Manubri per bici Parte 1: i manubri da corsa
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Manubri per bici Parte 1: le pieghe da corsa

Bikelife, Componenti • di

Immediatamente riconoscibile dalla sua forma, la piega da corsa (raramente definita “manubrio da corsa”) è un componente che ha subito in modo massiccio l’utilizzo dei nuovi materiali. L’introduzione della fibra di carbonio e delle nuove tecnologie di lavorazione ne ha ridefinito la geometria e l’ergonomia. In questo articolo vedremo quali sono le caratteristiche di una piega da corsa e le linee guida per scegliere quella adatta a noi.

Anatomia di una piega da corsa

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Partiamo con un po’ di storia: la piega da corsa è stata introdotta nel 1890 da uno statunitense, Major Taylor, che adottò questa nuova forma di manubrio per raggiungere una posizione più aerodinamica. Da allora la piega da corsa ha continuato a evolversi, grazie soprattutto alle innovazioni apportate dalle case produttrici italiane. Nei primi anni ’50 è stata la Ambrosio a costruire la prima piega in alluminio mentre Cinelli, nel 1963, lanciò il mod.64, la prima piega in alluminio diffusa a livello mondiale. La casa torinese 3T, negli anni ’70, definì una nuova curvatura della piega per adattarla alle esigenze del “cannibale” Eddy Merckx: nacque così il mod. Competizione che ancora oggi mantiene la sua forma tradizionale. L’introduzione, alla fine degli anni ’80, degli Shimano STi obbligò a una ridefinizione della curvatura della piega, che venne operata dalla ITM con il Super Italia Pro, che aveva una prima parte di curva più larga per accogliere i nuovi comandi integrati. Infine, nel 1999, la deda Elementi ha lanciato la prima piega di diametro 31,8 mm, che è diventato lo standard di costruzione odierno.
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Quali sono le dimensioni di cui tenere conto quando si sceglie una piega da corsa? Le tre più importanti sono:

Larghezza: la misura che intercorre tra l’asse di una curva e l’altro. Deve equivalere alla misura in larghezza delle nostre spalle. Visto che è ormai tutta la nomenclatura è in inglese è meglio riportare anche la dicitura anglosassone, che è width. Solitamente le misure in larghezza vengono espresse in centimetri e sono: 38cm/40cm/42cm/44cm. Più rare le pieghe da 46cm di larghezza;

Lunghezza: in inglese viene chiamata reach, è la distanza tra l’asse della parte rettilinea della piega e l’asse della parte curva. Più elevata è questa distanza e più la piega viene considerata lunga. Solitamente la misura media di lunghezza è tra gli 80-85mm. Una piega con una lunghezza minore di 80cm viene detta corta mentre se la lunghezza è maggiore di 85cm la si definisce lunga. E’ una misura molto importante, poiché definisce la posizione dei paramani dei comandi cambio, che è il punto dove si poggiano le mani per la maggior parte del tempo;

Altezza: in inglese drop, definisce la distanza tra l’asse della parte rettilinea e l’asse del termine della curvatura. La misura media è tra i 125mm e i 128mm, se minore di 125mm parliamo di piega compatta, se maggiore di 128mm parliamo di piega alta;

Parte centrale: la parte centrale della piega da corsa presenta un diametro maggiorato rispetto al resto del corpo. Questa speciale lavorazione permette di rendere più rigida la parte centrale (che è quella che si fissa all’attacco) senza appesantirla, consentendole di reggere ai notevoli cicli di flessione e trazione che potrebbero dare vita a una rottura per fatica. Lo standard attualmente è di 31,8mm di diametro ma sono disponibili pieghe oversize da 35mm, che aumentano al rigidità e sono pensate per ciclisti dal peso considerevole, che scaricano sulla piega una forza elevata;

Linee guida per scegliere una piega da corsa

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Le pieghe da corsa sono diverse tra loro come forma, ergonomia e dimensione: come si può capire quale sia la migliore per noi? Ecco alcuni passaggi da seguire:

Misurare la larghezza delle spalle: per prima cosa fatemi rilevare la larghezza delle spalle. In questo modo saprete quale dimensione in lunghezza dovrete preferire, poiché quando posizionate le mani sull’estremità della piega, le spalle non devono essere né troppo aperte né troppo chiuse, bensì devono mantenere la loro posizione naturale. Per questo la misura in larghezza della piega deve essere uguale a quella delle spalle;
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Definire la lunghezza (reach): ora che abbiamo definito la larghezza della piega, individuiamo la misura di “reach” che fa per noi. La lunghezza della piega infatti avrà effetti sulla nostra posizione in sella. Una piega troppo corta tenderà a farci stare troppo eretti sulla sella e ci obbligherà ad allungare l’attacco manubrio mentre una troppo lunga ci costringerà a “sdraiarci” sul tubo orizzontale per poter raggiungere le leve del freno. Solitamente, se è la prima volta che scegliete una piega, è meglio acquistarla con un reach corto (sotto o al massimo 80mm) e valutate le vostre sensazioni. Se possedete una buona flessibilità muscolare a livello della schiena, potete acquistare una piega con un reach più elevato, in modo da distendere bene i muscoli anche quando poggiate le mani sui paramani;
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Valutare la comodità: ci sono numerose fogge di piega da corsa ma tutte devono consentirvi di raggiungere la leva del freno con l’ultima falange dell’indice e del medio, mentre le restanti dita rimangono posizionate intorno alla curvatura. Se ciò non accade, valutate una piega con una curvatura differente;
Valutare il materiale: alluminio o fibra di carbonio? Dipende da voi, poiché entrano in gioco variabili di peso, resistenza, rigidità e soprattutto di prezzo d’acquisto;

