in qualsiasi situazione, specialmente all’imbrunire o in strade ombreggiate, senza alcun fanalino che lo evidenzi; idem l’automobilista che non tiene le luci accese nelle strade extraurbane o dopo il tramonto; così pure il pedone, che in strade senza marciapiedi, procede a destra nello stesso senso di marcia dei mezzi a motore, magari vestito di scuro, invisibile se non all’ultimo momento, quando potrebbe essere tardi.
Insomma, come dicevo all’inizio, manca l’educazione in generale e quella stradale in particolare ed anche il buon senso. Ben vengano i corsi di educazione stradale nelle scuole, dalle elementari in su; anche l’educazione civica non farebbe male: ai miei tempi si insegnava alle elementari.
La proposta della Federciclismo di poter viaggiare affiancati mi lascia molto perplesso: in auto, trovarsi dietro una curva coperta un gruppetto di ciclisti affiancati anziché in fila indiana moltiplica il pericolo di investimento, qualora l’altra corsia non sia libera per il sorpasso.
Domenica ero sulla strada che costeggia l’alto Lario, decine di automobili e moto mi hanno fatto la “polvere”. In soli due casi mi sono accorto che un auto mi seguiva fino a trovare spazio adeguato per sorpassarmi: una era francese, l’altra tedesca.
Mi chiedo come sia pensabile che non andare in fila indiana aumenti la sicurezza. La visibilità aumenta se si utilizzano colori sgargianti e fanali, soprattutto quando la luce è scarsa (d’inverno e all’imbrunire).
D’inverno io giro sempre con una giacca giallo-flash, mentre noto che la maggioranza dei miei colleghi ciclisti girano vestiti di nero. Probabilmente è una moda. Ecco, bisogna convincere tutti i ciclisti a utilizzare colori vivaci piuttosto che a farli viaggiare affiancati (le chiacchiere facciamole al bar).
[Salve Luigi, viaggiare affiancati aumenta la visibilità e la sicurezza di chi pedala: lo dicono gli studi sul tema e lo confermano i ciclisti (professionisti e non) che utilizzano quotidianamente la bici sulle nostre strade > https://www.bikeitalia.it/2024/12/05/in-italia-i-ciclisti-vengono-multati-il-caso-pozzovivo-ulissi/. Su un punto concordiamo: le chiacchiere facciamole al bar – Bikeitalia.it]
Pedalare affiancati può essere più sicuro, soprattutto in gruppo, perché aumenta la visibilità e rende il sorpasso da parte dei veicoli più facile e meno rischioso per tutti. Un gruppo compatto di ciclisti è più facile da notare per gli automobilisti e richiede un solo, corretto sorpasso, evitando la tentazione per i guidatori di sfiorare i ciclisti a destra.
Perché pedalare affiancati è più sicuro:
Maggiore visibilità: Un gruppo di ciclisti affiancati è più visibile rispetto a ciclisti sparsi o in fila indiana, rendendoli più facili da notare e rispettare da parte degli automobilisti.
Sorpassi più sicuri: Un gruppo compatto è più facile da sorpassare per un automobilista rispetto a una lunga fila, che richiede più tempo e spazio. Un sorpasso a coppie o in piccoli gruppi rende il guidatore più propenso ad allargare la traiettoria e a cambiare corsia, evitando il pericolo di sfiorare o far sbandare i ciclisti.
Meno rischi di manovre azzardate: Quando i ciclisti pedalano affiancati, la loro presenza occupa più della corsia, costringendo il veicolo a motore a rallentare e a effettuare una manovra di sorpasso più sicura e a una distanza adeguata.
Considerazioni legali in Italia:
Il Codice della Strada italiano, all’articolo 182, consente ai ciclisti di pedalare affiancati solo in determinate condizioni:
Nei centri abitati: Quando lo consente la circolazione e le condizioni del traffico.
Per accompagnare un bambino: È sempre consentito quando uno dei ciclisti è un bambino di età inferiore ai dieci anni, il quale deve procedere sulla destra.
Fuori dai centri abitati, i ciclisti devono sempre procedere su unica fila, tranne nel caso sopra specificato di accompagnamento a un minore.
