Gli automobilisti percepiscono i ciclisti come “non umani”? Questa è la triste conclusione di uno studio scientifico australiano. Perché gli automobilisti percepiscono i ciclisti come “non umani” e che implicazione ha questo sulla sicurezza stradale?
Pedali su bici da corsa e indossi il casco? Sei un “non umano”
Lo studio è “The effect of safety attire on perceptions of cyclist dehumanisation” (Transportation Research Part F: Traffic Psychology and Behaviour, 2023). Gli studiosi australiani hanno intervistato 563 automobilisti. Da queste interviste è emerso che gli automobilisti ritengono che i ciclisti non siano degli esseri umani ma dei semplici “intralci” sulla strada, allo stesso modo di un semaforo o di una rotonda. Ma questa non è una novità: chi di noi ciclisti non ha mai vissuto il pericolo di un’auto che sterza all’improvviso e rischia di travolgerci e il conducente ci urla “non ti ho visto”?

Quel “non ti ho visto” non dipende solo dal mare di distrazioni che l’automobile moderna propone al conducente o al fatto che il cuore di un’automobilista batta così intensamente da attivare una risposta fuggi o lotta del sistema nervoso. Quel “non ti ho visto” nasce dal fatto che gli automobilisti percepiscono i ciclisti come “non umani”, quindi come un qualcosa che non dovrebbe essere sulla strada. E questo fa sì che l’attenzione dell’automobilista non si concentri sulla bicicletta che si trova a fianco all’automobile.
Lo studio però sottolinea che la deumanizzazione del ciclista – da parte di chi guida un’auto – aumenta in due casi:
- Quando il ciclista è vestito in maniera sportiva. Quando sono state mostrate agli automobilisti delle foto di ciclisti differenti, la massima deumanizzazione veniva percepita quando questo indossava abiti in lycra. I ciclisti stradisti vengono infatti percepiti come meno umani dei ciclisti urbani;
- Se il ciclista indossa il casco. Il casco infatti tende a occultare il viso, gli occhi e la testa, che sono considerati inconsciamente come segni di umanità. Il fatto che il caschetto riduca la percezione di umanità del ciclista paradossalmente aumenta il rischio di investimento anziché ridurlo.
Il pericolo della deumanizzazione del ciclista
Dallo studio si può comprendere come misure quali l’obbligatorietà del casco, tanto cara al nostro ministro dei trasporti Matteo Salvini, oltre ad essersi rivelata una mossa controproducente dove è stata implementata, portando a una riduzione del numero di ciclisti, non apporta una soluzione concreta al tema dell’incidentalità.
Infatti la diffusione dell’obbligatorietà del caschetto tenderà a rendere meno umano il ciclista da parte dell’automobilista e allo stesso tempo ad aumentare la percezione di sicurezza di quest’ultimo. In sostanza, incosciamente, l’automobilista, vedendo il ciclista con il caschetto, si sentirà più sicuro nel fare manovre avventate, poiché presupporrà che il ciclista sia più “sicuro”.
Oltre a questo nasce un altro problema: come racconta benissimo l’antropologo Robert Sapolsky nel libro “Behave: The Biology of Humans at Our Best and Worst”, la deumanizzazione è la base dei comportamenti violenti verso una determinata categoria di persone. In passato è successo con l’Olocausto degli ebrei durante il nazismo, con l’eccidio degli armeni da parte degli ottomani durante la prima guerra mondiale o con la brutale pulizia etnica in Rwanda. Le persone vittime di queste brutalità non erano più mostrate come persone bensì come non umani (i nazisti chiamavano gli ebrei “untermenschen”, cioè sub-umani). Non si trattava più di Mario, Filippo, Rachele ma di un ebreo, un’armena, un tutsi. La deumanizzazione e la spersonalizzazione di questi gruppi ha legittimato rabbia e azioni violente, poiché non veniva più compiute contro persone reali ma contro “oggetti”.
