Succede in Italia, nel 2025: se leghi la tua bici a un palo, una ringhiera o una cancellata, rischi una multa fino a 800 euro*. È quanto stabilisce la recente sentenza del Consiglio di Stato, che ha dato ragione al Comune di Cagliari e al suo regolamento che vieta di legare le biciclette “dove capita”, fuori dagli stalli dedicati.
La motivazione ufficiale parla di “tutela del decoro urbano” e di “uso corretto delle infrastrutture pubbliche”. In pratica, per non intralciare il passaggio pedonale e per mantenere “dignitosi” i marciapiedi, i ciclisti dovranno legare la bici solo negli spazi autorizzati.
Fin qui, si potrebbe anche capire. Il problema è che in molte città italiane questi spazi semplicemente non esistono – o sono troppo pochi, troppo lontani o troppo insicuri.
Così il cittadino che sceglie un mezzo ecologico, economico e sostenibile come la bicicletta si ritrova davanti a un paradosso tutto nostro: non c’è dove parcheggiare la bici in modo sicuro, ma se la leghi dove puoi ti multano.
In Italia la burocrazia batte il buon senso
La Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta (FIAB), che aveva presentato ricorso contro il regolamento cagliaritano, aveva sollevato tre obiezioni: che il divieto introducesse una norma non prevista dal Codice della Strada; che violasse il principio di uguaglianza (dato che non vale per monopattini o segway); e che le multe fossero sproporzionate.
Il Consiglio di Stato ha respinto tutte le eccezioni, ribadendo che il Comune può regolare la materia per garantire il decoro urbano. Fine della storia, almeno dal punto di vista giuridico.
Dal punto di vista pratico, però, la questione è un’altra: chi va in bici in Italia lo sa bene, parcheggiare in modo regolare e sicuro è spesso un’impresa. Le rastrelliere sono poche, le velostazioni pochissime, e nelle città più grandi molti ciclisti si affidano a lampioni e ringhiere perché non hanno alternative.
Il risultato? Un conflitto latente tra chi pedala e chi amministra, dove chi sceglie un mezzo sostenibile viene trattato come un trasgressore.
Roma: i bike box di ATAC e la sicurezza che non c’è
Prendiamo Roma, per esempio. L’azienda dei trasporti Atac ha lanciato il progetto dei bike box: piccoli garage chiusi all’interno delle stazioni della metropolitana, accessibili tramite tessera Metrebus. In teoria un’ottima idea. In pratica, però, le cose non sono così semplici.
Innanzitutto, le ebike – le bici a pedalata assistita – non sono ammesse: un limite enorme, considerando che si tratta di una tipologia di mezzo sempre più diffusa soprattutto in ambito urbano.
In secondo luogo, il regolamento di utilizzo precisa che ATAC non si assume alcuna responsabilità in caso di furto o danneggiamento del mezzo. Tradotto: se ti rubano la bici dentro un box chiuso dell’azienda, non hai diritto ad alcun risarcimento.
E non è solo teoria: sui social ci sono segnalazioni di furti realmente avvenuti proprio dentro questi bike box, ripresi anche dalle cronache locali. Non proprio una bella pubblicità per un servizio che si propone di incentivare l’uso della bici in sinergia con il trasporto pubblico.
Infine, a peggiorare le cose, il fatto che lo sportello di ogni bike box abbia un vetro trasparente: da fuori si può vedere chiaramente che modello di bici è parcheggiato dentro. Un’involontaria vetrina per ladri di biciclette.
In più, i numeri restano bassi: circa 2.000 posti bici in tutta la rete metropolitana, a fronte di milioni di spostamenti giornalieri. E la tanto promessa velostazione della Stazione Termini? Ancora nulla: per ora la disponibilità di parcheggio bici “autorizzato” in zona si traduce in una sessantina di posti bici all’aperto, esposti al sole e alla pioggia, senza sorveglianza e lontani dai binari.
Milano: passi avanti ma il nodo centrale resta irrisolto
A Milano qualcosa si muove. Il Comune ha recentemente inaugurato altri sei BiciPark (portandoli in totale a nove, ndr) in punti strategici della città – Romolo, Maciachini, Bignami, Molino Dorino, Bisceglie e Centrale – strutture moderne, videosorvegliate e con possibilità di ricarica per ebike. Un bel passo avanti, certo. Ma ancora troppo poco per una metropoli da oltre un milione e mezzo di abitanti.
Alla Stazione Centrale di Milano, infatti, cuore pulsante del traffico ferroviario lombardo, la questione del parcheggio bici non è ancora stata affrontata compiutamente. Alcune rastrelliere sparse e un piccolo deposito non bastano a coprire la domanda reale.
Bologna e le altre: esempi virtuosi, ma isolati
Qualche buona notizia arriva da Bologna, dove la Velostazione Ex Dynamo rappresenta uno dei migliori esempi italiani di parcheggio bici moderno e accogliente: un grande spazio coperto, sorvegliato, nel cuore della città, gestito in collaborazione con associazioni locali. Un modello da replicare anche altrove: funzionale, sicuro e integrato con i servizi per ciclisti, dal noleggio alle officine di riparazione.
A Firenze, la situazione è migliore rispetto alla media italiana: la stazione di Santa Maria Novella offre parcheggi bici coperti e sorvegliati, e sono previste altre installazioni nei pressi delle linee tranviarie.
Anche Verona si distingue per aver attrezzato la zona della stazione Porta Nuova con spazi bici dedicati e protetti, pensati per i pendolari.
A Padova comincia a intravedersi qualche segnale positivo: in piazzale della Stazione è attivo un parcheggio custodito per biciclette, gestito dalla società Metropark, che offre 830 posti e tariffe tra 1,50 euro al giorno e 16 euro al mese (minimo 3 mesi) per abbonamento. Inoltre, l’amministrazione comunale ha recentemente annunciato che – entro i primi mesi del 2026 – sarà installata la prima velostazione sperimentale in Piazzetta Sartori: una struttura modulare coperta (circa 6×6 metri) con 40 posti bici, di cui 10 dotati di ricarica per biciclette elettriche o a pedalata assistita.
Tutte queste esperienze dimostrano che le infrastrutture per la sosta sicura sono possibili, ma restano eccezioni. In molte altre città italiane, parcheggiare una bici in sicurezza è ancora una chimera.
Leggi anche: Tolgono posti auto per posizionare i bike hangar
L’Europa va in un’altra direzione
Mentre da noi si discute di regolamenti e multe, in Europa si costruiscono infrastrutture pensate davvero per chi pedala.
Ad Amsterdam, dal 2023 la Stazione Centrale è dotata un parcheggio bici subacqueo da 7.000 posti: gli stalli all’aperto sul piazzale antistante i binari erano diventati insufficienti e poco pratici. Inoltre i mezzi a due ruote lasciati alle intemperie e alla mercé dei ladri di biciclette non erano adeguatamente protetti per le lunghe soste, come quelle dei pendolari. Mentre questa nuova infrastruttura sorvegliata e sicura favorisce l’intermodalità.

