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Urbanismo tattico: le applicazioni

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All’interno del termine “urbanismo tattico” troviamo riferimenti espliciti al mondo della pianificazione. In primis attraverso la parola “urbanismo”, che rimanda alla disciplina urbanistica, mentre il termine “tattico” invece, è comunemente associato a operazioni di carattere militare.

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Strategia e tattica

Le parole tattica e strategia vengono spesso utilizzate anche in ambiente urbano. Sun Tzu, generale e filosofo militare cinese vissuto attorno al V secolo a.C. autore de “L’arte della guerra”, ci insegna che “una strategia senza tattica è la via più lenta per arrivare alla vittoria, mentre una tattica senza strategia è il rumore prima della sconfitta”.

In materia di pianificazione urbana, una strategia è tipicamente sviluppata attraverso un masterplan di azioni e politiche chiave per ottenere degli obiettivi finali, solitamente a lungo termine, di carattere sociale, ambientale o puramente economici. Ad esempio, per raggiungere l’obiettivo di diminuire la dipendenza dall’auto privata una strategia può essere quella di sviluppare una serie di politiche volte a incrementare l’uso dei mezzi pubblici e a ridurre lo spazio dedicato al parcheggio.

Tuttavia, come ci insegna Sun Tzu una strategia non basta a vincere la guerra, spesso è necessario accompagnarla a una serie di tattiche. Quindi, per chiarire, le tattiche sono azioni temporanee, a breve termine, capaci però di costruire una strategia se pensate per l’appunto, in modo strategico.

Si pone quindi il problema di come coniugare “soluzioni tattiche” di breve periodo, con “soluzioni strategiche” di lungo periodo.  É importante che le tattiche non vanifichino il lavoro svolto attraverso le strategie, allo stesso tempo, quest’ ultime non devono immobilizzare o impedire gli interventi tattici, è fondamentale che queste due dimensioni dell’ urbanismo tattico lavorino in modo sinergico (Angelastro, Calace & Cariello, 2016, p. 22).

L’urbanismo tattico rappresenta solo uno dei tanti strumenti disponibili nella cassetta degli attrezzi dei citymaker, utile per alleviare le tensioni tra soluzioni bottom-up o interamente top-down in modo da creare un ambiente urbano di qualità.

Le applicazioni comuni

Di seguito vengono riportate alcune delle macro aree di intervento maggiormente prese in considerazione quando si parla di applicare il Tactical Urbanism alle nostre città.

Azioni dal basso

Iniziative dei cittadini per bypassare i processi tradizionali di pianificazione, attraverso proteste pacifiche, prototipi o dimostrazioni di possibili soluzioni per il cambiamento. Queste attività sono viste come un esercizio quotidiano di “diritto alla città”.

Si tratta di una dimostrazione da parte dei cittadini della necessità di cambiamento. L’urbanismo tattico è visto dalla popolazione come un’espressione di disobbedienza civile pacifica, o più semplicemente come un modo per ottenere soluzioni senza il coinvolgimento della pesante macchina burocratica che richiede lunghi tempi nella pianificazione.

Ad esempio, alla necessità di avere a disposizione un numero maggiore di sedute pubbliche sparse per la città si inserisce il fenomeno internazionale denominato “chair bombing” che non fa altro che spargere per la città, tipicamente in luoghi e tempi diversi per coprire una maggiore area d’interesse, quantità di sedute di ogni tipo, dalle sedie pieghevoli in plastica alle sedie a sdraio fino alle poltrone realizzate con pallet di riciclo.

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2-Strumento di politiche

Un mezzo utilizzato dal governo locale, dai citymakers o dalle associazioni no profit per incrementare e diffondere la partecipazione dei cittadini nelle scelte di pianificazione urbana. Pianificatori e attori vari del panorama urbano riconoscono all’urbanismo tattico il ruolo “ponte” che può colmare il vuoto che spesso si instaura tra cittadini e istituzioni nei processi di sviluppo urbano.

Ad esempio, la costruzione di progetti temporanei possono aiutare a contrastare quei fenomeni NIMBY che rendono difficile la trasformazione del panorama urbano. D’altra parte tutti, chi più e chi meno, siamo spaventati dall’idea di cambiamento, una paura tipicamente insita nell’animo umano che spesso sfocia in movimenti e comitati che si oppongono a priori a qualsiasi ipotesi di trasformazione.
L’obiettivo dell’ urbanismo tattico in questo caso è dimostrare fisicamente alle persone le diverse opportunità di cambiamento calate nel contesto urbano attraverso semplici azioni economiche e temporanee.

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3- Test preliminare

Una fase “zero” per sperimentare e testare come le soluzioni progettate “sulla carta” realmente si interfacciano con lo spazio urbano prima di investire grandi somme di denaro pubblico con azioni durature.
Tipicamente la pianificazione tradizionale relega la partecipazione dei cittadini alla fase conclusiva di un progetto urbano,a una revisione finale e all’inserimento di qualche commento che può essere più o meno preso in considerazione.

L’urbanismo tattico si contrappone a questa metodologia di consultazione dei cittadini per puntare sullo sviluppo di quella che viene chiamata “fase zero” del progetto.  Si tratta di utilizzare soluzioni e materiali temporanei per testare sin dall’inizio il cambiamento dello spazio interessato (Nemeth,2013).

Gli interventi temporanei sono dunque un ottimo modo per dimostrare il vero valore dello spazio pubblico, spesso sottoposto a incuria, abbandono o cattivo utilizzo. L’uso temporaneo tendenzialmente non lascia tracce permanenti sulle superficie interessate, quando lo fa si tratta di resti che possono essere facilmente rimossi.

Conoscere il territorio e le specificità dell’area sono condizioni alla base della comprensione di quali siano le azioni necessarie per accogliere sperimentazioni temporanee di successo. Gli eventi di street food ambulante, le feste di quartiere, o la trasformazione delle rive della Senna di spiagge e piscine per il tempo libero sono solo alcuni esempi di soluzioni tipicamente bottom-up, anche se con uno scopo e un impatto limitato al contesto attorno.

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Il fatto di sperimentare immediatamente i benefici o i difetti di determinate soluzioni urbane permette di raccogliere dati e informazioni che potranno essere integrati nel progetto definitivo prima che vengano spese ingenti somme di denaro. Se le soluzioni temporanee non dovessero funzionare non tutto il capitale stanziato alla trasformazione sarà andato perso. Questo permetterà di ricalibrare l’intervento e di migliorarne i difetti imparando dagli errori precedenti.

É necessario riflettere invece come sia possibile inserire la sperimentazione temporanea all’interno degli strumenti di pianificazione tradizionale, per sviluppare una disciplina urbanistica che possa essere maggiormente flessibile, dinamica e capace di adattarsi ai contesti differenti (Nemeth, 2013).

 

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