E lo stesso potrebbe avvenire con i ciclisti. Ogni mattina, quando salgo in bici per venire al lavoro, per l’automobilista medio io non sarò Omar, uomo di 38 anni, papà di Fabio, marito di Elena, specialista nel ciclismo per Bikeitalia, bensì sarò “un ciclista” che occupa la strada, che impedisce di arrivare in tempo all’appuntamento e che quindi deve essere punito.
Gli automobilisti percepiscono i ciclisti come “non umani”?
Dallo studio australiano pare proprio di sì. Ve lo ricordate il comico Omar Fantini che aveva basato un intero sketch sul fatto che avrebbe avuto gusto nel montare un mirino sul suo Mercedes e colpire uno per uno tutti i ciclisti sulla strada? Ecco, quello è un caso emblematico di deumanizzazione.
E ciò che emerge dallo studio è che non sarà obbligarci a mettere casco, luci e frecce a risolvere il problema della sicurezza dei ciclisti sulle strade italiane.
















E’ evidente che con questa legge l’uso della bicicletta viene considerato marginale e non strutturalmente determinante per una vita nelle nostre città meno inquinante, più sana e meno rischiosa per la propria incolumità. Non dimentichiamoci che lo stesso Ministro chiedeva che fosse alzato a 150 km/H il limite di velocità nelle autostrade. E’ evidente che alzando la velocità i petrolieri potranno incrementare i guadagni e qualche morto in più sarà considerato un danno collaterale dovuto al fatto di essersi trovati nel luogo sbagliato in un momento sbagliato. Lo stesso principio è applicato nelle città.
Ricerca molto interessante e conferma i comportamenti di molti automobilisti. E’ necessaria ed urgente una strategia di umanizzazione del ciclista agli occhi di chi guida veicoli a motore operando su infrastrutture, comunicazione e campagne. Buona giornata. Sergio Deromedis
Sono d’accordo con Gigi e Antonella. l’unica cosa e’ che quando uno sbaglia e lo si viene fatto notare,non ti chiede scusa ma ti manda a quel paese;e li ti arrabbi molto.!!!
Sono un ex podista che sì è dato alla bici da strada causa usura articolazioni…so cosa si prova, avendo provato entrambe gli sport,e vi dico che correndo a piedi si possono trovare delle vie di fuga, mentre in bici la situazione è più complessa e opprimente, ma si cerca di sopravvivere e continuare per portare avanti una nuova passione.
Claudio
Per quello che riguarda l’obbligo del casco. Molti più automobilisti si feriscono alla testa per incidenti che ciclisti. Imponiamo l’obbligo del casco in auto?
“Gli unici paesi in cui il casco è stato reso obbligatorio per i ciclisti sono l’Australia e la Nuova Zelanda. I risultati sono stati una drastica riduzione nell’uso della bicicletta e una non diminuzione nel numero delle morti, al punto che la città di Sidney sta spingendo per una revisione della legge. Israele ha abrogato l’obbligo d’uso del casco dopo 4 anni di sperimentazioni che si sono rivelate fallimentari. In Danimarca nel 2009 il Parlamento ha bocciato la proposta di legge per l’obbligo del casco, la Svizzera un mese e mezzo fa ha espresso un parere che va nella stessa direzione.” https://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/30/casco-obbligatorio-per-automobilisti/310336/
Sono un ciclista che per ben due volte e’ finito in ospedale poiché investito da auto poi date alla fuga e perciò pirati stradali .in auto l’autista fa di tutto tranne che stare attento alla guida ,telefona invia messaggi guarda il navigatore signore che si truccano in auto ma pochi sono attenti alla guida ,nonostante tutto continuò ad andare in bici .Anche molti di noi hanno colpe si viaggia affiancati su strade strette non si rispetta ne stop ne semafori rossi per non mettere il piede a terra ,basterebbe una educazione da parte di tutti e si eviterebbero molti incidenti .
sono Calderoni Gianfranco e rispondo al sig. Bernard. Lei ha estrapolato pezzetti di frasi sconvolgendo così l’intero concetto…infatti scrive di una mia frase sui ciclisti che non vanno in fila indiana mettendola nel porre attenzione a dx, che riguardava a chi fermo ad uno stop deve immettersi senza guardare bene se alla propria sx sopraggiunge qualcuno. Proprio vero che come comprensione di un testo siamo agli ultimi posti! ossequi!