A Utrecht, sempre nei Paesi Bassi, sorge la più grande velostazione del mondo: oltre 12.500 posti bici distribuiti su tre piani, collegata direttamente ai binari (approfondisci la storia della sua realizzazione ➡️ in questo articolo). Si entra con la tessera dei trasporti pubblici, si parcheggia la bici in pochi secondi e si parte in treno. Semplice, logico, funzionale. Esattamente ciò che manca alle nostre città.

L’uso della bici non cresce se la si può parcheggiare in sicurezza
In Italia i politici amano parlare di mobilità sostenibile, ma troppo spesso faticano a trasformare le parole in fatti. Lo dimostra la (scarsa) qualità progettuale e realizzativa di molte ciclabili, oltreché la penuria di rastrelliere e stalli sicuri per parcheggiare le bici, che se lasciate legate per strada restano alla mercé dei ladri di biciclette.
E mentre tutto questo accade, chi parcheggia “dove capita” viene multato in nome del decoro urbano. Ma il vero “decoro” di una città non è un palo libero da catene: è una città che offre alternative reali, sicure e accessibili a chi sceglie di muoversi in modo sostenibile.
Finché non avremo una rete diffusa di parcheggi bici coperti, videosorvegliati e integrati ai nodi del trasporto pubblico, parlare di “mobilità ciclabile” sarà solo un esercizio di stile. E multare una persona che lega la bici a un palo perché non c’è un posto “autorizzato” parcheggiarla resta un paradosso tutto italiano.
*[Fonte]



















prima di multare le bici legate ai pali, multassero tutti quelli che lasciano l’immondizia fuori dai cassonetti invece di metterla dentro e tutti i proprietari dei cani che non raccolgono gli escrementi dei loro animali e tutti quelli che ancora buttano la carta per terra invece che nei cestini e… potrei continuare, ma mi fermo qui.
Ho capito bene? 800 euro di multa per divieto di sosta, di una bicicletta?
[Purtroppo sì: si rischiano fino a 800 euro di multa se si lega la bici in un’area non consentita fuori dagli appositi stalli o rastrelliere – Bikeitalia.it]
Eh, già: “Decoro urbano”… Come se le decine e decine di auto ingombranti, invece, quelle sì che contribuiscono al decoro urbano!