In sintesi:
Mentre la percezione comune e l’interpretazione estensiva del codice possono portare a credere che la fila indiana sia l’unica forma di circolazione sicura, in realtà pedalare affiancati aumenta la visibilità e facilita il sorpasso, specialmente nei centri abitati dove è consentito dalla legge italiana e raccomandato in altri Paesi per la sicurezza di tutti.
Condivido la posizione di chi scrive che l’Italia è senza speranza. Non c’è niente da fare, gli automobilisti italiani odiano i ciclisti e pensano che la strada sia di loro assoluta proprietà. Ho pedalato in Francia e in Spagna moltissime volte e non ho avuto nessun problema. Persino in salita le auto attendono che vi sia spazio, in Italia in salita e in discesa ti sorpassano in curva, per non orlare dei sorpassi lungo le rotonde (non si può aspettare 20 secondi che il ciclista esca dalla rotonda?, hanno tutti fretta?). Inoltre non ci vuole una gran scienza per capire che una fila di ciclisti affiancati è lunga la metà della stessa fila di ciclisti in fila indiana e quindi è più facile sorpassarla. Altra questione sono i sorpassi fatti nonostante dalla corsia opposta provengano ciclisti, pratica che andrebbe vietata sotto pena di ritiro della patente. Questa estate ho rischiato tre volte di essere investito (e l’esito sarebbe stato fatale).
io, vittima fortunata, coinvolto ai margini di una vera e propria corsa di bikers con tanto di fotografi (illegali??)sulla SS439 la domenica mattina del 28 settembre 2025.Oltre alle auto i camion esistono anche queste follie.
sono vivo, lo posso raccontare, ho 66 anni e la voglia di ricominciare sotto i piedi.
“le strade non sono fatte per i ciclisti” sigh…
dopo aver letto questo commento ho capito che per ora qualunque battaglia in difesa di una mobilita’ non motorizzata e’ persa in partenza.
Mi permetto pero’ di far notare all’autore del commento e a tutti quelli che la pensano come lui (tanti in Italia e, purtroppo si trovano anche in posizioni decisionali) che le strade esistono da almeno 2000 anni, i mezzi a motore da poco piu` di 100, il loro “sovraffollamento” diciamo 30-40 anni che pero’ sono bastati a cambiare radicalmente il pensiero comune, che tristezza.
vado in bici da quando avevo 10 anni, oggi 60, la mobilità è notevolmente cambiata in 50 anni, in tutti questi anni ho cercato di trovare una modalità sicura per viaggiare su strade extra urbana insieme ai veicoli a motore : evidenziando la mia presenza con i colori delle maglie e le luci sono importanti. oggi il traffico rispetto 40 – 30 anni fa è triplicato quindi è improponibile stare su strade trafficate, le soluzioni le abbiamo per allontanarci dai veicoli a motore: pista ciclabile, gravel bike. I tanti ciclisti da competizione che sfrecciano su strada affiancati da veicoli se ne facciano una ragione, meglio la vita o vincere la competizione del tuo quartiere? e poi se fori usando la ciclabile non è poi così drammatico….
Non c’è da meravigliarsi delle statistiche italiane sugli incidenti guardando l’arretratezza di tanti commenti. In molti paesi è da sempre così: 1,5 metri di distanza e fila per due.
Il motivo è ovvio: superare nella stessa corsia della bici è un azzardo. L’unico sorpasso sicuro è quello che prevede di andare nell’altra corsia.
Mi fanno ridere – o meglio piangere – quelli che parlano dei gruppi che si prendono tutta la corsia – come se non fosse anche loro – perché è proprio quando c’è un gruppo in fila indiana che i tempi del sorpasso viene pericolosamente prolungato – in coppia dimezzati.
Ma ovviamente il sottotesto è sempre che la bici si deve stringere e costringere sulla banchina, dove è meno visibile, dove il fondo è spesso dissestato e sporco, perché in realtà la bici non ha pieno diritto di usare la corsia, che appartiene solo ai mezzi motorizzati.