Una chiarissima disamina sul tema della sicurezza stradale per i ciclisti. Leggere queste parole mi rende ancora più convinto che per creare veramente sicurezza sulla strada per i ciclisti e anche per gli altri utenti deboli servirebbe – a mio parere – un cambio radicale della visione della circolazione. Oggi siamo inevitabilmente arrivati ad una “ghettizzazione” degli utenti deboli a favore di automobili e autocarri: il primo pensiero per pensare di rendere sicura la convivenza è quello di “relegare” bici e pedoni fuori dalla strada. In questo modo autorizziamo, inevitabilmente, a sentirsi più forte, ma soprattutto privilegiati automobilisti e conducenti dei veicoli a motore. E anche dove si prova a creare zone 30km/h o aree di quartiere, dove la mobilità debole dovrebbe essere maggiormente tutelata, beh il risultato è il contrario. In più le ciclabili che ultimamente vedo realizzate son sempre più abusate da auto in sosta e ancora più condizione di ulteriori pericoli per chi le usa: sbocchi di passi carrabili, incroci ciechi (dove l’automobilista deve invadere tutta la ciclabile per poter vedere), ostacoli che vengono aggirati nei modi più disparati e simili. Ma poi si pensa di fare una stretta alle morti su strada come? Relegando ad una posizione ancora di maggior degrado l’utente debole? Casco a parte (che ritengo con le ultime tecnologie un ottimo strumento di sicurezza, anche se i risultati della ricerca illustrata nell’articolo mi spaventano molto sul rischio deumanizzazione…), ritengo che gli strumenti prospettati dal legislatore siano veramente palliativi. Serve un cambio radicale di visione della strada e delle dinamiche in essa presenti. Finché, involontariamente, crederemo la strada il luogo per i veicoli a motore, relegando bici e pedoni fuori (perché così non rallentano il traffico), beh avremo sempre qualcuno che considererà bici e pedoni un intralcio. Nella legge delega che ha ispirato il codice della strada del 1992 (quello oggi in vigore pur con le modifiche apportate negli anni) i principi di sicurezza stradale e tutela dell’ambiente erano sullo stesso piano. Oggi ahimè ci troviamo a dover porre un rimedio per cercare di arginare il numero ancora troppo alto di morti sulle strade, morti sempre più spesso tra utenti deboli. La sicurezza dei veicoli a motore ha fatto passi da gigante, ma non si è fatto abbastanza per riuscire a fare convivere i diversi utenti della strada, Si, perché la strada – lo dice il codice – è riservata alla circolazione di persone, animali e veicoli, quindi è di tutti. Secondo me, dobbiamo riuscire a fare passare questo messaggio per pensare veramente ad una rivoluzione che permetta la convivenza dei diversi utenti….
Sono d’accordo con i lettori, tutte le categorie di fruitori della strada sono indisciplinati: camionisti, automobilisti, motociclisti, ciclisti e pedoni. Un po’ più di educazione e senso civico non guasterebbero.