Quando scegliete una piega da corsa dovete sempre tenere a mente l’obiettivo principale, ovvero deve garantire una corretta posizione biomeccanica, per evitare d’incappare in tecnopatie come la cervicalgia o l’intorpidimento della mani. Le mani devono raggiungere correttamente le leve freno e la dimensione in larghezza non deve inficiare sull’apertura delle spalle e della cassa toracica, altrimenti ci potrebbero essere delle limitazioni respiratorie.

La forma giusta per noi

fonte: zipp.com

fonte: zipp.com

Abbiamo visto quali sono le dimensioni di una piega da corsa e come capire quali sono le più adatte a noi, ma come possiamo definirne la forma? Attualmente le forme costruttive sono innumerevoli e diverse tra loro, che però possiamo racchiudere in tre macrocategorie:

Piega classica: a volte chiamata “piega belga”, “piega italiana” o “piega Merckx”, ha spopolato per decenni. Il raggio di curvatura è molto ampio, il reach accentuato e la parte terminale della curvatura è diritta. Questa piega può essere meno comoda per chi ha una flessibilità limitata, poiché l’elevata lunghezza impone di distendersi maggiormente sul tubo orizzontale. E’ la forma costruttiva utilizzata principalmente per costruire pieghe alte;

Piega ergonomica: spesso la sentirete chiamare “ergo bar”. Ha un’iniziale curvatura con raggio ampio, che poi si stringe e ne riduce il raggio. La parte terminale è diritta ma meno accentuata rispetto alla piega classica. La foggia di questa piega è il risultato di anni di studi biomeccanici sulla posizione in sella. Infatti la curvatura ampia iniziale permette il montaggio degli STI e consente di allungare la schiena anche quando si pedala con le mani aggrappate ai paramani. La curvatura inferiore ristretta invece consente di assumere una posizione aerodinamica più sostenibile (non si può dire confortevole poiché una posizione aerodinamica non è mai confortevole), con un impatto minore sui muscoli. In questo caso la lunghezza è ridotta rispetto a una piega classica mentre più rimanere invariata l’altezza;

Piega compatta: spesso chiamata compact, è una piega che presenta reach, drop e curvature minori rispetto alle precedenti. La particolare forma aumenta la rigidità del sistema, diminuisce il peso e rende più comodo raggiungere i tre punti di appoggio della mani (parte rettilinea, paramani e curvatura);
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Piega woodchipper: si tratta di una speciale forma costruttiva di piega da corsa realizzata dalla casa americana Salsa. La curvatura è ampia e la parte inferiore punta verso l’esterno, aumentando di fatto la larghezza della piega. Si tratta di una piega pensata per migliorare la presa e il controllo della bici nei tratti off-road (infatti spopola sulle gravel bike). La parte centrale è più larga per consentire il fissaggio delle borse a manubrio in modalità bikepacking;

Concludendo

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Abbiamo visto come scegliere la piega da corsa giusta per noi. Come sempre il mio consiglio è di provare qualcosa, valutare le sensazioni e poi agire di conseguenza, poiché niente è più indicativo del feeling di guida (gli inglesi affermano che “il ciclismo è potenza, fiato e sensazioni). Tenete sempre presente che l’obiettivo non è solo la leggerezza o montare un manubrio figo sulla propria bici ma acquistare un prodotto che vi consenta di mantenere una posizione comoda in sella.

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Una risposta a Manubri per bici Parte 1: le pieghe da corsa

  1. Luca ha detto:

    Ciao, grazie mille per l’articolo chiaro ed esaustivo!
    Vorrei chiederti però un aiuto.. Io ho le spalle abbastanza ampie e le pieghe 44 (misurate centro-centro) mi risultano piccole ed abbastanza scomode.. Dicevi che quelle con larghezza 46 sono rare, (immagino ti riferissi a misurazioni sempre centro-centro)… Se sì me ne sapresti per favore suggerire qualcuna con larghezza effettiva 46 o possibilmente appena superiore?
    Non saprei davvero dove cercarle, tutte quelle che ho trovato erano da 46 ma misurate all’esterno, quindi delle classiche 44 cm.

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