Questo non c’entra niente con l’educazione civica di chi va in bici, che può essere pessima come quella di chi guida.
le regole dovrebbero valere per tutti gli utenti che circolando sulle strade per i ciclisti specialmente con le bici da corsa spesso le regole non valgono in due o tre appaiati che chiaccerano tranquillamente circolano in mezzo alla corsia con cellulare in mano e purtroppo no sono casi isolati e quasi la normalità
Certamente non si ha notizia di un ciclista che uccida un automobilista investendolo… ma in doppia fila extraurbana per me, ciclista da decenni, è no assoluto.
Non è ingombrando la strada che ci vedono meglio, ma con uso di luci di sufficiente potenza.
Poi in bdc siamo tutti fuori legge, per fortuna i cc hanno più buon senso di chi le studia a tavolino.
Nell’attesa che i produttori riescano ad applicare catarifrangenti sui pedali automatici, per es look, shimano, time ecc, ho incollato adesivi rifrangenti 3M alle scarpette ed al casco.
E poi sarebbe ora che fosse legale avere il lampeggiante, mentre il cds impone la luce continua. Per ovviare a ciò cosa facciamo, installiamo due luci, una che lampeggia, ed è quella che si fa notare moooolto di più, ed una continua, per accontentare il legislatore?
Ma anche Federciclismo quanto a teorie a tavolino si difende bene….
allora premetto che vado anche io in bici ma quella di un metro e mezzo x superare una bici non la trovo giusta che sono in auto dove devo andare a sorpassare vado ad invadere laltra corsia ma fatemi il piacere -poi la legge che volete mettere di andare affiancati invece della classica fila indiana che la vedo piu giusta ma se la fila indiana non la rispetta nessuno le regole dovrebbero valere anche x loro allora ancora peggio se vanno affiancati un auto quando sorpasso mai non si puo certo stare dietro ai cliclissi questa non la tollero devono rispettare la fila indiana non possono fare come vogliono
Mah, da ex-ciclista, (ex per motivi di salute) e ancora automobilista, credo che ci vorrebbero alcune norme antipatiche (targa e assicurazione per tutti i mezzi su strada, comprese biciclette, monopattini e altri ciaffi) con costi paragonati alle reale pericolosita’ del mezzo, e poi soprattutto osservare l’ obbligo di luci su tutti i mezzi.
In tanti anni, da ciclista e da automobilista, ho vissuto una sola situazione davvero pericolosa, quando salendo per la galleria di Ceresole Reale mi sono trovato davanti un ciclista a passo d’ uomo che caracollava pedalando e occupava buona parte della corsia, Lo capisco la sua difficolta’, la strada e’ molto ripida (tanto che io non ho mai provato a percorrerla!) ma infilarsi in una galleria di tre chilometri senza luci e’ andarsela a cercare! L’ ho visto a pochi metri e ho davvero rischiato di tirarlo sotto, mentre i suoi tre colleghi poco piu’ avanti, con le lucine, li ho visti ad alcune centinaia di metri di distanza.
Insomma, capisco che sulle bici da corsa le luci non sono di serie, pero’ una lucina posteriore lampeggiante led da decathon costa 5 euro, pesa 120 grammi e con due stilo va avanti mesi!
Le strade non sono fatte per i ciclisti. Le biciclette dovrebbero circolare solo sulle piste ciclabili. Comunque sia i ciclisti non dovrebbero andare in gruppi numerosi, al massimo in 4, non affiancati e distanziati tra loro per permettere sorpassi in sicurezza da parte degli utenti a motore. Non riesco a capire come fanno i ciclisti a sentirsi tranquilli a circolare sulle strade dove ogni veicolo che li raggiunge potrebbe essere un pericolo letale, visto il differenziale di velocità e le masse in gioco. Sono motociclista e per evitare sorpassi a “struscio” cerco di avere una andatura leggermente superiore a quella media degli altri veicoli perché è preferibile sorpassare che essere sorpassati e sempre un occhio allo specchi o retrovisore, ma in bicicletta devi stare alle manovre degli altri.