Anche nei commenti che si leggono è ben evidente il problema. L’articolo citato evidenzia un concetto, ovvero la percezione del ciclista come un ostacolo per gli automobilisti (fatto oggettivo e dimostrato, trattandosi di uno studio scientifico e pertanto non in discussione). Il tenore della maggior parte dei commenti invece è lo stesso che si sente ogni volta che un ciclista viene investito, ovvero: “è una tragedia, povero angelo, però i ciclisti sono indisciplinati e non mettono il caso e le luci e non vanno in fila indiana ecc ecc..”. Questo modo di ragionare non fa che confermare il problema di fondo, peraltro endemico in italia, ovvero la colpevolizzazione della vittima (e un evidente analfabetismo funzionale)
pace e bene
Il commento di Gianfranco Calderone e Stefano hanno tutta la mia approvazione. Si parla sempre dei pedoni e dei ciclisti come utenti “deboli” della strada ma mai di quanto tanti, troppi di loro siano indisciplinati e irrispettosi. Pedoni che si gettano sulle strisce pedonali senza curarsi minimamente del sopraggiungere di veicoli, qualsiasi essi siano e i famosi ciclisti che girano in gruppo chiacchierando allegramente e occupando tutta la corsia. Proprio questo è uno dei motivi che più fanno infuriare gli automobilisti. Su molte strade ho notato segnaletica che invita a rispettare il ciclista e di effettuare il sorpasso ad una distanza minima di un metro e mezzo. Non ho mai visto analoga segnaletica che inviti i ciclisti a non occupare l’intera corsia e di agevolare il sorpasso. Anch’io sono un ciclista, ma non dimentico mai di essere anche un pedone e un automobilista mentre troppi sembrano soffrire di dissociazione della personalità.
Mi piacerebbe che su questo sito, che giustamente promuove una mobilità sostenibile e sempre più ciclistica, si condannassero con forza i comportamenti maleducati e irrispettosi di tanti ciclisti perché il rispetto deve essere reciproco, non a senso unico.
Mio papà che ora ha 81 anni e ha fatto per circa 30 anni l’istruttore di scuola guida, mi diceva che la strada è di tutti e tutti devono avere rispetto l’uno dell’altro.
Il mancano rispetto è punibile secondo il codice della strada.
Ma la prima regola è quella del rispetto umano.
Sono perfettamente d’accordo con quanto scritto da Gianfranco Calderoni. Sinteticamente è una questione di buon senso e rispetto reciproco da parte di tutti, ripeto tutti, gli utenti della strada. A differenza di Gianfranco io includerei anche i motociclisti per quanto riguarda l’uso/abuso del cellulare… Proprio oggi ho incontrato un motociclista con una mano sull’acceleratore e l’altra col cellulare…
Il post sfonda una porta aperta! E’ logico che un abbigliamento cittadino venga riferito a qualcuno che usa la bici per motivi di traffico o di tempo nell’andare a scuola o al lavoro, mentre quelli in lycra sono in strada solo per divertimento, ma non percorrono le belle ciclabili che sono ormai dappertutto (specialmente attorno a tutti i laghi) perchè “guai” a dover frenare per dei pedoni o dei cani al guinzaglio o a dei bambini in bicicletta….loro devono misurare i tempi di percorrenza, devono chiacchierare accoppiati o peggio, insomma devono rompere le palle a chiunque, specialmente ora con l’obbligo di sorpasso a 1,50mt, non ce n’è uno che si fermi dove le auto hanno l’obbligo di fermarsi (semafori, incroci, rotatorie), senza contare che in città qualche sindaco coglione gli ha riservato sulle strisce pedonali gli stessi diritti dei pedoni, solo che loro le attraversano a 20km/h Questo post è proprio ridicolo!!
GUERRA DEI POVERI
Il commento di gianfranco calderoni smentisce se stesso. Finisce con “…, e vale per tutti coloro che fruiscono della strada, manca in noi la cultura dell’altro” Però, nel commento bada bene di includersi in questi ed è lesto a dare la colpa agli altri: “Quante volte in moto controllo sempre a dx perché chi deve immettersi non ha la percezione della distanza della moto”; “chi in macchina ha mai fatto retromarcia accorgendosi solo all’ultimo che un pedone sta passando dietro magari con cellulare in mano??”.
