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Handbike: sincrono o asincrono? Questo è il problema

Bici, Bikelife, Handbike • di

Abbiamo visto, fin dai primi approfondimenti sull’argomento, che bicicletta (soprattutto quella da corsa) ed handbike possono essere considerate cugine. Moltissimi dei componenti che nascono per la “due ruote” sono stati adottati e trasferiti sulla handbike e l’evoluzione tecnologica influenza mezzi, tecniche e prestazioni. Anche il meno attento degli osservatori noterebbe però una notevole differenza tra di loro e che risiede nel tipo di spinta; nella bicicletta è asimmetrica con le pedivelle sfalsate di 180° e nell’handbike, invece, sincrona.

La spinta asimmetrica della bicicletta sfrutta la trazione e la spinta degli arti inferiori in modo alternato garantendo (in linea teorica) una potenza di pedalata distribuita in modo abbastanza uniforme. Tranne nella fase più critica in cui un ginocchio risulta flesso e l’altro disteso, nelle restanti fasi è addirittura possibile sfruttare muscoli agonisti ed antagonisti in modo alternato e distribuire lo sforzo in maniera più omogenea ai vari distretti muscolari.

Al contrario nella handbike la spinta è simmetrica ed il rischio di avere una potenza di pedalata poco omogenea è abbastanza alto. A rendere il tutto più confuso ci pensano poi i pedalatori o ergometri a braccia, spesso usati dagli atleti nei periodi di allenamenti al chiuso o in palestra, che presentano quasi sempre una configurazione asincrona che non si ritrova nelle handbike.

Come ogni disciplina che si rispetti però, non è detto che la tecnica usata da tutti sia la migliore e potrebbe accadere che ad un certo punto qualcuno provi a percorrere strade diverse; è accaduto nel 1968, quando Dick Fosbury inventò il salto dorsale, quello usato da tutti i saltatori e che valse all’americano la medaglia d’oro alle e il record olimpico ai Giochi di Città del Messico. O per rimanere in ambito ciclistico, pareva impossibile abbattere il record dell’ora di Eddy Merckx ma Francesco Moser, introducendo le ruote lenticolari alla sua bicicletta, ci riuscì nel 1984.

Memore di questi esempi, anche Alex Zanardi provò a usare un nuovo tipo di pedalata quando, ancora inesperto atleta di handbike, aveva sperimentato per alcune gare ed allenamenti la spinta asincrona. Si trova in internet una testimonianza che riporto qui di seguito:

[…] al mezzo, invece, Alex continuava a pensare da sé. Spesso prendendo strade non sempre tra le più spedite. Ad esempio, per un certo periodo, Alex si era messo in testa che la propulsione più efficiente fosse la pedalata alternata, che permetteva il movimento asincrono delle braccia. Per ottenere questo si sarebbe dovuto però applicare un sistema sterzante che permettesse di separare il movimento di sterzo dal sistema propulsivo. Se la propulsione ne traeva beneficio, il problema era tuttavia la stabilità. Dice adesso Alex, ridendoci sopra: «Ho fatto dei voli clamorosi! La mia handbike era più instabile della Lotus 101 di Colin Chapman col doppio telaio! Mi ricordo una volta che mi allenavo alla periferia di Padova, nella zona industriale. Ho preso una curva talmente veloce che mi sono ribaltato. Passava di lì un vecchietto che vedendo la scena, ma non realizzando bene che cosa ci facessi io senza gambe lì per terra e a fianco una strana bicicletta a pezzi, rimase letteralmente atterrito ed esclamò. “Ma si è fatto male sul serio?!?”»

Alex Zanardi, nel breve e pionieristico periodo in cui aveva optato per la pedalata asincrona

Alex Zanardi, nel breve e pionieristico periodo in cui aveva optato per la pedalata asincrona

Non è sufficiente la sensibilità o l’esperienza di un atleta per decretare il successo o l’oblio di un approccio diverso dal tradizionale. Servono anche e sopratutto dati e numeri. Scientifici, certi e validi. E’ probabile quindi che Alex Zanardi non avesse letto, o non conoscesse lo studio pubblicato nel 2004, sull’International Journal Sports Medicine in cui un gruppo di ricercatori dell’Università di Amsterdam aveva studiato e confrontato gli effetti dei diversi tipi di pedalata con handbike.