Leggendo i commenti capisco che voi italiani siete senza speranza. Vivo in Francia ormai da qualche anno, ogni tanto quando tornavo al mio paese provavo a fare qualche uscita in bici ma era sempre tremendamente pericoloso perché la gente da voi ‘non può permettersi di aspettare dietro un ciclista per qualche centinaia di metri mentre guida in una strada di campagna’.
Ho smesso da tempo di allenarmi in italia e continuo a farlo nel mio paese dove nessuno è ‘esasperato’ da chi fa sport.
Ogni volta ho lo stesso pensiero.
Ogni volta che un ciclista muore sulla strada, indipendentemente da chi avesse ragione.
Ma chi era lì, chi ha visto tutto…
Come si convive con una morte?
Come si vive il dopo?
Non è solo una notizia, è una vita. E spesso anche una coscienza segnata per sempre.
🕯️🚴♂️
Riflettiamoci. Rispettiamoci. Salviamoci.
Innanzitutto rispetto anche dei ciclisti che ne hanno ben poco, io vado in bici e sempre da solo così nessuno mi rompe, attraversamento pedonale io passo e questi non rallentano e mi urlano contro. Bisogna finirla di farli santi, a parte chi lo fa per lavoro il resto al 90% frustrati e depressi
buongiorno a tutti, sardegna terra bellissima che nn ama o ciclisti, sono sardo , strade strette per carri trasformate in piste automobilistiche, strade nuove in cui con pochissimo si potevano ricavare piste ciclabili ,esempio nuova 128 Monastir Mandas ,costruite ex novo, con nessuna via di fuga per una bici,
dico la mia: sempre in fila indiana per uno , vestiti ad alta visibilità, luci sempre davanti e dietro, la bici una vecchia pinarello radius del 1997, marco San sperate.
o
Bisogna imparare fin da piccoli l’educazione civica che comprenda anche quella sul comportamento nella circolazione stradale. Noi ciclisti in fila indiana con luci e caschetto, gli automobilisti ad 1,5mt di distanza per i sorpassi (non ai 150km/h) e dove non è possibile attendono un momento come fanno all’ estero senza tante storie. Rispetto da parte di TUTTI della segnaletica stradale, semafori e stop compresi!
sono d’accordo con diversi commenti,io sono un ciclista amatoriale da sempre per quanto riguardano le regole della strada la stragrande maggioranza non le rispetta, certamente il ciclista andrebbe cautelato perché viaggia su un mezzo più debole però anche lui deve fare di tutto per per non farsi investire.Secondo me ci sarebbero da inasprire un po’ le condanne in caso di incidenti.Aggiungo un altro particolare sulle piste ciclabili che il più delle volte sono sporche di detriti ecco la motivazione dei ciclisti che usano la corsia stradale..
Io sono ciclista e sono totalmente in disaccordo con la proposta della doppia fila..credo che attualmente una buona parte dei problemi siano dati da un uso sconsiderato di una certa parte di ciclisti che pensano di non avere regole da dover rispettare e rovinano la reputazione di tutto il movimento oltre che portare spesso all esasperazione chi va in auto
Sono ciclista (da città e sportivo), ma sono anche automobilista e motociclista. Le regole su distanza, sorpasso etc ok…piste ciclabili ok (ma c’e’ sempre possibilità?)…Un problema da affrontare riguarda le segnalazioni luminose: troppi ciclisti specie da citta’ non hanno le lucine anteriori e posteriori, e nemmeno catarifrangenti…e magari sono vestiti di scuro….insomma: non si vedono specie di sera/notte!!! Occorre maggior severità verso chi non utilizza questi segnalatori! La bici può essere facilmente sequestrata. Mancano peraltro sufficienti controlli….Quantomeno troviamo un modo per sensibilizzarli!
io abito sul lago di garda posso garantirvi che è una giungla ciclisti ovunque che hanno il potere di farti saltare i nervi fanno quello che vogliono il codice della strada non sanno nemmeno cosa sia supponendo che sono muniti di patente non ci si deve stupire di come la gente guida l’auto traete voi le conclusioni chi vuole intendere intenda
Sono un ciclista che si allena frequentemente , e sono anche automobilista. Vedo che continuiamo a puntare il dito contro l’automobilista, come se fosse un delinquente un toro impazzito in cerca di ciclisti da travolgere e consideriamo richieste assurde come queste. Responsabilizzare l’utente più debole ciclisti e pedoni che devono tenere dei comportamenti che preservino la loro incolumità e non contare sul fatto che poi hanno ragione comunque loro e una delle soluzioni di cui non si parla.