Oltre a questo scrive “mi chiedo cosa impedisca a circolare tenendo la fila sulla dx,” anche se per sua ammissione chi arriva da destra non vede bene l’arrivo di bici o moto. È molto meglio stare a un metro dal bordo per rendersi iù visibili (spiegato in un’altra articolo su Bikeitalia). Per di più arrivando a una rotonda è consigliabile occupare la corsia per impedire il sorpasso sulla rotonda da parte dell’auto. Regole entrate nel codice stradale del Regno Unito.
Applausi per Gianfranco Calderone. Troppe volte l’indisciplinatezza e la scarsa cura degli altri è disastrosa.
Io sono ciclista (mtb) e ho molto poco rispetto per i colleghi stradisti che viaggiano in 2/3/gruppo sulle SS come se fossero gli unici utenti della strada. Troppo spesso senza fermarsi per dare precedenza in ingresso in rotonda (proprio un paio di settimane fa ho dovuto frenare in emergenza per non investire un gruppetto che è entrato in rotonda senza dare precedenza), facendo inversioni in curva e tanto tanto altro.
Insomma, il rispetto, come la precedenza, si dà, non si pretende.
Perplesso dal fatto che il redattore dell’articolo vada, in qualche modo, contro l’uso del casco. (Forse per motivi “politici”).
Il casco salva la vita, in barba a quanto detto il funzione psicologia (o pseudo tale)
Buongiorno,
penso che i problemi provengano dalla deriva negativa che ha preso l’Italia ormai da più anni e che ha contaminato ogni momento della vita quotidiana dei Cittadini (tra cui lavoro, sport e tempo libero). Purtroppo, manca chi dovrebbe dare l’esempio (i politici) e chi controlla, in modo coerente con la vita democratica, i nostri comportamenti. Democrazia non vuol dire fare quello che si vuole. Troppi italiani, camionisti, automobilisti, ciclisti, che siano hanno un denominatore comune: “individuo ignorante = comportamenti ignoranti, egoistici ed arroganti. Ma chi dovrebbe controllare che questo non avvenga dov’è ? Preferiscono la guerra dei poveri, depista le responsabilità …..
buongiorno sono Gianfranco e fruitore della strada con auto, moto, scooter. Non posso usare la bici, anche se avuta da giovane, ora ho 67 anni, per una fastidiosa coccigodinia. Ma a parte ciò parto dal concetto che chi fruisce della strada deve in primis rispettare il codice e, con buonsenso, fare il proprio compito e non pensare che sia sempre e solo l’altro a doverlo fare. Mi spiego: se sono pedone non posso pensare che le strisce pedonali mi diano potere assoluto. Non è così, anche per educazione verso l’altrui e viceversa, prima guardo a sinistra( sempre guardare a sinistra su qualsiasi mezzo si sia) poi a dx e solo con sicurezza attraverso. Quante volte in moto controllo sempre a dx perché chi deve immettersi non ha la percezione della distanza della moto. Interesse nullo verso l’altro. E veniamo alla bici( esempi come sopra ce ne sono migliaia…chi in macchina ha mai fatto retromarcia accorgendosi solo all’ultimo che un pedone sta passando dietro magari con cellulare in mano??) mi chiedo cosa impedisca a circolare tenendo la fila sulla dx, perché in due se non in tre accanto?? qualcuno me lo spieghi visto che non ci sono strade larghe 100 mt dove possono starci tutti. Perché in città devono andare in contromano, inveendo pure se lo fai osservare! Ma, come anticipato all’inizio, è questione di osservare il codice e usare il buonsenso per me sapendo che ci sono anche gli altri. Se io in auto ho un fanale rotto può essere pericoloso, perché le bici circolano senza nessuna luce?? In moto non vado senza luci, non vado in contromano ecc…ecc… Per finire, e vale per tutti coloro che fruiscono della strada, manca in noi la cultura dell’altro, un popolo di singoli che pensano da singoli, è un’estremizzazione ma ci siamo vicini. I cellulari, magnifici e utili prodotti,stanno facendo il resto, tutti a testa bassa…autisti,ciclisti e camionisti e pedoni come attorno non ci fosse nessuno. Non ho messo motociclisti perché sennò la manopola del gas con cosa la usi!? Ma se inventano la moto con azionamento del gas a pedale è finita! quindi la questio è la testa, se non si usa quella il problema non è il ciclista ma tutti!! Ossequi, Gianfranco.