Lo studio descrive l’handcycling come una modalità di “locomozione” più efficiente rispetto alla spinta della carrozzina, soprattutto su percorsi all’aperto e di lunga distanza. Gli aspetti che più caratterizzano la pedalata ed influenzano risposta fisiologica e massima performance, sono la tipologia e la cadenza di pedalata. Potrebbe sembrare però strano come, fino a questa pubblicazione del 2004, tutte le precedenti fossero state eseguite solo su ergometri stazionari, presenti nelle palestre o nei centri di riabilitazione, senza mostrare alcun beneficio a favore o discapito della spinta sincrona o asincrona

Per questo studio era stata usata una handbike tradizionale, con la quale i partecipanti allo studio hanno eseguito due differenti prove sotto-massimali usando entrambe le modalità di spinta: spinta sincrona (pedivelle parallele tra loro) e asincrona (pedivelle sfalsate di 180° come una bicicletta tradizionale). Le prove prevedevano 5 minuti di pedalata a diverse velocità (36, 47, 55, 65 e 84 giri al minuto) e venivano misurati il consumo di ossigeno, la ventilazione, la frequenza cardiaca e l’efficienza meccanica.

I risultati emersi erano molto chiari. Osservando anche l’immagine del grafico qui di seguito si evidenzia come, qualunque fosse la velocità di pedalata nella modalità di spinta sincrona, il consumo di ossigeno, la frequenza cardiaca e la ventilazione erano inferiori e l’efficienza meccanica maggiore, rispetto alla spinta asincrona.

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In altre parole la fatica mostrata dal consumo di ossigeno, l’impegno cardiaco (HR) e dei muscoli respiratori (VE) era maggiore contribuendo di conseguenza ad un rendimento di pedalata (GE) inferiore quando le pedivelle erano posizionate parallele tra loro. Ma com’è possibile spiegare e giustificare differenze così evidenti in termini biomeccanici?

Il primo elemento deriva dal diverso reclutamento muscolare; la spinta asincrona richiede maggior stabilizzazione del tronco, provocando quindi un maggior costo energetico. Al contrario, nella spinta sincrona, il tronco non richiede particolare stabilizzazione e può addirittura aiutare i muscoli delle braccia per migliorare la forza applicata sulle pedivelle, così come si può osservare in tutti gli atleti di handbike della categoria in cui gareggia Zanardi. Con l’aiuto degli addominali infatti è possibile flettere il tronco in avanti incrementando la spinta e con i muscoli dorsali migliorare la trazione estendendo il busto e riportandolo eretto. Anche nelle curve il vantaggio delle pedivelle parallele è notevole, consentendo agli atleti di assumere posture aerodinamiche e di sbilanciarsi dal lato interno della curva per cambiare l’assetto e la distribuzione dei pesi della handbike ed evitare ribaltamenti quando lanciati ad alte velocità.

Con la pedalata asincrona non si potrebbe affrontare una curva in questa posizione aerodinamicamente perfetta

Con la pedalata asincrona non si potrebbe affrontare una curva in questa posizione aerodinamicamente perfetta

Ma quando i muscoli del tronco non possono essere reclutati o la posizione non permette di sfruttarli, per quale motivo la spinta sincrona andrebbe preferita? Gli atleti paraplegici o tetraplegici infatti gareggiano coricati, con la sola testa sollevata per osservare il percorso ed oltre alle braccia non hanno altre possibilità per contribuire alla spinta. Tuttavia il vantaggio della spinta sincrona permane ed è dovuto alla stabilità durante la marcia rettilinea ed in curva. Come abbiamo già approfondito nelle prime prime puntate, nella handbike sterzo e propulsione sono entrambi affidati alla ruota anteriore; una spinta asincrona non farebbe altro che aumentare il carico di lavoro ai muscoli del tronco, delle spalle e delle braccia per cercare di mantenere la ruota su una traiettoria il più possibile rettilinea e lineare. Una ruota che invece continui, anche solo leggermente, a muoversi lateralmente, contribuirebbe ad aumentare la frizione con l’asfalto e di conseguenza l’attrito e la fatica dell’atleta.

Concludendo, parrebbe che la tecnica di pedalata ottimale per l’handbike possa subire ben poche migliorie e che la ricerca del miglioramento della performance vada cercata in altri aspetti: tecniche di allenamento, strategie di gara, alimentazione mirata, tecnologia costruttiva dei mezzi e dei componenti. Almeno fino a quando arrivera’ un “signor Fosbury” o un “signor Moser” a creare un nuovo standard.






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