Concordo con Stefano Ceccon
Buongiorno a tutti, uso la bicicletta da sempre ho 61 anni, il mio parere è che manca la cultura del rispetto degli automobilisti verso i più deboli perche’ si sentono padroni della strada. la strada è di tutti, pedoni ciclisti compresi. diciamo che quasi tutti non rispettano il codice della strada sia come velocità e sorpassi, anche i ciclisti hanno le loro colpe, secondo me su strada bisogna pedalare in fila indiana. un esempio sul rispetto per gli altri, ho avuto l’onore e la possibilità di fare il percorso in bicicletta con amici da Saint Jane piè Port a Santiago Compostela lungo quasi 1000 Km e tanti Km li abbiamo fatti su strada, devo dire che sono rimasto molto impressionato dal grande rispetto degli automobilisti per i ciclisti, (noi sempre in fila indiana) se non avevano la possibilità di sorpassare, aspettavano il momento giusto senza nessun isterismo. cosa dire quando ci fermavamo sulle strisce con le biciclette spinte a mano, si sono sempre fermati perché andavono a bassa velocità. senza rispetto ed educazione non si và da nessuna parte, ognuno pensa per sé, come quasi tutti fregandosene degli altri. ci vorrebbe un investimento non indifferente per fare piste ciclabili dove fosse possibile, anche perché le strade in Italia sono molto disastrate e pensate per le auto etc.etc. cordiali saluti Giovanni
Io non odio i ciclisti ma non sopporto quelle persone che vanno in bici e si raccontano barzellette o altro e pedalano uno affianco all’altro occupando tutta la corsia e poi diciamola tutta, esistono statistiche dei sinistri che avvengono sulle strade che riguardano i ciclisti? Credo che un approfondimento chiarirebbe che la maggior causa di incidenti è dovuta a “ciclisti” impropriamente chiamati tali e che farebbero cosa buona e giusta fare delle passeggiate a piedi o su piste ciclabili protette.
[Gentile Paolo “io non odio i ciclisti ma…”, tutte le statistiche disponibili sul tema riportano che la maggior parte degli investimenti di ciclisti è ascrivibile alle persone che guidano un mezzo a motore senza rispettare il Codice della Strada > https://www.bikeitalia.it/linee-guida-per-la-comunicazione-della-sicurezza-stradale/ + https://www.bikeitalia.it/wp-content/uploads/2022/05/Linee-guida-comunicazione-sicurezza-stradale-03.jpg.webp – Bikeitalia.it]
Certi commenti non vanno neanche presi in considerazione, non bastano tutti i morti e i feriti tra ciclisti e pedoni x questi frustrati del mezzo a motore, che predicano bene ma razzolano male, non considerando l’incivilita alla guida(cellulare, alta velocità posteggio selvaggio nessun rispetto del codice). Anto la colpa è sempre del pedone e del ciclista. Vergognatevi!!!!
Tutti i mezzi che vanno su strada dovrebbero avere patente, targa e assicurazione. Punto.
Troppi ciclisti che passano al rosso, ti graffiano l’auto mentre ti passano accanto, sulla bicicletta su passaggi pedonali, fermi in curva per riposare su strade di montagna..
Spiegatemi perché un cinquantino deve avere la patente e quindi conoscere il codice della strada con un esame che certifica la sua conoscenza invece in bici basta leggere una rivista?
Una bici può superare tranquillamente i 40km h e di più in discesa quindi si cosa parliamo?