Sono d’accordo sulla necessità di viaggiare in sicurezza al buio (le norme ci sono già…vanno soltanto fatte rispettare), ritengo indispensabile il casco, meglio un ciclista in meno (perchè piuttosto che utilizzarlo preferisce rinunciare) ma tutti gli altri più protetti, il codice della strada prevede sanzioni durissime per chi si mette alla guida annebbiato da alcool o sostanze ma come al solito si preferisce la repressione (ma neanche troppo) alla prevenzione (dove sono i controlli???).
Pratico ciclismo e mi muovo quasi esclusivamente a piedi o in bici da 60 anni : più volte investito perché non ti avevo visto .
Il Bel Paese non possiede e non avrà mai la mentalità e il livello di educazione tali da rispettare anche chi non sia alla guida di un mezzo a motore .
Altre commenti non servono
Non hanno tutti i torti, però… Detto da uno che è sia ciclista che automobilista.
Da ciclista condivido ogni osservazione, gli automobilisti non ci vedono o quantomeno non ci considerano. Alzi la mano chi non è mai stato superato da un’auto a pochi centimetri dal manubrio, oppure fatto deviare dallo spostamento d’aria del mezzo a 4 ruote che passa a tutta velocità.
Da automobilista, però…
Vogliamo parlare di quei ciclisti che percorrono le vie del centro, contromano e controsenso (se sono vie a senso unico)?
Di quelli che transitano sui marciapiedi come se fossero in un velodromo, insultando magari i pedoni perchè intralciano il passaggio ei velocipedi? (no, non mi riferisco a quei marciapiedi con la corsia ciclabile riservata, per cui il ciclista avrebbe tutte le più sante ragioni di inveire) e poi, dal marciapiede, si lanciano sulle strisce pedonali senza nemmeno scendere dalla sella?
Di quelli che se ne vanno allegramente in giro per la città parlando al telefono (senza auricolari né vivavoce), attraversando incroci e svoltando a destra al semaforo rosso senza nemmeno curarsi se dall’altra parte stia arrinìvando qualche altro veicolo?
Di quelli che (intra)vediamo pedalare la sera, al buio, senza luci, senza catarifrangenti e vestiti di scuro, magari sulle strade provinciali non illuminate?
Di quelli che incontriamo, soprattutto nel fine settimana, pedalanti in allegri gruppi (naturalmente affiancati, non in fila indiana) e chiacchieranti del più e del meno, senza curarsi del fatto che occupano buona parte della strada e rendono difficile (se non pericoloso) il superamento da parte di tutti gli altri veicoli?
Insomma, i pericoli ci sono, e tanti, il RISPETTO ci deve essere, ma dev’essere reciproco.
Egregi signori e signore! Gli automobilisti guidano in maniera assolutamente negativa indipendentemente da chi si trovano difronte: ovviamente non tutti e non sempre ma una robusta percentuale o è distratta, o è arrabbiata, o è semplicemente ignorante e priva di qualsiasi senso civico altrimenti mi dovete spiegare perché le vetture si fermano o rallentano semplicemente prima delle strisce e se non le ringrazi si offendono pure. me che?…se mi fermo col rosso mi ringrazia qualcuno…..
