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Yoga per ciclisti

Allenamento, Bikelife, Salute • di

Spesso viene consigliato, a chi vuole migliorare la performance in bicicletta,di inserire un programma di lavoro con lo yoga. Queste due attività possono sembrare lontane tra loro, l’una contempla un movimento ritmico e definito del corpo su lunghe distanze, l’altra una
serie di posizioni collegate dal respiro. A dispetto delle differenze oggettive, dobbiamo cominciare a riflettere sul fatto che, qualunque attività protratta che compie il nostro corpo, potrà andare a creare delle tensioni e degli accorciamenti ai muscoli e produrre quindi dolore. Questo vale per ogni sport, a maggior ragione nel ciclismo, in cui avremo un carico di lavoro estremamente maggiore su determinati gruppi muscolari. Variare l’attività è quindi indispensabile per ridurre i dolori da sovraccarico, compensare le catene muscolari e renderle quindi pronte ad affrontare nuove sfide in sella alla nostra bicicletta.

Connessione tra ciclismo e Yoga

Abbiamo appena accennato come la pratica dello yoga possa rappresentare uno
strumento utile al riequilibrio muscolare del corpo ma vediamo ora nello specifico quali
punti d’incontro possono esserci tra le tre componenti dello yoga ed il ciclismo.

Lo yoga lavora sul corpo

Lo yoga, nella sua componente fisica, rappresenta un connubio perfetto tra allenamento della forza e allungamento muscolare. In questo modo si possono sviluppare al massimo le potenzialità dei muscoli nella loro componente distensiva e contrattile.

Lo yoga calma la mente

Lo yoga si differenzia da un semplice lavoro di stretching e potenziamento perché richiede concentrazione e presenza mentale. Questa è fondamentale per avere risultati, la consapevolezza è la chiave per un buon lavoro sul corpo e per capirne le problematiche. Inoltre, il mantenimento delle asana (posture del corpo), talvolta non sempre confortevoli, allena la nostra resistenza mentale nella gestione dello sforzo e della fatica.

Lo yoga sfrutta la potenza del respiro

Nello yoga il respiro è energia vitale, è ciò che da senso a tutte le posizioni e le unisce nella pratica. Nel ciclismo, l’ attività di endurance richiede una respirazione regolare per fornire molto ossigeno ai muscoli. In tutto questo lo yoga ci insegna a controllare al meglio il respiro nella sua componente diaframmatica e migliorarne, quindi, il lavoro di espansione toraco-addominale e la capacità polmonare.

In che modo lo Yoga può aiutarci nel ciclismo?

In particolare nella gestione/prevenzione del dolore alla schiena e nel miglioramento della consapevolezza del corpo e del respiro. In presenza di un dolore si potrà provare a regolare la bicicletta ma spesso il problema sarà invece dovuto alla presenza di rigidità e accorciamento, in particolare ai flessori d’anca (muscoli ileo-psoas), alla catena muscolare posteriore degli arti inferiori ( flessori ginocchio, muscoli gastrocnemi) e per quanto riguarda il collo, estensori e trapezi nella loro parte più alta. Lo yoga può aiutare nel distendere attivamente questi muscoli e ripristinare la corretta cinematica delle catene muscolari del corpo. Inoltre lavorerà sul respiro, in particolare diaframmatico, per mantenere un’ attività aerobica costante e la mente sarà invece “impegnata” nel solo ascolto attento del corpo. Un ciclo di yoga può quindi migliorare il rendimento dello sportivo, ma anche aiutare nella fase di recupero post-gara.

A questo punto ci si domanda quale tipo di yoga possa essere il più adatto. L’ hata yoga
rappresenta la scelta più appropriata ma è necessario selezionare solo alcune asana per ottenere i risultati ottimali sul ciclista.

Ad esempio, se volessimo lavorare sulle rigidità post allenamento di un ciclista, andremmo a sfruttare asana che allungano i gruppi muscolari accorciati, sempre in maniera attiva, cioè attivando in contrazione gli antagonisti del muscolo che vogliamo distendere (contrazione eccentrica) o entrando in equilibrio di forze (isometria).

Potremmo, ad esempio, sfruttare le posizioni bilaterali dei guerrieri ( I e II). Entrambe le asana giocano sull’equilibrio della spinta della gamba flessa anteriore e dell’estensione della gamba
posteriore, allungando al massimo l’ ileo-psoas e andando ad aprire le spalle e il petto.

Per riallineare in maniera armonica tutto il corpo e percepire il respiro diaframmatico si potrà
poi assumere la posizione della montagna .

Infine, per riallungare globalmente le catene posteriori, lavorando però nello specifico sullo stretching degli estensori del capo, potremmo sfruttare la forma della candela.

Segui i nostri video su Pilates e Yoga per ciclisti:

 





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