Per quanto concerne l’affiancamento proporrei invece di far indossare casacche catarinfrangentive fluo per maggiore visibilità. Per la distanza di 1 metro e mezzo credo sia improponibile per il 90% delle strade extraurbane e non si può pretendere che l’auto segua la bici a 20 all’ora nel bel kezzo di una strada di campagna…. fare le piste ciclabili e obbligare l’uso a TUTTI i ciclisti???
Un’ultima consiglio… magari far rispettare le regole del codice della strada anche ai ciclisti??? impossibile???…
Sono d’accordo ma solo in parte, sono in bici dall’età di 11 anni, ora ne o 63, è vero che gli automobilisti non sopportano i ciclisti, ma è vero anche che non ho mai visto dei ciclisti in gruppo in fila indiana, minimo accoppiati se non a 3 o addirittura a4, io ho sempre combattuto con chi andavo in bici ma hanno fatto sempre orecchi da mercante, buona parte degli incidenti è perché i ciclisti sono convinti che quella parte della strada è sua. Ma non è così
Le regole possono esserci , ma se poi non le rispettano che ci puoi fare? . Qui si potrebbe fare un’elenco infinito di infrazioni ma sottolineo che è la persona al volante che decide . Da esperienza personale” amante” della bici in tutte le sue forme quando esco spero sempre di tornare sano ,perchè è sempre quello che ha il mezzo più grosso che si sente padrone della strada.
Assolutamente in disaccordo sulla seconda proposta.
Il codice della strada definisce la manovra di sorpasso come pericolosa e che va eseguita nel più breve tempo possibile. Due ciclisti affiancati si dovrebbero considerare come due guidatori in fase di sorpasso continua, dove tutto può accadere: ci si può distrarre, bucare, prendere una buca e volare addirittura nella corsia opposta nel caso in cui due ciclisti si urtassero lateralmente.
Quindi è da bocciare senza se e senza ma.
Le regole della strada devono valere per tutti e in egual misura: auto moto e bici, per il semplice fatto che devono condividere quello spazio chiamata strada.
Quindi luci sempre accese, anteriori posteriori di potenza adeguata e luci di direzione su qualunque mezzo. Non ho mai letto di una proposta in tal senso.
Se non si può sorpassare non lo deve fare nessuno, altro che sorpassi da destra ed affiancamento sugli incroci C’è la coda? Se la fanno tutti. Se l’automobista o il motociclista non può sorpassare per mancanza degli spazi, la manovra dovrà essere impedita a chiunque altro, per una questione di reciprocità.
Per uso agonistico in gruppo, vi sono regole ben precise, riguardano le auto di servizio, quella in coda al gruppo serve x indicarne la presenza ed evitare (x impedimento) agli altri mezzi di eseguire il sorpasso.
Un ciclista agonistico, su una pista ciclabile non ci va, non viaggia neppure sulla banchina asfaltata, soprattutto se non è “battuta o gommata” e il motivo lo sanno tutti, è sporca, scivolosa e si buca.
Le regole già ci sono, alcune sembrano voler solo complicare determinate situazioni, altre potrebbero migliorarle, ma l’educazione, il rispetto ma soprattutto l’attenzione quando si guida resteranno sempre gli unici comportamenti fondamentali.
Non solo sulle strade manca il rispetto per chi pedala.
Anche chi scende dalla bici rischia grosso.
Furti, rapine e violenze sono troppo frequenti e chi cerca di fare quello per cui è pagato viene spesso considerato “uno sbirro di m….” trovando pure guai!!
In ogni caso se usi la bici per fare le tue commissioni, non c’è catena che tenga.
Torni a casa a piedi e la prossima volta ti muovi in auto, rendendo vani tutti i discorsi sull’ambiente e sul piacere di pedalare.
Un vero peccato perché la bici è gioia di vivere non solo nel tempo libero!
Incredibile, delle proposte sensate dalla Federciclismo
Sono pienamente d’accordo, credo che si debba introdurre, come in altri stat confinanti, che i ciclisti agonistici, iscritti alla Federazione, devono essere esentati dall’obbligo di circolare delle piste ciclabili. Attualmente se, un ciclista agonistico subisce un incidente stradale ed ha ragione, se a fianco della strada è presente una pista ciclabile, può andare incontro a multe ed a un concorso di colpa.