Guido tutti i giorni dentro Roma e volte sul GRA e (citando Blade Runner) ho visto cose ( e continuio a vederne ) che voi umani……
Ah, dimenticavo sono un ciclista elettrico che usa la bici come mezzo di trasporto intermodale (auto+bici)
Buona Estate a tutti, ho letto i diversi pensieri di critica, purtroppo oggi si vive in un tempo di continua evoluzione e cambiamenti di stili di vita, per i quali bisogna ogni giorno trovare un piccolo attimo di riflessione e tutti dai pedoni, hai ciclisti e automobilisti uscire di casa per muoversi, usando il buon senso, così ci rispettiamo reciprocamente e rimaniamo un po’ più sereni senza cadere in innutili rivalse di ragione, Buona Estate🧑🏻🦽🚶🏽♀️👨🏼🦯🏃🏻🏃🏻🚗🚵🏻♀️
Alessandra, ciclista quasi ex per problemi fisici, figlia e nipote di ciclisti: dovete ammettere però che TROPPI ciclisti viaggiano la sera e la notte senza luci anteriori e posteriori, vestiti di nero, contromano nei sensi unici e sui marciapiedi. Non ci credete? Soprattutto a Milano, sono 9 su 10. NOVE SU DIECI. Se volete ve li fotografo, in un giorno qualunque. Io li trovo INCIVILI e farei sequestrare loro il mezzo, immediatamente.
Sono d’accordo, sebbene non ho mai pensato ke il casco sia un motivo in più per aizzare gli automobilisti. Io ho 80 anni e sono circa 70 ke vado in bici quasi regolarmente quindi ho percorso circa 600.000 km senza aver mai avuto incidenti, meno un paio di volte dove sono caduto in una ciclabile per una mia distrazione. Tuttavia di casi in cui mi sono trovato in pericolo quelli si e sono all’ordine del giorno soprattutto di camion ke in strade strette e con traffico contrario ti lasciano 20 cm
per poi chiuderti obbligando a fermarti. È vero ke la maggior parte degli automobilisti sono correti, ma quei pochi ke considerano i ciclisti come scarafaggi in genere creano le condizioni di incidente. Tutti sanno in ke modi. Per quanto mi riguarda cerco sempre di prevenire e intuire le intenzioni di ki sopraggiunge voltandomi fino al torcicollo e buttandomi quasi contro il guardrail quando percepisco il pericolo e mi blocco quando mi tagliano la strada. Io pratico la bici a L’Aquilla con percorsi di 700-800 al mese, di più ormai alla mia età non posso. Comunque non sono mai rilassato, ovvero terrorizato di essere ammazzato.
Affermare che l’obbligo del casco aumenti il rischio di essere investiti ed implicitamente renda più pericoloso andare in bici è quantomeno ridicolo, anche perchè gli incidenti in bici non sono sempre e solo con automobili.
per assurdo, tutti quelli cui ho assistito io sono stati tra ciclisti per la classica pizzicata tra ruota posteriore ed anteriore quando si viaggia in scia.
Putroppo ho provato sulla mia pelle, pardon, testa e anche quella di alcuni miei amici caduti in bici quanto il casco sia non utile, ma INDISPENSABILE a salvarci la vita.
Personalmente sono favorevole al casco per tutte le attività che comportino il rischio di cadute e traumi cranici, quindi tutti i tipi di bici, monopattini, roller, sci da discesa, etc.
Non vogliamo renderlo obbligatorio per legge in nome della libertà di scelta (la pelle é mia e decido io quanto voglio rischiare) benissimo, allora chi fa un incidente e subisce un trauma perchè non aveva il casco paghi di tasca sua le spese mediche derivanti.
io dico solo che il ciclista si debba comportare educatamente ma anche l’automobilista xké loro in città fanno come gli pare infischiandosene del codice della strada ma poi quando accade qualcosa a loro e colpa dell’automobilista e non mi pare equo ma ci sarebbe da parlare all’infinito quindi e meglio l’educazione
Non sono del tutto DAKK’ORDO con quanto affermato. Attraverso Milano tutte le mattine e trovo gli automobilisti molto attenti ai ciclisti, può capitare qualche incomprensione ma non mi sono mai sentito in serio pericolo.
Il fatto è che molti automobilisti spesso sono anche ciclisti perciò conoscono le problematiche. Le politiche di sensibilizzazione sono efficaci, non trovo produttive invece invettive e stigmatizzazioni degli automobilisti, perchè così facendo nascono contrapposizioni da cui escono solo sconfitti.
