Politiche

Una tassa sulla pubblicità delle auto per finanziare la sicurezza stradale

Una tassa sulla pubblicità delle auto per finanziare la sicurezza stradale

Quante volte, guardando la televisione o scorrendo i social, ci imbattiamo in pubblicità di automobili che sfrecciano su strade deserte, vendendo un’idea di libertà e velocità che, nella realtà dei nostri centri urbani congestionati, semplicemente non esiste? E quante volte ci siamo chiesti dove trovare i fondi per educare davvero gli utenti della strada al rispetto reciproco?

Prelevare una quota dagli enormi budget pubblicitari delle auto

Una risposta concreta, e per molti versi rivoluzionaria, arriva dalla Proposta di Legge N. 2523, presentata recentemente alla Camera dei Deputati. Questo disegno di legge non si limita a proporre modifiche al Codice della Strada per tutelare lo sviluppo e la promozione della mobilità attiva, ma introduce un concetto tanto semplice quanto potente: usare i soldi dell’industria automobilistica per finanziare la sicurezza di chi si muove a piedi o in bicicletta.

L’idea è chiara: prelevare una percentuale fissa dagli enormi budget pubblicitari destinati a promuovere le automobili e reinvestirla in campagne di sensibilizzazione.

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Il testo integrale dell’articolo della proposta di legge

Art. 18. (Disposizioni in materia di pubblicità di autoveicoli e di campagne pubblicitarie per la sicurezza stradale e la mobilità sostenibile)

1. La pubblicità di autoveicoli, con qualsiasi mezzo effettuata, deve essere accompagnata da un messaggio promozionale che, tenendo conto dei comportamenti statisticamente più pericolosi, incoraggi la guida sicura, l’utilizzo della mobilità attiva, della mobilità condivisa e del trasporto pubblico, mediante una formula scelta, a rotazione, tra le seguenti: a) «Per i tragitti quotidiani, usa mezzi pubblici»; b) «Per gli spostamenti brevi in città, scegli di camminare o andare in bicicletta »; c) «Prendi in considerazione l’uso condiviso dell’automobile»; d) «Quando guidi, rispetta i limiti di velocità, non distrarti e dai sempre la precedenza».

2. La competenza a vigilare sul rispetto delle disposizioni di cui al comma 1 e a sanzionare le eventuali violazioni è attribuita all’Autorità garante della concorrenza e del mercato, che agisce con i poteri previsti dall’articolo 27 del codice del consumo, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206.

3. Una quota pari al 5 per cento delle spese sostenute dagli operatori pubblicitari, di cui all’articolo 2, comma 1, lettera e), del decreto legislativo 2 agosto 2007, n. 145, per la pubblicità di autoveicoli effettuata con qualsiasi mezzo in Italia, è versata all’entrata del bilancio dello Stato per essere trasferita al bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio dei ministri e assegnata al Dipartimento per l’informazione e l’editoria presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, il quale la destina alla progettazione e alla realizzazione di campagne pubblicitarie di promozione della mobilità sostenibile e della sicurezza stradale, sentiti il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e il Ministero dell’interno.

4. La fondazione Pubblicità progresso, nell’ambito dell’attività istituzionale di comunicazione sociale volta a sensibilizzare l’opinione pubblica su temi civili, culturali ed educativi della comunità e a favorire la diffusione di comportamenti virtuosi orientati alla crescita del bene comune, promuove annualmente almeno una campagna pubblicitaria dedicata alla mobilità sostenibile e alla sicurezza stradale.

5. Le disposizioni del presente articolo si applicano a decorrere dal centottantesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore della presente legge.

Perché questo articolo cambierebbe le regole del gioco?

Se analizziamo il testo senza i filtri del “burocratese”, ci rendiamo conto che siamo di fronte a un cambio di paradigma fondamentale, che agisce su due fronti: quello culturale e quello economico.

Il fattore economico: fondi strutturali, non briciole

Fino ad oggi, le campagne per la sicurezza stradale dipendevano dai fondi che i vari ministeri riuscivano a racimolare anno per anno. L’articolo 18 stabilisce invece che il 5% delle spese sostenute per le pubblicità delle auto in Italia venga versato allo Stato. Questi soldi saranno vincolati: andranno alla Presidenza del Consiglio dei ministri per progettare e realizzare vere e proprie campagne per la mobilità sostenibile e la sicurezza stradale. In sintesi, chi promuove l’uso del mezzo privato a motore finanzia direttamente la tutela di chi sceglie la bici, l’autobus o le proprie gambe.

Il fattore culturale: messaggi di avvertenza obbligatori

Vi ricordate quando le pubblicità delle sigarette non avevano avvertenze sulla salute? L’automobile sta subendo un processo simile. La proposta di legge impone che qualsiasi pubblicità di automobili sia accompagnata da un messaggio che invita all’uso della mobilità attiva o del trasporto pubblico. Sentire alla fine di uno spot automobilistico frasi come “Per gli spostamenti brevi in città, scegli di camminare o andare in bicicletta” o “rispetta i limiti di velocità, non distrarti e dai sempre la precedenza” ha un impatto psicologico enorme. Normalizza la bicicletta e il camminare come alternative valide e necessarie, smontando l’idea che l’auto sia l’unico mezzo di trasporto possibile.

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La tutela dei più fragili al centro

Tutto questo si inserisce in una proposta di legge che introduce ufficialmente la definizione di “utente della mobilità attiva” (che comprende pedoni, ciclisti, persone con disabilità e utilizzatori di veicoli non motorizzati). Troppo spesso ci sentiamo dire che “le strade sono di tutti”, ma sappiamo bene che le conseguenze degli errori non sono uguali per tutti. Educare gli automobilisti in modo capillare e strutturato (e con i loro stessi soldi) significa iniziare a smontare la cultura autocentrica, proteggendo gli utenti vulnerabili e prevenendo quelli che la legge stessa smette di chiamare “incidenti” per iniziare a definire correttamente come “scontri stradali”.

Una proposta ambiziosa, ma la strada è in salita

Dobbiamo però fare i conti con la realtà parlamentare. Questa proposta di legge, per quanto rivoluzionaria e necessaria, al momento è ferma ai blocchi di partenza. Presentata alla Camera dai deputati del Partito Democratico (prima firmataria l’On. Ghio) in stretta collaborazione con la FIAB (Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta), fa parte di un disegno normativo molto più ampio e organico per ridisegnare la mobilità attiva nel nostro Paese.

Il problema? Ad oggi non è ancora stata calendarizzata. Questo significa che non c’è una data certa per la sua discussione in Aula e, purtroppo, non sappiamo se e quando le istituzioni decideranno di prenderla in esame. Già a gennaio 2022 – nella precedente legislatura – l’allora deputata verde Rossella Muroni aveva presentato una proposta di legge dai contenuti analoghi, che però non fu mai calendarizzata né discussa.

Oggi si prospetta l’occasione di trasformare il marketing automobilistico in un alleato (involontario) per la promozione della sicurezza stradale e della mobilità attiva, ma per farlo si dovrà tenere alta l’attenzione su questo tema da qui alla fine della legislatura.

Altrimenti c’è il rischio concreto che anche questa proposta resti chiusa in un cassetto. Con buona pace della promozione della sicurezza stradale e della mobilità attiva.

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