Io penso che il 95% degli incidenti abbiano visto protagonisti persone che si allenavano su Strada pubblica soggetta al Codice della Strada e quindi non un velodromo o una pista di allenamento, persone che usavano una “bici da corsa” , un velocipede non previsto dal Codice della Strada se non per competizioni sportive, persone che nella maggior parte dei casi pretendono il rispetto, lo stesso vocabolo che mai (o quasi) si sognano di usare.
Corro in bici da quando a 4 anni ho finito il primo giro infilandomi nella staccionata dell’ orto di mia nonna.
Oggi a quasi 72 con la mia bici da passeggio Ciclo Piave (a norma del CdS) continuo a pedalare cercando di farlo in tutta sicurezza, in primis per me stesso, a prescindere da chi mi sta attorno.
Buona Strada a tutti e ricordatevi che la vita è bella, non sprecatela.
secondo me la regola del metro e mezzo non basta anche perché è difficile controllarlo.
Meglio dire che un ciclista deve essere sorpassato utilizzando solo la corsia di sorpasso e solo se le condizioni del traffico e della strada lo consentono, ed in assenza di linea continua.
purtroppo la maleducazione e l’intolleranza alla guida sono comportamenti forse minoritari ma gravissimi. Per cento che rispettano le regole ne basta uno che si comporta in modo azzardato e i numeri degli incidenti parlano da soli. Purtroppo il ciclista non ha intorno la “scatola” di latta a proteggerlo, e la gravità dell’incidente si moltiplica.
Le proposte fatte sono giustissime e speriamo che vengano introdotte, ma l’educazione stradale e controlli veri e severi sono indispensabili.
Di fatto anche l’atomobilista svizzero o tedesco entrando in Italia diventano spesso anche loro scorretti perché sanno benissimo che le sanzioni sono di fatto inesistenti o al massimo casuali, non sistematicamente legate alle infrazioni.
Finché si colpevolizzeranno i tutori della legge, si cercheranno scappatoie per rendere inefficaci gli autovelox ed i semafori con registrazione automatica, finché chi viola la legge sarà tutelato più di chi la legge la rispetta, non andremo molto lontano, purtroppo.
Molto bene, è un segnale importante da un punto di vista pratico, ma anche un segnale che va nella direzione del cambiamento culturale, vero punto focale su cui lavorare tenacemente. Grande approvazione per le bike lane, che danno tangibilmente l’idea dello spazio in cui ci si muove.
Concordo in pieno, siamo ODIATI a prescindere, le pene che dovrebbero essere molto più serie per omicidi perché di OMICIDI si parla!!!!!
Mentre pedalo ho sempre la sensazione di essere in pericolo costante e molto spesso questo famoso metro e mezzo non esiste da nessuna parte, fatta la legge tutti o quasi se ne sbattono altamente.
Ho molti dubbi che ci sarà mai, in Italia, sicurezza nelle strade.
Per omicidio stradale strappate la patente a vita e un po’ di galera fatta bene forse dopo qualcuno, non tutti ma cmq molti, ci penseranno !!!!!!! 😡
Nel ringraziarvi per l’interessante articolo, da appassionato ciclista, tecnico FCI ed allenatore, nonché trainer professionista, spero di cuore che tutto ciò possa porre rimedio al problema sicurezza sulle strade. Ma purtroppo, a mio parere, c’è un problema di fondo, un grande problema, che forse non trova soluzione nel inasprimento delle pene, ed è quello del ignoranza di fondo e del intolleranza. Quando un adulto. anche padre di famiglia, afferma che chiunque pedali, merita di morire o di venire falciato, non ci sono speranze. si guardino i social, dove, senza motivo alcuno, gruppi di automobilisti o autisti, afferma che è buona cosa investire un essere umano che pedala, perché reo di pedalare su di una bicicletta anziché essere su di un mezzo a motore.
A fronte di tutto questo, le istituzioni, la politica, le federazioni, dove sono? Hanno mai pedalato per strada? A di là dei numeri dei decessi, conoscono realmente il problema?
ad ogni modo grazie ancora