Criminalizzare gli automobilisti li disumanizza e porta noi ciclisti ad una spavalda supponenza che porta sovente ad atteggiamenti arroganti non edificanti.
Come ho sempre detto le auto esistono ed esisteranno sempre, almeno come ingombri perciò cerchiamo di restare sempre vigili e prudenti, anche perché le mortali ciclabili prodotte a Milano possono portare a vere e proprie tragedie…e non per colpa degli automobilisti.
Maurizio ciclista 365, 366 nei bisestili
Ottimo articolo
Mi è anche capitato di essere minacciato di essere investito senza nessun motivo, forse questi sfoghi o gli insulti che può capitare di ricevere devono ricordarci di essere fortunati : quando pedali sfoghi stress e preoccupazioni e si ottiene una percezione del tempo più reale senza tempi morti che altri hanno per la metà della loro giornata
Non esiste competizione tra automobilisti e bici perché l’obbiettivo di entrambi è solo di essere più sereni e non avere nessun tipo di incidente o “contrattempo” (troppo spesso ha sella e pedali)
Ne deduco che il problema non è il mezzo di locomozione ma lo stato emotivo della persona che lo usa, la bici è una delle possibili cure allo stress che ad alti livelli devia la percezione peggio dell alcool
in questa frase c’è una negazione di troppo che ne ribalta il significato:
“Il fatto che il caschetto riduca la percezione di non umanità del ciclista paradossalmente aumenta il rischio di investimento anziché ridurlo.”
Grazie per la segnalazione Lorenzo: abbiamo eliminato il “non” di troppo restituendo alla frase il significato con cui era stata pensata.
Manuel Massimo – Direttore responsabile di Bikeitalia.it
Questo articolo è per me una rivelazione. Sempre più convinto che per ottenere la patente dell’automobile sarebbe necessario, obbligatoriamente per passare l’esame, istituire stage in bicicletta da svolgere nelle varie fasce orarie della giornata, direi un monte di 4 ore per ogni fascia oraria (il mattino delle 07.30 alle 08.00, il pomeriggio dalle 16.30 alle 18.00, la domenica dalle 10.00 verso i monti e i lungo mare, etc etc). Mi spiace utilizzare la parola obbligatoriamente che contrasta con il senso di libertà che noi ciclisti conosciamo bene.
ma…e allora? le conclusioni quali sarebbero? abolizione del caschetto? rinuncia allo spostarsi in bici? questa è una denuncia, ok, ma bisogna cercare e proporre soluzioni, sennò è uno sterile piangersi addosso. iniziamo dalla formazione dei formatori…come vengono preparati gli istruttori di scuola guida? poi la formazione in sé e per sé: chi redige i programmi? si potrebbero modificare?
In Mexico agli autisti degli autobus pubblici. Ma non so dirti quanto abbia poi modificato il loro modo di guidare una volta tornati sugli autobus. Credo che servirebbe in ogni caso.
[Questo commento conteneva insulti e abbiamo deciso di non pubblicarlo – Bikeitalia.it]
Sei ciclisti vengono considerati non umani, noi monopattinisti come veniamo considerati? Appartenenti ad un’altra galassia?
La creazione delle piste ciclabili poi ha acuito il problema. Gran parte di esse sono poco praticabili e difficilmente raggiungibili. Vengono istituite alla stregua delle riserve indiane dove si vorrebbe che i ciclisti fossero relegati per non intralciare le strade dove si ritiene debbano transitare solo le auto.
..sarebbe bello obbligare, anche solo per un giorno all’anno, ogni automobilista a recarsi al lavoro in bici.. forse mettendosi dall’altra parte capirebbe cosa si prova!!
avevo letto, non ricordo dove, che facevano fare dei test in bici a dei camionisti dove venivano sfiorati dai loro stessi mezzi…da brivido!